Cyber Threat Intelligence

CTI e risk management: guida pratica per una cybersecurity proattiva



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La cybersecurity sta passando dall’essere reattiva a essere preventiva. La Cyber Threat Intelligence raccoglie e interpreta dati sulle minacce per guidare scelte rapide e mirate. Integrata con il Risk Management, aiuta a collegare attacchi reali, impatti sul business e priorità di investimento

Pubblicato il 20 gen 2026

Sofia Scozzari

CEO & Founder @Hackmanac | Board Member @Clusit and @Women For Security



Gestione del rischio proattiva; G·row ai e 231 valutazione del rischio

La cybersecurity non può più limitarsi a rispondere agli incidenti: le problematiche cyber attuali richiedono, infatti, di prevedere scenari, individuare debolezze ed orientare le decisioni strategiche.

Per le aziende che decidono di adottare un approccio proattivo al problema, la Cyber Threat Intelligence (CTI) è ormai un pilastro fondamentale per identificare le minacce cyber rilevanti e costruire difese solide.

Parallelamente, il Risk Management ha assunto un ruolo sempre più strategico, indispensabile per tradurre i potenziali rischi in scelte aziendali consapevoli.

La combinazione di queste due discipline rappresenta oggi una delle evoluzioni più promettenti nel campo della sicurezza informatica.

Che cos’è la Cyber Threat Intelligence

La Cyber Threat Intelligence è il processo strutturato di raccolta, analisi e interpretazione delle informazioni relative alle minacce informatiche passate, presenti ed emergenti.

L’obiettivo è trasformare dati tecnici grezzi in insight utili a supportare decisioni aziendali tempestive e consapevoli.

Grazie alla CTI le aziende possono comprendere quale tipologia di attaccante potrebbe colpirle, con quali motivazioni, quali tecniche utilizzerebbe e quale impatto potrebbe comportare l’eventuale attacco, ma anche di individuare tempestivamente minacce già in corso.

Le informazioni fornite includono le caratteristiche dei gruppi cybercriminali, i loro obiettivi, le tattiche e le procedure adottate (TTP, Tactics, Techniques and Procedures), gli indicatori di compromissione (IOC, Indicators of Compromise) e le vulnerabilità più rilevanti.

Questi dati, se analizzati ed interpretati nel giusto contesto, diventano uno strumento determinante per l’azienda, non solo per comprendere e contrastare le operazioni malevole, ma anche per supportare i processi decisionali.

Il vero valore della CTI risiede, infatti, nella sua capacità di contestualizzare le informazioni: in un ambiente in cui i log generati da sistemi e applicativi di sicurezza sono sovra-abbondanti e disomogenei, è essenziale filtrare ciò che è davvero rilevante per l’azienda, in base al settore, agli asset, ai processi e alla supply chain (troppo spesso dimenticata).

La CTI consente quindi un cambio di paradigma, passando da una difesa reattiva a una preventiva. Supportando, inoltre, la prioritizzazione delle vulnerabilità, evita dispersione di risorse su allarmi irrilevanti, arricchisce gli strumenti di sicurezza con dati aggiornati e guida il lavoro di SOC, analisti e manager.

Storicamente adottata soprattutto dalle grandi imprese, oggi la CTI rappresenta un vantaggio competitivo anche per le PMI, che possono ottenere una visione concreta dei rischi a cui sono realmente esposte, investendo in modo più mirato il budget (spesso già risicato) dedicato alla cybersecurity e limitando gli sprechi.

Le tre tipologie di Cyber Threat Intelligence

La CTI si suddivide in tre tipologie principali, ciascuna con un ruolo e uno scopo distinto:

Tactical Threat Intelligence: cosa sta accadendo ora

    Questa tipologia di CTI fornisce informazioni tecniche su eventi che stanno avvenendo nell’immediato, come indirizzi IP malevoli, hash di file, domini sospetti o pattern di phishing.

    Si rivela utile per affinare le difese ed alimentare al tempo stesso gli strumenti di rilevazione delle minacce (SIEM, SOC, …), in modo da poter intervenire proattivamente.

    Operational Threat Intelligence: come avvengono gli attacchi

    In questo caso la CTI analizza eventi passati per comprendere le modalità operative degli attaccanti, evidenziando i vettori di attacco, le preferenze dei gruppi cybercriminali e le tecniche ricorrenti.

    Questa è una tipologia fondamentale per le attività di threat hunting, risk management, incident response e per la creazione di regole specifiche utili alla rilevazione di minacce future.

    Strategic Threat Intelligence: perché tutto questo conta

    Quando la CTI offre una visione ancora più ampia e di alto livello può mettere in relazione pattern ricorrenti, rischi cyber, dinamiche geopolitiche, trend economici e obiettivi cybercriminali.

    È una tipologia di CTI pensata più per il top management che per il personale tecnico, in quanto supporta le valutazioni a lungo termine, la pianificazione strategica delle difese cyber dell’azienda, ma anche gli acquisti e l’allocazione del budget.

    Il ruolo strategico del Risk Management

    Il Risk Management è la disciplina che valuta il potenziale impatto delle minacce sui processi e sugli asset aziendali.

    Una corretta definizione del rischio cyber permette, infatti, alle aziende di individuare in modo più chiaro le problematiche cyber potenziali, definire le corrette azioni preventive, stabilire le priorità operative ed allocare risorse e budget in modo più efficace.

    Tuttavia, senza informazioni aggiornate e contestualizzate, le analisi rischiano di basarsi su scenari generici, poco realistici o non specifici, che non riflettono il reale livello di esposizione dell’azienda, riducendo in modo significativo l’efficacia delle valutazioni di rischio.

    Perché integrare CTI e Risk Management

    L’integrazione tra CTI e Risk Management colma questo gap rendendo le analisi più pertinenti e consentendo di orientare investimenti e priorità operative con maggiore accuratezza.

    I benefici di questo connubio includono:

    • Correlazione diretta tra minacce reali e rischi aziendali, evitando valutazioni astratte o eccessivamente generiche che hanno poca utilità nel contesto specifico dell’azienda (dimensioni, settore, paese, ecc.);
    • Migliore capacità di individuare e stabilire priorità, consentendo al management di ottimizzare il budget dedicato alla cybersecurity e di investire solo su soluzioni difensive che rispondono a rischi effettivi;
    • Decisioni più informate a livello di board, grazie a metriche e insight comprensibili anche ai decisori non tecnici;
    • Maggiore allineamento fra strategia di sicurezza e obiettivi di business, elemento indispensabile per costruire resilienza e adottare strategie di difesa realmente efficaci.

    Conclusioni

    Secondo il World Economic Forum, la cybersecurity non può più essere trattata come una funzione puramente tecnica, ma al contrario, è ormai una responsabilità trasversale, con implicazioni per governance, continuità operativa e competitività.

    Le minacce cyber, di contro, sempre più legate a dinamiche geopolitiche, economiche e tecnologiche, rendono evidente che solo una visione informata ed integrata può realmente proteggere il business.

    In questo scenario così complesso e sfaccettato, combinare Cyber Threat Intelligence e Risk Management consente di adottare un modello di difesa maturo, fondato sulla conoscenza del proprio contesto e una maggiore consapevolezza di rischi e problematiche rilevanti. Solo in questo modo, infatti, è possibile evolvere la cybersecurity da centro di costo a leva strategica in grado di proteggere gli asset e sostenere la stabilità dell’azienda.

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