Ha ragione Joshua Gans, economista alla School of Management dell’Università di Toronto, quando afferma che, tra i tanti dubbi, una certezza sulle conseguenze occupazionali dell’intelligenza artificiale l’abbiamo: è cresciuto il numero di studiosi impegnati a stabilire se essa sia complementare o sostitutiva rispetto al lavoro umano [1]. Sino a poco tempo fa, peraltro, il compito di questi studiosi è stato – diciamolo pure – più simile a quello dei veggenti che degli scienziati, poiché dei dati non c’era traccia.
cognitive moat
Dal “saper fare” al “saper giudicare”: dov’è il valore del lavoro oggi
L’intelligenza artificiale erode il valore del mero “saper fare” e premia densità cognitiva, giudizio e capacità di orchestrare uomo e macchina. Il cognitive moat diventa il fossato che protegge il lavoro umano e ridisegna la geografia del valore nel processo produttivo
Università di Palermo e Co-founder@SandB

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