Sempre più persone fanno ricorso ad applicazioni mobili per la salute, anche note come mHealth, per monitorare la propria attività fisica, gestire condizioni croniche o tenere traccia della salute riproduttiva.
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Utilità delle app di mHealth e freni all’utilizzo
Queste tecnologie promettono un rapporto più diretto e personale con il benessere. Tuttavia, una sfida ricorrente nel settore è fare in modo che gli utenti continuino a usarle nel corso del tempo.
Molti scaricano infatti le app, ma sono in pochi quelli che continuano a utilizzarle in modo regolare e approfondito. Un fenomeno che porta a chiedersi quali siano i veri fattori che determinano l’engagement degli utenti con questo tipo di applicazioni. Una recente ricerca condotta da Georgios Tsirozidis (Aarhus University) in collaborazione con Neoma Business School, su una base dati di circa 350 utenti, ha portato alla luce risultati inattesi e potenzialmente significativi per il futuro del design e della diffusione delle tecnologie per la salute digitale.
Analizzando sia dati comportamentali come la durata d’uso e l’ampiezza delle funzionalità effettivamente utilizzate, sia percezioni soggettive degli utenti, lo studio ha messo a confronto diversi fattori teoricamente implicati nel determinare l’engagement.
Perché l’engagement nelle app mHealth è difficile da mantenere
Sono stati considerati fattori come il livello di fiducia nei confronti dell’app o dell’ente che la gestisce, la percezione dei rischi legati alla privacy dei dati sanitari, la percezione dei benefici individuali diretti (per esempio un miglior controllo della propria salute) e la percezione dei benefici che l’uso dell’app potrebbe avere per altri, come contribuire alla ricerca scientifica o al benessere collettivo.
Questa distinzione è centrale perché separa le motivazioni legate all’utilità personale da quelle legate a un possibile impatto sociale. Ed è proprio su questa seconda dimensione che emergono i risultati più netti.
Il ruolo dell’utilità sociale nell’engagement delle app mHealth
Un fattore emerge in modo chiaro: l’utilità percepita per gli altri. I risultati mostrano che l’unico elemento significativamente correlato a un uso più intenso e articolato delle mHealth app è la percezione di benefici per altri.
In altre parole, gli utenti che ritengono che il loro uso dell’app possa avere un impatto positivo oltre se stessi — ad esempio supportando la ricerca sanitaria, contribuendo a dati aggregati rilevanti per la salute pubblica o offrendo utilità sociale — tendono a impegnarsi di più, sia in termini di tempo speso nell’app sia di varietà di funzioni utilizzate.
Come “vedere” l’impatto rende più stabile la partecipazione
Quando l’utente collega il proprio utilizzo a un risultato che va oltre l’esperienza individuale, l’app smette di essere solo uno strumento e diventa parte di un progetto più ampio. Questa cornice, anche quando resta percepita e non misurata direttamente, sembra rafforzare la persistenza e la qualità dell’interazione.
Fiducia e privacy: cosa non spiega l’engagement nelle app mHealth
Al contrario, non è emersa una relazione significativa tra engagement e fiducia nei confronti dell’applicazione, percezione dei rischi legati alla privacy o percezione dei benefici personali diretti.
Ciò significa che, nel contesto analizzato, il fatto che un individuo si fidi del fornitore dell’app o sia preoccupato della protezione dei propri dati sanitari non si è dimostrato un predittore affidabile dell’uso continuativo dell’applicazione. Allo stesso modo, percepire benefici diretti per la propria salute o gestione personale non è bastato a spiegare come e quanto gli utenti continuino a usare l’app nel tempo.
Dal Privacy Calculus all’impatto collettivo
Questa evidenza rovescia alcune delle assunzioni tradizionali nel campo della digital health, dove spesso si considera che fiducia e utilità personale siano i principali driver dell’adozione e dell’uso persistente di tecnologie sanitarie.
Nel modello teorico noto come Privacy Calculus, per esempio, si suppone che gli individui bilancino continuamente rischi e benefici attesi prima di decidere se impegnarsi con una tecnologia. Ma i dati osservati suggeriscono un quadro più complesso: la percezione di un contributo al bene collettivo sembra avere un ruolo molto più forte nel sostenere un uso prolungato di mHealth app rispetto agli altri fattori finora considerati centrali.
Come progettare le app mHealth per aumentare l’engagement
Il fatto che il senso di utilità sociale sia il principale predittore dell’engagement ha implicazioni importanti per chi progetta e promuove app di salute. In primo luogo, suggerisce che le strategie di coinvolgimento degli utenti dovrebbero enfatizzare il valore collettivo dell’uso.
Mostrare, per esempio, come i dati raccolti contribuiscono a studi clinici, come l’informazione aggregata possa migliorare servizi sanitari, o come l’uso dell’app possa far parte di una comunità digitale che lavora per la salute di tutti può rendere più solida la motivazione a restare attivi nel tempo.
Dalla comunicazione alle funzionalità: rendere visibile il contributo
Trascurare questi aspetti potrebbe significare puntare su leve motivazionali che da sole non sono sufficienti a generare un uso continuo. Se l’offerta di benefici individuali o rassicurazioni sulla privacy non è accompagnata dalla percezione di un contributo più ampio, l’utente potrebbe non trovare ragioni sufficientemente profonde per rimanere impegnato.
Quando la salute digitale diventa un fatto sociale
L’evidenza che la fiducia e i timori di privacy non siano stati associati a una maggiore o minore interazione con l’app non solleva la questione della sicurezza, che rimane un valore fondamentale. Piuttosto, punta verso una sfida diversa: occorre ripensare il modo in cui comunichiamo il valore delle tecnologie sanitarie digitali, spostando l’attenzione dal beneficio individuale immediato alla percezione di un impatto condiviso e sociale.
Questi risultati indicano che l’esperienza dell’utente non può essere compresa solo attraverso metriche tradizionali come facilità d’uso, design intuitivo o efficacia percepita a livello personale. Il comportamento effettivo delle persone dipende anche da come esse interpretano il significato sociale del proprio uso di una tecnologia.
Se l’app è presentata come parte di un progetto più ampio che va oltre la dimensione individuale — come una piattaforma che contribuisce alla ricerca, alla salute pubblica o all’efficacia di servizi collettivi — gli utenti sembrano rispondere con un impegno più profondo e duraturo. La ricerca invita quindi a una riflessione non solo tecnica, ma anche culturale: capire le motivazioni sociali degli utenti può essere la chiave per superare ostacoli di engagement che altrimenti resterebbero inspiegabili.









