Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata con sempre maggiore decisione nelle organizzazioni. Da una prospettiva people-centric (modello di gestione delle risorse umane che supera l’approccio tradizionale di taglio “amministrativo”, ponendo il benessere e il potenziale delle persone al centro della strategia aziendale, attraverso percorsi di crescita personalizzati e una cultura d’impresa inclusiva e motivante) è però evidente che l’impatto più profondo dell’AI non riguarda tanto l’automazione dei processi o l’efficienza operativa, quanto il modo in cui sta cambiando il lavoro delle persone.
Indice degli argomenti
IA e lavoro: l’evoluzione di profili professionali, competenze, valore
Non stiamo semplicemente assistendo alla sostituzione di alcune attività da parte delle macchine: stiamo osservando una trasformazione più sottile e strutturale, l’evoluzione dei profili professionali, delle competenze richieste e delle modalità con cui le persone contribuiscono al valore dell’organizzazione.
La transizione in atto coinvolge tutti e impone una riflessione tempestiva su come formarsi restando spendibili professionalmente e sulle responsabilità che le imprese hanno nel supportare lo sviluppo continuo delle persone.
Dalla mansione al ruolo: cosa cambia con l’intelligenza artificiale
Per molti anni il lavoro è stato descritto e organizzato per mansioni: attività precise, ripetibili, spesso facilmente misurabili. L’intelligenza artificiale mette in discussione proprio questo modello.
Le mansioni più standardizzate e ripetitive stanno progressivamente perdendo centralità, perché sempre più spesso possono essere delegate a sistemi automatizzati, agenti AI o workflow intelligenti. Questo non significa che il lavoro umano scomparirà: significa che cambierà forma.
Il focus si sposta dalla singola mansione al ruolo, inteso come insieme dinamico di competenze, responsabilità, capacità decisionali e relazionali. I profili diventano meno rigidi e più ibridi.
Sempre più spesso ci troviamo a descrivere ruoli che non esistevano fino a pochi anni fa o che richiedono una combinazione di competenze apparentemente lontane tra loro. Ciò che oggi rappresenta una responsabilità o un compito specifico, domani può cambiare volto, richiedendo flessibilità e capacità di aggiornamento continuo.
L’emergere di profili ibridi nei contesti “AI-augmented”
Nel nostro lavoro quotidiano nell’ambito People & Culture, osserviamo la nascita di profili che uniscono competenze tecniche, pensiero critico, capacità di interpretazione e abilità relazionali. Non si tratta necessariamente di figure “tech” in senso stretto, ma di professionisti capaci di lavorare in modo efficace in contesti aumentati dall’AI.
Queste persone sanno dialogare con sistemi intelligenti, interpretarne gli output, valutarne l’affidabilità e integrarli nei processi reali. Sanno porre le domande giuste, riconoscere i limiti degli strumenti e assumersi la responsabilità delle decisioni finali.
In questo scenario, la differenza non la fa la conoscenza di un singolo tool, ma la capacità di costruire un rapporto maturo e consapevole con l’intelligenza artificiale.
Competenze AI-ready: cosa diventa davvero centrale
Se guardiamo oltre le competenze tecniche, ciò che davvero distingue i profili AI-ready è un insieme di competenze trasversali che diventano strutturali:
- pensiero critico e capacità di valutazione degli output
- problem solving in contesti complessi e ambigui
- adattabilità e apprendimento continuo
- collaborazione uomo-macchina
- responsabilità e consapevolezza nell’uso degli strumenti
Queste competenze non sono nuove, ma assumono oggi un peso diverso. L’AI amplifica ciò che trova: metodo, chiarezza e curiosità diventano acceleratori; confusione e mancanza di consapevolezza rischiano di generare inefficienza o errori amplificati.
Per questo il tema non è “imparare a usare l’AI”, ma sviluppare le competenze che permettono di usarla bene.
Dal ruolo HR alla prospettiva People: guidare l’evoluzione
In questo scenario noi professionisti delle Risorse Umane siamo chiamati a ridefinire il nostro ruolo, trasformandoci nel motore di evoluzione per le persone e l’organizzazione.
Il nostro compito non è prevedere con esattezza quali lavori scompariranno o nasceranno, ma creare le condizioni perché le persone restino occupabili nel tempo. Questo significa lavorare su modelli di competenze chiari, percorsi di sviluppo personalizzati e formazione continua integrata nel lavoro quotidiano.
Sempre più spesso, la domanda che ci viene posta non è “che corso dobbiamo fare?”, ma “da dove partiamo?”. E per rispondere serve metodo.
Misurare per sviluppare: rendere visibili le soft skill
Uno dei principali ostacoli nello sviluppo delle soft skill è sempre stato la difficoltà di renderle tangibili e misurabili. Parlare di competenze trasversali in modo astratto rischia di generare più retorica che azione.
Per questo servono strumenti capaci di rendere visibile ciò che spesso rimane implicito: come le persone pensano, prendono decisioni, collaborano e interagiscono con l’AI.
Governance dell’AI: fiducia e responsabilità
Un altro aspetto centrale, spesso sottovalutato, è la governance. Introdurre l’intelligenza artificiale nei ruoli professionali senza criteri chiari rischia di generare confusione, resistenze o usi impropri.
Definire perimetri, responsabilità e modalità di utilizzo non serve a frenare l’innovazione, ma a renderla sostenibile. La fiducia delle persone passa anche da qui: dalla sensazione di non essere lasciate sole davanti a strumenti potenti e complessi.
Quando le regole sono chiare e condivise, il cambiamento diventa meno ansiogeno e più governabile.
Guardare avanti con lucidità: una responsabilità organizzativa
La trasformazione in atto solleva una domanda cruciale: chi assicura che le risorse restino competitive e preparate nel tempo?
La risposta non può essere solo individuale. Le aziende hanno un ruolo fondamentale nel creare contesti in cui le persone possano evolvere, apprendere e restare rilevanti nel tempo. Investire in competenze, metodo e consapevolezza non è solo una scelta strategica, ma una responsabilità organizzativa.
L’intelligenza artificiale continuerà a cambiare il lavoro e i profili professionali. Come funzione People, il nostro compito non è inseguire ogni nuova tecnologia, ma accompagnare le persone nello sviluppo delle competenze che permettono di affrontare il cambiamento con lucidità.
In questo percorso, alimentare la curiosità diventa una leva fondamentale: la curiosità ci spinge a esplorare nuovi scenari, a porci domande e a non accontentarci di risposte preconfezionate.
Il futuro del lavoro non appartiene a chi conosce un tool, ma a chi sa usarlo con criterio.
Ed è proprio da qui che, come altermAInd, scegliamo di partire: dalle persone, dalle competenze e da un’idea di AI che non sostituisce il lavoro, ma lo rende più intelligente.


















