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GDPR e certificazione: cosa cambia con Europrivacy in azienda



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La certificazione Europrivacy è il primo schema accreditato ai sensi del GDPR. Riduce il rischio sanzionatorio, rafforza la reputazione aziendale, favorisce l’integrazione con gli standard ISO e apre scenari internazionali grazie alla sinergia con Interprivacy per i trasferimenti di dati transfrontalieri

Pubblicato il 25 mar 2026

Nicole Mazzocchi

Senior Consultant, P4I

Silvia Santinelli

Junior Legal Consultant, P4I



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Esiste una distanza significativa tra affrontare il Regolamento UE 2016/679 (di seguito, “GDPR“) come una checklist di obblighi da spuntare e interpretarlo come un sistema coerente di governance del rischio di compliance.

La certificazione di trattamento si colloca esattamente in questo spazio: non è la risposta a un requisito normativo, ma una sfida aziendale cruciale legata alla resilienza, alla reputazione e alla capacità competitiva nel mercato digitale.

Il GDPR incoraggia l’istituzione di “meccanismi di certificazione della protezione dei dati nonché di sigilli e marchi di protezione dei dati allo scopo di dimostrare la conformità” dei trattamenti di dati personali al GDPR (art. 42).

Europrivacy[1] è ad oggi il primo e l’unico schema di certificazione di trattamento accreditato ai sensi degli artt. 42 e 43 del GDPR, quindi ufficialmente riconosciuto in tutti gli Stati membri dell’UE[2].

La certificazione Europrivacy – pur non attestando la conformità al GDPR di per sé – costituisce un elemento che può essere utilizzato per dimostrarla, in linea con il principio di accountability di cui all’art. 5.1 del GDPR, permettendo quindi alle organizzazioni di ottenere valore su più livelli: giuridico, operativo, reputazionale e contrattuale. Inoltre, l’adesione a questo schema garantisce l’accesso a un ecosistema di risorse tecniche e strumenti che permette all’organizzazione di mantenere un allineamento costante con l’evoluzione dei requisiti di conformità.

Riduzione del rischio sanzionatorio: il ruolo dell’art. 83 del GDPR

Sebbene la certificazione non riduca la responsabilità del titolare o del responsabile riguardo alla conformità al GDPR e lasci impregiudicati i compiti e i poteri delle Autorità di controllo competenti a norma degli articoli 55 o 56 del GDPR, l’Autorità di controllo è tenuta, ai sensi dell’art. 83 del GDPR, a valutare la presenza della certificazione come elemento attenuante per determinare l’entità delle sanzioni amministrative in caso di violazione[3].

La certificazione, sebbene dunque non elimini il rischio, ne riduce concretamente le conseguenze finanziarie in caso di sanzione.

La compliance come valore: da centro di costo ad asset aziendale

La certificazione permette di evolvere il concetto di compliance da “centro di costo” a elemento di valorizzazione del patrimonio informativo aziendale. Attraverso un audit formale effettuato da un soggetto terzo, l’impegno profuso nella protezione dei dati viene reso oggettivo, diventando un parametro misurabile della solidità organizzativa, aumentando quindi la valutazione dell’organizzazione da parte del mercato, differenziandola dalla concorrenza e riducendo i rischi e l’incertezza per investitori e azionisti. Inoltre, si tratta di un elemento utile ai sensi dell’art. 28 del GDPR per ridurre i costi di due diligence sia per i responsabili che per i titolari del trattamento.

Universalità, flessibilità e adattabilità dello schema

Europrivacy, oltre a poter essere ottenuta indipendentemente dal ruolo privacy, è settorialmente neutrale: i criteri di certificazione possono essere sviluppati sia per categorie specifiche di trattamento — ad esempio in ambito sanitario o finanziario — sia per approcci trasversali applicabili a qualsiasi organizzazione indipendentemente dal settore, ad esempio nell’ambito dei trattamenti di gestione dei dipendenti.

Questa flessibilità strutturale significa che la certificazione non è riservata solo a grandi imprese ma è uno strumento accessibile anche a realtà di medio piccole dimensioni. La componente di adattabilità è altrettanto rilevante: i meccanismi di certificazione sono progettati per essere aggiornabili nel tempo, consentendo all’organizzazione certificata di recepire i cambiamenti normativi e tecnologici senza dover ricominciare il processo da zero.

Efficienza operativa e integrazione con gli standard ISO

Sotto il profilo operativo, Europrivacy adotta una metodologia sistematica allineata ai principi ISO, facilitando l’integrazione con i sistemi di gestione già adottati dall’organizzazione, quali ISO/IEC 27001 (per la sicurezza delle informazioni) e ISO/IEC 27701 (relativo alla gestione della privacy); difatti, per le organizzazioni che già operano secondo questi standard, il processo di certificazione consente di ottimizzare i controlli tecnici evitando ridondanze procedurali e riducendo l’impatto economico dell’adeguamento per i trattamenti non ad alto rischio.

Accountability, trasparenza e registro ufficiale dei certificati

Europrivacy costituisce una prova documentale dell’osservanza di elevati standard di tutela verso tutti gli stakeholder (clienti, dipendenti e partner commerciali). La validità del riconoscimento è garantita dall’inserimento del certificato nel Registro ufficiale gestito dall’ECCP[4], uno strumento pubblico che assicura l’autenticità della certificazione e ne impedisce l’uso fraudolento, rafforzando la posizione dell’azienda sul mercato in termini di trasparenza. Si genera dunque un effetto rete: ogni nuovo soggetto certificato aumenta il valore dell’intero sistema per tutti gli altri partecipanti, perché estende la rete di fiducia verificabile su cui si possono costruire forti relazioni commerciali, catene di fornitura e partnership internazionali.

Allineamento evolutivo e scenari internazionali

La certificazione Europrivacy è estensibile per valutare e certificare la conformità delle normative nazionali e dell’UE (tra cui ad esempio l’AI Act, il Data Act e il DORA), attraverso criteri aggiuntivi che consentono di rilasciare certificazioni complementari utilizzando la stessa metodologia.

Inoltre, la sinergia con Interprivacy (versione internazionale di Europrivacy, approvata dall’IAF[5], allineata alle principali normative internazionali sulla protezione dei dati per ridurre i rischi e facilitare i trasferimenti di dati a livello nazionale e internazionale) abilita l’interoperabilità dei trattamenti di dati oltre i confini del SEE, permettendo così di valutare e certificare la conformità alle principali normative sulla protezione dei dati personali a livello mondiale.

Conclusioni

L’adozione dello schema Europrivacy segna dunque il passaggio da una visione statica della protezione dei dati a una gestione dinamica e certificata del rischio legale, garantendo un solido presidio di conformità.

Note

[1] Europrivacy è un marchio internazionale registrato in diverse giurisdizioni.

[2] https://europrivacy.com/en

[3] Si vedano le “Linee Guida 1/2018 relative alla certificazione e all’identificazione di criteri di certificazione in conformità degli articoli 42 e 43 del regolamento (UE) 2016/679” dell’European Data Protection Board

[4] Si tratta del Registro ufficiale in cui gli Organismi di Certificazione pubblicano i certificati Europrivacy. Il registro è gestito dall’European Center for Certification and Privacy (ECCP) per consentire l’autenticazione e prevenire la falsificazione dei certificati.

[5] L’International Accreditation Forum (IAF) è un’associazione mondiale di organismi di accreditamento e altri organismi che si occupano di valutare la conformità nei settori dei sistemi di gestione, dei prodotti, dei processi, dei servizi, del personale, della convalida e della verifica e di altri programmi simili di valutazione della conformità.

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