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Fibra FTTH nelle aree bianche: quanto vale per economia e lavoro



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La diffusione della fibra FTTH nelle aree bianche sta producendo effetti rilevanti su PIL, occupazione e coesione sociale. Gli investimenti pubblici hanno colmato un fallimento di mercato e stanno abilitando benefici duraturi per cittadini, imprese e territori finora meno connessi

Pubblicato il 18 mar 2026

Claudio Rossetti

Director di Deloitte

Marco Vulpiani

Senior Partner, Head of Deloitte Economics



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La diffusione della Banda Ultra Larga (BUL) nelle cosiddette aree bianche italiane rappresenta molto più di un semplice avanzamento tecnologico: si tratta di un intervento strategico che incide profondamente sulla crescita economica, sull’occupazione e sulla coesione sociale del Paese.

L’Italia, come molti altri Paesi, presenta infatti un divario digitale significativo tra le aree urbane, densamente popolate e ben servite, e le aree bianche.

Che cosa sono le aree bianche e perché serve la fibra FTTH

Le aree bianche sono zone del territorio, spesso rurali, montane o comunque a bassa densità abitativa, dove gli operatori privati di telecomunicazioni non trovano conveniente investire nella costruzione di infrastrutture per la Banda Ultra Larga. Questo accade principalmente perché il costo per posare la fibra ottica in queste zone è elevato, mentre il numero di potenziali clienti è limitato. Di conseguenza, il ritorno economico atteso è troppo basso per giustificare l’investimento privato. Questo è un tipico fenomeno economico noto come “fallimento di mercato”: il mercato, lasciato a sé stesso, non riesce a fornire un servizio essenziale a una parte della popolazione.

È qui che entra in gioco l’intervento pubblico, che diventa cruciale per garantire che anche i residenti e le imprese delle aree bianche abbiano accesso alle stesse opportunità digitali di chi vive in città. L’obiettivo è essenzialmente duplice: colmare il divario digitale e promuovere la crescita economica e sociale. A tal fine, il 3 marzo 2015 il Governo italiano ha approvato la Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga, al fine di ridurre il gap infrastrutturale e di mercato esistente, attraverso la creazione di condizioni più favorevoli allo sviluppo integrato delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili. La Strategia rappresenta il quadro nazionale di riferimento per le iniziative pubbliche a sostegno dello sviluppo delle reti BUL in Italia.

La strategia per la fibra FTTH nelle aree bianche

La prima fase dell’attuazione della Strategia riguarda proprio le aree a fallimento di mercato (aree bianche) presenti sull’intero territorio nazionale (Piano Aree Bianche, approvato dalla Commissione Europea nel 30 giugno 2016). Nello specifico, il Governo ha affidato a Open Fiber (OF) il compito di progettare, realizzare, gestire e mantenere una rete in fibra ottica (FTTH) nelle aree bianche, attraverso specifici bandi. Questa iniziativa non solo mira a sostituire le vecchie tecnologie con connessioni ad alta velocità, ma contribuisce anche al raggiungimento degli obiettivi europei di una copertura gigabit del 100% entro il 2030. Senza questo intervento, intere porzioni del Paese rischierebbero di rimanere isolate e di non poter partecipare pienamente alla società digitale.

La BUL, grazie alla sua capacità di offrire connessioni internet ad altissima velocità, ha rivoluzionato la vita quotidiana di cittadini e imprese. Per i cittadini, significa poter lavorare da remoto, accedere a servizi sanitari innovativi, seguire corsi di formazione online e mantenere relazioni sociali anche a distanza. Per le imprese, la BUL è diventata un motore di innovazione, consentendo l’adozione di tecnologie avanzate come il cloud, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle Cose, facilitando l’espansione su nuovi mercati e migliorando la competitività.

La copertura BUL (FTTH) nei comuni delle aree bianche è cresciuta in tutto il territorio italiano nel periodo preso in considerazione nell’analisi (fino a giugno 2025), superando il 90% dei comuni previsti nel piano di copertura delle Aree Bianche.

Gli obiettivi dello studio sulla BUL nelle aree bianche

Lo studio condotto da Deloitte Economics si è posto l’obiettivo di quantificare in modo rigoroso il valore generato dall’arrivo della BUL nelle aree bianche italiane. Gli obiettivi principali sono due, distinti ma complementari, per offrire una visione completa dell’impatto:

Impatto economico e occupazionale degli investimenti

Questo primo obiettivo si è concentrato sugli effetti immediati e a breve termine. Immaginate la costruzione di un’autostrada: non solo crea posti di lavoro per gli operai e le aziende edili, ma genera anche un indotto per i fornitori di materiali, i trasportatori e persino i servizi locali che riforniscono i cantieri. Allo stesso modo, l’analisi ha misurato il contributo degli investimenti per la costruzione della rete BUL all’economia italiana. Si è cercato di quantificare quanto questi investimenti abbiano incrementato il Prodotto Interno Lordo (PIL), supportato posti di lavoro e generato gettito fiscale per lo Stato, sia nelle aree bianche coinvolte che a livello nazionale complessivo.

