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Relazioni parasociali: quando il digitale sostituisce il reale



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La realtà digitale genera nuove forme di dipendenza emotiva verso creator e intelligenze artificiali. Questi legami monodirezionali, definiti parasociali, plasmano società e comportamenti, creando effetti patologici quando sostituiscono completamente le relazioni umane autentiche

Pubblicato il 20 gen 2026

Emiliano Mandrone

Primo ricercatore Inapp



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Le relazioni parasociali rappresentano uno dei fenomeni più significativi della contemporaneità digitale, un’evoluzione del rapporto tra individuo e media che affonda le radici negli anni Cinquanta ma che oggi, nell’era dei social network, assume dimensioni inedite e pervasive.

Anatomia delle relazioni parasociali: intimità senza reciprocità

Di fatto, la realtà digitale è un’ulteriore dimensione della vita in cui siamo sospesi tra senso e intelletto, tra vero e verosimile, tra scienza e opinione. Luci e ombre. È necessario trasporre e adattare il nostro set valoriale, i nostri costumi, la norma e la morale alla realtà digitale su cui, progressivamente, abbiamo trasferito gran parte della nostra vita.

Il Cambridge Dictionary definisce “parasocial” l’illusione di intimità che proviamo nei confronti di una figura mediatica (come un creator, uno youtuber o un’intelligenza artificiale). Li seguiamo, ci piace la loro voce, aspettiamo il loro saluto. Si crea un legame emotivo, un senso di compagnia e conforto. Diventano presenze familiari. Ma il legame che si crea è monodirezionale, unilaterale, non c’è reciprocità. La questione diventa patologica quando si perde la distinzione tra reale e virtuale, si sostituiscono le relazioni umane con quelle social. Soprattutto per i nativi digitali è facile confondersi.

Il mito della caverna: Platone e le ombre del digitale

Nulla di nuovo. “C’erano uomini che vivevano fin dalla nascita in catene, dentro una grotta. Vedevano solo le ombre delle persone che passavano davanti al fuoco. Ad un certo punto uno di loro si liberò ed uscì. Così vide il mondo alla luce del sole e scoprì una realtà incredibile e, al contempo, si rese conto che le ombre che guardavano nella caverna erano solo la proiezione della realtà. Decise di tornare dentro, liberare gli altri e spiegar loro quello che aveva capito. Ma loro non gli credettero e lo uccisero”. È il mito della caverna di Platone, scritto circa 2500 anni fa.

Quando comprendiamo qualcosa – progresso – sorge il desiderio di comunicarlo, ma spesso ci si scontra con la diffidenza e la resistenza altrui – conservazione – in un confronto che fa progredire/regredire il genere umano più o meno velocemente.

Doxa ed epistème: conoscenza sensibile e intelligibile nell’era digitale

Platone, in maniera paradigmatica, distingue la conoscenza sensibile (che si acquisisce attraverso i sensi, l’esperienza e la realtà materiale) dalla conoscenza intelligibile (che riguarda invece le idee, i principi, la verità). Il primo tipo di conoscenza è la doxa, l’opinione, incerta e variabile; la seconda è l’epistème, la scienza, certa e stabile.

Ci sono molte aree di conflitto tra la dimensione analogica e quella digitale, in cui le interferenze vanno comprese, moderate e composte in un sistema stabile e condiviso. Tanto più le avanguardie – per loro natura aliene – ci appaiono un corpo estraneo, tanto più il sistema immunitario della comunità le contrasta, guidato da un istinto di conservazione collettivo. La relazione tra i piani (digitale, analogico) e le dimensioni (sociali, individuali, economiche, morali, ecc.) è complessa: un sistema che deve essere in ogni sua parte in equilibrio.

Dal digital divide alla dipendenza: la patologia del deficit metabolico sociale

Quando l’apparato lavora male, fa fatica, rallenta, c’è una sorta di deficit metabolico – più componenti sono in difficoltà – pur senza aver nulla di avariato.

Quelli che preferiscono rimanere in casa, da soli, davanti a un rullo continuo di video, immagini, spot, storie, luci, pensieri, musica piuttosto che uscire all’aria aperta, leggere un libro in salotto, fare una passeggiata o quattro chiacchiere con qualcuno sono la quota patologica, l’effetto collaterale del cambio di stato. Curioso, fino a pochi anni fa si temeva per i tecno esclusi, quelli del digital divide, ed ora ci preoccupiamo dei tech-addict, una devianza vera e propria, con i crismi di qualsiasi dipendenza.

Effetti-sostituzione: cani al posto di figli, social al posto di persone

Vari sono gli effetti-sostituzione che registriamo in questi tempi di transizione nei costumi sociali: da un lato le coppie preferiscono un cane ad un figlio, dall’altro le persone preferiscono la compagnia dei social a quella reale. Con tutto quello che ne consegue: asocialità, denatalità, secolarizzazione, alienazione, ipocondria, ansia, solitudine, paura.

Dalle star del cinema ai social: storia delle interazioni parasociali

Horton e Wohl (1956) hanno definito il termine “parasocial interactions” allorquando fenomeni di immedesimazione, sdoppiamento e dipendenza emotiva si instaurarono nei confronti dei divi del cinema prima e poi di quelli della musica. Recentemente, Tukachinsky Forster (2023) ha raccolto gli esiti di molteplici osservazioni legate ai social e le possibili interpretazioni. In particolare, sostiene che non siano soltanto “amici immaginari o illusioni virtuali”, ma forme di relazione profonde che plasmano la società contemporanea, influenzando la politica, il marketing e persino la salute mentale.

Virtù digitali: quando la tecnologia assume attributi divini

Sta dunque per compiersi il tempo del Deus ex machina? (Mandrone, 2017). La pulsione irrefrenabile verso la tecnologia è forse un surrogato di un ancestrale bisogno del soprannaturale?

Risponde, in definitiva, alle stesse istanze, dando luogo a vere e proprie Virtù digitali:

  • Immanenza (essere nella nostra vita),
  • Trascendenza (essere fuori dalla vita reale),
  • Ubiquità (Esserci sempre e ovunque),
  • Rapporto speciale (è tutto per te),
  • Relazione diretta (tu e lui),
  • Funzione ristoratrice (ti fa star bene, risolve),
  • Funzione di transfert (il tramite),
  • Preveggenza (ti anticipa, ti indica la via),
  • Fede (fiducia, affidabilità),
  • Liturgia (riti, comunità).

Dunque, le principali proprietà del Dio dei Cristiani, degli Ebrei e dei Musulmani sono possedute anche dai maggiori motori di ricerca (Google), social (Facebook, Youtube) e app (Whatsapp, Instagram).

La relazione uomo macchina è una questione aperta, con cui avremo a che fare a lungo.

Letteratura minima

Donald Horton e Richard Wohl, Mass Communication and Para-Social Interaction: Observations on Intimacy at a Distance, Psychiatry, 19(3), 215–229, 1956.

Emiliano Mandrone, Cambiamento tecnologico e ripercussioni sugli assetti sociali: è la fine dell’uomo comune?, Scientific Journal on Digital Cultures, Vol. 3, pp. 121–132, 2018.

Rebecca Tukachinsky Forster, The Oxford Handbook of Parasocial Experiences, Oxford Academic, 2023.

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