BETT 2026

Intelligenza artificiale a scuola: perché è urgente formare i docenti



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L’evento londinese BETT 2026 mostra tecnologie educative avanzate che necessitano mediazione pedagogica. La ricerca OECD conferma che l’IA generativa migliora l’apprendimento solo con progettazione didattica consapevole. La formazione continua dei docenti rappresenta l’investimento strategico fondamentale

Pubblicato il 30 gen 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



IA a scuola (1) uso dell'IA da parte dei docenti formazione online docenti

Le tecnologie educative avanzate possono trasformare la didattica solo quando gli insegnanti acquisiscono le competenze necessarie per comprenderle, adattarle e integrarle nella progettazione pedagogica.

Due velocità a confronto: scuola ed EdTech dopo BETT 2026

È uno dei temi emersi con maggior chiarezza nel corso dell’evento BETT 2026 di Londra, appena conclusosi, che ha evidenziato la tensione ormai strutturale, che si rileva in gran parte del mondo dell’istruzione: da un lato una scuola che procede per tempi medio lunghi, vincolata da curricoli, organizzazione e necessità di stabilità; dall’altro un settore EdTech che avanza a ritmo accelerato, proponendo soluzioni sempre più sofisticate e, in alcuni casi, dichiaratamente avveniristiche.

Questa distanza di velocità non va letta come un limite del settore dell’education, né come un eccesso dell’innovazione tecnologica, ma come un dato di realtà che richiede mediazione, visione e progettualità, passi condivisi per incontrarsi.

Le tecnologie avanzate e il nodo della comprensione

Le tecnologie presentate all’edizione londinese di BETT 2026dall’intelligenza artificiale generativa ai sistemi di apprendimento adattivo, fino agli ambienti immersivi e alle soluzioni per la tutela della privacy e della sicurezza — mostrano un alto potenziale per migliorare l’esperienza educativa.

Le conferenze, le soluzioni tecnologiche osservate a BETT 2026 suggeriscono che il vero nodo non è quanto siano avanzate le tecnologie disponibili, ma quanto la scuola sia messa nelle condizioni di comprenderle, adattarle e farle proprie.

Si tratta in qualche modo di riallineare due velocità, significa investire non solo in strumenti, ma soprattutto in competenze professionali, accompagnamento e formazione continua. Questo è uno dei segnali più importanti emersi dalla kermesse londinese.

Prospettiva critica e rivalutazione delle competenze pedagogiche

Proviamo ad individuare i punti salienti derivati dagli stimoli forniti da BETT, in prospettiva costruttiva ma anche critica, considerando anche le ricerche in atto, che puntano da qualche tempo a rivalutare le competenze pedagogiche dei docenti, che diventano non esecutori di strategie digitali, ma propongono soprattutti nuovi strumenti e risorse partendo da stimoli pedagogici.

La formazione docenti come ponte tra innovazione e didattica

La formazione degli insegnanti, centrale nelle proposte delle aziende EdTech, potrebbe rappresentare il principale punto di contatto tra le due velocità. Non si tratta di inseguire l’innovazione, o di immergersi in essa senza le necessarie competenze, ma di governarla, traducendo strumenti complessi in pratiche didattiche sostenibili, inclusive e coerenti con gli obiettivi educativi. In questa prospettiva, la distanza tra scuola ed EdTech piuttosto che un ostacolo diventa un’opportunità, per ripensare il ruolo del docente come mediatore culturale e pedagogico dell’innovazione.

Intelligenza artificiale generativa: promesse e necessità pedagogiche

Pensiamo alla protagonista assoluta dell’evento londinese, l’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI), entrata velocemente nel mondo della scuola e in quello accademico. E’ emerso con chiarezza assoluta che le attività didattiche basate sulla GenAI, se progettate o utilizzate senza una guida pedagogica, non fanno emergere reali guadagni in termini di apprendimento. Si fa in questo caso riferimento anche alla ricerca OECD Digital Education Outlook 2026, appena resa nota, che esplora in circa 250 pagine le possibili implicazioni dell’IA nella didattica.

Il report dell’OECD si basa sulle migliori ricerche empiriche disponibili, esperimenti di progettazione e approfondimenti di esperti per esplorare dove la GenAI si dimostra promettente e mostra come gli attori del settore dell’istruzione possano guidarne l’adozione efficace e responsabile.

