Importanti novità sulla formazione del personale della scuola: il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha stanziato la somma di 331 milioni per la formazione digitale.
Si tratta di un provvedimento che, come proveremo a vedere nel dettaglio, segue il trend lanciato da qualche tempo da parte del Ministero di virare decisamente verso le tecnologie.
I decreti in questione sono due, uno per l’aggiornamento in servizio di insegnanti e personale amministrativo (Ata) e l’altro per l’acquisto di PC e tablet, da dare poi in comodato d’uso al personale docente.
Vediamo intanto di cosa si tratta, in termini economici e come si possono ottenere le risorse finanziarie.
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Formazione digitale scuola: come si dividono i 331 milioni
Ci sono due linee di intervento. Una, da circa 161 milioni, che sostiene specificatamente i percorsi di formazione per il personale, quelli di ruolo e anche coloro che terminano gli incarichi nel corrente anno scolastico. Si possono richiedere moduli da 30 o 60 ore della stessa tipologia, per dare maggiori possibilità alle scuole e al personale di accedere.
La scuola all’atto dell’application dovrà indicare l’organico di riferimento, il numero e la tipologia dei corsi, per giungere poi – secondo un calcolo automatico previsto dal sistema informativo, a fondi di tre diverse tipologie: 14.000, 21.000 e 35.000 euro (allegato 1 del DM 38/2026).
Strumenti digitali e limiti di spesa
L’altra linea di intervento riguarda l’acquisto di strumenti digitali, per l’ammontare di circa 120 milioni. Ci sarà la possibilità di acquistare Pc fissi o portatili, tablet con microfoni e altri accessori, periferiche di vario tipo, software, licenze, libri e sussidi digitali. Importante dato stabilito dal decreto è il tetto massimo, ovvero la percentuale di software sugli acquisti, che non potrà superare il 20% delle forniture. Gli importi vanno da 4000 a 30000 euro.
La formazione del personale tecnico amministrativo
Non va dimenticato l’impegno finanziario di circa 50 milioni destinati alla valorizzazione e formazione del personale tecnico amministrativo, che viene riconosciuto come ricevente di azioni ad hoc per la digitalizzazione delle amministrazioni.
Il MIM e il digitale nella scuola italiana
Il cospicuo finanziamento, vale la pena ricordarlo, si colloca all’interno di una serie di azioni che hanno uno storico, testimonianza di un interesse, talvolta difficile da interpretare, delle azioni ministeriali verso l’innovazione. Pensiamo, per esempio, alla nota ministeriale dell’11 luglio 2024, che dispone per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento delle attività didattiche e alla successiva circolare.
Ripercorriamo in una sintesi non esaustiva le azioni del MIM a favore del digitale, al fine di cogliere la visione che da oltre 15 anni prova a portare con leggi, decreti, note e provvedimenti vari la scuola italiana verso l’innovazione, possibilmente abbandonando posizioni statiche e tradizionali. La lunga serie di provvedimenti ministeriali, che vedremo in estrema sintesi, segnala una visione verso il digitale, che culmina con la presa di coscienza che alla base c’è la formazione del personale, ancora oggi in Italia oscillante tra negazione del corso della digitalizzazione, “demonizzazione” soprattutto dell’Intelligenza Artificiale, e non solo.
Digitale nella scuola italiana, dalle LIM a Cl@ssi 2.0
Partiamo dalla Lavagna interattiva Multimediale – LIM, strumento oggi presente in quasi tutte le aule di tutte le scuole italiane, con funzionamento alterno (connessione, manutenzione, preparazione dei docenti), che già dal 2009 fu considerata come una ventata innovativa nelle scuole, tanto che l’allora Ministero dell’Istruzione lanciò diverse iniziative per promuoverne l’uso. Oggi, va detto, coinvolgendo purtroppo un numero percentualmente basso di personale e segnando sino ad oggi un uso limitato e improprio del supporto digitale (Scuola Digitale con le Lavagne Interattive Multimediali).
