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Decreto Rilancio, se la burocrazia imbriglia (ancora) l’innovazione

Il testo definitivo del Decreto Rilancio riserva in totale un miliardo di euro al settore dell’innovazione, includendo tra le misure l’aumento dal 30% al 50% della detrazione su un investimento massimo di 100mila euro. Buone notizie, dunque, a patto che la burocrazia non smorzi gli entusiasmi

04 Giu 2020
Paolo Anselmo

Presidente Associazione IBAN


All’interno degli articoli di cui si compone il Decreto Rilancio – oltre 200 pagine di provvedimenti, impegni e misure per un totale di 55 miliardi di euro, l’equivalente di due manovre finanziarie in momenti ordinari – il numero 38 è espressamente dedicato al settore dell’innovazione e contiene molte misure rilevanti per tutto il comparto, così come risorse che non possono essere sicuramente trascurate. Restano tuttavia dei buoni margini di miglioramento e soprattutto bisogna scongiurare il rischio che la burocrazia ostacoli l’attuazione di queste misure.

Accolte le richieste dell’ecosistema dell’innovazione

Si parla infatti di un miliardo di euro in totale, soldi essenziali per sostenere il mondo delle startup e delle pmi innovative, come la dotazione al Fondo di sostegno al venture capital che ha avuto risorse aggiuntive per 200 milioni euro, gli ulteriori 200 milioni di euro destinati al Fondo di garanzia per le Pmi innovative e i 100 milioni di euro previsti per il sistema Smart&Start di Invitalia. A queste misure si aggiunge un importante incentivo fiscale che ha l’obiettivo di stimolare ulteriormente gli investimenti da parte di Business Angel: la detrazione IRPEF è stata portata dal 30% al 50% su un capitale investito di 100mila euro.

E’ una misura importante, per cui proporremo di estenderla anche alle prossime annualità, di alzare il tetto dell’investimento rispetto al quale ottenere la detrazione oltre i 100mila euro e di prevedere che ci sia la possibilità di utilizzare la detrazione per tre anni se manca la capienza del reddito, che oggi non è prevista. Continueremo anche a prospettare che il termine minimo di mantenimento dell’investimento per non perdere questi benefici fiscali sia ridotto a un anno, al posto dei tre attualmente previsti. Se l’azienda su cui ho investito cresce in modo significativo, perché devo mantenere il mio investimento per tre anni prima di poter godere della detrazione fiscale, se posso avere una exit immediata e ottenere così un guadagno (con relativo gettito fiscale legato alla plusvalenza), obiettivo di ogni attività di investimento? In questo momento è però giusto concentrarsi sulle risposte che il Governo ha dato al mondo delle startup e delle pmi innovative che nelle scorse settimane, anche con il sostegno di IBAN, aveva presentato un piano di rilancio: cinque azioni urgenti per fare ripartire startup, scaleup e pmi innovative garantendo loro accesso al credito e alla liquidità e favorendo gli investimenti corporate e dei business angel. In questo senso l’aumento della detrazione fiscale al 50% è sicuramente un segnale positivo, così come le nuove dotazioni, per un totale di 400 milioni €, al Fondo di sostegno al venture capital, al Fondo di garanzia per le Pmi innovative e i 100 milioni € aggiuntivi per i finanziamenti agevolati del sistema Smart&Start di Invitalia, anche perché sono state accolte molte delle richieste arrivate direttamente da chi appartiene al mondo dell’innovazione.

Gli investimenti di Business Angel in Italia nel 2019

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Il tetto dei 100mila euro di investimento su cui calcolare la detrazione potrebbe essere percepito come basso, ma questa limitazione è coerente con la taglia media degli investimenti dei business angel in Italia: dai dati che annualmente raccogliamo nella Survey IBAN dedicata alle operazioni che coinvolgono gli investitori privati in Italia emerge infatti che l’importo medio del capitale investito è di poco superiore ai 200mila euro. Nel 2019, secondo i dati raccolti e analizzati da IBAN, su un totale di 166 operazioni di investimento che hanno coinvolto i business angel, il 42% è stato di importo inferiore ai 100mila euro. Per il 58% degli angel che investono ogni anno oltre 100mila euro, invece, resta comunque in vigore la possibilità di utilizzare la detrazione al 30%, con il tetto di 1 milione di euro sul valore dell’investimento e utilizzabile per tre anni se manca la capienza del reddito.

Un buon Decreto per l’innovazione, ma ancora migliorabile

Restano in ogni caso ancora dei margini di lavoro per cercare di migliorare ulteriormente le proposte inserite nel Decreto. Da questo punto di vista sarà essenziale il lavoro che verrà fatto in sede di conversione del provvedimento in Legge da parte dei due rami del Parlamento. Senza dimenticare l’importanza dei Decreti attuativi delle varie misure, la cui tempistica di pubblicazione è essenziale per non rischiare di ritrovarsi con parole vuote di conseguenze concrete. L’auspicio è che gli emendamenti al testo che verranno presentati dalle varie forze politiche possano permettere alle misure indicate dal Decreto di non essere depotenziate, ma anzi integrate e migliorate, con il chiaro intento di rendere l’accesso alle risorse e alle agevolazioni fiscali più semplice e rapido possibile. Il vero rischio, infatti, è che sia la burocrazia a ostacolare quelle che sembrano essere le buone intenzioni di questo Governo legate al settore dell’innovazione. Sarebbe davvero un peccato se la burocrazia intralci gli slanci di entusiasmo, voglia di investire e di sperimentare che sono i tratti essenziali di un settore come quello dell’innovazione, per sua natura portato a guardare in avanti e al futuro.

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