Agende digitali d'Europa, ogni Paese va per conto proprio

Il quadro

Un viaggio nei piani dei principali Paesi europei. Tra diversi livelli di sviluppo e differenze anche importanti di filosofie. Europa troppo poco unita

di Luigi Ferro

Un incontro di Neelie Kroes, responsabile dell’agenda digitale europea, con il vertice di Confindustria digitale, il 10 settembre, e l’annuncio del varo del Computer emergency response team, l’unità che si occuperà della sicurezza informatica del vecchio continente.  

Sono gli ultimi passi dell’Agenda digitale europea per la quale i governi dei paesi europei stanno lavorando con differenti risultati.

Qui è possibile trovare la fotografia della situazione con lo stato avanzamento lavori per quanto riguarda l’insieme dei Paesi della Ue. Una fotografia fatta di numeri che Francesco Sacco, docente e ricercatore del dipartimento Management e Tecnologia dell’Università Bocconi di Milano, dimostra di non apprezzare particolarmente. “perché sono stati fissati numeri uguali per tutti ma le realtà in Europa sono molto differenti”. 

L’Europa, prosegue Sacco, non ha alle spalle una storia di successo per il digitale. Proclami tanti, ma risultati molto meno. Con l’Agenda digitale ha effettuato l’ultimo rilancio creando anche un commissario ad hoc che ha un certo peso anche dal punto di vista politico visto che è anche vicepresidente della Commissione europea.

"Però nel frattempo", aggiunge, "fra il Nord Europa che viaggia a pieno ritmo verso il digitale e un Sud che arranca non si è riusciti a fare emergere realtà continentali che possano dire la loro sullo scenario mondiale di quella che una volta era denominata new economy".

“In più la Commissione non ha potere cogente e gli Stati possono fare ciò che vogliono”. Se si sfogliano le agende digitali dei principali Paesi del Vecchio Continente si leggono documenti che a volte mettono anche troppa carne al fuoco, soprattutto in momenti di crisi economica, e che non hanno un indirizzo univoco. Forse non poteva essere che così, perché ogni Paese ha la sua storia, la sua cultura, geografia e struttura industriale. Ma sotto il cappello dei target fissati dalla Ue l’Europa si muove un po’ a modo suo.   

Svezia

La Svezia, per esempio, è al top. Una prima posizione confermata anche dal recente Web Index della World wide web foundation che fotografa l’impatto della rete in 61 Paesi.

La copertura della banda larga è al 99% (il 33% delle case sono coperte da fibra ottica) e la diffusione presso le famiglia arriva all’83%. E se il fisso ha una penetrazione del 32,6% il mobile arriva al 97,5% il dato più alto in Europa. Il 52,4% delle linee fisse viaggia almeno a 10 Mbps e il 91% della popolazione utilizza regolarmente la rete.

Un dato che si riflette anche sul commercio elettronico con il 71% delle persone e il 38,5% delle aziende che utilizzano l’online per vendite e acquisti.

Nonostante questa situazione il Web index stima che ci siano ampi spazi di miglioramento sia per quanto riguarda l’utilizzo della rete (stimato poco sopra l’80%) sia per quanto riguarda ai contenuti. 

I risultati del paese scandinavo sono frutto di un piano di investimenti che prevede circa 60 milioni di euro per la banda larga che andrà a coprire il 40 per cento di case e aziende con i 100 Megabit entro il 2015 per poi arrivare al 90 per cento nel 2020. I principali servizi, contenuti e archivi culturali del Paese devono essere digitalizzati e messi online entro il 2015.

Risultati che giustificano l’ambizione dichiarata nel documento che riassume le linee guida della politica del governo svedese dove si dice chiaramente che la Svezia vuole essere “il primo paese al mondo a esplorare le opportunità del digitale”. I macrotemi sui quali ci si muove in Scandinavia privilegiano la popolazione. Si parla infatti di facilità e sicurezza d’uso, servizi che creino benefici  fra i quali vi è la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, che in Svezia come ricorda Sacco ha avuto un ruolo trainante nella digitalizzazione con investimenti realizzati dalle comunità locali.

Per le aziende si parla di rendere più facile la vita agli imprenditori e incentivare l’adozione dell’eProcurement, ma non si dimenticano i servizi sociali, il mondo dell’education e il rafforzamento della democrazia che può trarre giovamento dallo sviluppo delle nuove tecnologie. 

La digitalizzazione della Svezia riguarda anche il sistema dei pagamenti. Secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali il contante rappresenta appena in 3% dell’economia svedese, contro il 7% dell’eurozona e il 9% degli Usa. Un dato che permette anche basso tasso di illeciti finanziari ed evasione fiscale rispetto ad altri paesi. Altro dato interessante è quello dalla GrammofonLeverantörernas Förening, l’associazione dei discografici svedesi. Nei primi sei mesi del 2012 i servizi in streaming hanno messo il turbo con l’89% del fatturato per la musica sul Web in Svezia che arriva da questo tipo di servizi.

