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Deep tech in Italia: così PNICube trasforma la ricerca in imprese



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L’Italia eccelle nella ricerca ma fatica a trasformarla in imprese competitive. PNICube, rete di 59 incubatori universitari, colma questo gap favorendo la nascita di startup deep tech attraverso Start Cup regionali e competizioni nazionali, generando oltre 1.300 progetti in ventitré anni

Pubblicato il 23 gen 2026

Paola M.A. Paniccia

Presidente PNICube – Rete degli incubatori universitari e delle Start Cup regionali



deeptech (1)

Il deep tech rappresenta la frontiera più avanzata dell’innovazione tecnologica, dove ricerca scientifica e applicazione industriale si incontrano per generare soluzioni ad alto impatto.

In Italia la ricerca scientifica produce risultati di eccellenza, ma fatica ancora a trasformarsi in imprese capaci di competere sui mercati globali, soprattutto nei settori deep tech.

È un paradosso tutto italiano: i talenti ci sono, i laboratori esistono, ma spesso manca un ecosistema solido che accompagni le tecnologie più avanzate dal banco di prova scientifico fuori dai laboratori, verso il mercato, l’industrializzazione e la crescita.

PNICube, la Rete nazionale degli incubatori universitari e delle Start Cup regionali

È proprio in questo spazio critico – tra ricerca d’eccellenza e applicazione industriale – che da oltre vent’anni opera PNICube, la Rete nazionale degli incubatori universitari e delle Start Cup regionali. Una vera “rete delle reti” che, con 59 associati e oltre l’80% delle università pubbliche coinvolte, opera con un obiettivo chiaro: valorizzare la conoscenza e trasformarla in imprese deep tech sostenibili, scalabili e a forte impatto socio-economico.

In Italia, dove si contano oltre 12.342 (dati MIMIT al secondo trimestre 2025) ma gli investimenti privati in innovazione restano inferiori alla media europea, puntare sul deep tech significa gettare le basi per uno sviluppo competitivo e duraturo, capace di generare valore reale e trattenere i talenti.

Dai laboratori alle imprese: la missione della Rete PNICube

Fondata nel 2004, PNICube rappresenta un’infrastruttura nazionale unica nel suo genere. Rappresenta un modello di collaborazione sistemica tra università, incubatori, uffici di trasferimento tecnologico (TTO), ricercatori, investitori e imprese. Ogni anno la rete sostiene progetti di ricerca, brevetti e tecnologie ad alto livello di maturità (TRL), accompagnandoli nella delicata transizione verso la fase imprenditoriale.

Al centro del suo modello ci sono le 17 Start Cup regionali, attive in 18 Regioni, che costituiscono i presidi territoriali per la nascita e l’accompagnamento delle startup di matrice universitaria. A queste si affiancano due sfide nazionali: l’Italian Master Startup Award (IMSA), che premia imprese deep tech già sul mercato, e il Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), la più grande e capillare Business Plan Competition italiana, definita dall’OCSE come una “best practice internazionale” nel trasferimento tecnologico grazie alla sua capacità di integrare attori e competenze eterogenee, con un approccio sistemico di open innovation.

L’impatto di oltre vent’anni di lavoro

L’impatto generato dalla Rete è monitorato attraverso un Osservatorio nazionale che raccoglie dati dai territori. In ventitré anni sono stati generati oltre 1.300 progetti deep tech, con una media di più di 55 l’anno. Più della metà di questi si è trasformata in imprese operative, un risultato particolarmente significativo considerando la complessità dei processi di validazione tecnologica.

Particolarmente rilevante è anche il dato dell’ultimo quinquennio (2020–2024): 341 progetti deep tech accompagnati, 209 startup avviate, 51,4 milioni di euro di ricavi complessivi, il 26% con almeno un brevetto attivo e un TRL medio pari a 4,8. Numeri che confermano come la Rete stia generando un impatto crescente e sempre più orientato alla maturità tecnologica e al mercato.

Ogni anno PNICube coinvolge oltre 400 attori dell’innovazione, dai ricercatori alle imprese, dagli investitori alle istituzioni, rendendo la rete uno dei principali motori del trasferimento tecnologico in Italia. Un dato di rilievo riguarda anche le fondatrici: nel quadriennio 2020–2023, le startup innovative a prevalenza femminile nate dal circuito PNICube hanno raggiunto il 18% del totale, contro una media nazionale del 13,7%. Un risultato incoraggiante che va nella direzione auspicata anche da MIMIT e Invitalia per ridurre il gender innovation gap e che posiziona PNICube come “laboratorio avanzato” di inclusione nell’innovazione. Non meno importante il dato sulla resilienza: le startup nate negli atenei mostrano tassi di sopravvivenza superiori alla media italiana. Un’ulteriore conferma che investire in conoscenza, ricerca e giovani talenti produce valore economico reale e sostenibile.

