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OnlyFans: libertà della donna o prostituzione digitale?



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L’ultimo bilancio di OnlyFans indica sempre più creator, ma il dibattito sul confine tra sex work e prostituzione digitale, alla luce delle logiche di mercato e degli algoritmi, è acceso. Raccontiamo il business con la testimonianza di una delle creator più di successo, riflettendo sugli impatti sociali e capendo cosa dice la legge

Pubblicato il 5 mag 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



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Shinratensei98, modella italiana e content creator attiva su Only Fans – Foto per gentile concessione di Vittoria Marabotti ad AgendaDigitale.eu dall'account Instagram Shinratensei98

Fatture mensili dai quattro zeri in su. Agende piene. Viaggi di lavoro glam. È lo stereotipo dorato del business digitale delle modelle erotiche di OnlyFans. Per qualcuna è davvero così, ma non per tutte: “Tra le tasse, compresa quella etica, e le spese, non rimane molto a meno che non si facciano numeri molto molto alti e non si sperperi il denaro”, racconta ad AgendaDigitale.eu Vittoria Marabotti, in arte Shinratensei98, creator di OnlyFans tra le più note e ben pagate al mondo.

L’idea del guadagno ricco e facile attira sempre più, come dimostrano i numeri. Secondo l’ultimo bilancio depositato da Felix International Limited, la capogruppo di OnlyFans, alla Companies House del Governo Britannico e relativo al 2024 (pubblicamente disponibile online: il prossimo, per l’anno 2025, sarà depositato il 31 agosto 2026), sia creator che utenti sono cresciuti, rispettivamente del 13% e del 24%, con oltre 4,6 milioni e 377mila account di categoria.

Ma la competizione è spietata ed è indicata nel bilancio tra i principali rischi di mercato. Un aspetto che, secondo un dibattito già acceso, porta a riflettere su quanto questo lavoro online sia davvero dettato unicamente dall’autodeterminazione e dove invece intervengano dinamiche che possono essere considerate assimilabili alla prostituzione. Bisogna infatti considerare fattori di condizionamento dati dalla corsa a emergere, tra creator sempre più numerose, logiche di mercato, domanda del pubblico e algoritmi, oltre alla concorrenza degli AI companion, ma anche al bisogno economico e all’influenza di terzi nella vita reale: “Non si riesce a capire sempre quando la scelta sia indotta o individuale. Alle piattaforme questo non interessa, perché mantengono parte degli introiti”, commenta il professor Marcello Ravveduto dell’Università di Salerno. E aggiunge: “Questo una volta era il ruolo dei lenoni”.

OnlyFans, un’azienda miliardaria

Nelle ultime settimane, OnlyFans è stata al centro della cronaca finanziaria. Ad aprile è morto il proprietario Leonid Radvinsky, a 43 anni per il cancro, come comunicato dall’azienda stessa. Radvinsky aveva acquistato l’azienda nel 2018 e l’aveva trasformato in un business miliardario. Come raccontato dal Financial Times, Bloomberg e Forbes, da metà aprile era in corso una trattativa per vendere una quota di minoranza, il 20%, di OnlyFans a un’impresa acquirente californiana. Un’operazione che ha portato la compagnia a essere valutata oltre tre miliardi di dollari.

Secondo l’ultimo bilancio depositato, prima citato, il “giro d’affari” lordo era superiore ai 7,2 miliardi di dollari, nel 2023 era 6,6 miliardi di dollari. L’azienda ha avuto ricavi per oltre 1,413 milioni di dollari (nel 2023 erano 1,306 milioni), con utile netto di oltre 520 milioni di dollari (l’anno precedente erano oltre 485 milioni di dollari).

La ricerca di un acquirente è stata esplorata per circa un anno e ora l’affare relativo alla vendita della quota di minoranza potrebbe andare in porto a giorni, come indicato dalle testate di settore. Emerge inoltre che l’acquirente californiano avrebbe in mente di sviluppare nuovi servizi e prodotti digitali legati ai creator. Insomma, un business più che florido.