Germania

Solida e concreta con un occhio all’ambiente. L’agenda digitale tedesca pone l’accento sul rafforzamento della competitività di una struttura industriale fatta di aziende con una taglia media decisamente più grande della nostra. L’Ict deve incidere sull’industria manifatturiera e sullo sviluppo economico, bisogna espandere l’infrastruttura digitale con un deciso impegno nella ricerca e il trasferimento tecnologico. Tutto questo senza dimenticare i diritti degli utenti, la scuola e l’utilizzo della tecnologia per la sostenibilità e il miglioramento della qualità della vita.   

I dati relativi alla Germania vedono una copertura vicina al 100% con il 77% delle persone che naviga su Internet almeno una volta la settimana. La rete fissa ha una penetrazione del 33,3% e il mobile del 35%. Il 31,2% delle linee fisse viaggia a 10 Mbps, l’e-commerce è pratica normale per il 64% della popolazione e in generale il 19,8% del business viaggia online con oltre il 20% delle Pmi che vende in rete. Circa metà della popolazione utilizza i servizi pubblici su Internet, un dato però uguale a quello della rilevazione precedente e che potrebbe indicare uno stallo dell’offerta da parte della Pubblica amministrazione.       

La creazione di 30.000 nuovi posti di lavoro legati al mondo dell’Ict è uno degli obiettivi del piano 

Deutschland Digital 2015 che punta a supportare l’azienda manifatturiera tedesca nello sviluppo tecnologico, risparmiare energia attraverso lo sviluppo di reti energetiche intelligenti, dare almeno 50 Mbps al 75% della popolazione entro il 2014 (con un fondo da 600 milioni) e avere un milione di veicoli elettrici sulle strade tedesche entro il 2020.

Tre i programmi corso: Ict for Electromobility (soluzioni innovative per la viabilità), IT2Green (per ridurre i consumi energetici Ict), Cloud Computing (per sviluppare e testare soluzioni cloud sicure). Una particolare attenzione è dedicata alla nascita di nuove aziende tecnologiche con Berlino che nel frattempo è diventata la capitale europea delle start up affollata di giovani che arrivano da tutta Europa. 

Regno Unito

Anche in Gran Bretagna la copertura è praticamente totale e riguarda il 99% della popolazione con il fisso che ha una penetrazione del 31,7% e il mobile del 63,9%. Il 73,1% delle linee fisse ha una velocità di almeno 10 Mb.

L’88% delle aziende possiede la banda larga e Internet è utilizzata dall’81% dei britannici. L’e-commerce è al 71%, la quota di business online è al 14,9% e il 1,3% dello small and medium business utilizza la rete per vendite e acquisti.  

Digital Britain è il piano varato nel 2009 che ha come obiettivo i 24 Mbps al 90% della popolazione entro il 2015. Cinque i macro obiettivi che risentono dell’influenza della City e del suo listino l’Aim che raccoglie anche le start up innovative. Oltre alla modernizzazione dell’infrastruttura,si parla anche della creazione di un clima favorevole agli investimenti. Una scelta che ha già portato qualche start up italiana a privilegiare Londra come sede della società. La vivacità della Borsa crea maggior possibilità di arrivo di nuovi partner che hanno a portata di mano una strada praticabile anche per l’exit.La Gran Bretagna punta anche a garantire l’alta qualità dei servizi pubblici a sviluppare gli skill necessari per il mondo digitale e a garantire l’accesso universale al broadband. Del Digital Britain fa parte anche Martha Lane Fox che con il suo lastiminute.com diede il via allo scoppio della bolla e che oggi è stata nominata Champion for digital inclusion.  

Sul piatto c’è un finanziamento pubblico da 500 milioni di sterline (che dovrebbe servire da stimolo di investimenti di privati). Più di recente, sono stati stanziati 100 milioni di sterline per le reti in fibra ottica o wireless da 80 Mbps. Da metà 2011 è stata varata una nuova strategia digitale per i servizi e-government, con la creazione del Government Digital Service. L’obiettivo è di  portare online tutti i servizi della pubblica amministrazione e ottimizzarne l’accessibilità. Nel corso del 2012 nascerà un singolo dominio gov.uk, che accentrerà i vari servizi. Negli ultimi tre anni, il Regno Unito ha speso 90,3 milioni di sterline all’anno in media per sviluppare servizi e-government.

Il risultato è che nel web index la Gran Bretagna si trova al terzo posto con un risultato particolarmente positivo per quanto riguarda i contenuti.

Per l’inclusione digitale, sta andando avanti il National Plan for Digital Participation, dal 2010, provvisto di un fondo di 300 milioni di sterline che finanziano corsi, campagne pubblicitarie, chioschi, contributi all’acquisto di computer e connessioni banda larga.

