La sicurezza dei cavi sottomarini in Irlanda è diventata una priorità europea dopo gli episodi di novembre 2024, quando unità navali russe sono state avvistate sopra infrastrutture critiche. L’incidente ha rivelato quanto sia strategica, ma vulnerabile, la posizione irlandese nel sistema di telecomunicazioni transatlantiche.
Indice degli argomenti
L’allarme della nave Yantar e la risposta europea
A metà novembre del 2024 la nave russa Yantar ha stazionato per ore sopra un gruppo di cavi in un tratto del Mare d’Irlanda, prima di essere allontanata da unità navali irlandesi, britanniche e francesi.
Quell’episodio ha acceso i riflettori sulla difesa di un quadrante chiave per le telecomunicazioni europee e transatlantiche. Da quel momento l’Irlanda ha iniziato, sotto la pressione dei suoi partner, a rivedere dotazioni navali e strumenti di sorveglianza per mettere in sicurezza i propri fondali, ma ancora molto resta da fare.
L’Irlanda, snodo strategico con capacità limitate
Nel corso degli ultimi anni il Paese delle verdi scogliere è diventato uno snodo strategico, ma allo stesso tempo anche un anello debole delle infrastrutture digitali dell’intero continente.
Ospita un’enorme concentrazione di cavi e data center critici, ma dispone di capacità militari e di intelligence marittima limitate rispetto al livello crescente di rischio.
Hub digitale europeo: posizione geografica e Big Tech
Per far fronte a questa vulnerabilità, l’Unione Europea ha iniziato a costruire una risposta sistemica e l’Irlanda è stata classificata come uno dei punti più delicati della resilienza digitale del continente.
Grazie alla combinazione di posizione geografica, politiche fiscali e funzione di hub per le Big Tech, il Paese si è guadagnato un ruolo chiave. Circa tre quarti dei cavi sottomarini transatlantici passano nelle sue acque o nelle immediate vicinanze, collegando Europa e Stati Uniti per traffico Internet e transazioni finanziarie. È sul suo territorio che si registra una delle più alte concentrazioni di data center e infrastrutture digitali del continente.
Questa centralità comporta che un sabotaggio ai cavi o un attacco alle infrastrutture nei confini irlandesi avrebbe effetti sistemici: blackout digitali per imprese e servizi pubblici, interruzioni dei mercati finanziari, rallentamenti sulle rotte transatlantiche dei dati.
Le lacune strutturali nella difesa marittima irlandese
Nonostante questi alti rischi, la postura di sicurezza di Dublino presenta lacune strutturali, in parte legate alla tradizione di neutralità e a decenni di limitati investimenti nella difesa.
La marina militare dispone di poche unità operative e le capacità di ispezione subacquea sono inadeguate nei fondali più profondi. Il bilancio della difesa, pur in crescita, resta il più basso dell’UE in rapporto al PIL (0,24% nel 2024).
Neutralità e NATO: un nodo politico irrisolto
La neutralità è uno dei pilastri dell’identità politica irlandese e condiziona profondamente le scelte sulla sicurezza, con un’opinione pubblica che guarda con ostilità anche all’ipotesi di ingresso nella NATO.
Proprio il fatto che una nazione così esposta non faccia parte dell’Alleanza Atlantica e non garantisca quindi la possibilità di uno stretto coordinamento militare, comincia a sollevare preoccupazioni in diverse capitali europee, soprattutto alla luce del mutato quadro di sicurezza internazionale.
Il rischio di diventare anello debole delle infrastrutture UE
Più volte la Commissione Europea e gli Stati membri hanno evidenziato che nessun Paese può diventare un anello debole della catena quando si parla di infrastrutture critiche comuni.
La combinazione di carenze militari, assenza di una vera agenzia di intelligence e ubicazione geografica rende l’Irlanda un potenziale obiettivo per operazioni ibride contro le infrastrutture digitali europee.
Navi specializzate russe, come la Yantar, sono state più volte avvistate in prossimità di cavi, alimentando il timore di mappature per future operazioni di sabotaggio.
