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Streaming musicale, i brani fake creati con l’AI mettono a rischio le royalty



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L’uso dell’intelligenza artificiale nella musica apre nuove opportunità ma alimenta anche frodi sempre più sofisticate. Il caso Michael Smith mostra come brani generati artificialmente e ascolti fake possano sottrarre milioni di dollari agli artisti reali, mentre le piattaforme cercano contromisure

Pubblicato il 2 apr 2026

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)



streaming ricavi

Mentre le case discografiche e piattaforme di intelligenza artificiale cercano di individuare dei modelli di licenza per integrare le innovazioni dei LLM nella filiera produttiva, la pressione dei cloni fake generati dall’AI si fa sempre più intensa.
Nei giorni scorsi il procuratore per il Distretto Sud di New York, Jay Clayton, ha annunciato l’ammissione di colpevolezza di Michael Smith per il suo ruolo in un sistema finalizzato a frodare le piattaforme di streaming musicale e i musicisti sottraendo loro i pagamenti delle royalty.
Nell’attuare il suo piano, Smith aveva creato centinaia di migliaia di brani tramite l’intelligenza artificiale e utilizzato programmi automatizzati, chiamati “bot”, per riprodurre in modo fraudolento i suoi brani generati dall’IA miliardi di volte, nel tentativo di simulare l’attività di ascolto genuina di veri consumatori.

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