innovazione

Austria, un modello per le startup che l’Italia può imitare



Indirizzo copiato

L’Austria ha istituito una figura governativa dedicata alle startup, guidata da Elisabeth Zehetner. Con sei unicorni e oltre tremila settecento nuove imprese dal 2013, il Paese mostra un ecosistema innovativo che bilancia finanziamenti pubblici e privati, offrendo spunti utili

Pubblicato il 8 gen 2026

Paolo Anselmo

Presidente Associazione IBAN



startup in italia startup e dazi Ecosistema innovazione italiana

Tra i nostri vicini di casa da un punto di vista geografico non ci sono solamente la Francia e la Svizzera, ma anche l’Austria.

La repubblica alpina può essere considerato un caso di studio interessante per comprendere come un Paese di dimensioni contenute possa costruire un ecosistema innovativo efficace.

Un contesto geografico strategico per l’innovazione

Se ne facciamo una sola questione di estensione territoriale si tratta di un altro Paese piccolo, con una popolazione non troppo numerosa.

La sua posizione però per molti risulta strategica perché circondata a distanze abbastanza ravvicinate da paesi importanti come la Germania, o la stessa Italia.

Il governo di Vienna nei mesi scorsi è cambiato e ha portato con sé anche alcune novità interessanti per quanto riguarda le startup e gli investitori. Risulta perciò utile provare a dare un’occhiata a cosa stia facendo l’Austria per il settore dell’innovazione, aprendosi all’ipotesi di potersi ispirare a ciò che fanno altri in diversi contesti per provare a continuare a migliorare e progredire anche a livello italiano.

Una figura istituzionale dedicata alle startup

Sicuramente uno degli elementi che più emergono del nuovo assetto governativo dell’Austria è quello che riguarda l’istituzione di una figura politica che all’interno della sua carica ha indicato esplicitamente il termine “startup“. Come a significare che il comparto ha bisogno di una figura che si dedichi a lui esclusivamente, senza affiancarlo o mescolarlo con altri settori di pur altrettanta importanza, sia chiaro. Il nome completo dell’incarico è quello di “Segretaria di Stato per l’energia, le startup e il turismo” ed è stato assegnato a Elisabeth Zehetner.

In un punto stampa a margine dell’ultimo ViennaUp, festival dedicato alle startup che Vienna ospita ogni anno, la Segretaria ha spiegato quale sia il suo trascorso professionale e quale l’obiettivo del proprio mandato: “Prima di assumere questo incarico ho lavorato per la camera di commercio austriaca e ho coordinato i lavori di un think tank dedicato alla relazione tra business, innovazione e climatetech. Ora il mio compito è sostenere lo sviluppo delle imprese innovative in Austria partendo da un terreno che ha già dimostrato di essere fertile e che ha permesso, fino a ora, la nascita di sei unicorni: Bitpanda, Cpadata, TTTech Auto, Refurbed, Tricentis, Loxone“.

I numeri dell’ecosistema startup austriaco

Un terreno che mostra uno storico interessante per essere per l’appunto piccolo da un punto di vista di estensione geografica. Dal 2013 in Austria sono state fondate più di 3.700 startup, con una media di circa 370 nuove imprese all’anno. Dal 2022, inoltre, la quota di fondatori internazionali in Austria è aumentata di quattro punti percentuali, raggiungendo il 19% nel 2024.

L’Austria è anche lo Stato membro dell’UE leader per quanto riguarda le startup femminili. Nel 2024 infatti il 22% delle nuove imprese è stato fondato da donne e almeno una donna è coinvolta nel 37% delle startup attive nel Paese.

Il ruolo importante dei Business Angel in Austria

L’Austrian Startup Monitor è il più grande studio annuale sull’ecosistema delle startup austriache, realizzato da diverse organizzazioni tra cui l’AIT (Austrian Institute of Technology) e AustrianStartups. Analizza lo stato attuale e le prospettive future, fornendo dati e fatti sull’ecosistema delle startup, incluse tematiche come l’innovazione, la crescita e la sostenibilità. Nell’edizione relativa ai numeri del 2024 si possono leggere alcuni dati interessanti.

Per esempio, la percentuale di startup che ha utilizzato il capitale di rischio proveniente dal settore del Venture Capital è aumentata passando dal 19% al 22%. Una crescita che rappresenta un buon segnale, indicando che quando il capitale viene raccolto proviene spesso da fonti Venture Capital specializzate.

Attenzione anche a quelle che sono le principali fonti di finanziamento utilizzate dalle startup austriache: i sussidi e i finanziamenti pubblici restano quella più comune, utilizzata dal 36% delle startup. Al secondo posto ecco spuntare i Business Angel, utilizzata dal 27%, seguiti al terzo posto dal Venture Capital che si assesta al 22%.

Sinergia tra pubblico e privato nel finanziamento

Venture Capital e Business Angel rappresentano quindi una fonte di finanziamento per quasi la metà delle startup presenti in Austria. Un risultato già oggi importante se si considera quanto storicamente, lo dimostrano i dati, siano le politiche pubbliche a rappresentare il principale strumento di sostegno.

Evidente come i due ambiti non debbano essere concorrenziali tra di loro, ma operare il più possibile in sinergia per arrivare a quello che deve essere l’obiettivo comune di supporto alle startup, al loro sviluppo e alla loro capacità di creare innovazione e sviluppo economico e sociale.

Integrazione tra fondi nazionali ed europei per supportare la crescita

Il ruolo del finanziamento pubblico in Austria è uno dei punti presenti anche nell’agenda della Segretaria Zehetner. L’intenzione sembra essere quella di andare a modificare in parte quella che è la funzione di questo tipo di supporto, integrandolo con le possibilità di sostegno che esistono anche a livello europeo.

Insomma, anche attraverso il potenziale supporto del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) arrivare a definire un sistema rinnovato che sia in grado di coinvolgere nel processo di finanziamento delle startup veicoli di investimento, compresi quelli istituzionali, ma anche favorire l’attrattività da parte di investitori internazionali.

“L’obiettivo è fare in modo che le startup austriache anche in fase di crescita possano scalare senza lasciare il Paese, perciò vogliamo rendere più semplice l’impianto burocratico e potenziale la formula della FlexCo che consente di costituire facilmente le imprese innovative facendo, per esempio, in modo che tutti i documenti necessari siano disponibili anche in inglese” le parole di Zehetner sempre a margine del ViennaUp.

Collaborazione internazionale e best practice europee

Ancora la Segretaria evidenzia anche quanto uno sguardo attento alla realtà locale non debba precludere in alcun modo partnership e sinergie internazionali: “Credo che i rapporti firmati da Draghi e Letta siano importanti nel definire la direzione, sono convinta che dobbiamo essere molto ambiziosi perché l’ambizione non è un lusso ma una necessità, dobbiamo lavorare sia a livello locale sia a livello di Unione Europea anche nel definire le best practice.

Stiamo guardando come altri Paesi hanno declinato il concetto di fondo di fondi, stiamo coinvolgendo anche le grandi imprese con particolare attenzione a settori come il biotech e il greentech e il fatto di avere la competenza anche su turismo ed energia è un ulteriore valore.

Ci coordiniamo con le università, i programmi di accelerazione e puntiamo a costruire, anche attraverso la formazione, una sempre più solida mentalità da Paese che considera le startup fondamentali”. Tutti concetti che sono certamente condivisibili anche per il mercato italiano, probabilmente più avanzato e strutturato di quello austriaco sotto alcuni punti di vista, ma non per questo meno bisognoso di possibili spunti e idee da imitare osservando quel che accade nel resto d’Europa.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Argomenti


Canali

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x