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Il pregiudizio del pensiero: quando l’IA ci costringe a ripensare noi stessi



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Gli LLM dialogano con abilità, ma negar loro il pensiero spesso rivela un pregiudizio: agli umani basta poco per parlare di “mente”, alle macchine no. Ridurre tutto al “next token” è fuorviante perché predire implica modellare senso. La differenza decisiva oggi è nei fini: manca l’autotelia, da cui nasce l’allineamento dell’IA

Pubblicato il 19 gen 2026

Riccardo Manzotti

Ordinario di Filosofia Teoretica, IULM, Milano



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Il dibattito sul pensiero delle macchine divide esperti e filosofi: possono realmente pensare o sono solo sofisticati calcolatori statistici? Questa domanda, apparentemente semplice, nasconde pregiudizi profondi sulla natura della cognizione umana.

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