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Digital skills gap: Sourcesense investe sulle Academy per formare sviluppatori e DevOps



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La carenza di competenze digitali rallenta l’ICT: Sourcesense risponde con due Academy per formare giovani sviluppatori e DevOps, tra teoria, pratica e progetti simulati

Pubblicato il 17 mar 2026



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La carenza di competenze digitali continua a rallentare progetti, migrazioni e sviluppo di nuovi servizi. Nel settore ICT, che evolve velocemente, molte aziende faticano a reperire profili già pronti per lavorare su architetture moderne e processi industrializzati. Ne deriva un effetto a catena: tempi di inserimento delle risorse più lunghi, maggiore pressione sui team senior, rischi di qualità e ritardi sulle roadmap. 

In questo quadro, stanno prendendo piede modelli di formazione interna che affiancano selezione e addestramento tecnico, con l’obiettivo di trasformare candidati junior in risorse inseribili in modo ordinato nei team di delivery: programmi strutturati, a tempo pieno, che combinano teoria, pratica, verifiche intermedie e simulazioni di lavoro su casi realistici, mantenendo il presidio di figure esperte. È in questo contesto che Sourcesense, azienda specializzata nella progettazione, sviluppo e gestione di soluzioni cloud-native basate su tecnologie open source, ha dato vita a delle Academy pensate per l’ingresso in ambito sviluppo software o DevOps, costruita per trasferire competenze operative e metodo di lavoro e per accompagnare i partecipanti fino all’inserimento nei gruppi di progetto. 

Dall’onboarding alla formazione

La questione non è solo trovare candidati: è renderli efficaci nel minor tempo possibile senza abbassare gli standard. Una Academy ben progettata prova a risolvere due problemi contemporaneamente: da un lato la scarsità di competenze immediatamente spendibili, dall’altro la necessità di allineare le persone a pratiche, tools e architetture coerenti con i progetti dell’azienda e con le esigenze dei clienti. 

Il punto è particolarmente delicato su due aree che, in molte realtà, soffrono di carenza strutturale: sviluppo software (con stack e pattern moderni) e DevOps/Platform Engineering: “L’Academy nasce dalla collaborazione tra Area Risorse Umane e Area Tecnica come progetto sperimentale, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia attraverso un lavoro condiviso e testato sul campo”, ha spiegato Marianna Antenucci, HR manager di Sourcesense.

“Anche oggi pur essendo un percorso consolidato mantiene la sua vocazione sperimentale per rispondere in maniera flessibile alle evoluzioni tecnologiche con l’obiettivo di rimanere competitiva e allineata alle esigenze aziendali e di mercato. La sinergia con l’Area Tecnica non si è limitata alla fase di ideazione ma rappresenta un processo continuo che attraversa tutte le fasi dell’iniziativa: dalla selezione, al feedback fino all’inserimento nei progetti.  Particolare attenzione va data al feedback, sia di gruppo sia individuale, che per noi rappresenta uno strumento che punta a generare consapevolezza verso il percorso svolto, utile anche per intervenire tempestivamente dove necessario. Strumento che non si esaurisce in questa prima esperienza ma che accompagnerà i nuovi colleghi in tutto il loro percorso in Sourcesense”. 

Recruiting e selezione: dove si trovano i candidati e come si costruisce una classe “bilanciata”

Il primo snodo è l’ingresso: capire chi c’è sul mercato, quali sono le motivazioni e come distinguere potenziale e aspettative. La selezione non può basarsi solo sul curriculum, perché una Academy nasce proprio per colmare gap iniziali, anche importanti, purché ci siano attitudine e costanza.

Dario Montagnini, Tech leader area digital services and platforms di Sourcesense descrive così la logica di scouting e l’obiettivo finale del percorso: “Il principale canale di ingresso è LinkedIn: negli anni abbiamo inserito ragazzi con background informatico, ma anche con percorsi diversi. Prestiamo particolare attenzione alle tecnologie utilizzate dai nostri partner e clienti, così da garantire coerenza con i progetti su cui lavoriamo. L’obiettivo è accompagnare questi nuovi ingressi in un percorso di crescita che li porti a diventare nostri colleghi a tutti gli effetti. Le competenze di partenza sono già adeguate per entrare nei team e contribuire a progetti concreti, ma vengono poi consolidate e sviluppate ulteriormente attraverso l’esperienza sul campo. Quando i ragazzi fanno il loro ingresso in azienda sono seguiti da figure senior, l’Academy è un punto di partenza e poi si continua a imparare, anche perché questo mondo è sempre in crescita e in cambiamento”. 

