La trasformazione digitale del settore delle costruzioni si inserisce in un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni demografiche, organizzative e culturali che stanno modificando il tradizionale modello di impresa. La letteratura internazionale evidenzia come la principale criticità non risieda esclusivamente nell’introduzione di nuove tecnologie, bensì nella capacità delle organizzazioni di integrare competenze, persone e modelli di lavoro differenti.
Secondo OECD, European Construction Observatory, McKinsey e Deloitte, il settore è infatti chiamato ad affrontare simultaneamente il progressivo invecchiamento della forza lavoro, la riduzione del numero di giovani disponibili, la crescente difficoltà nell’attrarre nuovi talenti e un persistente digital skills gap che interessa competenze quali BIM – Building Information Modeling, intelligenza artificiale, gestione dei dati, automazione e robotica di cantiere. A queste dinamiche si affianca un marcato gap intergenerazionale, che non riguarda soltanto le competenze tecniche, ma anche il diverso modo di interpretare il lavoro, la leadership, la collaborazione e le aspettative professionali.
Le nuove generazioni attribuiscono crescente importanza a percorsi di crescita, apprendimento continuo, flessibilità e partecipazione ai processi decisionali, mentre modelli organizzativi caratterizzati da limitate opportunità di sviluppo, sistemi di riconoscimento poco efficaci e stili di leadership scarsamente inclusivi rappresentano oggi alcune delle principali cause di disaffezione e turnover, come evidenziato dalle più recenti indagini di Deloitte. Parallelamente, la diffusione delle tecnologie digitali incontra ancora resistenze legate alla cultura organizzativa, alla limitata propensione alla formazione continua e alla difficoltà di gestire il cambiamento, soprattutto nelle organizzazioni dove il trasferimento delle competenze e il lifelong learning non costituiscono processi strutturati.
In questo scenario, il cambiamento demografico non rappresenta soltanto una criticità, ma anche un potente fattore di accelerazione verso l’automazione dei processi costruttivi. La progressiva riduzione della disponibilità di manodopera renderà infatti sempre più strategica l’adozione di robotica, intelligenza artificiale e strumenti digitali, non con l’obiettivo di sostituire il capitale umano, bensì di incrementarne produttività, sicurezza e qualità del lavoro. La competitività delle imprese dipenderà quindi dalla capacità di accompagnare l’innovazione tecnologica con efficaci strategie di change management, promuovendo una cultura dell’apprendimento continuo, della collaborazione intergenerazionale e dello sviluppo delle competenze, elementi ormai riconosciuti dalla letteratura come i principali fattori abilitanti della trasformazione digitale del settore delle costruzioni.
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Formazione continua
Nel contesto della transizione digitale, la formazione continua non rappresenta più un’attività accessoria, bensì una leva strategica per garantire la competitività delle imprese e la resilienza della forza lavoro. La letteratura internazionale identifica il lifelong learning come il principale strumento per ridurre il divario tra la rapida evoluzione delle tecnologie e la capacità delle organizzazioni di adottarle efficacemente.
Secondo l’OECD, digitalizzazione, intelligenza artificiale e cambiamenti demografici impongono un paradigma nel quale le persone devono essere messe nelle condizioni di “imparare, disimparare e reimparare” lungo tutto l’arco della vita lavorativa, sviluppando non solo competenze tecniche, ma anche capacità di adattamento e apprendimento continuo.
Nel settore delle costruzioni questa esigenza assume un carattere ancora più strutturale: Eurofound, CEDEFOP ed European Construction Observatory evidenziano come il digital skills gap rappresenti uno dei principali ostacoli alla diffusione di BIM, automazione, robotica e intelligenza artificiale, mentre la partecipazione ai programmi di upskilling e reskilling rimane significativamente inferiore rispetto ad altri comparti produttivi.
In questo scenario, la formazione deve evolvere da intervento episodico a processo permanente, integrato nella strategia aziendale e strettamente connesso alla gestione del cambiamento organizzativo. Le imprese saranno quindi chiamate a trasformarsi in learning organisations, capaci di favorire il trasferimento delle conoscenze, la contaminazione tra generazioni e l’aggiornamento continuo delle competenze come elemento strutturale dell’innovazione e della trasformazione digitale.
La filiera delle costruzioni
Nonostante rappresenti uno dei principali motori economici europei, il settore delle costruzioni continua a essere percepito come un comparto caratterizzato da attività prevalentemente manuali, gravose e poco attrattive, soprattutto per le nuove generazioni. Commissione Europea, World Economic Forum e Deloitte evidenziano come tale percezione costituisca oggi uno dei principali ostacoli al ricambio generazionale e all’ingresso di competenze altamente qualificate, in particolare nei domini digitali.