Budget record da 1,5 miliardi per la difesa 2026
Sulla base di sollecitazioni da parte europea e americana, il governo irlandese ha iniziato a riconfigurare la propria architettura di sicurezza per rispondere a minacce fisiche e digitali alle sue infrastrutture.
È stato approvato uno stanziamento record di 1,5 miliardi per il budget della difesa 2026, con un focus dichiarato su capacità marittime, sorveglianza subacquea e protezione di cavi e condotte energetiche.
Nuovi sistemi sonar e aerei da pattugliamento marittimo
Sono stati ordinati nuovi sistemi sonar per la marina, con consegna prevista nel 2027, e sono entrati in servizio tre aerei da pattugliamento marittimo Airbus C295. Dublino sta anche lavorando alla sua prima National Maritime Security Strategy, destinata a definire in modo più chiaro compiti, responsabilità e cooperazione internazionale per la protezione delle infrastrutture marittime critiche.
Il nodo irrisolto: assenza di un’agenzia di intelligence
L’assenza di un’agenzia di intelligence centralizzata rischia però di vanificare questi sforzi per colmare un divario di sicurezza che resta significativo rispetto alle altre nazioni.
La risposta europea: cooperazione e capacità comuni
Di fronte a questo anello che per ora rimane debole, l’Unione Europea sta rafforzando i suoi meccanismi di cooperazione in ambito di difesa per costruire capacità comuni, sia in termini di tecnologie (droni subacquei, reti di sensori, sistemi di comando e controllo) sia di dottrina.
Il progetto CSIP a guida italiana per i fondali
Un tassello chiave di questa visione è il progetto Critical Seabed Infrastructure Protection (CSIP), a guida italiana, al quale l’Irlanda ha deciso di aderire per rafforzare il proprio contributo alla sicurezza dei fondali marini.
Il CSIP punta a sviluppare un sistema di veicoli subacquei autonomi e telecomandati, piattaforme residenti e mobili, e una rete sottomarina connessa e sicura per monitoraggio, early warning e supporto alle operazioni.
Tecnologia condivisa e neutralità formale
Il progetto è strutturato per essere adattabile alle diverse esigenze nazionali: per l’Irlanda significa poter integrare capacità che da sola non potrebbe sviluppare, ottenendo un moltiplicatore di forza tecnologico grazie alla collaborazione con partner più avanzati. Questa scelta consente a Dublino di restare formalmente neutrale sul piano delle alleanze militari, ma di partecipare, sotto l’ombrello della UE, ad architetture di difesa delle infrastrutture che di fatto rafforzano anche la sicurezza degli alleati NATO.
Il ruolo di USA e Regno Unito nella protezione atlantica
La sicurezza dei cavi in fibra ottica che passano nelle acque irlandesi non è infatti una questione relegata all’Unione Europea. Riguarda anche gli Stati Uniti e il Regno Unito, che dipendono da questi collegamenti per traffico finanziario, militare e di intelligence.
Il Regno Unito continua a svolgere un’azione chiave di protezione aerea e marittima, intercettando velivoli sospetti e monitorando attività anomale intorno ai cavi, in un quadro informale di cooperazione che riflette l’interdipendenza strategica tra le due isole.
La complessità della cooperazione tra UE, NATO e partner
Il ruolo britannico sta creando un contesto delicato da gestire: l’UE sviluppa strumenti e standard comuni, ma la loro implementazione concreta dipende da cooperazioni bilaterali e dal coordinamento con NATO e partner extra-UE, che spesso dispongono delle capacità tecniche più avanzate.
È proprio nelle maglie di questo rapporto complesso che potrebbe inserirsi con più incisività l’azione di sabotaggio di attori ostili.
Da vulnerabilità ad asset: la sfida dei prossimi anni
L’insieme delle misure europee e irlandesi indica una presa di coscienza reale, ma ancora incompleta, del ruolo dell’Irlanda nella difesa delle infrastrutture digitali europee.
La vera sfida, nei prossimi anni, sarà trasformarla in un vero asset della sicurezza digitale: un Paese che non solo ospita cavi e data center, ma dispone anche di capacità adeguate per difenderli e integrarli in un sistema continentale di sorveglianza, risposta e deterrenza.



















