L’intelligenza artificiale non è uno strumento neutro di accesso all’informazione, ma un dispositivo che, usato criticamente, riflette e interroga il ragionamento di chi lo usa, restituendogli una versione di sé abbastanza distorta da diventare produttiva. Il punto di partenza è pedagogico e situato: il tempo in cui viviamo richiede strumenti per attraversare l’esperienza, non per aggirarla.
pensiero simbolico
Usare l’AI senza delegarle il pensiero: una sfida pedagogica
L’intelligenza artificiale non sostituisce il pensiero ma, usata criticamente, lo verifica. Funziona come specchio attivo: restituisce versioni del nostro ragionamento abbastanza distorte da renderle interrogabili. Il rischio reale non è la macchina che pensa al posto nostro, ma la delega progressiva di pezzi di pensiero
Architetto museologo, direttore artistico Museo Tolomeo, ricercatore associato IRPPS-CNR, Membro ICOM

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