Le tre priorità strategiche per la crescita deep tech dell’Italia

Dall’ascolto delle Start Cup regionali e dai risultati dell’Osservatorio emergono tre esigenze strategiche su cui concentrare gli sforzi per rendere l’Italia più competitiva.

Ecosistemi territoriali coordinati

La prima riguarda la necessità di ecosistemi territoriali coordinati. Il Regional Innovation Scoreboard 2025 conferma differenze significative tra le regioni italiane, ma da Nord a Sud emerge ovunque un fabbisogno di sistemi locali integrati, in cui università, imprese, investitori e istituzioni dialoghino e collaborino senza duplicazioni e frammentazioni.

Debolezze strutturali da superare

La seconda riguarda le debolezze strutturali che ancora frenano la crescita delle imprese deep tech: carenza di capitale umano specializzato in proprietà intellettuale, trasferimento tecnologico e industrializzazione; difficoltà di accesso al capitale di rischio nelle fasi early stage e nella scaleup; investimenti in R&S ancora insufficienti, soprattutto da parte delle PMI. È difficile far crescere campioni nazionali deep tech senza un rafforzamento di queste aree.

Potenziamento di TTO e incubatori

La terza riguarda la necessità di potenziare strutturalmente i TTO e gli incubatori universitari, che rappresentano il motore del trasferimento tecnologico. Servono competenze manageriali su TRL, strategia brevettuale, valutazione delle tecnologie e conoscenza delle logiche dei venture capital, oltre a percorsi più robusti di formazione imprenditoriale per ricercatori e giovani founder.

Start Cup: dove nasce la nuova imprenditorialità deep tech

Le Start Cup regionali sono gli snodi territoriali che consentono di intercettare le migliori idee provenienti dagli atenei e accompagnarle in un percorso imprenditoriale avanzato. Sono luoghi in cui competenze scientifiche e imprenditoriali si incontrano, generando contaminazione, networking e collaborazione. Ogni Regione parte da un punto diverso, ma le Start Cup funzionano ovunque perché si basano su un principio che PNICube considera imprescindibile e che rende la rete un acceleratore naturale di impatto e sviluppo: la collaborazione come moltiplicatore di valore.

“Fare rete” per crescere

Far parte della rete PNICube significa accedere a un patrimonio di conoscenza e relazioni che moltiplica opportunità e competenze. Negli ecosistemi più maturi, la rete accelera la crescita, crea ponti internazionali e rafforza la competitività delle startup. Nei territori più fragili, consente di colmare gap strutturali, integrare competenze mancanti, creare connessioni tra università, imprese e istituzioni e generare percorsi di sviluppo altrimenti difficili da attivare.

Questa capacità di generare valore differenziato ma sempre orientato alla crescita rappresenta uno dei principali fattori di forza del modello PNICube, oggi riconosciuto come una leva concreta di sviluppo per la deep tech italiana.

Gli Atenei come motore di competitività

Le università e gli Enti Pubblici di Ricerca stanno assumendo un ruolo sempre più centrale come motori di innovazione. Il Premio Nazionale per l’Innovazione 2025 ne è la manifestazione più evidente: i 76 progetti finalisti rappresentano le nuove frontiere dell’innovazione deep tech – dalle tecnologie pulite all’ICT avanzato, dall’energia sostenibile all’healthtech e all’innovazione industriale. Dietro ogni iniziativa non c’è solo un’idea imprenditoriale, ma anni di ricerca e competenze altamente specializzate.

L’edizione 2025 ha posto al centro il tema degli ecosistemi territoriali, della sostenibilità e dell’impatto delle tecnologie abilitanti sulle transizioni ambientale, sociale e tecnologica. Il PNRR ha stimolato gli atenei a pianificare in un’ottica di lungo periodo, facendo convergere esigenze di ricerca, innovazione e competitività industriale.

La vera sfida, tuttavia, riguarda lo scale-up: come guidare le startup nel passaggio dalla validazione scientifica alla crescita rapida? Il dibattito al PNI 2025 ha acceso i riflettori sugli ostacoli decisivi come l’accesso ai capitali late stage, la capacità di attrarre talenti manageriali e la creazione di una pipeline continua tra università, imprese e investitori.

Conclusioni: investire in conoscenza per generare futuro

La sfida dell’Italia è chiara: occorre valorizzare i talenti, che ci sono tutti, costruendo un ecosistema in grado di favorire la trasformazione della ricerca scientifica in imprese deep tech ad alto impatto, capaci di competere sui mercati globali.

La Rete PNICube con le sue Start Cup regionali dimostra come tutto questo si può fare puntando sulla collaborazione, una grande forza innovatrice. “Fare rete” non è uno slogan, ma una strategia concreta per costruire il futuro dell’Italia che innova in una logica win win.

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