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Watertech: le 20 startup italiane che ci aiutano a sprecare meno acqua



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Le tecnologie idriche stanno trasformando l’uso dell’acqua, tra sprechi, cambiamenti climatici e startup che propongono soluzioni sostenibili. L’Italia, nonostante le criticità, è un laboratorio d’innovazione con un ecosistema in crescita

Pubblicato il 5 ago 2025

Giancarlo Donadio

Web Writer & cofounder di Pandant



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Le tecnologie idriche stanno rivoluzionando il rapporto con l’acqua, tra sfide climatiche, sprechi, startup e opportunità per l’Italia e il Mediterraneo

Si chiamano watertech e rappresentano una risposta tecnologica allo spreco d’acqua e alla sua ottimizzazione negli usi civili, agricoli e industriali.

In Italia questo settore sta guadagnando sempre più attenzione: dopotutto, se le startup hanno senso quando rispondono a una domanda reale del mercato, il nostro Paese è un caso emblematico. Qui la disponibilità d’acqua non manca, ma la gestione resta problematica. Allargando lo sguardo all’Europa e al Mediterraneo, si scopre come le watertech possano giocare un ruolo strategico nelle sfide globali del cambiamento climatico, tra scarsità idrica, crescita demografica e urbanizzazione.

Sprechi idrici in Italia: un primato (negativo)

In questo articolo esploriamo i dati sugli sprechi idrici in Italia, le sfide a livello mediterraneo ed europeo, le startup globali più interessanti e, infine, le 20 realtà italiane più innovative del settore.

Secondo i dati Eurispes[1], nel 2021 in Italia sono stati prelevati circa 30 miliardi di metri cubi d’acqua, conquistando il primato europeo per consumo pro capite e il secondo posto per uso agricolo. L’agricoltura assorbe ben 17 miliardi di metri cubi, seguita dall’uso civile con 9,1 miliardi e dall’industria con 3,8 miliardi.

Ma il dato più allarmante riguarda le perdite: secondo l’Istat[2] il 42,4% dell’acqua prodotta viene disperso lungo la rete, a fronte di una media europea del 25%. Tradotto: ogni litro che arriva ai rubinetti ne perde quasi uno per strada. Nel Mezzogiorno, le perdite raggiungono picchi del 65,4% in Basilicata, del 53,9% in Molise e oltre il 50% in Sardegna e Sicilia. Anche le regioni “virtuose” come Emilia-Romagna (29,7%) e Valle d’Aosta (29,8%) superano la media UE degli sprechi.

L’Italia è il Paese europeo che preleva più acqua dolce da fiumi, laghi e falde: nel 2022, circa 9 miliardi di metri cubi per uso potabile. Ma dei 371 litri per abitante al giorno immessi in rete, ne vengono effettivamente usati solo 214. L’acqua persa sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 43 milioni di persone in un anno.

A livello economico, il ciclo idrico esteso vale 9,3 miliardi di euro, ma includendo tecnologie, fornitori e gestioni comunali, si arriva a 367,5 miliardi di euro, ovvero il 19% del PIL italiano. Le PMI dominano numericamente (85,4% delle imprese), ma le grandi aziende generano quasi metà dei ricavi.[3]

La sfida climatica e il ruolo delle tecnologie idriche nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo la situazione è ancora più preoccupante. Questa macroregione comprende 45 Paesi e interessa 1,3 miliardi di persone, destinate a diventare 1,7 miliardi entro il 2050. La domanda d’acqua crescerà del 30%, in un’area che già oggi vive uno stress idrico 225% superiore alla media mondiale, secondo il report Water for Mediterranean, quale Agenda per i prossimi anni[4].

Entro metà secolo, si stima che il 75% della regione sarà colpito da impoverimento idrico, con ripercussioni pesanti sull’economia: l’acqua genera infatti circa il 15% del PIL mediterraneo. I cambiamenti climatici peggiorano ulteriormente lo scenario: nel 2023 le temperature medie estive sono state di 1,64°C sopra la media del XX secolo, alimentando incendi, siccità e alluvioni.

Non sorprende quindi che negli ultimi dieci anni gli investimenti nel ciclo idrico siano cresciuti del 35,5%, arrivando a 43,3 miliardi di dollari nel 2023, con quasi 28,4 miliardi destinati a tecnologie innovative come dissalazione, sensori, digital twin e GIS.

Watertech: tecnologie idriche globali tra mercato e innovazione

A livello globale, il mercato dell’acqua punta a raggiungere i 430,89 miliardi di dollari entro il 2030, trainato da urbanizzazione, industrializzazione e bisogno di riutilizzare le acque depurate (+16,8% previsto). Non è un caso che sono in crescita anche gli investimenti nelle watertech: secondo DealRoom[5], nel 2023 le startup che realizzano tecnologie per il ciclo dell’acqua, a livello globale, hanno raccolto 1,2 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2019.

Tra le scaleup più rappresentative troviamo:

  • Source Global (USA), che si occupa di produrre acqua potabile catturando l’umidità dall’aria, grazie a pannelli solari speciali chiamati hydropanel.
  • Gradiant (USA), specializzata in tecnologie per il trattamento e il riutilizzo delle acque industriali, aiutando le aziende a risparmiare risorse preziose.
  • Innovyze (UK), che sviluppa software per monitorare e gestire reti idriche e fognarie, migliorando l’efficienza delle infrastrutture pubbliche e private.