Quanto si guadagna su OnlyFans

Ma il mercato del porno, soft o hard, professionale o amatoriale, che sia, online è estremamente competitivo. La formula di OnlyFans riesce a far emergere la piattaforme e, prima ancora, le creator, in questo settore. Alle creator piace perché non c’è intermediazione, il pagamento dell’utente arriva ai propri conti previa trattenuta del 20% da parte della piattaforma. Si monetizza facilmente e, se il profilo va bene, va molto bene: “Siamo sui 60 – 70mila al mese, ho raggiunto anche picchi di 120 – 130mila” dollari, racconta Marabotti a proposito di quanto fattura mensilmente.

Una cosa di cui molti non tengono conto, spiega, oltre alle tasse “è il cambio euro dollaro, che a seconda dei periodi può farti perdere anche migliaia di euro. Il guadagno restante è circa tra il 20 e il 40% a seconda dei mesi e delle spese”. Inoltre, come diversi studi di settore indicano, lo 0,1% delle creator in totale concentra il grosso dei guadagni, con oltre 700mila dollari guadagnati all’anno. L’abbonamento in media al mese per gli utenti costa circa dieci euro per seguire i creator alle prime armi. Il prezzo può salire a seconda della popolarità del creator.

Evasione fiscale su OnlyFans, le inchieste

Ci sono poi i casi di chi, nonostante i pagamenti avvengano in modo digitale e quindi sia tutto tracciato, riesce a fare nero, come dimostrano le inchieste della Guardia di Finanza. Ad esempio, a gennaio 2026 le Fiamme Gialle hanno scoperto l’evasione, da parte di due creators del Lodigiano, da 250mila euro, per profitti non dichiarati tra il 2021 e il 2025. Le due ricevevano i proventi direttamente sui loro conti, ma poi non li dichiaravano. Sono state contestate quindi violazioni ai fini delle imposte dirette e dell’Iva, oltre che della tassa etica, l’addizionale del 25% prevista per liberi professionisti e imprenditori che lavorano nel settore della pornografia.

Sempre a gennaio, a Pisa, la Guardia di Finanza aveva scoperto un’evasione da 800mila euro in totale, commessa da una cittadina italiana e una cittadina bulgara per rispettivamente 300mila euro e 500mila euro. Il denaro transitava attraverso buoni regalo digitali e altre forme di trasferimento di denaro online.

OnlyFans è prostituzione digitale?

Il successo dei contenuti di natura sessuale su OnlyFans, rispetto ad altre piattaforme dello stesso business, è forse la semplicità, l’interazione, la sensazione di prossimità alla modella: “Piace il glamour e il fatto che le donne non danno nessuna impressione di essere prostitute, quasi l’idea che il digitale abbia liberato i corpi – commenta Ravveduto -. Paradossalmente sembra quasi un’emancipazione: la donna è proprietaria del suo corpo, decide di monetizzare la sua bellezza e sensualità, senza i rischi di essere avvicinate fisicamente dagli uomini, divenendo, quindi, un oggetto sessuale ancora più irresistibile”.

AI e prostituzione digitale

“Bisogna capire se questo modo di vivere il corpo, di esporlo e di venderlo non modifichi nel tempo il concetto di prostituzione. Del resto, il reato è lo sfruttamento e non la scelta individuale”, aggiunge il professore. Dunque, “un corpo reale ma virtuale, facile da acquistare e senza coinvolgimenti. Mi domando cosa accadrà a questo mercato quando le IA avranno raggiunto un’ottimizzazione nei processi di umanizzazione”. Perché oltre alla concorrenza delle creator umane, c’è anche quella degli AI companion, sempre più in crescita soprattutto tra i più giovani, sia per relazioni sessuali che, in particolare, sentimentali.

Emancipazione, arte o sfruttamento: il dibattito

La differenza tra sex work e prostituzione è in primis nella possibilità di scelta: “Sui miei contenuti ho il pieno controllo poiché decido io quali fare, con chi, quando e dove – commenta Marabotti -. So per certo che se facessi contenuti di un certo genere, magari molto spinti, piacerebbero ai miei fan, ma non a me. Non sono disposta a vendere il mio corpo e la mia persona per qualcosa che non mi piacerebbe fare”, ha commentato Marabotti. E sottolinea: “Tutto ciò che faccio e le esperienze che vivo sono autentiche da questo punto di vista, sono esperienze che voglio condividere . In questo ambito l’intraprendenza aiuta moltissimo”. E, per quanto riguarda i social, “siamo tutti dipendenti dagli algoritmi, bisogna solo imparare a conoscerli e a rispettarli”.

