I settori fintech e delle cryptovalute stanno attraversando una fase di espansione in cui la velocità di esecuzione è diventata un vantaggio competitivo. Pagamenti istantanei, tokenizzazione, servizi su asset digitali e automazione dei processi: modelli che fino a pochi anni fa erano sperimentali sono oggi infrastrutture operative. Ma proprio questa accelerazione impone un cambio di prospettiva.
L’innovazione, da sola, non è più sufficiente e la solidità di un operatore dipende dalla capacità di trasformare il rischio in un elemento gestibile, misurabile e, soprattutto, dimostrabile.
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L’esposizione cresce con la scalabilità: i livelli del rischio digitale
In questi due settori, inoltre, l’esposizione non cresce in modo lineare: aumenta con la scalabilità tecnologica, con l’interconnessione tra sistemi, con la dipendenza da provider critici – custodian, cloud e infrastrutture decentralizzate – e con la natura stessa dell’asset digitale.
Il rischio cyber è solo il primo livello: attacchi mirati, ransomware, compromissione di wallet o di credenziali possono generare blocchi operativi immediati, contenziosi e impatti reputazionali amplificati dalla visibilità del settore.
I numeri del fenomeno: 307 miliardi di perdite in quattro anni
La dimensione economica del fenomeno è ormai strutturale. Howden stima che tra il 2020 e il 2025 Italia, Francia, Germania e Spagna abbiano registrato 307 miliardi di euro di perdite legate ad attacchi informatici, con il 49% delle aziende colpite almeno una volta. Di questi, 204 miliardi sarebbero stati evitabili con misure di sicurezza di base e adeguate coperture, riducendo i costi complessivi fino al 66%.
La continuità operativa come parte della proposta di valore
Il quadro trova conferma anche a livello europeo. Ad esempio, l’ENISA – l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza – ha analizzato 488 incidenti pubblicamente riportati nel settore finanziario tra gennaio 2023 e giugno 2024, evidenziando come l’interruzione dei servizi sia l’impatto più frequente. In un’economia digitale, la continuità operativa è parte integrante della proposta di valore.
Crypto e sicurezza: 2,2 miliardi sottratti nel 2024
In aggiunta, nel mondo delle crypto la complessità aumenta ulteriormente. La natura “al portatore” e interamente digitale degli asset riduce le barriere logistiche per un attaccante e amplifica la velocità di propagazione del danno.
Secondo uno studio condotto da Chainalysis, nel 2024 sono stati sottratti circa 2,2 miliardi di dollari in criptovalute a seguito di attacchi informatici. La sicurezza, in questo contesto, non è un tema tecnico ma un presupposto di stabilità del mercato.
Il divario assicurativo: oltre il 70% delle imprese senza copertura cyber
Questi numeri non descrivono un settore fragile, ma un sistema esposto. La differenza competitiva non sta nell’assenza di incidenti – obiettivo irrealistico – bensì nella capacità di prevenirli e assorbirne l’impatto.
Eppure, oltre il 70% delle imprese nei quattro Paesi analizzati non dispone oggi di una polizza contro i rischi cyber. Questo divario non rappresenta soltanto una vulnerabilità tecnica, ma un limite competitivo: in un mercato che premia trasparenza e controllabilità delle esposizioni, la gestione strutturata del rischio diventa un criterio di valutazione da parte di investitori e partner istituzionali, non un semplice adempimento accessorio.
Governance e compliance: da vincoli difensivi a condizioni abilitanti
Per molte startup e scale-up fintech la sequenza è nota: prima si sviluppa il prodotto, poi si strutturano governance e controlli.
Oggi questa sequenza deve essere ripensata. Compliance normativa, audit interni, valutazione della supply chain, piani di business continuity e disaster recovery non sono elementi difensivi: sono condizioni abilitanti per accedere a partnership istituzionali, capitali e mercati regolamentati.
MiCAR e il quadro europeo: il rischio diventa comparabile e leggibile
In questo percorso si inserisce la regolamentazione europea. Il Regolamento (UE) 2023/1114 – MiCAR introduce un quadro armonizzato per il mercato dei crypto-asset e per i crypto-asset service providers (CASP), fissando requisiti organizzativi, di governance e di trasparenza.
Il valore del regolamento sta nell’aver reso il rischio più comparabile e quindi più leggibile. Standard comuni riducono l’asimmetria informativa tra operatori e investitori e ancorano la fiducia a presìdi verificabili. Allo stesso tempo, la diretta applicabilità del regolamento contribuisce a ridurre la frammentazione e a favorire modelli realmente scalabili nel mercato unico. La resilienza diventa così un requisito strutturale, non un’opzione.
Il rischio residuale: cosa trattenere, cosa mitigare, cosa trasferire
Resta però un elemento strutturale: anche con processi solidi e piena conformità normativa, una quota di rischio residuale permane. Nessuna organizzazione può azzerare completamente la possibilità di un errore umano, di una vulnerabilità tecnica o di un evento fraudolento.
La questione, allora, non è eliminare il rischio, ma decidere come gestirlo: quali rischi trattenere internamente, quali mitigare con controlli organizzativi e quali trasferire al mercato.
Il trasferimento del rischio come parte del disegno organizzativo
Il trasferimento del rischio, in particolare in ambiti come cyber, responsabilità professionale tecnologica, responsabilità degli amministratori o tutela contro frodi e perdita di asset digitali, non sostituisce la prevenzione ma piuttosto ne rappresenta un’estensione.
Diventa quindi uno strumento che consente di assorbire l’impatto economico di eventi estremi, proteggere la continuità operativa anche in scenari di crisi e tutelare il patrimonio aziendale e personale del management. Integrato con governance, controlli interni e presidi tecnologici, il trasferimento del rischio diventa parte del disegno organizzativo complessivo, contribuendo a rendere il modello operativo più affidabile e leggibile agli occhi del mercato.
In un mercato giovane e in rapida evoluzione, la fiducia è la vera moneta. Fiducia degli investitori, delle controparti regolamentate, dei clienti finali.
Per il fintech e per il mondo crypto, il passaggio da settori emergenti a pilastri stabili dell’economia digitale europea dipenderà dalla capacità di integrare questi tre elementi in un unico disegno strategico. Non si tratta di rallentare l’innovazione, ma di dotarla di fondamenta solide. In un ecosistema digitale interconnesso, la credibilità non è un effetto collaterale del successo: è la sua infrastruttura invisibile.













