Le stablecoin sono criptovalute ancorate a valute tradizionali, quali il dollaro o l’euro, e sostenute da riserve di asset liquidi considerati sicuri, quali i titoli di Stato. Stanno rapidamente assumendo un ruolo importante nella trasformazione del sistema finanziario.
Erano nate per fornire liquidità a cripto-trading e finanza decentralizzata, una sorta di “rifugio” per uscire da asset volatili senza dover convertire in fiat, processo sempre costoso. Tuttavia, esse si stanno rapidamente trasformando: oggi svolgono un ruolo crescente nel sistema dei pagamenti e il loro successo comincia ad avere effetti sistemici sui safe assets.
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Stablecoin europee e ruolo strategico dell’euro
Secondo Christopher Waller, governatore della FED, le stablecoin potrebbero consolidare il ruolo del dollaro come valuta di riserva e il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent è convinto che le stablecoin creeranno domanda stabile per i Treasuries, contribuendo così a ridurre il costo del debito pubblico. Contemporaneamente anche in Europa, policy makers hanno dato visibilità a questo fenomeno.
Il Presidente francese Emmanuel Macron è intervenuto, con un articolo sul Financial Times, chiedendo esplicitamente che l’Europa si adoperi “per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro attraverso lo sviluppo di euro-stablecoin e l’introduzione di un euro digitale, nonché attraverso la creazione di asset sicuri e liquidi per finanziare la difesa e le tecnologia.”
La BCE è intervenuta a più riprese su questo fenomeno con paper e note analitiche. Finora l’atteggiamento dell’Eurotower e della Presidente Lagarde si è incentrato soprattutto sui rischi per la trasmissione della politica monetaria, perché se una quota rilevante dei pagamenti si sposta su stablecoin private, la BCE perde presa su quella parte dell’economia monetaria.
A questo si aggiungono temi di stabilità finanziaria, in particolare il rischio di corsa agli sportelli in caso di crisi di fiducia su un grande emittente, e il problema del multi-issuance transfrontaliero, dove le riserve europee potrebbero non bastare se l’emittente extra-UE non rispetta gli stessi standard. Tuttavia, anche la BCE riconosce l’importanza del fenomeno e la necessità di affrontarlo con una politica olistica che consideri rischi e opportunità.
Per esempio, in un ECB blog dell’estate scorsa (“From Hype to Hazard: What Stablecoins mean for Europe”) si riconosce che “si potrebbe fornire un maggiore sostegno alle stablecoin denominate in euro adeguatamente regolamentate” e che “le stablecoin denominate in euro, se progettate secondo standard elevati e con un’efficace mitigazione del rischio, potrebbero soddisfare legittime esigenze di mercato. Potrebbero inoltre rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.”
La nota della Fondazione M&M nel dibattito sulle stablecoin
La Fondazione M&M – Idee per un Paese migliore ha ritenuto utile intervenire in questo dibattito sulle “stablecoin europee” producendo una nota frutto del lavoro di un gruppo di lavoro composto da esperti, accademici e imprenditori fintech. La nota, che è stata distribuita a istituzioni e operatori economici, è costruita in modo aperto, così da recepire, in vista della sua versione finale, osservazioni e commenti da stakeholders ed esperti.
Con una capitalizzazione di 270 miliardi di dollari, il mercato è dominato principalmente da USDT (Tether) e USDC (Circle) con stablecoin ancorate al dollaro americano. L’Europa è quasi assente: l’unica stablecoin in euro di rilievo, EURC, è emessa da un gruppo americano e poggia su infrastruttura tecnologica statunitense.
Stablecoin europee e nuovi equilibri nei pagamenti globali
Le stablecoin stanno conquistando un ruolo crescente nel sistema dei pagamenti internazionali. Nel 2025 il volume processato dalle stablecoin ha superato i 33 trilioni di dollari, un valore ormai paragonabile a quello dei principali circuiti di pagamento tradizionali. Questo ruolo diventerà sempre più centrale grazie a una serie di driver strutturali, tra cui l’adozione B2B nei pagamenti aziendali e nei processi backend dei payment service providers, nonché tramite la crescente tokenizzazione degli asset finanziari, che richiede strumenti di ‘settlement’ nativi on-chain.
In questo contesto, l’azione di policymaker e istituzioni finanziarie gioca un ruolo centrale nella diffusione o meno di questi strumenti, sapendo che essi non rappresentano più solo uno strumento di nicchia per cripto-trader, ma progressivamente un asset strategico.
