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STEM non basta: SCALE è la chiave per innovazione e lavoro



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Nel dibattito su innovazione e competenze, STEM e STEAM dominano ma lasciano scoperta la dimensione sociale, normativa ed economica. Il paradigma SCALE (Social sciences, Communication, Arts, Law, Economics) completa il modello: le tecnologie vivono nei contesti e spesso falliscono non per limiti tecnici, ma per governance, consenso e regole

Pubblicato il 5 feb 2026

Carlo Maria Medaglia

Prorettore per la Terza Missione – Università degli Studi IUL



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Il paradigma SCALE (Social Sciences, Communication Studies, Arts, Law, Economics) nasce da una lacuna nel dibattito su innovazione e competenze: STEM e STEAM spiegano come si costruisce la tecnologia, ma meno come viene accettata, regolata e trasformata nei contesti sociali.

Integrare queste prospettive significa rendere l’innovazione più governabile e più utile.

Perché il paradigma SCALE emerge nel dibattito sulle competenze

Nel dibattito contemporaneo su innovazione, università e formazione delle competenze, gli acronimi STEM e STEAM hanno progressivamente occupato una posizione dominante. Science, Technology, Engineering and Mathematics, con l’aggiunta delle Arti, sono diventati il linguaggio di riferimento delle politiche educative, delle strategie industriali e delle narrazioni sul futuro del lavoro.

Questo paradigma ha avuto un ruolo indiscutibile nello sviluppo tecnologico e nella crescita economica, ma la sua affermazione quasi esclusiva ha prodotto un effetto collaterale rilevante: la marginalizzazione delle discipline che interpretano la dimensione umana, sociale, culturale, giuridica ed economica dell’innovazione.

Che cos’è il paradigma SCALE e perché completa STEM

È da questa lacuna che nasce il paradigma SCALE: Social Sciences, Communication Studies, Arts, Law, Economics. SCALE non è un’alternativa ideologica a STEM, né una rivendicazione difensiva delle discipline umanistiche. È, piuttosto, il completamento strutturale di un modello che, da solo, non è più sufficiente a leggere la complessità del mondo contemporaneo.

Le tecnologie nei contesti: adozione, rifiuto, regole, interpretazioni

Le tecnologie non esistono nel vuoto: vengono adottate, rifiutate, regolate, interpretate e trasformate all’interno di contesti sociali, culturali e istituzionali. Senza strumenti per comprendere questi contesti, l’innovazione rischia di rimanere tecnicamente avanzata ma socialmente fragile.

La metafora della scala: il senso di SCALE

Il significato di SCALE è già inscritto nella sua stessa etimologia. “Scalare”, dal latino scala, richiama l’idea di un percorso graduale, fatto di passaggi successivi e di livelli crescenti di complessità.

È una metafora efficace per descrivere il contributo delle discipline SCALE alla conoscenza: esse permettono di attraversare progressivamente i diversi piani della realtà sociale, economica e culturale, senza ridurli a semplificazioni eccessive.

Ogni gradino rappresenta una prospettiva interpretativa, un contesto, un insieme di relazioni. Solo percorrendo l’intera scala è possibile raggiungere una comprensione adeguata dei fenomeni complessi.

STEM e paradigma SCALE: differenze di metodo, non di oggetti

La differenza tra STEM e SCALE non riguarda tanto gli oggetti di studio, che spesso si sovrappongono, quanto il modo di interrogare la realtà.

Astrazione e misurazione vs significato e contesto

Le discipline STEM tendono a privilegiare astrazione, misurazione quantitativa, sperimentazione controllata e ricerca di leggi generalizzabili.

Le discipline SCALE, al contrario, riconoscono la centralità del significato, del contesto e della dimensione simbolica. Per le scienze sociali e umanistiche, il contesto non è una variabile di disturbo da neutralizzare, ma la condizione che rende il fenomeno comprensibile.

Cambiare contesto significa cambiare il fenomeno.

Le grandi sfide del presente richiedono anche SCALE

Questa distinzione metodologica diventa cruciale quando si affrontano le grandi sfide del nostro tempo.

Crisi climatica, trasformazione digitale, intelligenza artificiale, disuguaglianze sociali, migrazioni e polarizzazione politica sono fenomeni intrinsecamente complessi, caratterizzati da molteplici cause interconnesse, dinamiche non lineari ed effetti emergenti.

Le discipline STEM forniscono strumenti fondamentali per modellizzare questi sistemi, analizzare grandi quantità di dati e simulare scenari.

Quando i modelli non bastano: decisioni, politiche, sostenibilità

Ma senza le chiavi interpretative offerte da sociologia, economia, diritto, psicologia e studi della comunicazione, questi modelli restano spesso incapaci di tradursi in decisioni efficaci e politiche sostenibili.

Perché l’innovazione fallisce: il ruolo della governance

Il punto centrale è che l’innovazione raramente fallisce per limiti tecnologici. Più spesso fallisce perché non viene compresa, accettata, regolata o governata.

Resistenze culturali, narrazioni pubbliche, conflitti e quadri normativi

È qui che il paradigma SCALE diventa decisivo: consente di leggere i comportamenti collettivi, le resistenze culturali, le narrazioni pubbliche, i conflitti di interesse e i quadri normativi che determinano il destino delle soluzioni tecnologiche.