GenAI nell’educazione: evidenze dalla ricerca OECD

L’intelligenza artificiale generativa (GenAI), come noto anche ai non esperti del settore, sta rapidamente entrando nei sistemi educativi di tutto il mondo, aumentando le aspettative di ulteriori apprendimenti personalizzati, pratiche didattiche migliorate e gestione più efficiente del sistema.

Le prove dimostrano che la GenAI può scalare il supporto all’apprendimento personalizzato, migliorare la qualità del feedback e automatizzare le parti di valutazione.

Quando l’IA funziona e quando fallisce nell’apprendimento

Mentre alcuni studi mostrano sia un miglioramento dei risultati degli studenti che dell’apprendimento, altri no, in particolare quando gli strumenti forniscono soluzioni dirette anziché supportare veri processi di apprendimento.

Questo significa che integrare efficacemente l’IA nell’insegnamento e nell’apprendimento richiede che siano gli insegnanti ad incoraggiare l’azione degli studenti portandoli ad essere consapevoli del processo, ad esempio il modo in cui si impara piuttosto che sui risultati degli studenti.

Sistemi ibridi e modelli pedagogici espliciti

Sistemi ibridi, che combinano l’uso della GenAI con modelli pedagogici espliciti, laddove la consapevolezza di docenti e discenti è presente, rendono assai efficace il processo di apprendimento.

La GenAI può essere un tutor, un partner o un’assistente e sintetizza prove e approfondimenti di esperti sui criteri di progettazione che lo rendono efficace per l’istruzione; ma le strategie di insegnamento devono essere riprogettate per adattarsi alla sua disponibilità.

Ad esempio, in scenari di apprendimento collaborativo allineati con le scienze dell’apprendimento, gli strumenti digitali e in primis l’IA possono aumentare le conoscenze degli studenti o rafforzare le loro capacità di argomentazione.

Dal tutoraggio rigido agli agenti pedagogici intelligenti

Per esempio, i sistemi di tutoraggio intelligenti (ITS) basati su GenAI possono trasformare tutor digitali rigidamente programmati in agenti pedagogici digitali in grado di mettere in discussione, stimolare e modificare strategie attraverso interazioni naturali basate sul dialogo.

Co-progettazione con i docenti per strumenti efficaci

Ecco allora che gli strumenti basati su GenAI possono amplificare e potenziare la capacità di insegnamento creando vantaggi che superano quelli che docenti o intelligenza artificiale possono ottenere in modo indipendente. Un modo per garantire che offrano valore educativo è progettare congiuntamente gli strumenti GenAI con gli insegnanti, considerando il target di discenti.

Spessore pedagogico: priorità alle competenze umane

Lo spessore pedagogico, stando ad un’analisi non esaustiva e necessariamente rapida degli stimoli offerti dall’evento londinese, è allora rilevante in ogni forma di progettazione didattica: l’apprendimento e l’insegnamento dovrebbero mirare principalmente a sviluppare conoscenze e competenze umane come il pensiero indipendente e le competenze fondamentali in tutte le materie, con o senza la GenAI, utilizzandola in modo selettivo e mirato per ragioni pedagogiche per arricchire l’apprendimento e non sostituire lo sforzo cognitivo o indebolire le relazioni umane al centro dell’istruzione.

Docenti co-creatori di materiali educativi innovativi

Da qui la necessità di formare i docenti, che potranno così diventare co-creatori, anche con gli studenti, di materiali e risorse per promuovere nuove possibilità di miglioramento educativo.

Voci da BETT: Google e Khan Academy sull’IA educativa

Ecco perché, a partire dalle affermazioni di Ben Gomes, Chief Technologist for Learning di Google, e Sal Khan, fondatore e CEO di Khan Academy, (presenti entrambi al BETT) è emerso come l’intelligenza artificiale possa migliorare le esperienze di apprendimento, per esempio migliorando l’alfabetizzazione, ampliando l’accesso, rafforzando la connessione umana nell’istruzione, ma ponendo sempre alla base una ridefinizione del modo in cui studenti ed educatori interagiscono con la tecnologia, quindi di nuovo un rimando al substrato pedagogico.

