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I social creano nuovi lavori: così si può guadagnare con i contenuti su Facebook, Twitter e YouTube

Facebook, Twitter e YouTube lanciano strumenti di monetizzazione dei contenuti che tentano di dimostrare la volontà delle piattaforme social di realizzare politiche redistributive della ricchezza secondo un approccio di economia circolare. Ecco di cosa si tratta

Pubblicato il 30 Mar 2021

Angelo Alù

studioso di processi di innovazione tecnologica e digitale

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Il mercato del lavoro è al collasso, tra progressiva contrazione dei posti lavoro, ritmi elevati di disoccupazione, livelli insostenibili di recessione economica. Ma in uno scenario di generale incertezza prende forma, come nuova tendenza alternativa, il lancio di inediti strumenti di monetizzazione da parte dei social network per consentire un guadagno sui contenuti prodotti.

Facebook Journalism Project: gli obiettivi

Facebook, ad esempio, ha promosso il progetto “Supporting Independent Voices” per fornire supporto a scrittori, esperti e giornalisti che pubblicano informazioni in modo indipendente, con l’intento di facilitare la condivisione del relativo flusso comunicativo incentivando l’attività editoriale online.

A tal fine è stata creata la piattaforma “Facebook Journalism Project” che mira a rafforzare, con un investimento complessivo pari a 1 miliardo di dollari entro i prossimi 3 anni, la crescita del core business del settore dell’informazione, mediante corsi di formazione, programmi di finanziamento e partnership in grado di realizzare un modello interattivo e sostenibile di giornalismo di qualità grazie allo sfruttamento efficace delle funzionalità “social” per diffondere notizie a livello globale, combattere la disinformazione, promuovere l’alfabetizzazione giornalistica, finanziare nuove iniziative e condividere le migliori pratiche che aiuteranno gli utenti a reperire facilmente nuovi contenuti, consentendo ai creatori/editori di costruire relazioni dirette con il proprio pubblico mediante un’offerta informativa personalizza rivolta a specifici target da cui potranno derivare consistenti margini di guadagno per l’attività svolta.

Prospettando proficui strumenti di monetizzazione, Facebook dimostra di voler occupare un rilevante spazio editoriale destinato a stravolgere il tradizionale settore dei media, nell’ambito di inedite collaborazioni con giornalisti, reporter e autori, che saranno pagati direttamente dal social network con possibilità di guadagno associato alla diffusione del proprio lavoro professionale, anche come concreta opportunità occupazionale senza dubbio utile alla creazione di posti di lavoro in un momento storico particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale aggravato dagli effetti negativi sul mercato del lavoro provocati della pandemia.

La piattaforma Revue di Twitter

Sulla scia di Facebook, anche Twitter ha lanciato la propria piattaforma “Revue” che consente agli utenti scrittori, esperti e giornalisti di condividere le proprie notizie rivolte a un pubblico fidelizzato con la possibilità di monetizzare i tweet grazie a una funzione di pagamento (“Super Follow”), integrata da un servizio che rende gratuito e facile per chiunque avviare e pubblicare newsletter editoriali con l’obiettivo di far crescere il numero di lettori più velocemente grazie a contenuti coinvolgenti.

Le funzionalità Pro di Revue, oltre agli strumenti gratuiti, prevedono anche servizi premium: la versione gratuita consente agli scrittori di inviare newsletter fino a cinquanta persone mentre con la versione a pagamento il limite di posta elettronica è fino a quarantamila persone, offrendo agli utenti sottoscrittori il 5% dei ricavi generati dal sistema della newsletter.

YouTube Shorts

Particolarmente attiva anche YouTube pronta a lanciare – a partire dalla versione beta iniziale disponibile in India – il servizio “YouTube Shorts”: una nuova funzionalità di cortometraggi che paga i creatori per la produzione di video brevi di pochi secondi, così da monetizzare sui propri contenuti multimediali diffusi online sulla base di specifici indicatori in grado di monitorare il livello di viralizzazione dei video (tempo di visualizzazione, durata, target, ecc.).

Conclusioni

Di fronte a tali inedite iniziative, non vi è dubbio che l’impatto sul complessivo sistema socioeconomico generale sia indiscutibile, al netto degli inevitabili benefici imprenditoriali conseguiti in virtù di strategie virali finalizzate ad accrescere i ricavi – già oggi consistenti – dei colossi del web.

Sembra, infatti, verosimile ritenere che, mediante la progettazione di strumenti di monetizzazione offerti ai giornalisti che operano soprattutto in condizioni di maggiore difficoltà operativa e remunerativa (a livello locale e nell’ambito di progetti editoriali indipendenti), i social network, ben oltre il mantenimento di mere rendite da posizione oligopolistica nel rafforzamento esclusivo del proprio potere di mercato, tentino invece di dimostrare la volontà di realizzare politiche redistributive della ricchezza secondo un approccio di economia circolare caratterizzato da tangibili servizi di premialità nei confronti di coloro che, mediante la creazione di contenuti condivisi online, contribuiscono attivamente al successo delle piattaforme sociali.

Emerge – ancora una volta – l’intraprendenza lungimirante delle piattaforme social nella promozione di un nuovo ecosistema distribuito rispetto alla staticità inerte degli Stati portatori di visioni politiche deludenti ormai cronicizzate in condizioni di irreversibile crisi destinata ad aggravare le condizioni generali della collettività.

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