Architettura aumentata

Barchi rinasce con il digital twin: il borgo diventa un progetto condiviso



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A Barchi il restauro di Palazzo Lenci diventa un progetto di rigenerazione che unisce rilievo digitale, partecipazione e memoria storica. Il modello 3D del borgo aiuta la comunità a comprendere le trasformazioni e a contribuire in modo informato alle scelte

Pubblicato il 8 apr 2026

Michele Sbrissa

CEO di 593 STUDIO



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L’architettura oggi ha una responsabilità ulteriore rispetto al passato: non solo disegnare spazi, ma generare relazioni. Non solo restaurare muri, ma riattivare comunità. E all’interno di uno scenario in cui le relazioni e le comunità si inseriscono in una dimensione digitale in rapida trasformazione e sempre più frammentata.

È da queste premesse che raccontiamo il nostro intervento a Barchi, nel Comune di Terre Roveresche, in provincia di Pesaro e Urbino, un luogo che non è un borgo qualsiasi, ma una dichiarazione di intenti incastonata nel Cinquecento che ora trova nuova vita anche grazie all’uso di tecnologie avanzate di rilievo architettonico digitale.

Barchi è la città ideale progettata da Filippo Terzi nella seconda metà del XVI secolo, su incarico del marchese Bonarelli della Rovere. Un impianto urbano pensato secondo la sezione aurea, una grammatica spaziale rigorosa che traduceva in pietra un’idea di armonia politica e sociale. Oggi, in quel disegno perfetto, vivono meno di mille persone. Dai fasti rinascimentali allo spopolamento contemporaneo, il borgo cerca una nuova traiettoria.

Palazzo Lenci come innesco di un processo

Quando abbiamo scelto di acquistare Palazzo Lenci, non è stata una mera operazione immobiliare. Lo ha fatto per attivare un processo. Abbiamo aperto il cantiere fisico, ma ne abbiamo anche aperto un altro, più complesso e più delicato: il cantiere sociale. E prima ancora di intervenire su facciate e coperture, abbiamo deciso di mettere al centro l’ascolto e il coinvolgimento attivo della comunità.

Il digital twin di Barchi per leggere il borgo

Oggi la partecipazione non può prescindere dagli strumenti digitali. A Barchi, abbiamo investito in una ricostruzione tridimensionale dell’intero borgo, disponibile sul portale www.inbarchiamoci.it. Non si tratta di una semplice restituzione dettagliata del patrimonio storico e culturale. È una mappatura ad alta definizione realizzata con tecnologia laser scanning e drone surveying, che consente di navigare Barchi in ogni suo dettaglio, comprendendone proporzioni e relazioni spaziali.

Per la prima volta il borgo marchigiano è stato tradotto in un modello digitale integrale. Il suo digital twin, non una semplice rappresentazione estetica, ma uno strumento cognitivo che permette a cittadine e cittadini, amministratori e amministratrici locali, associazioni, investitori di vedere prima di costruire, di comprendere prima di decidere.

Capire il progetto prima di decidere

Per parlare di co-progettazione nell’ambito dell’architettura, dobbiamo investire per ridurre l’asimmetria informativa tra la dimensione tecnica del progetto e le comunità, e lavorare con rappresentazioni tridimensionali nella realtà virtuale diventa una risposta a questa esigenza. Troppo spesso infatti i processi di coinvolgimento si arenano perché il linguaggio progettuale resta opaco. Piante, sezioni, prospetti raccontano un linguaggio per gli addetti ai lavori, ma non sempre dedicato alla collettività. Il modello 3D, invece, democratizza la comprensione. Trasforma l’astrazione in esperienza.

Quando una persona può esplorare virtualmente Palazzo Lenci, comprendere l’impatto di un nuovo cablaggio impiantistico sulla cortina urbana, immaginare la riattivazione dei camini storici del Cinquecento, non sta subendo un progetto: sta partecipando alla sua costruzione culturale.

Il digital twin tra simulazioni e confronto pubblico

Nel nostro intervento lavoreremo sulla facciata e sulla copertura del palazzo, restituendo coerenza architettonica alla cortina urbana. Riattiveremo quattro camini storici rimasti silenti per secoli. Ricostruiremo lo stemma della famiglia Lenci sulla chiave di volta del portale in pietra. Ogni scelta sarà documentata, condivisa, discussa. Attraverso il design computazionale possiamo simulare scenari, valutare impatti, confrontare alternative progettuali. Soprattutto, possiamo condividere gli avanzamenti del progetto con tutti i portatori di interesse e validarli in ogni loro parte.

Rigenerare economie locali oltre il restauro

In un’Italia costellata di borghi in declino, la questione non è solo restaurare edifici, ma rigenerare economie locali. Palazzo Lenci diventerà luogo di incontro, divulgazione, iniziative economiche e culturali. Stiamo lavorando a una micro-bottega di comunità, a collaborazioni con artigiani e artigiane per valorizzare prodotti locali, all’apertura del sottoportico come spazio pubblico. Un tipo di intervento che visualizziamo, simuliamo e testiamo attraverso la modellazione algoritmica.

