La storica cornice di Palazzo Mezzanotte a Milano ha ospitato la prima edizione di LENS, il nuovo format degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano dedicato ai vertici delle istituzioni e delle imprese. Al centro del dibattito, intitolato “Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa”, è emersa la necessità per il continente di riaffermare la propria sovranità tecnologica in un mercato dominato da attori extra-UE. In questo scenario di sfide geopolitiche e infrastrutturali, la testimonianza di Andrea Casaluci, CEO di Pirelli, ha offerto un esempio plastico di come l’eccellenza del Made in Italy stia rispondendo ai megatrend globali.
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Ridisegnare il modello operativo prima della tecnologia
La trasformazione digitale di Pirelli non è nata come una semplice adozione di nuovi software, ma come una profonda revisione del business model avviata nel 2019. Sotto la guida del CEO Andrea Casaluci e del responsabile digital Pierpaolo Tamma, l’azienda ha intrapreso un viaggio olistico che ha messo al centro i processi e le persone, relegando la tecnologia al ruolo di puro abilitatore.
Secondo Casaluci, per restare leader mondiali nel segmento High Value per oltre 150 anni, l’innovazione deve essere parte del DNA aziendale. La strategia digitale adottata non è stata frammentata, ma ha seguito una roadmap rigorosa: Pirelli ha iniziato ricostruendo il proprio modello operativo, partendo dal PLM (Product Lifecycle Management) per lo sviluppo prodotto e dal CRM (Customer Relationship Management) per ottimizzare il collegamento con il mondo commerciale. Si è poi passati all’integrazione della pianificazione e della produzione: la trasformazione ha investito l’IBP (Integrated Business Planning) per la pianificazione e si è estesa fino al cuore industriale delle fabbriche e ai processi di staff. Solo dopo aver ridefinito l’organizzazione, l’azienda è passata all’implementazione delle piattaforme tecnologiche, sfruttando la potenza del cloud e la centralità dei dati per abilitare una trasformazione reale e duratura.
Nonostante siano già passati sette anni dall’inizio di questo percorso, Casaluci sottolinea come la trasformazione digitale sia un processo continuo, una “strada ancora lunga” che richiede una manutenzione costante della visione strategica. Questo sforzo ha permesso a Pirelli di passare da un’azienda manifatturiera tradizionale a una realtà capace di governare la complessità attraverso il dato.
Lo pneumatico “Cyber”: l’unico punto di contatto tra strada e veicolo diventa un sensore di dati
La trasformazione più profonda descritta da Andrea Casaluci non riguarda solo i processi interni, ma l’essenza stessa del prodotto: il passaggio dal pneumatico come oggetto meccanico passivo a vero e proprio protagonista digitale della dinamica del veicolo. In un mercato dell’auto che evolve rapidamente verso l’elettrificazione e la Software Defined Vehicle Architecture, Pirelli ha identificato un cambio di paradigma tecnologico fondamentale.
Se l’auto elettrica pone sfide specifiche — come il maggior peso, la coppia inerziale elevata e la necessità di ridurre il rumore da rotolamento — la vera rivoluzione arriva con la guida autonoma di livello 3, 4 e 5. In questo scenario, dove la decisione di guida passa dall’uomo alla macchina, l’esperienza al volante perde la sua componente emotiva legata all’handling per diventare un’attività regolamentata e focalizzata sulla sicurezza.
Pirelli ha quindi reinterpretato il ruolo del pneumatico di alta gamma secondo tre pilastri strategici:
- L’unicità del dato: essendo l’unico punto di contatto tra la vettura e il manto stradale, lo pneumatico raccoglie dati unici che nessun altro sensore di bordo può ottenere.
- Algoritmi e software: attraverso l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale, questi dati vengono trasformati in istruzioni di guida in tempo reale. Il know-how decennale di Pirelli sulla dinamica del veicolo è stato “trasfuso” in software, rendendo lo pneumatico un elemento attivo nel governo degli attriti.
- Integrazione di sistema: lo pneumatico digitale non si limita a trasmettere forze, ma dialoga con l’elettronica dell’auto per ottimizzare attivamente la frenata, la distribuzione delle masse, la sicurezza e la sostenibilità dei consumi.
Ricerca “in silico” e AI generativa
Un altro pilastro della metamorfosi di Pirelli riguarda il cuore chimico del prodotto: lo sviluppo delle mescole. Come spiegato da Casaluci, l’azienda ha adottato un modello di innovazione mutuato dall’industria farmaceutica, passando da un approccio artigianale a una ricerca avanzata “in silico”.
Storicamente, il processo di creazione di una nuova mescola si basava sul metodo trial and error: i tecnologi sviluppavano una formula in laboratorio, creavano un prototipo fisico e lo testavano su strada, tornando al tavolo da disegno in caso di esito negativo. Questo ciclo, oltre a essere estremamente costoso, richiedeva tempi di sviluppo molto dilatati.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale ha permesso di scardinare questo sistema. Grazie alla raccolta sistematica di dati avviata nel 2019, Pirelli ha digitalizzato l’intero know-how storico dello sviluppo materiali, permettendo ai tecnologi di effettuare progettazioni ottimizzate in ambiente virtuale prima ancora di toccare la materia prima.
La frontiera attuale consiste nell’insegnare ai modelli matematici i principi della chimica di base. L’AI generativa non si limita a replicare il passato, ma propone al tecnologo soluzioni innovative basate sulle proprietà intrinseche dei materiali. Questo approccio ha portato a una riduzione del 30% del time-to-market e a una drastica diminuzione del consumo di materiali durante le fasi di test.
Questa capacità di simulazione avanzata non sarebbe stata possibile senza la costruzione di una solida architettura dei dati, che oggi consente a Pirelli di arrivare alla fase di prototipazione fisica solo per la validazione finale di soluzioni già virtualmente eccellenti.
Il fattore umano e la sfida demografica
Nonostante l’accelerazione impressa dagli algoritmi, la visione di Pirelli rimane profondamente ancorata alla centralità delle persone. Il successo di qualsiasi innovazione tecnologica è, secondo Casaluci, intrinsecamente legato alla capacità dell’organizzazione di guidare il cambiamento ed evitare che questo diventi un trauma sociale nel breve periodo.
Per affrontare questa trasformazione, Pirelli ha attivato una strategia articolata su più fronti:
- Academy e eeskilling: l’azienda ha sviluppato accademie interne dove le persone stesse diventano docenti per trasmettere le competenze di base.
- Sinergia generazionale: il modello prevede la costruzione di un “ponte” tra generazioni. Se i giovani “nativi digitali” apportano le competenze tecniche specifiche per lo sviluppo del software, i professionisti con maggiore anzianità forniscono l’esperienza insostituibile sulla fisica del pneumatico e sulla dinamica del veicolo.
- L’AI come risposta ai megatrend: di fronte al calo demografico e alla crisi di competitività industriale europea, Casaluci vede l’Intelligenza Artificiale non come una minaccia di sostituzione, ma come uno strumento per rendere il lavoro più umano e l’industria più resiliente.
In definitiva, il ruolo dell’amministratore delegato nell’era dell’AI non è destinato all’obsolescenza. Al contrario, la responsabilità manageriale diventa quella di garantire un’introduzione “umanizzata” della tecnologia, assicurando che l’intelligenza delle macchine resti al servizio della creatività e dell’esperienza umana.