In assenza di questa prospettiva, il rischio è quello di un’innovazione che corre più veloce della società che dovrebbe servire.

Università e paradigma SCALE: formare profili per contesti complessi

Il paradigma SCALE assume un valore particolarmente rilevante se applicato al futuro dell’università e dei sistemi di formazione avanzata. Le istituzioni accademiche sono sempre più chiamate a formare profili capaci di operare in contesti ad alta complessità, dove le decisioni non dipendono solo dalla correttezza tecnica di una soluzione, ma dalla sua sostenibilità sociale, giuridica ed economica.

In questo scenario, la separazione rigida tra discipline tecnico-scientifiche e discipline sociali appare sempre meno adeguata a rispondere alle esigenze reali dei sistemi produttivi e delle istituzioni pubbliche.

L’integrazione tra STEM e SCALE nei percorsi interdisciplinari

Negli ultimi anni, alcune delle università più innovative a livello internazionale hanno iniziato a superare questa dicotomia, introducendo percorsi che integrano competenze STEM e SCALE in modo strutturale. Programmi interdisciplinari come i corsi di Philosophy, Politics and Economics, i Liberal Arts and Sciences o i nuovi percorsi che combinano informatica, scienze sociali, diritto e studi culturali mostrano una direzione chiara: l’innovazione non è solo una questione di sviluppo tecnologico, ma di capacità di governo.

Non basta saper progettare un algoritmo, occorre comprenderne gli effetti su lavoro, diritti, informazione e processi decisionali.

Competenze e policy: oltre l’etichetta delle soft skill

Il tema diventa ancora più centrale se osservato dal punto di vista delle politiche delle competenze. Le strategie nazionali ed europee insistono sempre più sulla necessità di formare competenze “trasversali”, spesso definite in modo generico come soft skill. Tuttavia, senza un inquadramento concettuale solido, queste competenze rischiano di rimanere etichette prive di contenuto.

Il paradigma SCALE offre una chiave interpretativa più robusta: le competenze sociali, comunicative, giuridiche ed economiche non sono accessorie, ma costituiscono l’architettura cognitiva che consente alle competenze tecniche di produrre valore nel mondo reale.

Intelligenza artificiale: dove SCALE diventa indispensabile

Questo è particolarmente evidente nel governo delle tecnologie emergenti, a partire dall’intelligenza artificiale.

Bias, trasparenza, dati: le decisioni cruciali non sono solo tecniche

Le discussioni su AI Act, responsabilità algoritmica, tutela dei dati, bias e trasparenza dimostrano come le decisioni cruciali non siano di natura tecnica, ma normativa, etica e politica.

Le discipline SCALE forniscono gli strumenti per comprendere come le tecnologie interagiscono con i sistemi di potere, le istituzioni democratiche e i diritti fondamentali. Senza questo contributo, il rischio è quello di una regolazione tardiva o inefficace, che interviene solo dopo che le tecnologie hanno già prodotto effetti sociali difficilmente reversibili.

Imprese e paradigma SCALE: la domanda di figure ibride

Anche il mondo delle imprese mostra segnali sempre più evidenti in questa direzione. Le aziende che operano in settori ad alta intensità tecnologica cercano profili capaci di dialogare con stakeholder diversi, interpretare contesti normativi complessi, comprendere dinamiche culturali e comunicative.

La domanda crescente di figure ibride, in grado di fungere da ponte tra sviluppo tecnologico, strategia, compliance e comunicazione, è una conferma empirica della rilevanza di SCALE come paradigma formativo. Non si tratta di sostituire ingegneri o data scientist, ma di affiancarli con competenze che permettano di trasformare l’innovazione in valore sostenibile.

SCALE come prospettiva sistemica per università e decisori

In questo senso, SCALE non è un’etichetta disciplinare, ma una prospettiva sistemica. Invita università e decisori pubblici a ripensare l’organizzazione dei saperi, i modelli di governance accademica e i criteri di valutazione della ricerca e della didattica.

Significa riconoscere che la complessità non può essere affrontata per compartimenti stagni e che la qualità dell’innovazione dipende dalla capacità di integrare punti di vista diversi in un quadro coerente.

Il rischio di non integrare STEM e SCALE

Il rischio, se questa integrazione non avviene, è duplice. Da un lato, un sistema formativo che produce eccellenze tecniche incapaci di comprendere l’impatto sociale delle proprie soluzioni. Dall’altro, un dibattito pubblico impoverito, che discute di tecnologia senza gli strumenti concettuali per governarla.

Il paradigma SCALE nasce proprio per colmare questa frattura, offrendo una grammatica condivisa per leggere l’innovazione come fenomeno tecnico e insieme sociale.

Conclusione: perché SCALE rende l’innovazione più utile

In un’epoca segnata da trasformazioni rapide e interdipendenti, il valore di SCALE sta nella sua capacità di rendere visibile ciò che spesso resta implicito: che ogni tecnologia è anche una scelta culturale, politica ed economica.

Riconoscerlo non significa rallentare l’innovazione, ma renderla più consapevole, più governabile e, in ultima analisi, più utile alla società che dovrebbe servire.

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