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Cyber risk e reputazione: perché la fiducia è un asset d’impresa



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Attacchi abilitati dall’intelligenza artificiale, minore conoscenza degli stakeholder e necessità di misurare le perdite spingono la cybersecurity al centro delle strategie di fiducia e resilienza: la reputazione pesa sui risultati economici e sulle priorità di rischio delle imprese

Pubblicato il 24 ago 2026

Jacopo Gamba

Director Broking FINEX Italy – Team Leader Cyber and Professional Indemnity Risks, WTW

Anna Lopreiato

Head of FINEX & Head of Placement – Italy, WTW



AI zero day
A futuristic glowing padlock built from illuminated circuitry, placed on a dark motherboard surface. The padlock radiates vibrant electric blue light, symbolizing cybersecurity, data protection, and d
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La reputazione aziendale rappresenta sempre più spesso un asset economico strategico, strettamente legato alla capacità delle organizzazioni di prevenire e gestire le minacce digitali. E tra queste, il cyber risk si conferma di gran lunga la principale fonte di vulnerabilità. È quanto emerge dalla nuova Reputational Risk Readiness Survey di WTW, una delle principali società globali di consulenza per la gestione del rischio, che ha coinvolto circa 500 dirigenti di aziende operanti in oltre 20 Paesi, evidenziando una crescente convergenza tra gestione del rischio reputazionale e cybersecurity.

Cyber risk e reputazione nei registri dei rischi aziendali

La reputazione continua a occupare una posizione elevata nei registri dei rischi aziendali. Il 55% delle organizzazioni la colloca tra i cinque principali rischi per il business, mentre il 27% la considera addirittura tra i primi tre. Complessivamente, oltre quattro aziende su cinque inseriscono il rischio reputazionale nella propria top five.

Un dato che conferma come la fiducia di clienti, partner e investitori venga sempre più percepita come un elemento direttamente collegato alla capacità di creare valore nel lungo periodo. Non sorprende quindi che il 90% dei manager intervistati ritenga che la reputazione abbia un impatto diretto sui risultati economici dell’impresa e che il 95% delle aziende disponga di budget dedicati alla gestione di eventuali crisi reputazionali, comprese risorse straordinarie per comunicazione e marketing.

Cyber risk e reputazione: attacchi, IA e fiducia del mercato

L’aspetto più interessante dell’indagine riguarda però la relazione sempre più stretta tra reputazione e sicurezza informatica. Il 67% degli intervistati identifica infatti i cyber attacchi come la principale minaccia reputazionale, una quota in crescita rispetto al 65% della rilevazione precedente e nettamente superiore rispetto a qualsiasi altro fattore di rischio.

Questo dato riflette una trasformazione profonda del rischio aziendale: un incidente cyber non genera più soltanto danni economici o normativi, ma può erodere rapidamente la fiducia di clienti, partner e investitori. In un’economia sempre più digitale, la reputazione dipende anche dalla capacità di garantire continuità operativa, sicurezza delle informazioni e una gestione credibile delle crisi.

Gli attacchi abilitati dall’intelligenza artificiale

A rendere ancora più complesso lo scenario contribuisce l’intelligenza artificiale. Secondo la ricerca, nel solo 2025 gli attacchi informatici abilitati dall’IA sono aumentati dell’89%. La disponibilità di strumenti di AI generativa permette infatti ai criminali informatici di automatizzare campagne di phishing, creare contenuti sempre più credibili e aumentare velocità e frequenza delle offensive.

Diverse aziende di primo piano hanno sperimentato negli ultimi anni come violazioni dei dati e interruzioni dei servizi possano trasformarsi rapidamente in crisi reputazionali amplificate dalla copertura mediatica e dai social network, con conseguenze significative sul valore aziendale.

La cybersecurity come tema di governance

Parallelamente, cresce anche la pressione esercitata da regolatori, clienti e partner affinché le imprese rafforzino la propria resilienza. La cybersecurity smette così di essere una responsabilità esclusiva delle funzioni IT e diventa un tema di governance. La capacità di prevenire gli incidenti, reagire rapidamente e comunicare in modo efficace si trasforma in un elemento essenziale per preservare la fiducia del mercato.

Reputazione e cybersecurity: la distanza dagli stakeholder

Eppure, proprio mentre aumenta l’attenzione verso questi temi, emerge una minore consapevolezza da parte delle aziende rispetto alla percezione che gli stakeholder hanno del loro operato. Solo il 49% degli intervistati dichiara infatti di conoscere in modo approfondito la propria reputazione presso clienti e altri interlocutori esterni, in calo rispetto al 61% registrato nella precedente indagine.

Ancora più marcata la diminuzione delle organizzazioni che affermano di sapere quali siano i temi reputazionali più importanti per i propri stakeholder: appena il 41%, contro il 58% rilevato nel 2024. Un dato che suggerisce come molte imprese siano consapevoli del valore della reputazione, ma non sempre dispongano degli strumenti necessari per monitorarla e comprenderla.

Rischio cyber e reputazione: misurazione, assicurazione e resilienza

Un segnale incoraggiante arriva invece dalla crescente capacità di quantificare l’impatto economico dei danni reputazionali. Il 31% delle aziende dichiara di possedere strumenti adeguati a modellarne le conseguenze finanziarie, quasi il triplo rispetto all’11% registrato in precedenza. Si tratta di un’evoluzione che riflette una visione più matura del rischio e che suggerisce un cambio di paradigma: reputazione e cybersecurity non possono più essere considerate ambiti separati.

La resilienza digitale, la gestione delle crisi, la comunicazione e la capacità di comprendere le aspettative degli stakeholder fanno ormai parte di un unico sistema di protezione del valore aziendale.

Copertura assicurativa delle perdite cyber

Ed ancora, in merito al rischio cyber emerge come, secondo ulteriori dati provenienti da un recente report di Willis, oltre il 95% delle perdite medie da violazioni di dati e il 90% delle perdite medie dirette risultano adeguatamente coperte dall’assicurazione cyber. Lo studio — Cyber Claims in Focus: Getting Value from Cyber Insurance — analizza 5.500 sinistri cyber registrati tra gennaio 2013 e gennaio 2026 in 95 Paesi, per un totale di circa 1 miliardo di dollari in indennizzi versati dagli assicuratori.

In questo contesto, la vera sfida per le organizzazioni non consiste soltanto nel difendersi dagli attacchi informatici, ma nel preservare quel capitale di fiducia che rappresenta uno degli asset più preziosi e, allo stesso tempo, più vulnerabili dell’economia digitale. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale accelera l’evoluzione delle minacce, la reputazione rischia infatti di essere compromessa non tanto da ciò che accade, quanto dalla capacità – o dall’incapacità – delle imprese di prevenire, gestire e comunicare efficacemente gli eventi cyber.

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