l’analisi

Il clima cambia, la corruzione si adatta: cosa chiede la UNI ISO 37001



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Il cambiamento climatico altera contesti economici, istituzionali e operativi, aumentando l’esposizione alla corruzione. Scarsità di risorse, fondi verdi, supply chain fragili ed emergenze impongono una lettura più ampia della UNI ISO 37001:2025 e una valutazione del rischio aggiornata

Pubblicato il 24 mar 2026

Monica Perego

Ingegnere, consulente e formatore, Consultia Srl



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Il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale. È un moltiplicatore di rischio istituzionale, economico e sociale. E, tra i rischi che amplifica in modo strutturale, vi è la corruzione.

Siccità, eventi estremi, scarsità di risorse, migrazioni forzate e massicci flussi di finanziamenti (prevalentemente di natura pubblica) per la transizione ecologica o per gli interventi a seguito di catastrofi modificano il contesto operativo delle organizzazioni.

In questo articolo, in linea con altri che analizzano il tema, si vuole comprendere come possono essere analizzate le tematiche relative all’AMD 1:2024 Climate Change nel contesto della norma UNI ISO 37001:2025.

Il cambiamento climatico come fattore esterno nella UNI ISO 37001

La UNI ISO 37001:2025 “Sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione – Requisiti e guida all’utilizzo” fonda il proprio impianto sulla comprensione del contesto (requisito 4.1), delle esigenze ed aspettative delle parti interessate (requisito 4.2) e sulla valutazione del rischio corruzione (requisito 4.5), secondo un approccio basato sul ciclo Plan-Do-Check-Act.

Il cambiamento climatico rientra pienamente tra i fattori esterni che possono incidere sull’esposizione al rischio corruttivo perché:

• altera equilibri economici e sociali;
• genera scarsità e competizione per risorse essenziali;
• produce condizioni di emergenza che comprimono tempi e controlli;
• mobilita flussi finanziari straordinari anche in tempi molto ridotti;
• indebolisce istituzioni in contesti vulnerabili.

Inoltre, genera opportunità di lavoro per quelle imprese il cui business è direttamente o indirettamente legato ad eventi di questo genere come ad esempio: assicurazioni, operatori finanziari, imprese nel settore della bonifica, delle infrastrutture, dei trasporti.

Ignorare questa variabile nella mappatura dei rischi significa applicare in modo incompleto i requisiti 4.1 “Comprendere l’organizzazione e il suo contesto” e 4.2 “Esigenze ed aspettative delle parti interessate”.

Scarsità di risorse e cambiamento climatico nella UNI ISO 37001

La scarsità indotta dal cambiamento climatico crea asimmetrie di potere. Chi controlla l’accesso a beni e servizi essenziali (acqua, energia, terreni, autorizzazioni) acquisisce una leva che crea una fortissima asimmetria tra le parti ed in tale asimmetria si possono innescare i rischi che ci si pone di contrastare con l’adozione della UNI ISO 37001:2025.

Esempi di pressioni corruttive

• concessioni idriche in aree soggette a siccità – funzionari pubblici che richiedono pagamenti indebiti per rilasciare autorizzazioni prioritarie;
• permessi accelerati per impianti energetici in contesti emergenziali – pressioni indebite per ottenere valutazioni ambientali favorevoli;
• accesso a infrastrutture danneggiate da eventi estremi – richieste di tangenti per garantire la continuità operativa.

In questi contesti, la UNI ISO 37001 impone:

• aggiornamento della valutazione del rischio (4.5 “Valutazione del rischio corruzione”);
• rafforzamento della due diligence sulle controparti (8.2 “Due diligence”);
• controlli proporzionati alla pressione esterna (8.3 “Controlli finanziari”, 8.4 “Controlli non finanziari”).

Il principio di proporzionalità diventa qui decisivo in quanto maggiore è la pressione sistemica, più robusti devono essere i presidi.

Fondi verdi e controlli nella transizione ecologica

La transizione ecologica mobilita risorse pubbliche e private di dimensioni imponenti: fondi multilaterali, sussidi, incentivi fiscali, carbon markets, programmi di adattamento, ecc.

