La guerra cognitiva è arrivata alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 con una campagna di disinformazione russa che ha usato IA, video fake e siti clone di media europei per screditare l’Ucraina.
Un report di NewsGuard documenta un’operazione strutturata che trasforma un evento sportivo globale in un campo di battaglia informativo e mette alla prova l’efficacia delle norme europee (Digital Services Act).
L’evento va compreso nel contesto.
Significativo anche come alla guerra di disinformazione sia affiancata quella di propaganda cyber via Ddos contro l’Italia.
Diversi report inoltre registrano un crescendo di azioni di disinformazione statale contro i grandi eventi, senza al momento alcuna soluzione in vista.
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Il report di NewsGuard sulla disinformazione russa alle Olimpiadi di Cortina: cosa è successo tra il 30 gennaio e il 10 febbraio 2026
NewsGuard documenta un’operazione coordinata di disinformazione riconducibile alla campagna filo-governativa russa denominata “Matrioska”.
Tra il 30 gennaio e il 10 febbraio 2026 sono stati individuati almeno 28 contenuti falsi relativi agli atleti ucraini (tra video e immagini) che si presentano come servizi di testate giornalistiche reali o comunicazioni ufficiali di enti istituzionali autentici. Per intenderci: non post anonimi o meme marginali, bensì prodotti costruiti per imitare Reuters, Euronews, CBC, Il Fatto Quotidiano, il Ministero della Salute italiano.
Le affermazioni fake spaziano dalle accuse di comportamenti antisociali da parte degli atleti e lavoratori ucraini alle Olimpiadi; alle presunte facilitazioni nei controlli antidoping; all’annuncio di presunte frodi online che sembra provenire da Booking.com, avvertendo i visitatori che gli ucraini avrebbero creato versioni false del sito di prenotazioni per truffare chi cerca alloggio; fino a narrative molto più sensibili come la diserzione dal servizio militare. La distribuzione è avvenuta prevalentemente su Telegram, dove secondo NewsGuard i contenuti hanno raggiunto circa 2 milioni di visualizzazioni complessive.
Si tratta di un’operazione con un obiettivo reputazionale chiaro e ben definito, cioè quello di isolare e umiliare la delegazione ucraina in un contesto globale ad altissima visibilità.

Addio alle “semplici” fake news: clonazione identitaria e deepfake editoriale
L’elemento di assoluta novità rispetto alle tradizionali campagne di disinformazione è la tecnica utilizzata.
Tra le 28 narrazioni individuate che condividono una struttura coerente, uno dei contenuti più emblematici è un video del 5 febbraio 2026 che si presenta, prima facie, come un servizio della CBC canadese. In realtà il video utilizza i primi 15 secondi autentici di un servizio reale sulla vita nel Villaggio Olimpico; si sovrappone poi una voce generata con intelligenza artificiale, che simula quella della giornalista, per sostenere che gli atleti ucraini sarebbero stati segregati a causa di comportamenti aggressivi tenuti durante le Olimpiadi di Parigi 2024.


Il video ha ottenuto oltre 500.000 visualizzazioni su canali Telegram in lingua russa ed è stato rilanciato da siti appartenenti alla rete Pravda, un network di circa 280 domini che amplificano contenuti filo-Cremlino.
Dalla semplice falsificazione di una notizia, si è dunque passati alla clonazione identitaria di un media autorevole: logo, formato, ritmo narrativo, voce giornalistica, tutto viene replicato per costruire un contenuto che, a un utente medio, appare assolutamente plausibile.
Oltre alla falsità del contenuto, ora il vero punto è la replicabilità industriale del metodo.
Diserzioni, vandalismi e stigma morale: la costruzione narrativa del nemico
Tra le narrazioni più aggressive documentate dal report figurano quelle costruite attorno a presunti atti di protesta e comportamenti degradanti attribuiti a cittadini ucraini presenti ai Giochi.
