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L’Europa blinda la ricerca scientifica: ecco il piano



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La cooperazione scientifica internazionale è sempre più esposta a rischi geopolitici, tecnologici e informatici. L’Unione europea ha adottato raccomandazioni per bilanciare apertura e sicurezza. Università e centri di ricerca sono chiamati a sviluppare politiche interne, competenze specifiche e misure di protezione adeguate al nuovo contesto

Pubblicato il 7 apr 2026

Adriana Agrimi

Dirigente Area Trasformazione digitale e Ufficio Progettazione nazionale – AgID



terabit ricerca e innovazione; manifattura elettronica
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Il 27 febbraio scorso la Commissione europea ha presentato una nuova serie di misure volte a rafforzare l’impegno internazionale dell’Europa attraverso la diplomazia scientifica e la sicurezza della ricerca. Questo impegno si inserisce nel più ampio contesto del programma Orizzonte Europa, che investe 14 miliardi di euro per la leadership tecnologica, inclusi 540 milioni di euro per tecnologie pulite e l’attrazione di talenti internazionali.

La forte instabilità caratterizzata da conflitti armati, rivalità geopolitiche e competizione tecnologica tra grandi potenze è ormai una costante della dimensione internazionale. In questo scenario, ricerca e innovazione assumono un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche geopolitiche. Tecnologie avanzate – dall’intelligenza artificiale ai sistemi quantistici, dalle biotecnologie alle infrastrutture digitalipossono avere applicazioni civili, ma anche militari o di intelligence (“dual use“).


La vulnerabilità del sistema della ricerca nell’era digitale

E, dunque, la produzione e la circolazione della conoscenza scientifica sono diventate oggetto di crescente attenzione da parte dei governi.

Parallelamente, la transizione digitale sta trasformando profondamente il modo in cui la ricerca viene svolta e condivisa. I dati scientifici, le infrastrutture di calcolo, le piattaforme collaborative e le reti di ricerca globali rappresentano oggi un ecosistema altamente interconnesso. Questa interconnessione, pur essendo essenziale per il progresso scientifico, espone anche università e centri di ricerca a nuove forme di vulnerabilità.

Le minacce non si limitano infatti al trasferimento non autorizzato di tecnologie sensibili, ma comprendono anche rischi cyber, che vanno dal furto di dati e proprietà intellettuale fino al sabotaggio di infrastrutture digitali e laboratori virtuali. Per questo motivo, la dimensione della cybersicurezza non può più essere considerata un tema tecnico marginale, ma un pilastro della strategia nazionale per l’innovazione.


L’apertura come punto di forza e come rischio

Tutti i settori della società si trovano, oggi, ad affrontare minacce e rischi ibridi legati alla cooperazione internazionale ma quello della ricerca e dell’innovazione risulta particolarmente vulnerabile poiché ha nel proprio DNA l’apertura, lo scambio di conoscenze e la collaborazione senza confini.

In alcuni paesi, inoltre, la libertà accademica è fortemente limitata o addirittura assente. In tali contesti, ricercatori e istituzioni scientifiche possono essere strumentalizzati per finalità politiche, economiche o militari. Ciò crea nuove tensioni nel sistema della cooperazione scientifica internazionale.

Le università e gli enti di ricerca si trovano quindi sempre più spesso a operare in “zone grigie“: alcune collaborazioni internazionali possono non essere formalmente vietate, ma sollevare comunque interrogativi in termini di sicurezza, integrità della ricerca o protezione delle infrastrutture digitali.

Strumenti per una ricerca aperta e sicura

In questo contesto diventa essenziale sviluppare strumenti che permettano di mantenere la ricerca aperta e collaborativa, senza però trascurare la gestione dei rischi geopolitici, tecnologici e informatici.


Il contesto politico europeo: le tappe principali

L’Unione europea ha iniziato ad affrontare queste sfide attraverso una serie di iniziative politiche sviluppate negli ultimi anni. Il punto di partenza è rappresentato dall’Approccio globale alla ricerca e innovazione del 2021, seguito nel 2022 dal Toolkit per contrastare le interferenze straniere nella ricerca e dall’intenso lavoro svolto da gruppi di esperti nel corso del 2023.