Il digital twin come piattaforma decisionale

Attraverso il digital twin possiamo valutare flussi, accessibilità, potenziali interferenze funzionali. Possiamo integrare dati energetici, strutturali, impiantistici in un unico ambiente informativo digitalizzato. Uno strumento progettuale che diventa piattaforma decisionale.

Memoria storica e racconto del progetto

Il restauro di Palazzo Lenci fa parte del più ampio progetto “Borghi Invisibili”, che porterà nel territorio marchigiano studenti dell’Istituto Filippin di Paderno del Grappa (TV) con una missione chiara: costruire un grande pannello narrativo capace di spiegare ai residenti il senso dell’intervento. Una forma di visualizzazione del progetto alternativa, ma complementare, la traduzione visiva di una strategia.

Il coordinamento culturale affidato allo storico Marco De Santi, autore di un volume dedicato al secolo d’oro di Barchi, garantisce un ancoraggio rigoroso alla memoria. Un’occasione affinché la rappresentazione digitale non sostituisca la storia, ma la amplifichi. Il modello 3D diventa archivio dinamico, piattaforma di ricerca, strumento di valorizzazione turistica.

Il digital twin in un’architettura aumentata

Nell’epoca della transizione digitale, l’architettura partecipativa diventa architettura aumentata. Aumentata nella capacità di ascolto, nella precisione analitica, nella trasparenza, nel coinvolgimento. Quando parlo di “cantiere di relazioni” intendo proprio questo: un processo in cui il progetto non è calato dall’alto, ma costruito attraverso una negoziazione informata.

La tecnologia di rilievo laser scanner ci ha permesso di restituire fedelmente ogni discontinuità muraria, ogni deformazione, e stratificazione. L’integrazione di dati del drone ha lavorato sulle coperture e sul tessuto urbano. Il risultato è una base oggettiva, un punto di partenza progettuale e decisionale. In un contesto storico così delicato, l’accuratezza metrica non è un lusso, è una necessità imprescindibile.

Un borgo storico reso di nuovo abitabile

Barchi è nata come città ideale. Oggi diventa laboratorio ideale di partecipazione digitale applicata al patrimonio storico. Non si tratta di musealizzare il borgo, ma di renderlo nuovamente produttivo, attrattivo, abitabile. Il digitale non sostituisce la pietra, ma la rende intelligibile.

Credo che il futuro dei borghi italiani passi da questa integrazione: restauro filologico, innovazione digitale, coinvolgimento attivo della comunità. Senza uno di questi tre pilastri, l’intervento rischia di essere incompleto.

Quando cammino tra le vie silenziose di Barchi e penso a Filippo Terzi, immagino che la sua idea di città ideale non fosse solo proporzione geometrica, ma equilibrio tra spazio e relazioni. Oggi quell’equilibrio va ricostruito con strumenti nuovi.

Il digital twin per costruire una visione condivisa

La commistione di elementi tangibili e intangibili, digitali e analogici non è un esercizio di stile. È un atto politico nel senso più alto del termine: mette a disposizione di tutti una visione e degli strumenti condivisi per progettare il futuro. Rende trasparente il processo. Invita a contribuire.

Se vogliamo contrastare lo spopolamento, dobbiamo offrire prospettive. E le prospettive, in architettura, si costruiscono prima nella mente e poi nello spazio. Il digitale ci consente di abitare il futuro prima che il futuro venga edificato.

Palazzo Lenci non sarà solo un edificio restaurato. Sarà un nodo di una rete di relazioni, un acceleratore culturale, un esempio di come l’innovazione possa dialogare con la storia senza tradirla. Il nostro compito è garantire che ogni scelta sia motivata, documentata, condivisa.

Fare co-progettazione non è uno slogan. È una necessità di un tempo in cui le comunità chiedono di essere protagoniste del cambiamento e trasparenza nei processi. In questo scenario, gli strumenti di realtà virtuale, il design computazionale e generativo, le piattaforme digitali non sono strumenti accessori, ma infrastrutture democratiche.

A Barchi stiamo dimostrando che anche un borgo di meno di mille abitanti può diventare epicentro di sperimentazione avanzata. Che la tecnologia non appartiene solo alle metropoli. Che il futuro può nascere in un vicolo riaperto, in un camino riattivato, in un modello tridimensionale navigabile da chiunque.

Se il Rinascimento ha avuto la sua città ideale, il nostro tempo deve avere il suo processo ideale. E quel processo passa dalla capacità di integrare sapere tecnico, memoria storica e partecipazione, anche attraverso l’uso delle tecnologie emergenti. È questa la sfida che abbiamo scelto di assumere. Ed è da qui che riparte Barchi.

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