Si tratta di contenuti che combinano elementi scandalistici e simbolici: un artista performativo che avrebbe imbrattato con escrementi il bagno di un volo diretto a Milano; un gruppo femminista ucraino accusato di aver rimosso circa 20 chilogrammi di pietra dal Colosseo come atto vandalico; rifugiati ucraini che avrebbero organizzato manifestazioni coordinate davanti alle ambasciate italiane in Europa per chiedere la cancellazione delle Olimpiadi.
Nel loro insieme, queste narrazioni hanno generato circa 177.000 visualizzazioni su Telegram, contribuendo a diffondere un’immagine di disordine, inciviltà e radicalizzazione.
La costruzione narrativa è evidente e, allo stesso tempo, inquietante, perché per colpire lo Stato ucraino, ora si demolisce la moralità dei suoi cittadini. Per farlo non serve articolare una guerra di argomentazioni geopolitiche, perché si sfruttano direttamente le percezioni sociali, puntando a generare diffidenza, rigetto, fastidio.
Telegram, rete Pravda e l’ecosistema della risonanza
Il report evidenzia poi il ruolo centrale di Telegram, che, con circa 2 milioni di visualizzazioni, si conferma un ambiente privilegiato per l’incubazione di campagne coordinate.
A differenza di piattaforme soggette a programmi strutturati di fact-checking e a obblighi più stringenti di trasparenza, Telegram opera infatti in un ecosistema di moderazione limitata, dove canali pubblici possono raggiungere centinaia di migliaia di utenti senza un reale controllo sistemico equivalente.
NewsGuard documenta poi che le affermazioni legate alle Olimpiadi hanno generato almeno 17 articoli in otto lingue all’interno della rete Pravda e sono state riprese da media russi mainstream e commentatori politici come notizie verificate, una circostanza piuttosto rara per questo tipo di operazioni di influenza.
Nei mesi precedenti alle Olimpiadi del 2026, i finti servizi giornalistici di Matrioska circolavano su pochi canali Telegram filo-Cremlino in lingua russa, ma, con l’avvicinarsi dell’apertura, le narrazioni fake hanno iniziato ad avere maggiore visibilità, diffondendosi su molti più canali Telegram e su account anonimi su X.
Le interferenze straniere con la disinformazione digitale
Questa dinamica (incubazione, amplificazione, legittimazione) è del tutto coerente con quanto descritto dal Parlamento europeo nei suoi report sulle interferenze straniere (in particolare nel lavoro della commissione INGE), che ha evidenziato la crescente integrazione tra attori statali e reti mediatiche ibride.
Dai Mondiali in Qatar a Parigi 2024: la sistematizzazione dell’attacco reputazionale
Prima di Milano-Cortina, il report cita altri precedenti sempre nei confronti degli atleti ucraini.
Nel 2022, durante i Mondiali in Qatar, circolò un falso servizio con il logo di Al Jazeera su presunti arresti di tifosi ucraini per simboli nazisti. Anche in quel caso la tecnica consisteva nell’appropriazione dell’identità visiva di un media autorevole per attribuire legittimità a un contenuto costruito ad arte per riattivare una narrativa consolidata nella propaganda russa, cioè l’associazione sistematica tra Ucraina e estremismo.
Durante le Olimpiadi di Parigi 2024, narrazioni filo-Cremlino sostennero falsamente che agli atleti ucraini fossero state imposte cavigliere GPS per impedirne la diserzione. In quel caso si combinavano due leve: l’idea di uno Stato autoritario che controlla i propri cittadini anche all’estero e il sospetto che gli atleti intendessero sottrarsi al servizio militare sfruttando la visibilità olimpica. La storia, pur non trovando conferme ufficiali, circolò in modo significativo su canali Telegram e siti satellite.
La disinformazione russa negli eventi sportivi internazionali
Accanto a questi episodi, database istituzionali come EUvsDisinfo del Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS) e analisi del NATO Strategic Communications Centre of Excellence hanno documentato negli ultimi anni una crescente strumentalizzazione degli eventi sportivi internazionali nelle campagne di disinformazione filo-Cremlino.