Cl@ssi 2.0 e ambienti innovativi
Il progetto Cl@ssi 2.0, promosso dall’ora MIUR proprio nel 2009, ha assegnato a 156 classi di prima media un finanziamento di € 30.000 ciascuna per l’acquisto di tecnologie informatiche da utilizzare per la didattica. Le classi coinvolte erano state ripartite sul territorio nazionale con 12 classi nelle regioni di maggiori dimensioni demografiche e 6 classi nelle altre, segnalando ancora una volta la chiara mancanza di una visione di impatto, coinvolgendo poche realtà scolastiche.
Con l’introduzione della LIM partono anche le sperimentazioni per nuovi setting d’aula, con il progetto Cl@ssi 2.0, quando in diverse scuole italiane si allestiscono ambienti innovativi, dove l’uso delle LIM introducono una visione, ancora accettata da pochi, di una didattica innovativa, sganciata dai luoghi e aperta alla rete.
Segnaliamo per coloro che sono interessati alla storia del digitale nella scuola italiana il sito https://www.istruzione.it/archivio/, che illustra il divenire di azioni, parzialmente all’epoca collegate da un indirizzo e una visione d’insieme, ma parte di un cammino che ha segnato grandi cambiamenti nella scuola italiana.
Piano scuola digitale e formazione del personale
Qualche anno dopo, oltre 11 anni fa (2015) partiva il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD PNSD – Scuoladigitale), che promuoveva connettività, ambienti innovativi e competenze digitali attraverso 35 azioni, inclusa la formazione per l’80% dei docenti e dei dirigenti scolastici, un piano di vasta portata che coinvolse con un’azione di top down ministeriale il personale della scuola, non solo coloro che usavano già regolarmente tool e dispositivi.
Animatore digitale e piattaforma S.O.F.I.A.
Sempre nel 2015 viene introdotta con la Legge 107 la figura dell’animatore digitale Animatori digitali, docente specializzato esperto nelle tecnologie per l’istruzione, che, con alterne fortune, riveste ancora oggi un ruolo chiave nell’evoluzione verso il digitale di molte istituzioni scolastiche.
Nel frattempo, nel 2017, viene inaugurata la piattaforma S.O.F.I.A., sede virtuale di corsi in maggioranza ispirati all’uso delle tecnologie per l’istruzione e poi sempre più a quello dell’IA, ha sino ad oggi creato le condizioni teoriche di una formazione a diversi livelli di tutto il personale della scuola.
DAD e Intelligenza Artificiale nella scuola italiana
E poi, volenti o nolenti, arriva la DAD, su cui non ci soffermiamo, ma che nella storia recente della scuola italiana rappresenta ancora oggi per molti docenti e non solo un’introduzione forzata del digitale.
La Didattica a Distanza, obbligatoria a causa della pandemia da Covid 19, piombò su docenti, alunni e alunne, famiglie, tutti impreparati e dotati spesso di strumenti poco aggiornati, di connessioni improbabili, come unico modo di apprendere, insegnare, studiare, durante i primi anni della seconda decade del 2020.
Scuola Digitale 2022-26 e linee guida IA
Successivamente il MIM attiva il programma Scuola Digitale 2022 – 26, ovvero azioni che non rientrano direttamente nel programma Scuola Futura, ma interessano tutte le PA, seguite dal Direttore Generale per la Statistica e i Sistemi informativi.
Arriviamo alle Linee Guida per l’Introduzione dell’IA nelle scuole Italiane a fine agosto 2025 Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche, quando con un’azione assolutamente tra le prime in Europa, il MIM emana le linee guida, passo accompagnato dal bando per il finanziamento di azioni a favore della formazione dei docenti sull’uso dell’IA nella didattica, con il decreto dello scorso 26 marzo 2026 Intelligenza Artificiale a scuola: al via il piano di formazione del Ministero da 100 milioni di euro – MIM.











