il paradosso politico

ETS: né sospendere né difendere, ma riformare (bene). Ecco come



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Il Consiglio europeo di marzo ha riaperto il dibattito sull’ETS. Undici paesi ne chiedevano la sospensione, otto la difesa. Entrambe le posizioni ignorano i dati reali: le emissioni sono calate, ma il meccanismo di mercato originario si è progressivamente trasformato in una tassa

Pubblicato il 25 mar 2026

Andrea Ronchi

Founder e CEO, CO2 Advisor · Vice Direttore Carbon Market Outlook, Energy & Strategy Group, Politecnico di Milano



Cattura e stoccaggio CO2 (1); Decarbonizzazione 2040: la Ue riapre ai crediti internazionali di CO2, tra ambizione e realismo

Nella notte tra il 19 e il 20 marzo, al Consiglio europeo di Bruxelles, è andato in scena un paradosso politico istruttivo. Da un lato, undici governi (Italia in testa) chiedevano la sospensione o lo smantellamento dell’ETS. Dall’altro, otto paesi nordici e iberici lo difendevano come “pietra angolare della politica climatica europea”.

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