Negli ultimi anni sono state infatti rilevate operazioni di manipolazione informativa legate al contesto sportivo e culturale internazionale. I report evidenziano un pattern ricorrente: impersonificazione di media autorevoli, creazione di contenuti audiovisivi manipolati, diffusione coordinata su reti di siti mirror e canali Telegram, costruzione di narrazioni reputazionali volte a delegittimare istituzioni, Stati o delegazioni sportive. Operazioni come “Doppelgänger” hanno inoltre dimostrato l’uso sistematico della clonazione di media europei per veicolare narrative reputazionali.
In tutti questi casi la logica resta invariata: utilizzare l’evento globale come palcoscenico per costruire un’immagine di inaffidabilità morale, slealtà o radicalizzazione. Questo tipo di operazioni rientrano pienamente nella categoria delle cosiddette “synthetic media manipulations” (analizzate nel report “Foreign Information Manipulation and Interference” di EEAS). cioè tecniche che fanno parte di un ecosistema di manipolazione sistemica che combina tecnologie emergenti e reti di distribuzione opache.
La ripetizione dello schema indica una strategia consolidata che consiste nell’utilizzare grandi eventi sportivi come moltiplicatori simbolici ad alta efficacia. I Giochi, oltre ad essere competizioni atletiche, sono ora più che mai piattaforme globali di reputazione nazionale.
Colpire l’Ucraina in questi contesti significa colpire la sua immagine davanti agli alleati occidentali.
Il documento “Cognitive Warfare” della NATO
La NATO, nel suo documento “Cognitive Warfare”, descrive la guerra cognitiva come una nuova dimensione del conflitto che mira a influenzare e alterare percezioni, processi decisionali e comportamenti attraverso l’uso integrato di strumenti informativi, tecnologici e psicologici, con l’obiettivo di colpire direttamente la sfera cognitiva delle società avversarie.
In questo senso, rappresentare gli ucraini come imbroglioni, disertori o vandali significa agire sul capitale reputazionale, che in un contesto di guerra è una risorsa strategica.
Guerra cognitiva: dalla propaganda alla contaminazione dell’ambiente informativo
Il concetto di “guerra cognitiva”, formalizzato nel contesto delle strategie di sicurezza Euro-Atlantiche, viene pertanto considerato dalla NATO un elemento crescente delle moderne competizioni informative e ibride, volto a influenzare percezioni e processi decisionali oltre i confini tradizionali del conflitto armato.
L’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (istituito con il supporto di NATO e Unione Europea) conduce analisi e pubblicazioni su come attori ostili sfruttino operazioni informatiche, disinformative e psicologiche per colpire vulnerabilità democratiche e sociali, ponendo la dimensione cognitiva al centro delle nuove minacce ibride.
Tutto ciò descrive un’evoluzione rispetto alla propaganda tradizionale, dal momento che l’obiettivo al quale si mira è quello di contaminare l’ambiente informativo nel suo complesso, non più solo diffondere contenuti falsi. La differenza rispetto alla propaganda tradizionale è quindi strutturale perché l’obiettivo non è più “convincere”, bensì a rendere instabile il contesto informativo nel quale le decisioni vengono prese.
Quando un utente vede un servizio apparentemente autentico, con voce e formato coerenti, è la fiducia nell’intero sistema mediatico ad essere erosa. A prescindere dal fatto che l’utente sia o meno persuaso delle veridicità della notizia, è il solo sospetto che “tutto potrebbe essere falso” a far venir meno la credibilità del sistema informativo.
Nel contesto digitale, la guerra cognitiva sfrutta infatti tre leve, quali: scalabilità tecnologica dell’IA generativa; vulnerabilità delle piattaforme a moderazione debole; polarizzazione preesistente nelle società target.
Milano-Cortina diventa un teatro secondario di un conflitto primario, quello per la stabilità percettiva delle democrazie occidentali.
Digital Services Act e responsabilità delle piattaforme: strumenti sufficienti?
Dal 2024 il Digital Services Act (Regolamento UE 2022/2065) impone obblighi specifici alle Very Large Online Platforms (VLOPs) in materia di gestione dei rischi sistemici, inclusa la disinformazione.
