Fondo Connettività

Banda ultralarga, 2026-2030 l’ultimo intervento pubblico?



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Il nuovo bando Invitalia rilancia la corsa alla banda ultralarga con risorse rilevanti e criteri tutti tecnici. Restano però i nodi storici dei civici da collegare, della sostenibilità dei progetti e della capacità di chiudere davvero il percorso entro il 2030

Pubblicato il 20 apr 2026



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Il bando pubblicato il 9 aprile 2026 da Invitalia nell’ambito del Fondo Nazionale per la Connettività rappresenta la nuova puntata del processo di completamento della copertura a banda ultralarga del nostro Paese.

Il solco è quello del precedente Piano 1Giga, con l’assegnazione dei contributi pubblici per la realizzazione di reti di nuova generazione VHCN (Very high Capacity Network), che mira a garantire servizi di connettività con velocità attesa nelle ore di picco pari ad almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload.

Ma dietro l’idea di una fase finale restano nodi irrisolti: la mappatura incompleta dei civici, i costi delle aree più remote, la sostenibilità dei progetti e la necessità di pianificare già oggi il passaggio definitivo dalle reti tradizionali a quelle di nuova generazione.

Quanto vale il bando banda ultralarga

Il quadro finanziario complessivo del Fondo è pari a 733,4 milioni di euro, inclusi gli oneri di gestione, mentre il valore massimo dei contributi messi a gara sui sette lotti geografici è pari a 712,5 milioni di euro. Ai beneficiari è richiesto il collegamento di almeno 402.896 civici obbligatori e fino a ulteriori 368.186 civici facoltativi. Di conseguenza, il contributo pubblico per civico potrà variare da circa 800 euro, fino a oltre 1.900 euro. Il contributo pubblico, inoltre, non può superare il 70% delle spese ammissibili, lasciando quindi almeno il 30% del fabbisogno a carico del beneficiario, mentre la fase di attuazione del progetto deve concludersi entro il 30 giugno 2030 e il periodo di monitoraggio per l’eventuale clawback si estende ai dieci anni successivi. Le offerte vanno presentate in tempi molto stringenti, entro l’11 maggio 2026.

Tabella 1 – Contributo pubblico e civici obbligatori e facoltativi

Fonte: Analisi PTS su dati Invitalia, 2026

Alla ricerca del civico perduto

Il tema dei civici rimane la croce dei piani di copertura dell’ultimo decennio. La procedura parte da un bacino ammissibile di circa 1,7 milioni di civici, risultante da due insiemi: circa 400 mila civici (385K) provenienti dalla ricognizione dei civici non collegati del Piano Italia a 1 Giga e circa 1,3 milioni (che necessita di apposito walk-in) derivanti dalla mappatura generale 2025 sullo stato delle reti fisse a banda ultra-larga. All’interno di questo bacino, il bando individua i 402.896 civici obbligatori, cioè il numero minimo che il beneficiario deve collegare per ciascun lotto.

Accanto a questi, esiste poi un perimetro di civici facoltativi, che il concorrente può offrire in aggiunta per ottenere punteggio tecnico, pari complessivamente a 368.186 civici, per un totale complessivo, quindi, di circa 800.000 civici da realizzare. In entrambi i casi, i civici devono essere scelti all’interno dei due insiemi contemplati (sia quello 385K che quello 1,3M).

Resta, quindi, una quota di civici che, pur appartenendo al bacino iniziale, non entra nel perimetro premiato della gara (oltre i 2/3 dell’insieme di 1,3 milioni). Del resto, è evidente come i nuovi civici facciano parte anche di zone molto remote, la cui natura rimane relativamente indefinita e anche molto distanti dalle reti in fibra già realizzate (punti verdi vs punti rossi nella figura seguente).

Figura 1 – Civici remoti e reti FTTH esistenti

Fonte: GeoIntelligence PTS, 2026

Come vengono assegnati i punteggi della gara

La struttura premiante della procedura è uno degli elementi più interessanti del bando. L’offerta economica non attribuisce alcun punteggio, ma serve esclusivamente alla verifica della sostenibilità del piano economico-finanziario (PEF); qualora il PEF sia giudicato non sostenibile, l’offerta è dichiarata inammissibile. La selezione si gioca quindi interamente su 100 punti tecnici, distribuiti tra: migliorie; offerta migliorativa di civici facoltativi da connettere; caratteristiche delle reti impiegate; organizzazione di progetto; clausole premiali. Ne deriva che la gara non premia il ribasso, ma la qualità tecnico-progettuale, la capacità di estendere il perimetro oltre i civici obbligatori e la solidità organizzativa del concorrente.

Per quanto riguarda la sezione “migliorie” (29 punti), vengono premiati: (i) i servizi con velocità simmetriche ad almeno 1 Gbit/s (7 punti); (ii) il superamento della soglia prestazionale 1Gbit/s-200 Mbit/s (download/upload) (7 punti); (iii) ulteriori servizi e condizioni migliorative rispetto a quanto definito dall’AGCom (ex. Delibera n- 406/21/CONS) (complessivamente 15 punti).

Il superamento del numero di civici obbligatori consente di ottenere fino a 25 punti, articolati in: (i) numero di civici facoltativi scelti tra i 385K (15 punti), quindi, fino a copertura integrale di questo bacino; (ii) numero di civici facoltativi scelti tra i 1,3M (10 punti), fino al numero massimo sopracitato.

Per entrambi gli ambiti, il punteggio non viene attribuito se la percentuale migliorativa è inferiore al 10%.