Parallelamente, numerosi studi sottolineano che il ritardo nell’adozione delle innovazioni non deriva tanto dalla limitata disponibilità di tecnologie quanto dalla persistenza di modelli organizzativi orientati all’esecuzione piuttosto che alla sperimentazione, all’apprendimento e al miglioramento continuo.
Come evidenziato da McKinsey e dal World Economic Forum, il settore investe storicamente meno in ricerca e sviluppo rispetto ad altri comparti industriali e fatica a trasformare l’esperienza maturata nei cantieri in conoscenza strutturata e innovazione di processo. La capacità di interrogarsi criticamente sulle modalità operative, analizzare sistematicamente le inefficienze e sviluppare soluzioni replicabili rappresenta invece uno degli elementi distintivi delle organizzazioni maggiormente innovative.
In questa prospettiva, ricerca, sperimentazione e innovazione non dovrebbero essere considerate attività circoscritte al mondo accademico o ai produttori di tecnologie, ma competenze diffuse lungo l’intera filiera delle costruzioni, coinvolgendo progettisti, imprese, tecnici e operatori di cantiere. Solo promuovendo una cultura orientata all’osservazione, alla sperimentazione e al miglioramento continuo sarà possibile trasformare il cantiere da semplice luogo di esecuzione a laboratorio permanente di innovazione, favorendo lo sviluppo di processi più efficienti, sicuri, sostenibili e attrattivi per le future generazioni.
Automazione dei cantieri
L’evoluzione tecnologica delle costruzioni non produce effetti esclusivamente sulla produttività dei processi, ma contribuisce a ridefinire il ruolo stesso dell’operatore edile. Secondo World Economic Forum, Commissione Europea e Deloitte, l’introduzione di robotica, automazione, sistemi digitali, esoscheletri, macchinari intelligenti e piattaforme collaborative consente di ridurre l’esposizione alle attività più usuranti, migliorare la sicurezza e spostare progressivamente il valore del lavoro dalle prestazioni puramente fisiche alla gestione di informazioni, macchine e processi digitali.
Questa trasformazione rappresenta anche un’importante leva per aumentare l’attrattività del comparto verso le nuove generazioni, cresciute in un contesto caratterizzato dalla diffusione delle tecnologie digitali e maggiormente orientate a professioni ad elevato contenuto tecnologico.
Deloitte evidenzia come una larga parte delle imprese consideri l’adozione di strumenti innovativi un fattore determinante per attrarre nuovi talenti, mentre il World Economic Forum sottolinea come ambienti di lavoro tecnologicamente avanzati, percorsi di apprendimento continuo e possibilità di utilizzare strumenti innovativi costituiscano alcuni dei principali elementi di interesse per studenti e giovani professionisti.
In questa prospettiva, digitalizzazione e automazione non devono essere interpretate come semplici strumenti di efficientamento, ma come leve strategiche per valorizzare la professione dell’operatore edile, renderla maggiormente qualificata e favorire il ricambio generazionale necessario ad accompagnare la trasformazione del settore.
BIM
Il BIM (Building Information Modeling) è una metodologia digitale per progettare, realizzare e gestire un edificio attraverso un modello informativo condiviso, che integra geometrie, materiali, prestazioni, costi e tempi. Consente ai diversi attori del processo edilizio di collaborare in modo più coordinato, riducendo errori e migliorando l’efficienza lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.
Negli ultimi anni il BIM ha rappresentato uno dei principali catalizzatori della trasformazione digitale del settore delle costruzioni, contribuendo a migliorare il coordinamento progettuale, la gestione delle interferenze e la qualità delle informazioni. Tuttavia, la letteratura internazionale evidenzia come il pieno potenziale del BIM non possa essere raggiunto finché il modello digitale rimane prevalentemente confinato alle attività di progettazione, senza tradursi in un reale supporto alle esigenze operative del cantiere.
Secondo buildingSMART International, il National BIM Standard statunitense e la Commissione Europea, il valore del BIM risiede nella capacità di garantire la continuità delle informazioni lungo l’intero ciclo di vita dell’opera, superando la tradizionale frammentazione tra progettazione, costruzione e gestione.