Il dibattito è acceso: c’è chi considera il lavoro su OnlyFans prostituzione digitale, chi pornografia o lavoro sessuale online, chi creazione di contenuti di intrattenimento. Secondo Marabotti “il punto è che ogni persona decide come lavorare e se considerarlo anche come un lavoro. Potrei dire che è un insieme di tutto questo da molti punti di vista e da come un creator decide di essere. Io personalmente mi definisco una sex worker a tutti gli effetti. Vendo il mio corpo come tutti noi, che usiamo il nostro corpo per lavorare, con consapevolezza di ciò che faccio e soprattutto vendo le mie idee, perché vendere il corpo senza aver idee per creare contenuti e farli arrivare ai propri fan non porta a nulla”.

E aggiunge: “Sono la ragazza della porta accanto, una persona semplice che come tutti ha anche un lato erotico. Non amo i contenuti troppo strani, esagerati, o che sminuiscono la donna. Io cerco di far amare le donne per la loro sessualità, bellezza ed eleganza, cerco di trasmettere amore. Per me girare un video pieno è come una danza, una coreografia, i partner devono essere in armonia tra loro e devono darsi piacere l’un l’altro”.

Quali tutele per le creator di OnlyFans

C’è poi il nodo delle tutele, oltre a quello della consapevolezza: “In generale essere un libero professionista non ti dà alcuna tutela, ma quando lavori nel mondo dei contenuti per adulti e ancora peggio. Impari a tue spese a tutelarti da solo dal resto del mondo”, spiega Marabotti. Conti correnti chiusi, tasse tra cui quella etica “ma poi non puoi avere un conto corrente perché i tuoi soldi non vanno bene”. E poi c’è la gestione della vetrina, cioè il lavoro sui social mainstream come quelli di Meta, “dove ti tutele non ne esistono affatto” per via degli “algoritmi con l’intelligenza artificiale che ovviamente fanno errori” ed espongono, racconta la creator, anche alla possibilità di perdere il profilo.

Come si lavora su OnlyFans

Marabotti si è iscritta a OnlyFans nel 2020, l’anno della pandemia di Covid-19: “Avevo iniziato a fare contenuti erotici su altri siti, e sulle piattaforme i miei primi fan mi chiedevano se ero presente su quel sito. Io lo conoscevo per sentito dire, all’epoca alcune influencer lo avevano ma non sapevo come funzionasse così la curiosità mi ha portata ad inscrivermi e ad utilizzarlo proprio come un diario erotico”. All’epoca, racconta, “scrivevo di me, del mio lato nascosto e delle mie esperienze postando foto erotiche, ero libera da ogni regola sul nudo per la prima volta. Sono cambiate moltissime cose negli ultimi anni, la piattaforma ha vietato moltie cose per la sicurezza degli utenti e questo è giusto”. Tuttavia, “purtroppo però non viene gestita al meglio a mio parere per quanto riguarda l’organizzazione dei contenuti e nei confronti dei creator, che portano traffico alla piattaforma”.

La giornata tipo di una creator di OnlyFans

Come spiega Marabotti, “il mio lavoro è da libero professionista, perciò decido io come organizzarmi la giornata il più delle volte. Ho molte giornate simili ma non definirei una giornata tipo, poiché questo lavoro è fatto di opportunità da cogliere e tempi da rispettare, in base a quanto vuoi impegnarti in ciò che fai”.

Solitamente, “quando sono a casa, mi alzo al mattino presto e vado ad allenarmi in palestra, o mi occupo di rispondere a tutte le chat delle varie piattaforme. Alle 15 comincio le videochiamate e i contenuti richiesti, fino circa alle 22, a volte anche più tardi”. Molto spesso “viaggio per creare contenuti, quando sono all’estero giro anche tutti i giorni contenuti nuovi che poi verranno pubblicati nei mesi successivi e negli spazi liberi faccio sempre videochiamate, rispondo ai messaggi e faccio i contenuti richiesti dai miei fan”.

Un business a tempo pieno, con il compagno manager che l’affianca: “Ho un manager che mi gestisce l’immagine, che è il mio compagno e che mi ha seguito fin da subito sui social, è molto più bravo di me. Mi aiuta con le idee e con i contenuti”, racconta.