L’articolo 34 del DSA prevede che le piattaforme valutino e mitighino i rischi sistemici legati alla diffusione di contenuti illegali e alla manipolazione dei servizi che possano incidere sui processi democratici e sulla sicurezza pubblica.
La Commissione europea, da parte sua, ha già aperto procedimenti formali nei confronti di alcune piattaforme (come Meta) per presunte violazioni in materia di disinformazione e gestione dei rischi.
Tuttavia, Telegram, pur operando in Europa, non è sottoposta allo stesso livello di obblighi di auditing sistemico previsti per le Very Large Online Platforms, con meccanismi di auditing pubblico equivalenti; ciò evidenzia una tensione strutturale tra architettura regolatoria e dinamica reale della disinformazione.
Inoltre, la disinformazione non è di per sé sempre identificabile come “contenuto illegale”, in quanto molte delle narrative analizzate sono manipolazioni sofisticate che operano in aree grigie, in grado di mimetizzarsi nel contesto senza essere rilevate.
Il DSA, pur fornendo strumenti di trasparenza e accountability, non elimina il problema strutturale della manipolazione transnazionale coordinata.
Coordinamento europeo e sicurezza informativa: tra policy e realtà operativa
L’Unione europea ha sviluppato negli ultimi anni un articolato sistema di contrasto alle interferenze informative, oltre al già citato EUvsDisinfo: Rapid Alert System, Codice di buone pratiche sulla disinformazione rafforzato nel 2022 e, infine, il lavoro dell’EDMO (European Digital Media Observatory).
Tuttavia, la frammentazione operativa rimane un tema, poiché le competenze sono distribuite tra Commissione, Stati membri, autorità nazionali indipendenti e soggetti privati.
Nel caso Milano-Cortina, il silenzio (o la cautela) delle istituzioni sportive italiane evidenziano una questione ancora aperta: la sicurezza di un grande evento è fisica, cibernetica, ma anche informativa.
Per questo la resilienza non può essere affidata esclusivamente ai fact-checker e richiede una strategia integrata che unisca il monitoraggio in tempo reale, la cooperazione tra piattaforme e autorità, la comunicazione istituzionale proattiva e l’alfabetizzazione mediatica strutturale.
Disinformazione strategica e DSA: il limite della sola compliance
L’operazione Matrioska dimostra che la guerra cognitiva è ormai una pratica operativa stabile, capace di sfruttare ogni grande evento internazionale come amplificatore simbolico. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 rappresentano un laboratorio di manipolazione informativa cross-mediale in cui IA, piattaforme a moderazione debole e reti di siti pseudo-giornalistici hanno agito in modo coordinato per colpire la reputazione dell’Ucraina.
Il DSA è un passaggio regolatorio rilevante, introducendo obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici per le grandi piattaforme, ma la resilienza democratica non può essere ridotta a un adempimento procedurale.
La vulnerabilità principale è la possibilità di replicare con precisione formati editoriali, voci giornalistiche e identità visive autorevoli per erodere la fiducia collettiva nell’ecosistema informativo.
Le campagne di disinformazione sono strumenti strategici di pressione geopolitica che richiedono una risposta integrata tra regolazione, cooperazione europea e rafforzamento strutturale della cultura mediatica.
Milano-Cortina e la resilienza democratica
Le Olimpiadi invernali 2026 mostrano che il campo di gara contemporaneo include smartphone, canali Telegram, reti di siti specchio, strumenti di IA generativa.
La guerra cognitiva si misura sulla base delle percezioni che altera: si tratta di una guerra che, senza lasciare macerie visibili, erode progressivamente la fiducia.
Le considerazioni che Milano-Cortina impone riguardano quindi l’ecosistema informativo europeo, e, in particolare, se questo sia sufficientemente resiliente da riconoscere e neutralizzare operazioni di manipolazione sofisticata prima che diventino senso comune.
La medaglia più difficile da difendere, in questo contesto, è la credibilità del sistema democratico.



