Regole, MiCa e Genius Act nella corsa globale
Il legislatore, temendo di perdere il controllo su strumenti finanziari nuovi potenzialmente dirompenti, è pertanto intervenuto. Per poter operare nelle giurisdizioni più importanti, quali gli Stati Uniti o l’Europa, per legge le stablecoin devono infatti essere denominate in valute fiat tradizionali e sono ancorate a titoli di Stato. Creando un perimetro di regole, negli USA attraverso il ‘Genius Act’, peraltro in continua evoluzione.
Anche in Europa le stablecoin hanno piena cittadinanza regolatoria, nell’ambito del regolamento europeo Markets in Crypto Assets (MiCa): possono essere emesse sia da Istituti di Moneta Elettronica che dalle banche, anche attraverso modelli di multi-issuance in cui più emittenti, basati in giurisdizioni diverse all’interno e all’esterno dell’UE, contribuiscono alla diffusione dello stesso strumento di pagamento.
Il legislatore ha riconosciuto che i cambiamenti in atto comportano dei rischi, ma anche delle opportunità. In Europa ci si è concentrati soprattutto sui primi, mentre negli Stati Uniti, dopo l’iniziale scetticismo, prevale ormai un atteggiamento più aperto.
Stablecoin europee contro il rischio di colonizzazione finanziaria
Tra i rischi, alcuni riguardano la sovranità monetaria, in particolare se le stablecoin venissero largamente adottate e dovessero continuare ad essere quasi esclusivamente denominate in dollari. Allo stato attuale circa il 90% della capitalizzazione complessiva è detenuto da due stablecoin ancorate alla valuta USA.
Uno squilibrio difficilmente sostenibile. Infatti, se questi asset dovessero assumere un ruolo centrale nel sistema finanziario, la banca centrale europea potrebbe addirittura perdere il controllo sugli effetti dei propri impulsi di politica monetaria, in breve sulla capacità di determinare il costo del denaro. In questo caso l’Europa subirebbe una sorta di ulteriore “colonizzazione finanziaria” da parte degli Stati Uniti.
Per evitare uno scenario del genere bisognerà approcciare le nuove tecnologie, delle quali le stablecoin sono una delle espressioni centrali, in maniera prudente, ma aperta. Le tecnologie alla base delle stablecoin comportano benefici reali.
Già oggi consentono di ridurre drasticamente tempi e costi dell’intermediazione finanziaria. Assumere dunque una postura puramente difensiva potrebbe portare alla marginalizzazione del continente nel sistema finanziario globale. Qualcosa di simile è avvenuto in passato nei sistemi di pagamento, ormai completamente dipendenti da operatori non europei, quali VISA e Mastercard.
I vantaggi concreti per imprese, cittadini e governi
Un atteggiamento più aperto, che incoraggiasse l’emissione e distribuzione di stablecoin denominate in euro, offrirebbe invece una serie di vantaggi, quali pagamenti transfrontalieri istantanei e a basso costo, importanti soprattutto per aziende che operano nei mercati globali, e semplificherebbe il lavoro delle tesorerie. Non solo. Per i singoli cittadini, inclusi i migranti, si ridurrebbero i costi di varie transazioni internazionali.
E per quanto riguarda i governi europei, preoccupati di perdere la fiducia dei mercati finanziari, facilitare l’adozione di nuova fonte di domanda per i titoli governativi potrebbe ridurre i costi di rifinanziamento del debito pubblico.
Stablecoin europee, i primi segnali di una risposta industriale
L’Europa è quindi di fronte a una significativa opportunità di aumentare il proprio peso nel sistema finanziario globale, e contribuire alla sua stabilità. Qualora l’occasione non fosse colta, rischierebbe di subire standard esterni, dipendere da fornitori di servizi e infrastrutture estere, e perdere peso nel contesto globale. In sostanza, stablecoin ancorate al valore dell’euro sono già disponibili in linea con le regolamentazioni vigenti, ma non sono utilizzate su scala significativa.
Esistono tuttavia segnali incoraggianti: Qivalis, un consorzio di undici banche europee, ha avviato un progetto per un euro-stablecoin conforme a MiCA, e Société Générale ha lanciato il proprio token EUR CoinVertible (EURCV), a dimostrazione che il settore bancario europeo riconosce sia la necessità sia la fattibilità tecnica di una stablecoin genuinamente europea.
La nota della Fondazione M&M ha individuato un set di misure di policy che potrebbero facilitare, pur in un quadro di sicurezza e stabilità, lo sviluppo di stablecoin europee. La speranza è che queste proposte contribuiscano a generare, anche in Italia, una sensibilità pubblica e un dibattito su questi temi.