Le 20 startup watertech da tenere d’occhio

Nonostante le criticità, l’Italia vanta un ecosistema vivace di startup che cercano soluzioni per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità dell’acqua e affrontare le sfide del clima. Eccone 20 tra le più promettenti, raccontate in modo discorsivo:

  • BlueEcoLine (Toscana) si occupa di monitorare e intercettare rifiuti plastici nei fiumi usando intelligenza artificiale, con sistemi come River Eye e River Cleaner.
  • Genius Watter (Veneto) sviluppa sistemi di desalinizzazione e purificazione per aree dove le fonti d’acqua sono saline o contaminate, offrendo soluzioni sostenibili.
  • Rithema (Campania) propone Water Save, un sistema che recupera l’acqua domestica che normalmente si spreca in attesa che arrivi calda dai rubinetti.
  • Waterjade (Trentino-Alto Adige) lavora con i digital twin, gemelli digitali dei bacini idrici, per pianificare al meglio le risorse grazie a dati meteo e satellitari.
  • Giar Energy (Marche) si dedica a produrre energia pulita sfruttando onde, maree, correnti e vento, puntando a un mix energetico più sostenibile.
  • Seares (Toscana) realizza smorzatori nautici intelligenti che, oltre a ridurre il moto ondoso sulle imbarcazioni, recuperano energia rinnovabile.
  • WWS (Liguria) si occupa di modelli previsionali per venti, correnti e rischi sottomarini, fondamentali per la sicurezza delle coste.
  • Beadroots (Puglia) sviluppa polimeri naturali superassorbenti che aiutano le radici delle piante a sopravvivere in condizioni di siccità.
  • Evja (Campania) porta l’intelligenza artificiale in agricoltura, per ottimizzare irrigazione e protezione delle colture, riducendo sprechi e costi.
  • Finapp (Veneto) ha ideato un sistema innovativo che usa i raggi cosmici per misurare l’umidità del suolo e prevedere rischi idrogeologici.
  • Limenet (Lombardia) trasforma la CO2 in bicarbonati per migliorare l’ecosistema marino, offrendo una soluzione concreta contro l’acidificazione degli oceani.
  • Oceanhis (Piemonte) realizza sistemi IoT per monitorare in tempo reale la salute del mare e delle sue acque.
  • Ogyre (Liguria) ha creato una piattaforma digitale che coinvolge una community internazionale per rimuovere rifiuti marini.
  • Pipein (Piemonte) si occupa di manutenzione predittiva di condotte e oleodotti, riducendo sprechi d’acqua e rischi di rottura.
  • PlantBit (Liguria) lavora su transistor elettrochimici organici, che permettono di ridurre l’irrigazione agricola fino al 40%.
  • Plantvoice (Trentino-Alto Adige) sviluppa sensori intelligenti che “ascoltano” lo stress delle piante per evitare sprechi idrici.
  • T1 Solutions (Lombardia) ha ideato spugne poliuretaniche capaci di assorbire idrocarburi sia su acqua sia su terra, utili in casi di inquinamento.
  • WSense (Lazio) è specializzata nel monitoraggio marino, anche a profondità estreme, con tecnologie ottiche e acustiche.
  • xFarm (Piemonte) offre una piattaforma digitale per aiutare gli agricoltori a gestire ogni fase della produzione, migliorando resa e impatto ambientale.

Planet Farms (Lombardia) porta avanti la coltivazione verticale, riducendo fino al 95% il consumo d’acqua e del 90% l’uso di suolo rispetto all’agricoltura tradizionale.

Queste startup dimostrano che l’Italia non è solo un Paese di criticità, ma anche un laboratorio d’innovazione, capace di attirare investimenti e sviluppare tecnologie di frontiera.

Tecnologie idriche come occasione per un nuovo modello di sviluppo

L’acqua è una sfida economica, tecnologica e politica. In Italia, dove quasi metà dell’acqua si disperde prima di arrivare a destinazione, non basta più parlare di emergenza. Serve investire ora, puntando sull’innovazione, sulle startup e su una gestione più moderna.

Come ricordano le Nazioni Unite, per garantire acqua sicura a tutti entro il 2030 serviranno 1.000 miliardi di dollari l’anno. Ma proprio da questa sfida può nascere un’occasione: quella di costruire un modello di sviluppo nuovo, capace di unire sostenibilità, crescita e qualità della vita.

Note


[1] https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2023/09/eurispes-un-sistema-che-fa-acqua_2023.pdf

[2] https://www.istat.it/it/files/2024/03/Report-GMA-Anno-2024.pdf

[3] https://eventi.ambrosetti.eu/valoreacqua2024/wp-content/uploads/sites/262/2024/03/Libro-Bianco-Valore-Acqua-per-lItalia-2024.pdf

[4] https://www.ambrosetti.eu/news/water-for-the-mediterranean-quale-agenda-per-i-prossimi-anni/

[5] https://dealroom.co/blog/european-climate-tech-in-2023

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