In questi flussi si concentrano tre fattori classici di rischio corruttivo:

  1. grandi importi;
  2. urgenza decisionale;
  3. complessità tecnica per accedervi.

Aree esposte ai rischi corruttivi

• Appalti per infrastrutture rinnovabili (eolico, solare, reti intelligenti) con rischio di:
o gonfiamento dei costi;
o cartelli tra fornitori;
o favoritismi nelle gare.

• Mercati dei crediti di carbonio:
o sovrastima artificiale dei crediti;
o manipolazione dei registri;
o certificazioni ambientali di terze parti ottenute tramite pagamenti indebiti.

• Progetti di riforestazione o compensazione ambientale:
o “progetti fantasma” finanziati ma mai realizzati;
o intermediari opachi in Paesi a governance fragile.

I requisiti 8.3 “Controlli finanziari” e 8.4 “Controlli non finanziari” della UNI ISO 37001 forniscono strumenti chiari per contrastare questi rischi come: segregazione delle funzioni, tracciabilità, approvazioni multilivello, audit indipendenti, ecc.

La condizione preliminare resta quella di riconoscere questi ambiti come ad alto rischio nella mappatura iniziale e procedere quindi con attività di due diligence come richiede il requisito 8.2.

Supply chain vulnerabili, migrazioni climatiche e instabilità

Le migrazioni indotte dal clima e l’instabilità territoriale producono contesti di governance debole, nei quali:

• la corruzione diventa pratica sistemica;
• le reti informali sostituiscono i controlli istituzionali;
• la sopravvivenza economica spinge operatori locali a comportamenti illeciti.

Per organizzazioni con supply chain globali questo comporta:

• maggiore esposizione a richieste di pagamenti tramite soggetti terzi “facilitatori”;
• rischi nei subappalti multilivello;
• utilizzo di intermediari locali con elevato rischio reputazionale.

Il requisito 8.2 impone due diligence proporzionate al rischio. In un mondo climaticamente instabile, il rischio geografico non può essere considerato statico, richiede rivalutazioni periodiche e indicatori aggiornati (vulnerabilità climatica, qualità istituzionale, esposizione a conflitti ambientali, ecc.). La ISO 37001 pone l’accento sulla necessità di rivedere ad intervalli le misure adottate.

Quali paesi rischiano di più

La vulnerabilità non è distribuita uniformemente. I paesi che si trovano all’incrocio tra alta esposizione agli impatti climatici e basso indice di percezione della corruzione sono i più a rischio. Si tratta di nazioni, dove le istituzioni democratiche sono ancora fragili e la dipendenza dall’agricoltura pluviale è elevata.

Ma nessun paese è immune. Anche nelle democrazie consolidate, le emergenze climatiche possono creare pressioni straordinarie sui sistemi di appalto pubblico, sulle forniture di energia o sulla gestione delle catastrofi naturali — tutti ambiti storicamente esposti al rischio corruzione.

Il circolo vizioso tra clima e corruzione

Il rapporto è bidirezionale. Non è solo il clima ad aumentare la corruzione: la corruzione ostacola la risposta climatica.

Esempi di impatto reciproco

• concessioni illegittime per deforestazione;
• aggiramento di limiti emissivi;
• finanziamenti illeciti per bloccare normative ambientali;
• certificazioni ambientali rilasciate senza verifiche effettive.

Quando un’organizzazione tollera o pratica tali condotte, non solo viola le normative locali ed ovviamente la UNI ISO 37001, ma contribuisce a deteriorare il contesto esterno, aumentando nel lungo periodo la propria esposizione al rischio. In termini di governance, si tratta di un rischio sistemico autoalimentato.

Implicazioni operative per un sistema UNI ISO 37001

Il rischio climatico — nella sua dimensione di scarsità di risorse, instabilità geopolitica, emergenza di grandi flussi finanziari verdi — deve essere inserito esplicitamente tra i fattori di contesto che alimentano l’analisi del rischio corruzione. Questo non è un adempimento aggiuntivo ma rappresenta la corretta applicazione della clausola 4.1 e 4.5 della integrazione esplicita del rischio climatico nella mappatura dei rischi, non come variabile ambientale generica, ma come moltiplicatore di minacce che derivano dagli ambiti

• geografico;
• settoriale (energia, acqua, infrastrutture);
• finanziario (fondi pubblici).