Effetti post-costruzione e benefici strutturali

Il secondo obiettivo guarda più lontano, concentrandosi sugli effetti a medio-lungo termine, una volta che l’autostrada digitale è stata completata e viene effettivamente utilizzata. Se la prima parte si focalizza sulla “costruzione”, questa si concentra sull’“utilizzo”. L’analisi ha voluto stimare i benefici economici e occupazionali che derivano dalla disponibilità e dall’utilizzo effettivo della BUL da parte di cittadini, famiglie e imprese nelle aree bianche. Ad esempio, come la possibilità di vendere online migliori la produttività di un’azienda. L’obiettivo è stato misurare l’incremento del PIL e dell’occupazione nelle aree bianche, principalmente grazie all’aumento della produttività e alle nuove opportunità di digitalizzazione.

Una lettura complessiva del valore generato dalla fibra FTTH

In sintesi, lo studio ha voluto fornire una fotografia completa del valore economico e sociale generato dall’intervento BUL, evidenziando sia gli stimoli economici temporanei legati alla costruzione (come un’iniezione di liquidità) sia i benefici strutturali e duraturi che la digitalizzazione porta con sé, trasformando il modo di vivere e lavorare. Per raggiungere questi obiettivi, sono stati utilizzati modelli economici e statistici avanzati, in grado di distinguere tra gli effetti immediati della costruzione dell’infrastruttura e quelli più duraturi legati alla digitalizzazione.

I risultati economici nelle aree bianche

I risultati dell’analisi sono particolarmente significativi. Dal 2016 al 2025, gli investimenti pubblici per la realizzazione della BUL nelle aree bianche hanno raggiunto circa 4,9 miliardi di euro, generando un contributo complessivo al PIL italiano di circa 5,3 miliardi di euro. Questo significa che per ogni euro investito nella costruzione della rete, si sono generati circa 1,1 euro di PIL. L’impatto sull’occupazione è stato altrettanto rilevante: oltre 90.300 posti di lavoro sono stati supportati grazie a questi investimenti, con effetti positivi anche sul gettito fiscale nazionale, che ha beneficiato di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive. A scopo meramente illustrativo e comparativo, l’impatto economico totale generato dagli investimenti nelle aree bianche è equivalente a circa l’1% del PIL totale dei comuni delle aree bianche (0,1% annuo) e al 7,8% del PIL del settore I&C (Informazione e Comunicazione) in Italia (0,8% annuo).

Se si considera l’intero territorio nazionale, gli investimenti totali in BUL nello stesso periodo ammontano a circa 10,2 miliardi di euro, con un impatto sul PIL di circa 11 miliardi e oltre 187.000 posti di lavoro supportati.

Gli effetti della BUL nelle aree bianche nel medio-lungo termine

In aggiunta a questi impatti, il vero valore aggiunto emerge osservando gli effetti a medio-lungo termine derivanti dalla presenza e dall’utilizzo della BUL nelle aree bianche. Dal 2019 al 2025, la disponibilità della BUL ha contribuito con circa 16,2 miliardi di euro al PIL delle aree bianche, generando oltre 252.700 posti di lavoro. A scopo meramente illustrativo e comparativo, l’impatto economico totale generato dalla presenza della BUL è equivalente a circa il 2,9% del PIL totale delle aree bianche (0,45% annuo) e all’1,8% degli occupati totali delle aree bianche (0,3% annuo).

Il moltiplicatore economico degli investimenti in BUL

In sintesi, lo studio Deloitte evidenzia in particolare come il valore aggiunto degli investimenti per la realizzazione della rete in fibra ottica e della successiva disponibilità della BUL nelle aree bianche, che abilita nuove opportunità di digitalizzazione per cittadini e imprese, si traduca in un impatto moltiplicativo significativo sull’economia: per ogni euro investito, si stima siano stati generati finora complessivamente 4,4 euro di contributo totale al PIL. Questo lascia presupporre impatti attesi ancora maggiori nel medio-lungo termine a fronte di una crescente diffusione di utilizzo della BUL, ancora parzialmente limitata, da parte di cittadini e imprese.

Benefici concreti per cittadini e imprese nelle aree bianche

Questi numeri si traducono in benefici concreti per cittadini e imprese. Per chi vive nelle aree bianche, la BUL ha significato la possibilità di accedere a servizi essenziali come la telemedicina, la formazione a distanza e i servizi digitali della pubblica amministrazione, migliorando la qualità della vita e riducendo l’isolamento. Ha inoltre favorito nuove opportunità di lavoro e studio da remoto, contribuendo a contrastare lo spopolamento e ad aumentare il valore degli immobili. Per le imprese, la BUL ha rappresentato un fattore di crescita e innovazione, permettendo di adottare soluzioni digitali avanzate, accedere a nuovi mercati e clienti, semplificare i processi amministrativi e aumentare la produttività.

Perché l’FTTH nelle aree bianche resta strategica

In conclusione, l’analisi evidenzia come la BUL nelle aree bianche abbia generato un doppio impatto positivo: da un lato, la fase di costruzione dell’infrastruttura ha stimolato l’economia e l’occupazione; dall’altro, la disponibilità e l’utilizzo effettivo della BUL hanno prodotto benefici strutturali e duraturi, abilitando nuove opportunità di digitalizzazione per cittadini e imprese. L’intervento pubblico ha così colmato un fallimento di mercato, garantendo equità territoriale e favorendo la modernizzazione del Paese.

Alla luce di questi risultati, emerge chiaramente la necessità di proseguire e rafforzare le politiche di digitalizzazione, assicurando che nessuna area resti esclusa dalla trasformazione digitale. La BUL si conferma un pilastro fondamentale per la prosperità futura dell’Italia, capace di generare valore economico, occupazionale e sociale per l’intera collettività.

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