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Fibra ottica: nuove priorità strategiche per la trasformazione del Paese



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L’intervento di Massimo Sarmi (FiberCop S.p.A.) all’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry evidenzia la forza dell’infrastruttura fibra nazionale: 26 milioni di km di fibra, 11.000 nodi, copertura al 96%. Resilienza, sicurezza, bassissima latenza e integrazione con le reti energetiche diventano priorità, insieme a investimenti e regole capaci di sostenere l’evoluzione futura

Pubblicato il 21 gen 2026



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La crescita della domanda di servizi digitali, l’espansione delle applicazioni industriali basate su AI e l’esigenza di garantire continuità operativa in tutto il territorio stanno ridefinendo il ruolo dell’infrastruttura fibra nazionale. Durante un intervento ospitato dall’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry del Politecnico di Milano, Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop S.p.A., ha delineato un quadro aggiornato della rete italiana, evidenziando numeri, punti di forza e condizioni necessarie per sostenere un’evoluzione tecnologica sempre più esigente.

Un’infrastruttura estesa e capillare: i numeri chiave della rete italiana

Sarmi richiama un dato che fotografa l’ampiezza dell’infrastruttura italiana: «i numeri del contributo sono i 26 milioni di chilometri di fibra posati». Un’estensione che testimonia anni di investimenti e consente oggi di coprire gran parte del territorio nazionale.

Alla capillarità della fibra si aggiunge la diffusione dei nodi di rete: «circa il 96% dei clienti sono collegati con una rete ultra broadband» e nel Paese sono presenti 11.000 nodi, definibili come «abilitatori dell’infrastruttura che servirà per trasportare i dati, per gestirli e memorizzarli in prossimità».

Questa distribuzione permette alla rete di evolvere verso la presenza di mini data center locali, capaci di supportare applicazioni che richiedono bassa latenza, resilienza e continuità.

Potenza, resilienza e sicurezza: come devono evolvere le reti di nuova generazione

L’estensione non basta: per Sarmi, la rete deve essere progettata con requisiti «di maggiore potenza, resilienza e sicurezza». Il progresso tecnologico e la crescente quantità di dati generati da cittadini e imprese impongono infrastrutture robuste, pronte a gestire traffico elevato e applicazioni critiche.

La sicurezza assume un ruolo centrale. Sarmi sottolinea l’importanza di adottare tecniche crittografiche avanzate e richiama il tema della criptografia quantistica, come approccio per consolidare la protezione delle comunicazioni in uno scenario in cui il quantum computing potrebbe introdurre nuove forme di minaccia.

Il suo obiettivo è chiaro: costruire «un modello di rete autonoma», capace di integrare funzionalità di controllo, verifica e protezione lungo tutto il ciclo di trasmissione dei dati.

Dalla rete ai servizi di prossimità: perché la latenza diventa cruciale

Uno dei temi più innovativi dell’intervento riguarda il passaggio da rete come infrastruttura passiva a rete come piattaforma attiva per erogare servizi critici.

Secondo Sarmi, la disponibilità di nodi distribuiti sul territorio permette di sviluppare applicazioni che richiedono «bassissima latenza», con implicazioni dirette in ambiti come la chirurgia da remoto, la gestione intelligente delle città o il controllo di sistemi industriali complessi.

L’infrastruttura attuale «viaggia a velocità già di 10 GB simmetrici» e risulta predisposta a supportare carichi intensivi e interazioni in tempo reale. La possibilità di avvicinare l’elaborazione ai nodi consente di immaginare nuove piattaforme di servizio capaci di sostenere ecosistemi industriali sempre più integrati.

Telecomunicazioni ed energia: due reti che evolvono insieme

Una parte rilevante dell’analisi riguarda il legame crescente tra rete di telecomunicazioni e rete elettrica. L’Italia, osserva Sarmi, vive una fase in cui «le fonti di energia sono sempre di più delocalizzate».

Le reti di nuova generazione richiedono trasmissione continua di dati, monitoraggio costante e coordinamento distribuito. La fibra può diventare un’infrastruttura complementare alle reti energetiche, facilitando la comunicazione tra centri di controllo, la gestione di impianti decentralizzati, l’interconnessione di sistemi di accumulo, e la supervisione intelligente delle reti elettriche.

La convergenza tra telecomunicazioni ed energia riflette un’evoluzione comune: entrambe diventano più distribuite, più intelligenti e più dinamiche.

Investimenti, pianificazione e regole: la sostenibilità della rete nazionale

Nella parte conclusiva del suo intervento, Sarmi affronta i fattori che determinano la sostenibilità dell’infrastruttura nel lungo periodo. L’Italia, afferma, sta attraversando «il programma più ampio di costruzione di infrastruttura che io possa ricordare».

Per mantenere questo ritmo, è indispensabile «acquisire i capitali necessari» e garantire una «pianificazione di lungo termine», accompagnata da «regole semplici» e applicate in modo uniforme sul territorio.

La relazione tra investimenti, regolazione e capacità tecnologica emerge come uno dei punti chiave: senza un quadro normativo stabile e un impegno finanziario costante, la rete rischia di non adattarsi con sufficiente rapidità alle esigenze delle imprese e dei servizi pubblici.

Verso un’infrastruttura in continua evoluzione

Il contributo di Sarmi delinea un ecosistema in trasformazione, in cui la infrastruttura fibra nazionale non è un elemento statico, ma un sistema che «cresce, si densifica e si adatta».

La combinazione di capillarità, resilienza, sicurezza e prossimità elaborativa permette di immaginare una rete capace di sostenere applicazioni sempre più esigenti, supportando al tempo stesso la modernizzazione industriale e la digitalizzazione dei servizi pubblici.

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