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comunicazione pubblica

Che può fare la pubblica amministrazione per salvarci dalle fake news

Bisogna fare un grande investimento su una buona e nuova comunicazione pubblica, che abbia come stella polare il servizio al cittadino, e che i nuovi strumenti (web, social e chat) hanno il merito di avere riportato al centro delle politiche

03 Gen 2018

Francesco Di Costanzo

presidente Associazione PA Social


Il tema delle fake news, delle bufale, dell’uso scorretto del web è ormai all’ordine del giorno da mesi e nelle ultime settimane è diventato un argomento quotidiano. Giusto. La battaglia alle notizie false, alla disinformazione e alla diffusione di realtà inesistenti è sacrosanta. Ho partecipato recentemente ad un interessante dibattito alla sede Ocse di Parigi “Innovation in Government: The New Normal”, organizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio internazionale sull’innovazione nel settore pubblico (Opsi) con interventi di Governi e personalità da tutto il mondo (se avete voglia di approfondire qui trovate il video) ed anche in questa occasione il tema delle fake news ha avuto grande risalto e il dibattito è aperto, con sfumature diverse, a livello internazionale.

Il confronto su come gli strumenti di nuova comunicazione e le nuove tecnologie stanno impattando sulle nostre democrazie è molto ampio e complesso e ogni Paese ha la propria esperienza e caratteristiche. Ho letto con interesse una recente intervista di Tim Berners Lee, l’inventore del web. Due passaggi credo siano da sottolineare: “Mi preoccupa – dice Berners Lee – la proliferazione delle fake news e l’uso di internet e dei social network per la propaganda e la trasformazione in “arma” del web. Questa non è democrazia, di cui il web dovrebbe essere una forza, ma manipolazione di alcune aziende”…“La connettività è un servizio pubblico, come l’acqua”. Le preoccupazioni, condivisibili, e gli impegni che ci dobbiamo prendere tutti sono molti, in particolare credo si debba partire da alcune considerazioni: le fake news o notizie false, con modalità e strumenti diversi, sono sempre esistite, oggi sfruttano le straordinarie potenzialità del web e dei social network per incidere con sempre più forza; serve sicuramente un deciso coinvolgimento dei grandi player del web che devono essere chiamati in causa direttamente (e in parte stanno lentamente iniziando a farlo) nella battaglia contro le fake news, l’odio in rete, il cattivo utilizzo di internet.

Coinvolti, responsabilizzati, regolati; le stesse straordinarie potenzialità di web e social network le abbiamo però anche in positivo, anche per il servizio pubblico, dobbiamo puntare sull’utilizzo corretto di questi strumenti, su un uso di utilità e non solo di gioco o passatempo, su una consapevolezza sempre più forte di potenzialità e rischi, su un grande investimento sulle nuove figure professionali, sul nuovo profilo del giornalista pubblico, sul coinvolgimento diretto dei cittadini che cercano punti di riferimento affidabili.

Su questo credo che la pubblica amministrazione e il settore pubblico possano e debbano fare molto. Il web, i social network , le chat sono strumenti, di grande forza, ma pur sempre strumenti. Non credo che si possa imputare agli strumenti, seppur molto impattanti, la proliferazione delle fake news. O meglio, la colpa non è dello strumento, ma di come lo si utilizza e di quanto si fa per conoscerne potenzialità, rischi, utilità. Bene quindi l’attenzione della politica, il dibattito ampio e partecipato, il coinvolgimento delle aziende dei social e del web, il recente tavolo tecnico aperto dall’Agcom “per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali”. Abbiamo però bisogno di un’altra gamba, forte e autorevole, un punto di riferimento che serve ai cittadini per orientarsi e informarsi nel modo corretto.

Bisogna fare un grande investimento su una buona e nuova comunicazione pubblica, che abbia come stella polare il servizio al cittadino, e che i nuovi strumenti (web, social e chat) hanno il merito di avere riportato al centro delle politiche. Chi meglio delle istituzioni pubbliche, nazionali e locali, può rappresentare un punto di riferimento? Chi meglio della comunicazione pubblica può fare da bussola per orientare il cittadino nel mare della disinformazione e dell’utilizzo scorretto del web? Per farlo serve presenza costante, nuove professionalità, organizzazione, conoscenza di linguaggi, rischi, potenzialità, formazione, diffusione e scambio di buone pratiche, rappresentare un punto di riferimento affidabile e autorevole anche e soprattutto sui nuovi strumenti di comunicazione. Una buona e nuova comunicazione pubblica si può e si deve sviluppare e può essere un ottimo antidoto al proliferare delle fake news.

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