Qui c’è un punto chiave: l’Academy non è un mondo separato, ma un “pre-ingresso” nel lavoro vero, con una continuità naturale verso i team. La selezione, inoltre, serve anche a formare classi eterogenee ma coerenti, evitando gruppi sbilanciati.

Sul piano organizzativo, la struttura temporale è significativa: il percorso ha una durata massima di sei mesi e segue il classico orario di lavoro. Il numero di edizioni è variabile e dipende dal bilancio di esigenze fatto a inizio anno. Luca Biondo, Senior Developer di Sourcesense mette a fuoco l’equilibrio tra pratica e teoria, e soprattutto il tema dell’autonomia: “I ragazzi acquisiscono competenze che permettono loro di approcciarsi al lavoro, ma offriamo loro anche la comprensione di come pensare, come risolvere problemi, come diventare indipendenti”.

Academy di sviluppo: imparare la programmazione

Sul fronte sviluppo, la scelta di puntare su competenze solide e strutturate emerge dalla centralità di Java e dei pattern di progettazione. L’obiettivo è formare una base che permetta di lavorare su applicazioni reali, manutenibili, con un’attenzione a design, responsabilità delle classi, estensibilità e testabilità. Luca Biondo precisa: “Importante la comprensione di Java, a un livello che supera quello dei corsi basic disponibili sul mercato, insegniamo i design pattern”. 

Qui si tocca un nervo scoperto del mercato: molti percorsi entry-level si fermano alla sintassi o a esempi semplificati, mentre in produzione contano scelte architetturali, qualità del dominio, coerenza del codice e capacità di lavorare in un team. Inserire i design pattern significa mettere sul tavolo concetti che rendono efficaci al lavoro.

Academy DevOps

Sul versante DevOps, l’impostazione parte dai prerequisiti e arriva alle tecnologie chiave dell’operatività moderna: container orchestration, automazione, configurazione e gestione dell’infrastruttura come codice. È un percorso che mira a formare profili capaci di muoversi tra ambienti, pipeline, deployment e osservabilità. 

Federico Yusteenappar, DevOps Engineer di Sourcesense, sintetizza così la traiettoria formativa:
“Serve come prerequisito la conoscenza di Linux, al termine l’obiettivo è di imparare a usare tecnologie come Kubernetes e soluzioni per l’automazione, o per la configurazione. Queste sono alcune delle tecnologie coperte durante il percorso formativo”.

Didattica e verifica

La metodologia didattica non è solo frontale. Le lezioni servono a impostare concetti e strumenti, ma l’elemento cruciale è la verifica continua e soprattutto la simulazione di un lavoro di squadra su un progetto end-to-end.

Montagnini spiega: “Solitamente facciamo lezioni frontali sugli argomenti, almeno un’ora al giorno. Facciamo test nel corso dei sei mesi che toccano temi fondamentali e poi una seconda parte che riguarda un progetto reale simulato in cui i ragazzi sono un team che devono simulare il lavoro a un progetto sfruttando le conoscenze acquisite nei mesi precedenti”.

Questa seconda parte è spesso ciò che separa un corso da un percorso professionalizzante: il progetto simulato introduce vincoli, scadenze, dipendenze, necessità di coordinamento, compromessi tecnici.

AI e formazione: l’importanza della literacy

L’impatto dell’AI generativa nello sviluppo e nelle operation è ormai quotidiano, ma la formazione dei profili junior richiede un equilibrio delicato: usare l’AI come acceleratore di comprensione senza trasformarla in una scorciatoia che impedisce di costruire basi solide.

Nel percorso DevOps, l’attenzione è esplicitamente orientata alla consapevolezza, non solo all’uso:  “Nel percorso devOps abbiamo inserito track e linee guide che i candidati seguono con l’obiettivo di renderli consapevoli delle strutture e dei tool AI più diffusi e come funzionano gli algoritmi in modo di poterli usare in modo corretto”, spiega Yusteenappar. 

Sul fronte sviluppo, invece, la posizione è più prudente nella fase iniziale, proprio per evitare che l’apprendimento venga “saltato”, come spiega Montagnini: “Non è l’ideale usare tool di vibe coding o assistenti AI lato codice, perché è importante imparare in prima persona. Consigliamo di usare l’AI in un secondo momento o all’inizio solo per fare challenge e per esercitarsi”.

Luca Biondo insiste sullo stesso punto con un avvertimento molto pragmatico: “Non bisogna che i ragazzi si affidino a questi strumenti in una fase iniziale, li invitiamo a fare challenge e a non fidarsi ciecamente dell’AI. Usare questi tool senza avere una conoscenza pregressa è deleterio, ma invece è utile se si hanno già le competenze”.

Articolo realizzato in partnership con Sourcesense

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