Un ulteriore impulso politico è arrivato nel giugno 2023 con il lancio della Strategia europea per la sicurezza economica. Questa strategia si fonda su tre pilastri principali: promozione, protezione e partenariato. La ricerca e l’innovazione giocano un ruolo fondamentale in ciascuno di questi ambiti.

Un passaggio decisivo è stato compiuto il 23 maggio 2024, quando i ventisette ministri europei della ricerca hanno adottato all’unanimità la Raccomandazione del Consiglio sulla sicurezza della ricerca. Un anno dopo, il Consiglio ha ulteriormente rafforzato l’impegno politico includendo la sicurezza della ricerca tra le azioni prioritarie dell’agenda dello Spazio europeo della ricerca (SER) per il periodo 2025-2027.


L’approccio europeo: una ricerca aperta ma sicura

La Raccomandazione del Consiglio non è giuridicamente vincolante: si tratta infatti di uno strumento di “soft law“. Tuttavia, il suo valore politico è significativo, poiché stabilisce un punto di riferimento comune per tutti gli Stati membri.

Il documento introduce definizioni condivise, principi comuni e orientamenti su come sviluppare politiche efficaci e proporzionate in materia di sicurezza della ricerca. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra la tutela degli interessi strategici europei e la preservazione dell’apertura e della libertà accademica.

L’approccio europeo si basa su un modello di self-governance rafforzata. I ricercatori e le istituzioni accademiche sono infatti considerati i principali responsabili della gestione dei rischi. Come sottolineato nella raccomandazione, dalla libertà accademica deriva anche una responsabilità accademica. Allo stesso tempo, le autorità pubbliche hanno il compito di supportare il settore fornendo informazioni, orientamenti e strumenti utili per prendere decisioni consapevoli.

Le raccomandazioni si rivolgono in particolare a quattro categorie di attori: autorità pubbliche, finanziatori della ricerca, organizzazioni che svolgono attività di ricerca e la Commissione europea.


Che cosa si intende per sicurezza della ricerca

Il concetto di sicurezza della ricerca comprende diverse tipologie di rischio.

Un primo rischio riguarda il trasferimento indesiderato di conoscenze e tecnologie sensibili. Quando risultati scientifici o innovazioni tecnologiche vengono utilizzati per scopi militari o di intelligence in paesi terzi, ciò può compromettere la sicurezza dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.

Un secondo ambito riguarda l’influenza indebita sulla ricerca. In alcuni casi, attori esterni possono cercare di manipolare o strumentalizzare attività scientifiche per diffondere disinformazione o per indurre forme di autocensura tra ricercatori e studenti, mettendo a rischio la libertà accademica e l’integrità della ricerca.

Un terzo elemento riguarda le violazioni etiche. Conoscenze e tecnologie sviluppate nel contesto della ricerca possono essere utilizzate in modi che contraddicono i valori fondamentali dell’Unione europea, ad esempio per sostenere pratiche di repressione o violazione dei diritti umani.

Infine, la crescente digitalizzazione della ricerca introduce rischi legati alla sicurezza informatica: attacchi alle infrastrutture digitali, accessi non autorizzati a dati scientifici, furto di proprietà intellettuale o compromissione di sistemi di calcolo avanzato.


Il ruolo delle organizzazioni di ricerca nella gestione dei rischi

Le università e gli enti di ricerca sono chiamati a svolgere un ruolo centrale nella gestione dei rischi legati alla cooperazione internazionale.

Tra le principali azioni raccomandate vi è l’introduzione di procedure interne di valutazione del rischio e di due diligence per analizzare le potenziali implicazioni delle collaborazioni internazionali. È inoltre fondamentale sviluppare competenze interne dedicate alla sicurezza della ricerca, assegnando responsabilità specifiche all’interno delle organizzazioni e promuovendo attività di formazione e sensibilizzazione.

Un altro aspetto cruciale riguarda la trasparenza delle fonti di finanziamento e delle affiliazioni dei ricercatori. La conoscenza chiara dei partner e dei finanziatori consente di individuare più facilmente possibili conflitti di interesse o rischi strategici.

Infine, le organizzazioni di ricerca dovrebbero adottare misure di sicurezza sia fisiche sia digitali per proteggere conoscenze sensibili e infrastrutture scientifiche. Tra queste rientrano, ad esempio, la compartimentazione delle informazioni, la protezione dei dati scientifici e l’adozione di solide misure di cybersicurezza.

