Tecnologie per le forze dell'ordine, come rendere le città più sicure (a scapito della privacy) | Agenda Digitale

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Tecnologie per le forze dell’ordine, come rendere le città più sicure (a scapito della privacy)

Servono tecnologie per rendere più performanti gli interventi delle forze dell’ordine. Molte sono già disponibili, si tratta solo di adottarle. Senza però dimenticare che l’altra faccia della medaglia è il rischio di una sorveglianza di massa

17 Feb 2020
Roberto Maraglino

Data Protection & Information Security Manager


Sono già disponibili molte tecnologie che – se adottate – farebbero la differenza per il lavoro delle forze dell’ordine. Dai droni al monitoraggio istantaneo della sim fino ad arrivare al tanto discusso riconoscimento facciale di massa.

Forse è solo questione di pochi anni perché queste tecnologie si diffondano anche da noi, non appena la polizia avrà i fondi per acquistarle e/o si abbasseranno i prezzi.

Ma accetteremo di mettere a rischio la nostra privacy in nome della sicurezza? Già, perché sarà un mondo diverso, “pareti di vetro”, se tutte queste tecnologie entreranno in uso senza adeguate regole né un dibattito pubblico preventivo.

Attenti quindi a tenere sempre presente entrambe le facce della medaglia – sicurezza e privacy – mentre analizziamo qui tutte quelle tecnologie che, se in dotazione alle forze dell’ordine, potrebbero contribuire a rendere il mondo un posto più sicuro.

Nuove tecnologie per le forze dell’ordine

Gli strumenti utilizzati dalle forze di Polizia sono essenziali alle indagini e perlopiù si basano sulla raccolta delle eventuali evidenze sul luogo: raccolta delle videoregistrazioni sull’eventuale percorso, la descrizione dei fatti e i testimoni. Successivamente se dovesse essere necessario rintracciare una utenza telefonica sarà necessario attendere i tempi tecnici per ottenere un decreto del giudice che li autorizzi in tal senso.

Servirebbero dunque maggiori risorse e strumentazione idonea, la tecnologia del resto offre una ricca gamma di alternative. A Dubai per esempio nel 2020 la Polizia avrà in dotazione le Hoverbike, le moto volanti. Vere e proprio moto-droni per evitare il traffico.

I droni

I droni per esempio. In America, Amazon ha iniziato una sperimentazione per la consegna dei suoi pacchi mediante droni. In Italia vengono già frequentemente utilizzati dai fotografi e dagli ingegneri per le perizie ed i rilievi civili. Vi sono anche sperimentazioni in corso per l’intervento del drone a supporto del soccorso medico: il drone trasporta il defibrillatore al luogo dell’incidente.

Seguendo questo filone andrebbe implementato l’uso dei droni che potrebbero per esempio levarsi in volo a seguito della chiamata al 112 per identificare il luogo, acquisire immagini ed elementi utili per l’intervento (per esempio potrebbe rintracciare una macchina in fuga in mezzo al traffico). Allo stesso modo maggiori dotazioni consentirebbero di effettuare in sicurezza alcuni rilievi dei Vigili del Fuoco, lontano dal rischio e garantendo così una maggior sicurezza ai Vigili stessi.

Videoregistrazioni e riconoscimento facciale

In Cina è già realtà fra mille perplessità: l’utilizzo delle tecniche di riconoscimento facciale mediante una rete accentrata di telecamere. Fra i milioni di volti ripresi le telecamere posizionate un po’ dovunque sono in grado di identificare puntualmente una persona ed ovviamente anche una targa. Tali tecniche sono anche frequentemente utilizzate per identificare chi attraversa gli incroci con il rosso e, addirittura in tempo reale, l’immagine ed il nome della persona appare sul display posizionato all’incrocio.

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Spesso l’accesso e la circolazione nei nostri grandi centri urbani in Italia è garantito da una serie di strade principali, vere arterie di comunicazione sulle quali circolano la maggior parte dei cittadini. I piccoli centri urbani talvolta sono raggiungibili da tre, massimo quattro strade. Se presidiate adeguatamente con telecamere e tecnologie ad hoc, si potrebbe controllare la maggior parte dei flussi e identificare o ricercare pregiudicati in fuga. Spesso invece l’iniziativa e la sicurezza è lasciata alla buona volontà dei singoli comuni che posizionano semplici telecamere secondo la disponibilità di budget del comune.

Una dotazione già disponibile a bordo delle autovetture della Polizia sono i cosiddetti “street control”: dispositivi che, mediante una telecamera, verificano le informazioni relative all’assicurazione e alla revisione del veicolo. Permettono di elaborare in tempo reale fino a cento targhe al secondo.

Localizzazione delle SIM

“One man, One SIM”. Partendo da questo presupposto le forze dell’ordine impostano già oggi le proprie indagini ma la Polizia per aver accesso ai tabulati deve attendere il decreto del giudice. Dotazioni più performanti potrebbero consentire, per esempio, alla pattuglia sul posto di avere un elenco delle SIM collegate alle celle più vicine al luogo della rapina, permettere di restringere da subito il raggio di indagine e identificare la localizzazione delle SIM in tempo reale.

In realtà qualunque dotazione dovrà scontrarsi con il budget a disposizione. Tecnologia è sinonimo di investimenti. Relativamente alle moto di Dubai si pensi che ciascuna ha un costo di 150.000 dollari.

Ma il vero nodo da scegliere in realtà è un altro.

Conclusione

Tornando al quesito iniziale, rinunceremmo alla nostra privacy in nome della sicurezza forse quando ci saremo rassegnati alle tecnologie, quando per esempio il riconoscimento facciale sarà parte integrante delle soluzioni di business. Quando la domotica e le soluzioni presenti sul mercato in larga scala saranno state accettate come ordinarie. Solo allora saremo giustificati o forse rassegnati all’invadenza della tecnologia nella sfera della riservatezza.

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