In questo contesto emerge la necessità di sviluppare modelli informativi sempre più orientati alla costruttibilità (constructability) e alla producibilità (design for production), integrando fin dalle prime fasi progettuali le competenze delle imprese esecutrici e degli operatori di cantiere. Come evidenziato dalle ricerche del CIFE della Stanford University e dal Lean Construction Institute, la conoscenza maturata direttamente sul campo rappresenta infatti una fonte insostituibile di informazioni per comprendere quali dati siano realmente necessari durante l’esecuzione dei lavori e come strutturare modelli digitali realmente utilizzabili dalle squadre operative.
Il BIM del futuro dovrà quindi evolvere da strumento di rappresentazione digitale dell’opera a piattaforma collaborativa di gestione della conoscenza, capace di mettere in comunicazione progettisti, imprese e operatori attraverso un flusso informativo continuo, coerente e orientato alle reali esigenze del processo costruttivo.
Trasformazione digitale delle PMI
La digitalizzazione delle imprese di costruzione richiede un approccio che vada oltre la semplice disponibilità di nuove tecnologie. La letteratura internazionale evidenzia come, soprattutto nelle piccole e medie imprese, uno dei principali ostacoli all’innovazione sia rappresentato dalla difficoltà di individuare le soluzioni realmente coerenti con le proprie esigenze operative e con il proprio livello di maturità digitale.
In un mercato caratterizzato da una rapida proliferazione di software, piattaforme digitali, sistemi di automazione e applicazioni di intelligenza artificiale, il rischio non è tanto quello di non trovare strumenti disponibili, quanto piuttosto di adottare tecnologie non adeguate ai processi aziendali o incapaci di generare un reale valore aggiunto.
La Commissione Europea e l’OECD sottolineano come la trasformazione digitale debba essere accompagnata da servizi di technology brokerage e innovation advisory, capaci di supportare le imprese nella valutazione delle proprie necessità, nella definizione di una roadmap di innovazione e nella sperimentazione delle soluzioni prima dell’investimento (test before invest).
In questo scenario assumono un ruolo sempre più strategico figure professionali con competenze interdisciplinari, in grado di comprendere contemporaneamente le dinamiche del cantiere, i processi organizzativi e le opportunità offerte dalle tecnologie digitali, fungendo da collegamento tra il mondo della ricerca, i fornitori di tecnologie e le reali esigenze delle imprese.
Incentivi e strumenti finanziari come acceleratori dell’innovazione
Accanto al supporto tecnico, la disponibilità di strumenti economico-finanziari rappresenta un ulteriore elemento determinante per accelerare la trasformazione del comparto delle costruzioni. Il tessuto imprenditoriale italiano è infatti costituito prevalentemente da micro e piccole imprese, spesso caratterizzate da limitata capacità di investimento e da una ridotta propensione ad assumere il rischio connesso all’introduzione di tecnologie innovative.
Secondo la Commissione Europea, l’OECD e la European Investment Bank, la presenza di incentivi mirati, voucher per l’innovazione, bandi dedicati e strumenti di finanza agevolata contribuisce a ridurre le barriere economiche all’adozione di soluzioni digitali, favorendo investimenti che altrimenti verrebbero rinviati o ridimensionati.
Tuttavia, la letteratura evidenzia come il sostegno finanziario, da solo, non sia sufficiente: gli incentivi producono risultati duraturi solo quando sono accompagnati da percorsi di formazione, consulenza specialistica e trasferimento tecnologico, capaci di aumentare la maturità digitale delle imprese e di trasformare gli investimenti in un reale vantaggio competitivo.
Il caso di Prearo Costruzioni
Nel panorama delle piccole e medie imprese di costruzione, la trasformazione digitale viene spesso interpretata come un processo riconducibile all’introduzione di nuovi software o all’acquisto di tecnologie innovative. L’esperienza di Prearo Costruzioni, dimostra invece come il principale elemento di successo risieda nella costruzione di un percorso strutturato di cambiamento organizzativo, nel quale tecnologia, competenze, processi e persone evolvono in maniera coordinata.
L’approccio adottato dall’impresa è infatti partito da una fase preliminare di analisi dello stato AS-IS, finalizzata a comprendere criticità operative, inefficienze gestionali e fabbisogni informativi che caratterizzavano tanto le attività di cantiere quanto i processi amministrativi e decisionali. Tale fase ha costituito la base per un successivo percorso di Design Thinking, attraverso il quale le problematiche sono state analizzate in maniera sistemica coinvolgendo direttamente i collaboratori aziendali. L’obiettivo non era esclusivamente individuare possibili soluzioni tecnologiche, ma costruire una consapevolezza condivisa rispetto alla necessità del cambiamento, favorendo un progressivo superamento delle resistenze organizzative e sviluppando una cultura orientata al miglioramento continuo.