Rappresentando una nuova sfida a cui far fronte può essere utile anche condividere risorse e competenze con altre istituzioni, così da affrontarla in modo più efficace dal momento che richiede capacità specialistiche.


Le iniziative di supporto a livello europeo

La Commissione europea svolge un ruolo di coordinamento e supporto nell’attuazione delle raccomandazioni.

Tra le principali iniziative vi è la promozione della cooperazione tra Stati membri attraverso reti dedicate nel quadro della governance dello Spazio europeo della ricerca, che coinvolgono esperti nazionali, finanziatori della ricerca e associazioni di stakeholder.

La Commissione co-organizza inoltre una conferenza europea biennale sulla sicurezza della ricerca, la cui prossima edizione si terrà nel terzo trimestre del 2027, dopo quella che si è tenuta dal 28 al 30 ottobre 2025. Un altro strumento importante è rappresentato dalla relazione biennale di monitoraggio sulla sicurezza della ricerca, che consente di valutare i progressi compiuti e identificare eventuali aree di miglioramento.

Tra le iniziative future figurano anche la creazione di un Centro europeo di competenza sulla sicurezza della ricerca, previsto a partire dalla metà del 2026, lo sviluppo di una metodologia per testare la resilienza delle organizzazioni di ricerca e la realizzazione di una piattaforma di due diligence per facilitare la valutazione dei partner internazionali.

La sicurezza della ricerca potrebbe inoltre essere inclusa nel futuro ERA Act, previsto per il terzo trimestre del 2026.

Infine, l’Unione europea intende rafforzare la cooperazione internazionale su questo tema attraverso partnership bilaterali e multilaterali con organizzazioni e forum internazionali come il G7, l’OCSE e la NATO.


Le azioni a livello nazionale

A livello nazionale, gli Stati membri sono invitati ad avviare un dialogo strutturato con il settore della ricerca per definire politiche coerenti e chiarire ruoli e responsabilità dei diversi attori.

Un elemento chiave è l’adozione di un approccio che coinvolga l’intero governo. Le politiche relative a ricerca e innovazione, sicurezza e affari esteri devono infatti essere coordinate tra loro per affrontare in modo efficace le sfide emergenti.

Gli Stati membri sono inoltre incoraggiati a creare strutture di supporto dedicate, in grado di fornire ai ricercatori informazioni, orientamenti e consulenza sulle collaborazioni internazionali. In questo contesto, le agenzie di sicurezza e di intelligence possono contribuire fornendo analisi delle minacce specifiche per il settore della ricerca e dell’innovazione.

A partire dall’agosto 2025 anche in Italia sono state attivate prime iniziative che hanno comportato anche la revisione organizzativa del MUR e la definizione del nuovo assetto dirigenziale.


Verso un nuovo equilibrio tra apertura, innovazione e sicurezza

La cooperazione scientifica internazionale rimane un pilastro fondamentale del progresso della conoscenza e dell’innovazione tecnologica. Tuttavia, nel contesto geopolitico attuale – segnato da conflitti armati, rivalità strategiche e crescente competizione digitale – diventa sempre più importante gestire in modo consapevole i rischi associati alla circolazione di conoscenze, dati e tecnologie.

L’approccio europeo mira proprio a costruire un nuovo equilibrio tra apertura e sicurezza. L’obiettivo è preservare i valori fondamentali della ricerca – libertà accademica, integrità scientifica e collaborazione internazionale – rafforzando allo stesso tempo la resilienza delle istituzioni scientifiche e delle infrastrutture digitali che sostengono l’ecosistema della ricerca europea.

In Italia sono state avviate iniziative di awareness e scambio di good practices dal MUR, in collaborazione con CRUI, CoPER e CODAU.

Ma ora la sfida è di ciascun ente di ricerca e ateneo: ognuno dovrà accelerare la definizione di policy interne, disegnando sulle proprie specificità organizzative percorsi di capacity building che armonizzino gli interventi e le misure sollecitate dal livello europeo e nazionale, che creino le necessarie sinergie e rafforzamento delle competenze delle figure preposte al presidio della sicurezza e integrità della ricerca, della transizione al digitale e cybersecurity e della protezione dei dati.

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