Francia

France Numérique 2012-2020 è il piano francese che vanta alcune peculiarità. Accanto al rafforzamento della competitività dell’economia e all’accesso universale alla banda larga si intende sviluppare l’offerta e la produzione di contenuti digitali e rinnovare la governante dell’economia digitale. Il piano parla accompagnare l’evoluzione dell’industria grafica, fa accenno al Saas e al cloud e ha come obiettivo lo sviluppo del settore dei videogiochi. In Francia infatti lo Stato si è impegnato nello sviluppo dell’iindustria locale che accanto a qualche insuccesso a visto anche case history di eccellenza come Ubi Soft che ancora oggi fra i suoi azionisti ha la Caisse des Dépôts et Consignations, istituzione finanziaria pubblica.    

Nell’Esagono i due Mb sono a disposizione di tutti gli abitanti, mentre il 61% viaggia ad almeno 10 Mb. La penetrazione del fisso arriva al 35% contro il 38,7% del mobile. Internet è utilizzata dal 73% degli abitanti e l’e-commerce riguarda il 53% della popolazione con l’egovernment fermo al 57%. Lo sviluppo del digitale è il tema di Numerique 2020, il piano lanciato dall’ex presidente Sarcozy, che prevedeva 2 miliardi di euro per le infrastrutture e altri 2,5 miliardi  per i servizi digitali.

Tra gli obiettivi, coprire il 100% della popolazione con i 5 Mbps entro il 2013; il 70% con i 100 Mbps entro il 2020 ed il 100% entro il 2025. Dematerializzare i principali atti amministrativi entro il 2013 e tutti entro il 2020. Ma c’è spazio anche per la banda larga mobile 4G, sostenere il passaggio alla Tv Hd e 3D e sviluppare il telelavoro.

Spagna

Plan Avanza 2 è il nome dell’agenda digitale spagnola dove si parla di sicurezza e accessibilità, di formazione e servizi pubblici digitali. C’è spazio anche per le infrastrutture anche se le risorse destinate non sembrano sufficienti. 

La copertura pressoché totale del territorio con la banda larga la può vantare anche la Spagna che ha una penetrazione del fisso del 24,7% e del mobile del 65,3%. Le linee con 10 Mb sono il 53,8% e la rete è utilizzata regolarmente dal 62% degli spagnoli. Basso è il dato che riguarda l’e-commerce. Solo il 27%, una quindicina di punti sotto la media Ue con il 19,9% del business acquistato online e l’11% venduto. L’eGovernment è utilizzato dal 39% della popolazione. Mentre si è assistito a un balzo per quanto riguarda le imprese che hanno ormai superato l’80%. 

Salvo rettifiche dovute alla difficile situazione economica, la Spagna ha stanziato 1,5 miliardi per obiettivi che nel 2015 prevedono  niente carta nell’amministrazione pubblica e il 50% dei cittadini e il 90% delle imprese che interagiscono via internet con la Pa.

Sempre per il 2015 il 60% della popolazione dovrebbe utilizzare le reti sociali e il 50% acquistare online. Sostegni sono previsti per le aziende che vendono online e producono contenuti digitali.

Per quanto riguarda l’infrastruttura, l’80% della popolazione dovrà viaggiare a 10 Mbps e il 50% a 100 Megabit.

Le peculiarità italiane

E poi c’è l’Italia che negli anni ha accumulato il ritardo ormai noto che può essere colmato o con una forte accelerazione, “oppure prendendo una strada diversa” come osserva il docente della Bocconi. Si dovrebbe puntare tutto sulla fibra, ma la situazione è in stallo. Il primo passo dovrebbe essere sicuramente quello di eliminare il digital divide. Che significa realizzare l’intera copertura del territorio, ma anche fornire alle aree (quelle distrettuali per esempio) la velocità di connessione delle quali hanno bisogno. Un passaggio dal quale dipende molto del resto del programma. Ma perché tutto si metta in moto fondamentale secondo Sacco è la figura del direttore dell’agenzia digitale. Francesco Sacco traccia il profilo del candidato ideale “che deve possedere una cultura trasversale di rottura con la Pubblica amministrazione. Deve possedere forti capacità di implementazione, essere giovane, capire di tecnologia ed essere in grado di fare parlare gli interlocutori. Non è un lavoro da professori perché ci vuole una forte spinta operativa”. E soprattutto, come si dice da qualche parte, non può essere una figura da sottoporre allo spoil system quando ci sarà il cambio di governo. “Si tratta di una figura al di sopra delle parti che deve godere di un alto livello di consenso”. Siamo in forte ritardo con i tempi se appena partito cambia il governo e si procede a un cambio si torna daccapo.

Ma è possibile fare un nome? “Per esempio Salvo Mizzi di Telecom Italia”.              

17 Settembre 2012