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Logistica sotto attacco: quando il cybercrime diventa furto di merci



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La digitalizzazione dei trasporti rende la logistica più veloce, ma anche più esposta agli attacchi. I criminali usano email e messaggi “credibili” per entrare nei sistemi, prendere il controllo di account e strumenti di gestione remota, e muoversi tra spedizionieri e vettori. Così possono rubare credenziali, alterare prenotazioni e perfino dirottare carichi reali

Pubblicato il 2 mar 2026

Marco Zani

Country Manager Italia, Proofpoint



logistica (1) digitalizzazione logistica

Il settore dei trasporti non comprende più solamente strade, ferrovie e piste di atterraggio. Dietro ogni spedizione, sistema di biglietteria e veicolo smart si nasconde un complesso ecosistema digitale, che è diventato un bersaglio privilegiato per i cybercriminali. Mentre il settore diventa sempre più automatizzato, connesso e guidato dai dati, il rischio di interruzioni si estende ben oltre i semplici ritardi e guasti logistici.

Oggi, un attacco informatico non si limita a bloccare il movimento delle merci, ma può compromettere la sicurezza pubblica e nazionale, la stabilità economica e la fiducia dei cittadini, evolvendo verso una minaccia ibrida che unisce l’intrusione digitale al furto fisico su larga scala.

Il passaggio a un’infrastruttura digitale è stato concepito per incrementare l’efficienza, ma ha anche rivelato una verità cruciale: le reti di trasporto sono state costruite per consentire il movimento di persone e merci, non per difendersi dalle moderne minacce cyber. È in questa vulnerabilità che inizia il pericolo, un pericolo che oggi ha assunto la forma di un crimine organizzato che sfrutta le debolezze informatiche per sottrarre carichi reali, con perdite globali stimate in 34 miliardi di dollari all’anno.

Attacchi e dirottamenti: dalla minaccia digitale al furto di merci

Un settore sotto attacco: dai dati al furto di merci
Dati recenti dipingono un quadro allarmante. L’attività criminale che unisce cybercrime e furto di merci è in crescita esponenziale da mesi. L’Europa, e in particolare l’Italia, è diventata un bersaglio primario. Il nostro Paese, infatti, rappresenta oltre il 10% degli attacchi globali nel settore, diventando un epicentro per ransomware, malware e, sempre più spesso, per operazioni mirate al dirottamento di spedizioni. I beni più colpiti sono spesso quelli di largo consumo, come prodotti alimentari e bevande, che vengono poi rivenduti online o spediti all’estero.

I criminali informatici sono opportunisti e colpiscono le aziende di autotrasporti e logistica perché sanno che le interruzioni operative possono avere conseguenze devastanti. Una recente ricerca di Proofpoint ha messo in luce come gli attaccanti utilizzino tattiche di ingegneria sociale sempre più sofisticate. Non si limitano più a inviare generiche email di phishing, ma mettono in atto strategie mirate:

Tattiche ricorrenti: load board, thread hijacking e campagne su misura

Compromissione delle “load board”: i criminali accedono agli account, spesso già compromessi, delle bacheche di carico online, dove spedizionieri e vettori si incontrano. Pubblicano annunci di trasporto fraudolenti e, quando un’azienda di trasporti interessata li contatta, inviano email contenenti link malevoli.
Hijacking di thread email: gli attaccanti si inseriscono in conversazioni email esistenti per iniettare contenuti dannosi, sfruttando la fiducia già consolidata tra gli interlocutori per veicolare malware.
Campagne email dirette: vengono prese di mira entità più grandi, come vettori, società di intermediazione e fornitori di supply chain integrate, con campagne email studiate ad hoc.

Obiettivo di queste azioni è installare trojan di accesso remoto (RAT) o, più subdolamente, software legittimi di monitoraggio e gestione a distanza (RMM) come ScreenConnect, SimpleHelp o LogMeIn Resolve. Questi strumenti, essendo legittimi, spesso eludono i controlli di sicurezza. Una volta ottenuto l’accesso, i criminali possono rubare credenziali, utilizzando tool come WebBrowserPassView, monitorare le spedizioni e, in ultima analisi, organizzare la sottrazione fisica del carico.

L’impatto a catena: come un accesso alla rete fa sparire un container

A differenza di altri settori, un’interruzione nel mondo dei trasporti non rappresenta un semplice inconveniente tecnico. Un singolo punto di debolezza può innescare un effetto a catena. Una volta all’interno della rete, gli attaccanti non si limitano a spiare. Possono manipolare attivamente le comunicazioni di spedizione, cancellare prenotazioni legittime, bloccare le notifiche ai veri autisti e persino aggiungere propri dispositivi alle centraline telefoniche per prenotare spedizioni fraudolente a proprio nome.

Immaginiamo uno scenario in cui un carico di valore viene dirottato semplicemente perché un criminale ha avuto accesso alla rete e ha modificato l’indirizzo di destinazione, il tutto all’insaputa del legittimo proprietario. Questo non è più un rischio teorico, ma una realtà operativa. Abbiamo assistito a un aumento del 333% nel furto di credenziali digitali collegate alla supply chain europea, dato che evidenzia come ogni anello della catena rappresenti un potenziale punto di ingresso per i malintenzionati.

Costruire una difesa resiliente: tecnologia, persone e cultura

L’aspetto che fa ben sperare è che le aziende del settore stanno iniziando a prendere contromisure. Nel 2024, gli investimenti in cybersecurity nel comparto dei trasporti sono cresciuti del 30%, un chiaro segnale che la consapevolezza del rischio sta aumentando. Tuttavia, la difesa non può basarsi solo sulla tecnologia. È fondamentale un approccio umano-centrico alla sicurezza, articolato su più livelli:

Proteggere persone, dati e accessi lungo la supply chain

  1. Proteggere le persone: la maggior parte degli attacchi inizia con un’azione umana, come il click su un link. È essenziale formare i dipendenti a riconoscere e segnalare le minacce, inclusi annunci sospetti sulle “load board” e anomalie nelle conversazioni email. Implementare soluzioni di sicurezza avanzate che blocchino le minacce prima che raggiungano la casella di posta è il primo passo, ma la vigilanza umana rimane l’ultimo e più critico baluardo.
  2. Proteggere dati e accessi: le aziende di logistica gestiscono un’enorme quantità di dati sensibili. È fondamentale implementare soluzioni di prevenzione della perdita di dati (DLP) e, soprattutto, monitorare attivamente la rete per rilevare l’installazione e l’uso di software RMM, bloccando ogni accesso non autorizzato.
  3. Costruire una cultura della sicurezza: la cybersecurity deve diventare una responsabilità condivisa. Dalla dirigenza agli operatori sul campo, ognuno deve comprendere il suo ruolo: un autista che segnala un’incongruenza nell’indirizzo di consegna o un addetto alla logistica che nota un’anomalia nel sistema di prenotazione sono parte integrante di questa difesa.

Guardando al 2026: fiducia digitale e resilienza come vantaggio competitivo

Guardando al 2026, la gestione del rischio informatico sarà un fattore determinante per la competitività e la resilienza. Il settore dei trasporti sta entrando in un’era in cui la fiducia digitale è importante quanto la sicurezza fisica. Investire in infrastrutture resilienti e in una solida strategia di cybersecurity non è solo una misura difensiva, ma un investimento strategico per garantire la continuità del business e la fiducia di partner e clienti in un mondo dove una minaccia digitale può svuotare un magazzino.

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