IA come amplificatore, non sostituto della didattica

Nell’universo tecnologico, quello che sin qui abbiamo visto proporre soluzioni che spesso quello dell’istruzione non riesce a recepire e mettere in pratica con la stessa velocità, un ruolo dominante è quello dell’IA, che corre, rimarcando proprio l’idea dei due passi.

L’AI è considerata sempre di più come un mezzo per amplificare il potenziale didattico, ma non un sostituto del docente, l’innovazione tecnologica non sostituisce la professionalità docente, ma la trasforma.

BETT 2026 e l’importanza della formazione strutturata

Questo spostamento di prospettiva ha portato alla ribalta l’importanza della competenza e della preparazione dei docenti. Proprio i vari esperti che hanno partecipato a BETT 2026 hanno ribadito che strumenti avanzati come le piattaforme AI, le soluzioni immersive non possono avere successo se gli insegnanti non dispongono di formazione strutturata e continua per comprenderne le potenzialità, i limiti e le implicazioni pedagogiche.

Da “human-in-the-loop” a pedagogie definite dagli esseri umani

E’ stato coniato in ambito militare qualche anno fa il termine “human-in-the-loop” (HITL), ma da tempo è diventato una caratteristica familiare dei dibattiti sull’intelligenza artificiale nell’istruzione; il termine si riferisce a sistemi che si basano sull’esperienza umana per guidare, correggere o supervisionare processi automatizzati.

In questo contesto, gli esseri umani forniscono giudizi laddove gli algoritmi incontrano ambiguità, come l’etichettatura dei dati, il perfezionamento delle previsioni dei modelli o l’adozione di decisioni sensibili al contesto.

L’idea è che incorporando la supervisione umana nel sistema, possiamo raggiungere un equilibrio ottimale tra efficienza della macchina e discernimento umano.

Ebbene, come sottolinea Matthew Rascoff dell’Unesco, l’istruzione richiede un linguaggio che ne rifletta la complessità, domande che ne mettano in discussione i presupposti e priorità che siano utili agli studenti, non ai sistemi.

Dobbiamo cambiare la nostra mentalità, passando dai sistemi supervisionati dagli esseri umani alle pedagogie definite dagli esseri umani.

Competenze professionali: la vera innovazione educativa

Gli esempi presentati a BETT 2026 mostrano con chiarezza che la vera innovazione non risiede solo negli strumenti, ma nelle competenze professionali necessarie per utilizzarli in modo significativo e quindi in una visione innovativa del ruolo degli insegnanti.

Le soluzioni AI-enabled proposte da aziende come Samsung, Google o Khan Academy evidenziano come le tecnologie avanzate possano diventare alleate quotidiane della didattica solo se accompagnate da una formazione docente mirata, continua e contestualizzata, da presa di coscienza e consapevolezza nei sistemi di istruzione.

Formazione docente come investimento strategico sostenibile

In questa prospettiva, la preparazione degli insegnanti non è un prerequisito astratto, ma un investimento strategico: conoscere il funzionamento degli strumenti, comprenderne le implicazioni pedagogiche e saperli integrare nella progettazione didattica consente di trasformare l’innovazione tecnologica in reale miglioramento dei processi di insegnamento e apprendimento.

Conclusioni: innovazione e formazione procedono insieme

Nel complesso, non solo BETT 2026 ma il panorama della ricerca suggeriscono una visione di scuola in cui l’innovazione tecnologica e la formazione dei docenti devono procedere insieme.

La preparazione degli insegnanti emerge come elemento chiave per ogni trasformazione educativa: senza competenze adeguate, le tecnologie rischiano di restare potenzialità inespresse; con una formazione solida, diventano strumenti di crescita professionale e miglioramento della qualità educativa.

In questa prospettiva, investire nella formazione docente significa investire nella sostenibilità dell’innovazione e nella capacità della scuola di affrontare le sfide del presente e del futuro.

Riferimenti

https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2026/01/oecd-digital-education-outlook-2026_940e0dd8/062a7394-en.pdf

https://link.springer.com/article/10.1007/s44163-025-00475-7?utm_source=chatgpt.com

https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/sipeges/article/view/7136/6388

https://www.inclusiveteaching.it/index.php/inclusiveteaching/article/view/421/388

https://uk.bettshow.com/

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