Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

commissione web

Scuola, l’app del Miur è digitale a metà: ecco i problemi

L’applicativo MIUR per la gestione delle attività connesse agli Esami di Stato è un esempio di transizione digitale a metà. Eppure, per traguardare la completa digitalizzazione delle procedure e coglierne tutti i vantaggi, basterebbe introdurre la firma digitale. Ecco perché sarebbe un salto di qualità a vantaggio di tutti

17 Set 2019

Giovanni Dursi

docente di Filosofia e Scienze umane - Formatore


“Commissione web” (2012), l’applicativo realizzato dal MIUR per la gestione delle attività connesse agli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione può essere considerato un esempio di transizione al digitale incompiuta e della incertezza che spesso caratterizza l’approccio delle pubbliche amministrazioni italiane alla integrazione di procedure telematiche che pure garantirebbero notevoli vantaggi in termini di trasparenza e semplicità di accesso.

L’importanza della transizione nel processo di innovazione

Come è noto, il D.Lgs. n.179/2016 all’art.15 recante modifiche all’art.17 del D.Llgs. n.82/2005 (CAD), individua nel “Responsabile per la transizione digitale” la figura che deve garantire “l’attuazione delle linee strategiche per la riorganizzazione e la digitalizzazione dell’amministrazione definite dal Governo in coerenza con le regole tecniche” e deve essere presente in tutte le Amministrazione e Comuni.

Il ruolo del Responsabile è stato ancora modificato con il D.lgs 217/2017. La normativa gli affida “la transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità”.

Altro compito previsto riguarda la “pianificazione e coordinamento del processo di diffusione, all’interno dell’amministrazione, dei sistemi di posta elettronica, protocollo informatico, firma digitale e mandato informatico, e delle norme in materia di accessibilità e fruibilità”.

Si può, pertanto, dedurre che – concettualmente – la “transizione” è effettivamente contemplata nelle prassi della PA, presumibilmente in tutti i comparti, come dimensione indispensabile del processo d’innovazione. Non a caso, infatti, è operativo il Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2017 – 2019 (suddiviso in una Parte prima – Quadro di riferimento, in una Parte seconda – Componenti del modello strategico di evoluzione dell’ICT, e in una Parte terza – Considerazioni finali e note di indirizzo), redatto dall’Agenzia per l’Italia Digitale avendo a riferimento quanto indicato nella Strategia per la crescita digitale 2014-2020 (Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2015-2016), con le azioni, la definizione dei fabbisogni finanziari e gli indicatori ivi rappresentati, con l’obiettivo di indirizzare gli investimenti in ICT del settore pubblico secondo le linee guida del Governo e in coerenza con gli obiettivi e i programmi europei.

Innovazione nel guado in molti settori

Nonostante questa architettura di pianificazione e progettazione capillare degli interventi e della ineludibile transizione, si può constatare che, in alcuni settori qualche procedura stenta a superare la fase transitoria restando, per così dire, in mezzo al guado tra l’obsolescenza di ritualità tradizionali e timide forme di gestione informatico-telematica di operazioni d’interesse pubblico. Le politiche dell’innovazione hanno tradizionalmente pensato a digitalizzare processi esistenti, mentre il digitale rappresenta una leva di trasformazione economica, sociale e culturale che, mettendo al centro delle azioni la cittadinanza, rende l’innovazione digitale un investimento pubblico per una riforma strutturale del Paese e per la modifica irreversibile di comportamenti finalizzati che non possono continuare con lentezza o battute d’arresto.

Un esempio di questa ambivalenza nello sviluppo digitale può essere tratto dal comparto Istruzione, con particolare riguardo alle istruzioni, modalità organizzative e operative per lo svolgimento dell’Esame di Stato conclusivo dei Corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nelle scuole statali e paritarie che, anche nell’annualità 2019, ha previsto l’uso di “Commissione web” (2012), l’applicativo realizzato dal M.I.U.R. per la gestione delle attività connesse agli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione. Messo a disposizione delle Commissioni esaminatrici, comporta la co-gestione da parte delle Segreterie scolastiche nella fase di predisposizione dei dati, da parte della Commissione nella fase d’esame vero e proprio, nuovamente da parte delle Segreterie scolastiche nella fase di rilevazione degli esiti degli Esami di Stato e degli adempimenti finali; l’applicazione è stata sviluppata per seguire passo dopo passo il lavoro della Commissione, partendo dalla riunione plenaria di insediamento alle valutazioni finali e alla produzione degli albi.