A partire da questa analisi è stato avviato un articolato processo di scouting tecnologico finalizzato all’individuazione di una piattaforma gestionale in grado di supportare la digitalizzazione dei processi aziendali lungo l’intera catena del valore, dalla gestione operativa dei cantieri fino alle attività amministrative e direzionali. Un percorso sfidante, non privo di ostacoli, che ha messo in luce una dinamica più ampia del nostro settore: se il comparto delle costruzioni sconta un ritardo anche culturale sui temi della trasformazione digitale, d’altro canto fornitori di soluzioni e servizi innovativi e tecnologici spesso non propongono soluzioni tagliate sulle specificità delle imprese edili.
La selezione del partner tecnologico è stata preceduta da un confronto tra diverse software house, valutate non soltanto in funzione delle caratteristiche tecniche delle soluzioni proposte, ma soprattutto della loro capacità di adattarsi alle specifiche modalità operative dell’impresa. L’implementazione del sistema, ancora in corso, ha quindi richiesto un percorso di assessment, parametrizzazione e personalizzazione del software secondo le logiche organizzative aziendali, accompagnato da un programma di formazione finalizzato a favorire un’effettiva adozione dello strumento da parte dei diversi livelli aziendali. L’obiettivo non consiste nella semplice digitalizzazione dei documenti, bensì nella costruzione di un sistema informativo capace di fornire una visione aggiornata dello stato dei cantieri e delle performance aziendali, migliorando la disponibilità di dati a supporto dei processi decisionali.
Conoscere più a fondo le caratteristiche, le esigenze e le modalità operative del settore potrebbe infatti consentire di progettare e proporre soluzioni sempre più mirate e personalizzate, andando oltre approcci necessariamente standardizzati e favorendo così un percorso di innovazione più concreto, efficace e realmente aderente alle esigenze delle imprese.
Parallelamente, l’impresa ha avviato un percorso di sviluppo delle competenze BIM aderendo al programma DIH CUBE promosso da ANCE, con l’obiettivo di comprendere come i modelli informativi possano diventare strumenti realmente utilizzabili nella gestione operativa del cantiere. L’iniziativa ha portato all’avvio di una collaborazione con l’Università degli Studi di Padova per lo sviluppo di un prototipo di modello digitale costruito secondo le esigenze informative del responsabile di cantiere, superando la tradizionale impostazione orientata prevalentemente alla progettazione. Tale attività rappresenta il primo passo verso la definizione di standard informativi aziendali che consentano di rendere il BIM uno strumento operativo e non esclusivamente progettuale, preparando al contempo il terreno per il coinvolgimento progressivo delle figure aziendali che utilizzeranno tali strumenti nella pratica quotidiana.
La trasformazione ha interessato anche il tema dell’automazione dei cantieri. Attraverso la partecipazione a un progetto di ricerca regionale sviluppato con università, centri di ricerca e imprese partner, Prearo Costruzioni sta contribuendo alla sperimentazione di tecnologie robotiche e sistemi di automazione destinati a supportare gli operatori nelle attività maggiormente ripetitive, migliorando sicurezza, qualità e produttività. Analogamente, l’azienda sta sviluppando attività di ricerca dedicate all’introduzione di nuove soluzioni costruttive e impiantistiche finalizzate ad aumentare le prestazioni degli edifici, confermando una visione dell’innovazione estesa all’intero processo edilizio.
Il valore dell’esperienza di Prearo Costruzioni non risiede tuttavia nelle singole tecnologie adottate, quanto piuttosto nell’approccio metodologico seguito. In un settore storicamente caratterizzato da una forte stabilità dei processi e da una limitata propensione al cambiamento, l’impresa ha scelto di mettere in discussione modelli organizzativi consolidati, sviluppando progressivamente le competenze, gli strumenti e la cultura necessari per affrontare l’evoluzione del mercato. La digitalizzazione viene così interpretata non come un obiettivo da raggiungere, ma come un processo continuo di apprendimento e adattamento, volto a costruire un’organizzazione maggiormente resiliente, capace di integrare le innovazioni future e di creare un ambiente di lavoro più attrattivo per le nuove generazioni di professionisti, sempre più orientate verso strumenti digitali, automazione e gestione intelligente dei dati.
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