La valutazione delle caratteristiche tecniche (15 punti) viene articolata in due componenti: la prima relativa all’architettura e al dimensionamento della rete di accesso, backhauling e backbone; la seconda riferita alla scalabilità delle architetture e degli apparati (5 punti).

L’organizzazione di progetto viene premiata con 15 punti, declinati nel dimensionamento delle risorse impiegate e i tool per la progettazione, nel sistema di monitoraggio e controllo dei cantieri, nel dimensionamento delle risorse per la costruzione, nonché nel piano di acquisizione e formazione del personale.

Completano la valutazione un insieme di sei clausole premiali (16 punti), che vanno dalla certificazione della parità di genere e il rating di legalità, fino ad aspetti legati all’ambiente, alla qualità del lavoro e all’aggregazione di PMI.

Il bando banda ultralarga alza l’asticella tecnica

L’impianto del bando e del capitolato tecnico sono ormai quelli consolidati, ma con qualche novità dettata dall’esperienza ormai pluriennale.

Con un solo mese a disposizione bisogna presentare un progetto tecnico e un PEF “robusti”, a supporto del successivo piano realizzativo, che prevede milestone più progressive e ragionevoli (troppo?) rispetto al passato, per un completamento a giugno 2030.

Le regole più stringenti per il wireless

Il capitolato impone alle reti radio (Fixed Wireless Access) un livello di rigore tecnico elevato. Il wireless è ammesso naturalmente solo con frequenze licenziate e il beneficiario deve includere tutti gli apparati necessari, compresa l’antenna terminale di edificio in caso di attivazione del servizio. Anche per il wireless vale il requisito generale di prestazione: la velocità attesa nelle ore di picco deve essere calcolata con la formula ormai famosa (“Vpi = Ci (1 – ρ) con ρ ≤ 0,5”, che tiene conto del livello di carico della rete) e la rete va dimensionata assumendo 10 Mbit/s per ogni unità immobiliare.

Inoltre, già in offerta il concorrente deve fornire un livello di dettaglio molto spinto: numero e coordinate delle stazioni radio base, numero di settori, frequenze utilizzate e relativa disponibilità, tecnologia delle antenne di sito e terminali, raggio massimo di copertura, efficienza spettrale, numero massimo di unità immobiliari o civici servibili per stazione radio nell’ora di picco, capacità del backhaul, shape file della copertura e modalità di gestione dei casi NLOS. Inoltre, in fase di verifica, anche i civici non ancora attivati devono risultare conformi tramite una terminazione virtuale rappresentativa di un’antenna attiva. Se poi l’aumento delle utenze riduce le performance, il beneficiario è obbligato ad aggiornare gli apparati.

I vincoli progettuali rafforzati per la fibra

Per le reti wired il capitolato non introduce elementi di novità paragonabili a quelli che emergono per il wireless, ma rafforza comunque alcuni vincoli progettuali rilevanti. La rete deve prevedere un collegamento punto-punto dal ROE al primo nodo ottico in cui è presente lo splitter, e sono ammessi più livelli di splitting solo a condizione che l’albero GPON continui a garantire i livelli di servizio richiesti dal bando nelle ore di picco. Inoltre, la rete deve essere progettata in modo da consentire architetture multi-GPON e punto-punto (P2P), con attestazione in un Punto di Consegna collegato a una rete di backhaul adeguata a sostenere il livello di servizio end-to-end.

Per ciascun civico raggiunto con soluzioni wired deve poi essere previsto un ROE opportunamente dimensionato in funzione delle unità immobiliari presenti, e la tratta di adduzione deve essere realizzata in modo tale da evitare, al momento dell’attivazione del servizio, la necessità di nuovi scavi o di ulteriori autorizzazioni. In sostanza, più che innovare il modello tecnico di riferimento, il capitolato ribadisce che anche la soluzione in fibra deve essere progettata fin dall’origine come infrastruttura aperta, scalabile e immediatamente attivabile.

Ruolo di PA e walk-in nella prestazione

Vale la pena di ricordare, infine, come per gli edifici della Pubblica Amministrazione vengano richiesti obbligatoriamente collegamenti in fibra ottica P2P e come il walk-in non sia un’attività accessoria, ma parte integrante della prestazione.

Le incognite finali oltre il bando banda ultralarga

I più ottimisti speravano nel completamento della copertura della banda ultralarga di nuova generazione (VCHN) entro la fatidica data di giugno 2026, cosa che non accadrà anche se non saremo lontanissimi. Del resto, è comprensibile che sia necessario rimodulare dinamicamente l’intervento pubblico in funzione dell’evoluzione dei progetti privati.

Sembra invece rimanere una chimera quella di poter finalmente disporre di una base informativa completa, integrata e ufficiale per conoscere la natura e la numerosità puntuale di quanto è possibile, auspicabile e necessario collegare. L’integrazione dei dati in possesso di diversi soggetti, dal Catasto ai Comuni, utilizzando magari le rilevazioni satellitari dovremo probabilmente affidarla alle generazioni future, ma d’altra parte non è un tema di esclusiva pertinenza delle comunicazioni elettroniche.

Per quanto riguarda l’esito della procedura in oggetto, ci possiamo augurare che ci siano diversi candidati, cosa comunque poco probabile.

Guardando invece al futuro, l’avvio di un piano realizzativo con orizzonte 2030, non ci deve portare a sottovalutare la necessità di concentrarci sulla progettazione e pianificazione del processo che dovrà portare allo switch-off delle reti tradizionali e l’utilizzo pervasivo delle reti VHCN, magari anticipando le tempistiche prospettate dal Digital Networks Act.

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