Rafforzamento della due diligence geografica e settoriale

Le procedure di valutazione delle controparti devono includere indicatori aggiornati di vulnerabilità climatica e di qualità della governance nei paesi e settori rilevanti. Indici come il Climate Risk Index o il Corruption Perceptions Index di Transparency International possono essere integrati nelle schede di valutazione del rischio.

Inoltre due diligence rafforzata nei progetti green con particolare attenzione a:

• partner locali;
• consulenti per autorizzazioni ambientali;
• certificatori e verificatori indipendenti.

Controlli dedicati sui fondi climatici e sugli appalti green

Laddove l’organizzazione operasse in settori direttamente interessati dalla transizione ecologica, è opportuno prevedere controlli finanziari e procedurali specifici, con attenzione particolare alla tracciabilità integrale dei fondi e alla separazione delle responsabilità, alla verifica indipendente degli stati di avanzamento; al monitoraggio delle varianti contrattuali.

Formazione e sensibilizzazione contestualizzata

Il requisito 7.2 “Competenza” della UNI ISO 37001 richiede adeguata formazione del personale. I programmi formativi dovrebbero includere scenari realistici legati al contesto climatico, in particolare per il personale operante in aree geografiche ad alto rischio o in settori esposti a finanziamenti pubblici, questo non può che aumentare anche la consapevolezza del personale come richiede il requisito 7.3.

Scenari realistici da considerare

Gli scenari realistici possono contemplare:

• pressioni in situazioni di emergenza;
• richieste di “accelerazioni” per progetti sostenibili;
• gestione di intermediari in Paesi vulnerabili.

Riesame periodico del sistema e monitoraggio del contesto

Il riesame della direzione (requisito 9.3) e le attività di monitoraggio (requisito 9.1) dovrebbero considerare l’evoluzione del contesto climatico come uno degli input rilevanti per valutare l’adeguatezza continuativa del sistema di gestione anticorruzione. Analogamente nella pianificazione ed esecuzione di audit, come richiede il requisito 9.2, deve essere posta attenzione alla gestione dei rischi che derivano dal cambiamento climatico ed ovviamente anche delle opportunità, nelle condizioni in cui ciò si dovesse presentare.

Cambiamento climatico e opportunità nella UNI ISO 37001

Alla luce del requisito 6.1 della UNI ISO 37001, il concetto di opportunità nel contesto del cambiamento climatico deve essere analizzato insieme ai rischi, secondo un approccio strutturato e documentato. La norma richiede infatti di identificare e valutare i rischi di corruzione connessi alle attività dell’organizzazione, includendo anche le nuove iniziative legate alla transizione ecologica.

Gli investimenti in energie rinnovabili, appalti “verdi” o accesso a fondi pubblici per la sostenibilità o ancora per la gestione di eventi emergenziali possono generare opportunità di crescita, ma anche esposizioni a rischi corruttivi specifici. La valutazione deve considerare fattori quali il contesto paese, i partner commerciali e l’entità dei finanziamenti coinvolti, ecc.

Le opportunità climatiche diventano quindi sostenibili solo se accompagnate da adeguati controlli interni e misure di due diligence. Ciò consente di cogliere i benefici economici e reputazionali della transizione verde senza compromettere l’integrità aziendale.

Conclusioni

Il cambiamento climatico non è un tema separato dalla governance anticorruzione come richiesto dalla UNI ISO 37001:2025. È una variabile strutturale che ridefinisce:

• le aree di rischio;
• la pressione sugli stakeholder;
• la vulnerabilità delle istituzioni;
• la complessità dei flussi finanziari e delle pratiche burocratiche.

Per le organizzazioni che adottano la UNI ISO 37001:2025, ciò implica un passaggio culturale, ovvero di leggere la crisi climatica non solo come sfida ambientale, ma come fattore di esposizione corruttiva.

Un sistema di gestione anticorruzione efficace non si limita a prevenire illeciti passati. Deve anticipare le trasformazioni del contesto come ad esempio quella che comporta il cambiamento climatico e di conseguenza anche condizioni emergenziali.

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