NetZeroCities

Neutralità climatica, la governance che serve alle città italiane



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Bergamo, Padova e Parma sperimentano nuovi modelli di governance per accelerare la transizione climatica urbana nel quadro di NetZeroCities. Coordinamento interno, dati condivisi, strumenti digitali e cooperazione tra territori diventano elementi decisivi per rendere più efficaci le politiche verso la neutralità climatica

Pubblicato il 20 lug 2026

Rodolfo Pinto

fondatore e CEO di SuperUrbanity



Carbon Market Outlook 2025; Le tecnologie promettenti nelle rinnovabili dal 2026 contro i cambiamenti climatici; Carbon-Aware Computing: ottimizzazione dei workload AI in base alla disponibilità di rinnovabili; Energie rinnovabili: perché la guerra in Iran spinge sul fotovoltaico
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La transizione climatica, se osservata nella pratica, è prima di tutto una trasformazione organizzativa che coinvolge processi decisionali, competenze e livelli amministrativi diversi. Per questo nel programma europeo NetZeroCities, iniziativa della Commissione Europea nata con l’obiettivo di accompagnare 112 città verso la neutralità climatica entro il 2030, la sfida principale non riguarda soltanto tecnologia e risorse finanziarie ma soprattutto la capacità di costruire modelli di governance efficaci.

È in questo quadro che le città di Bergamo, Padova e Parma offrono una chiave di lettura rilevante per comprendere l’evoluzione dei modelli di governo urbano. Le tre amministrazioni hanno aderito al Climate City Contract, un pacchetto integrato di impegni misurabili e accordi operativi per la riduzione delle emissioni e la transizione verso modelli urbani sostenibili. Tuttavia, nella fase attuativa emergono criticità ricorrenti: frammentazione dei dati, difficoltà di coordinamento tra uffici e complessità nel coinvolgere in modo strutturato attori pubblici e privati.

Transizione climatica urbana e limiti della pubblica amministrazione

Limiti sistemici della pubblica amministrazione, particolarmente evidenti quando si affrontano politiche trasversali come, appunto, quelle climatiche. Informazioni, progettualità e competenze restano spesso distribuite in silos organizzativi che faticano a dialogare tra loro, con conseguenti rallentamenti nei processi decisionali e nella capacità di esecuzione.

Per questo sono sempre più necessari nuovi tool digitali, come ad esempio la piattaforma Forimpact.AI utilizzata dalle pubbliche amministrazioni per supportare il coordinamento, il monitoraggio e la condivisione delle strategie climatiche. L’obiettivo non è aggiungere complessità tecnologica ma semplificare i flussi decisionali e rendere più leggibile il coordinamento tra i diversi settori della macchina amministrativa, con alla base l’idea di rafforzare l’apprendimento reciproco tra i territori.

Le azioni per la neutralità climatica delle città

Le azioni necessarie per favorire la transizione climatica urbana — dalla riqualificazione energetica degli edifici pubblici alla mobilità sostenibile, fino allo sviluppo delle comunità energetiche e all’adozione di nature-based solutions — esigono competenze specialistiche e processi di progettazione articolati. Ed è proprio in questo contesto che la condivisione di esperienze già sperimentate può contribuire a evitare duplicazioni, ottimizzare le risorse e accelerare l’adozione di soluzioni efficaci.

La cooperazione tra Bergamo, Padova e Parma rappresenta un best case per un cambio di paradigma nella gestione delle politiche climatiche urbane. Le città stanno lavorando per rafforzare il coordinamento interno e migliorare lo scambio di pratiche, dati e metodologie con altri enti coinvolti nello stesso percorso.

Governance climatica urbana, tra istituzioni e territori

Nodo centrale è l’integrazione tra più livelli di governance: la transizione climatica non può essere gestita solo all’interno dei singoli assessorati ma richiede il coinvolgimento di un ecosistema più ampio che includa imprese, università, centri di ricerca, associazioni e cittadini. La sfida, indubbiamente, si misura anche sul piano culturale, puntando a costruire modalità più strutturate di collaborazione e partecipazione.

Dal punto di vista operativo, invece, le azioni in corso coprono ambiti molto diversi: efficientamento energetico del patrimonio pubblico, decarbonizzazione della mobilità, sviluppo delle comunità energetiche e interventi basati sulle nature-based solutions per la resilienza urbana. La complessità di questi interventi rende sempre più necessario disporre di strumenti di coordinamento e monitoraggio che restituiscano una visione integrata delle politiche in atto. La missione è quella di costruire una memoria amministrativa più solida, in grado di garantire maggiore continuità alle politiche climatiche e di ridurre il rischio di frammentazione legato a cambiamenti politici o organizzativi. La strutturazione dei dati e dei processi aiuta a preservare il patrimonio di conoscenze interno alle amministrazioni, riducendo la dispersione di competenze e migliorando la continuità operativa.

Dati, rendicontazione e continuità delle politiche climatiche

Altro punto determinante è quello della rendicontazione, considerando come le città siano chiamate a rispettare standard sempre più rigorosi nella misurazione delle emissioni e nella valutazione dell’impatto delle loro policy. Una gestione più ordinata dei dati consente dunque di migliorare la qualità delle informazioni, aumentando al tempo stesso trasparenza e affidabilità nei confronti sia dei cittadini che delle istituzioni europee.

In ultimo, ma di certo non in termini di importanza, il tema della scalabilità: le soluzioni sviluppate dalle città più avanzate possono diventare un riferimento anche per i centri minori, che spesso dispongono di meno risorse pur affrontando sfide analogamente complesse. La diffusione di pratiche consolidate può contribuire a ridurre quel divario, ad oggi importante, di capacità amministrativa tra territori.

Il digitale come strumento per la transizione climatica urbana

Logicamente, nessun sistema digitale può sostituire la visione strategica e la volontà politica delle amministrazioni. Per questo la tecnologia non è il fine ma, piuttosto, lo strumento abilitante per favorire il raggiungimento di risultati, la cui qualità dipende proprio dalla stessa capacità di cooperazione tra gli attori coinvolti e dalla loro disponibilità a condividere esperienze e criticità per migliorare i processi.

Il programma NetZeroCities è un laboratorio europeo strategicamente determinante, ma la sfida climatica non può certamente restare limitata a una manciata di città pilota. Nei prossimi anni, sarà assolutamente decisiva la capacità di estendere e adattare le esperienze già avviate, con l’intento di favorire la diffusione di modelli di governance e strumenti operativi in grado di accompagnare un numero sempre crescente di amministrazioni nel percorso verso la neutralità climatica.

Solo una maggiore integrazione tra livelli istituzionali, una cooperazione strutturata tra territori e un uso consapevole degli strumenti digitali potranno accelerare la transizione climatica urbana: è il momento di agire con decisione, trasformando le esperienze delle città pioniere in un patrimonio condiviso, replicabile e scalabile per l’intero sistema Paese.

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