“Commissione web”, un esempio di transizione non terminata

Preliminarmente, va detto che il Ministero competente sollecita le Commissioni esaminatrici all’uso della piattaforma, ma non le obbliga (probabilmente, consapevole dell’utilità di un intervento formativo specifico, soprattutto del personale Docente coinvolto), dimostrando incertezza nel fare il salto di qualità – detenendo “Commissione web” le potenzialità tecniche – da un approccio procedurale “ ibrido” con copioso uso di supporti cartacei (nella fattispecie, i Verbali dei lavori di Commissione che, pur compilati on line, vanno tutt’ora stampati) ad un approccio telematico non più prevalente, bensì integrale alla immissione, trattamento, gestione istituzionale, trasmissione e comunicazione dei dati inerenti l’andamento dell’Esame di Stato.

“Commissione web”, in effetti, è un esempio di transizione non terminata. Il sistema di navigazione interno, infatti, presenta un’interfaccia di facile navigazione (necessariamente migliorabile nel “quadro logico” poiché non sono esaustivamente identificati i nessi e i meccanismi che presidiano all’utilizzo solitamente da parte del Presidente e/o dei Segretari di Commissione) con ogni singola voce corrispondente ad uno specifico sottomenu con funzioni conformi alle attività che dovrebbero fare sì che le azioni svolte portino a raggiungere le mete informative e amministrative previste, seguendo il diario delle operazioni d’esame della Commissione, dall’insediamento alle valutazioni finali.

Tuttavia, volendo esemplificare, la non introduzione della “firma digitale” nel sistema impedisce – dilatando i tempi e generando oneri – di facilitare e velocizzare le operazioni. “Commissione web” può considerarsi un modello sistemico, diffuso e condiviso, di gestione e di utilizzo delle tecnologie digitali più innovative, improntato a uno stile di management agile ed evolutivo, e basato su una chiara governance dei diversi livelli del comparto Istruzione della Pubblica amministrazione, ma a livello decentrato (l’uso dell’applicativo da parte delle Commissioni e delle scuole), c’è un evidente rallentamento indotto da un prolungarsi della “transizione” digitale che non consente di esautorare le prassi solite delle funzioni operative che ancora assolvono.

I vantaggi della firma digitale

Va ricordato che l’introduzione della “firma digitale” agevolerebbe il sistema nel traguardare la completa digitalizzazione delle procedure; è lo strumento grazie al quale le Commissioni possono firmare i documenti elettronici donando immediatamente a questi ultimi un valore legale. Basta ricordare che il funzionamento della “firma digitale” si basa su tre principi fondamentali: quello dell’autenticità, in quanto assicura l’identità della persona che firma un documento; quello dell’integrità, in quanto assicura che i documenti firmati non sono stati modificati dopo la firma e quello del non ripudio, in quanto un documento firmato tramite firma elettronica non può essere “disconosciuto” da chi l’ha firmato.

La sinergia e l’equilibrio tra le tre direttrici (tecnologie innovative, stile di lavoro agile e modello di governance chiaro ed efficace) garantirebbero al sistema Istruzione un più efficace sfruttamento dei benefici dell’ICT assicurando ai cittadini (in questo caso, figure genitoriali e studenti) un vantaggio in termini di trasparenza e sicurezza, nonché di semplicità di accesso migliorando i servizi digitali esistenti portandoli all’effettiva capacità tecnica.

Tale problema – d’una transizione digitale che rischia di restare incompiuta – riguarda direttamente le attività degli enti che perseguono finalità sociali, culturali o ambientali che potrebbero beneficiare di una maggiore possibilità produttiva di beni e servizi e di comunicazione delle proprie iniziative se obiettivi e meccanismi di azione dei diversi interventi fossero sinergicamente inclusi in un’architettura informatico-telematica all’avanguardia.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3