Prostituzione digitale e sex work, cosa dice la legge

La complessità del dibattito non può trascurare l’ambito legale. Perché la prostituzione non è un reato, ma il suo sfruttamento sì. Infatti, come spiega l’avvocato Fulvio Sarzana, “la prostituzione digitale, che include sesso virtuale, webcam show e annunci online, è punibile in Italia se configura sfruttamento o favoreggiamento (Legge Merlin 75/1958). Gestori di siti, intermediari o chi lucra sulle prestazioni altrui rischiano la reclusione. Non costituisce invece reato la prostituzione virtuale tra maggiorenni e consenzienti, né il pagamento per tali prestazioni”. Tuttavia, “un elemento interessante è che la giurisprudenza, anche di legittimità, ha però escluso di fatto che le attività legate alle webcam erotiche potessero rientrare di per sé nel concetto di sfruttamento della prostituzione così come i meri annunci, se la “bacheca “ di annunci di limita a pubblicare solo le inserzioni”.

Pornografia online: il lecito e l’illecito

Nel caso della pornografia, invece, “il limite tra ciò che è lecito e ciò che non lo è diviene più netto. Sono infatti reati solo alcuni comportamenti che hanno come oggetto il concetto di immagini pornografiche e non i contenuti in sé, come ad esempio l’adescamento di minorenni”. Il codice penale punisce il “grooming”, appunto l’adescamento, all’articolo. 609-undecies) di minori di 16 anni per reati sessuali, anche online: “Sono reati anche i comportamenti che hanno ad oggetto immagini pornografiche di minori di anni 18, e, “tra queste figura anche la pornografia virtuale e il sexting che viene poi diffuso. È punita la diffusione di materiale pornografico virtuale (art. 600-quater.1 c.p.) e la diffusione di immagini intime senza consenso (revenge porn)”, racconta Sarzana oltre alla “fattispecie di sextortion, il ricatto sessuale, l’estorsione avente ad oggetto immagini erotiche. Questi due ultimi comportamenti integrano fattispecie di reato anche qualora vengano realizzate nei confronti di soggetti maggiorenni”.

Sex work e obblighi amministrativi

Nel caso di piattaforme come OnlyFans “vengono in luce da un lato obblighi amministrativi, che seguono gli atti normativi primari come il cosiddetto Decreto Caivano, legati alla verifica dell’età di chi accede a determinati siti e alle regole pubblicitarie per gli influencer stabilite sempre in via amministrativa dall’Agcom”, spiega Sarzana.

La tutela dei minori

Tuttavia, “va sempre fatta la distinzione tra contenuti relativi a maggiorenni da quelli relativi a minori di anni 18. In quest’ultimo caso infatti la giurisprudenza italiana e le stesse norme sono molto severe con le immagini in rete dei minori”. In particolare, “uno dei principi che regola la materia è quello secondo cui risponde del delitto di pornografia minorile, punito dall’art. 600-ter, comma primo, n. 1, cod. pen. anche colui che, pur non realizzando materialmente la produzione di materiale pedopornografico, abbia istigato o indotto il minore a farlo, facendo sorgere in questi il relativo proposito, prima assente, ovvero rafforzandone l’intenzione già esistente, ma non ancora consolidata”, conclude.

Prostituzione digitale e criminalità organizzata nel dark web

E poi c’è una questione diversa, nella galassia del sesso online declinato nella sua manifestazione di prostituzione digitale. Considerando i soldi che girano in questo settore, oltre i confini del lecito e delle tutele delle piattaforme, arrivano in alcuni casi anche gli interessi della criminalità organizzata, “interessata alla prostituzione digitale come a qualsiasi altra forma di deviazione criminale incorporata nell’infosfera. Nella maggior parte dei casi gestisce questo mercato nel dark web dove la prostituzione può intrecciarsi anche con altri mercati che ruotano intorno all’indotto della pornografia, un mercato completamente trasformato e liberalizzato dalla new economy e che oggi, con ogni probabilità, è il principale produttore di quella che è stata definita economia dell’attenzione”, commenta il professor Ravveduto.

I cartelli tra prostituzione digitale e narcotraffico

Nel contesto digitale, aggiunge il professore, “non sempre è facile attribuire ad un’organizzazione specifica un determinato reato, spesso, soprattutto quando il mercato ha di per sé natura globale sfruttando corpi che provengono da diversi continenti, si creano cartelli in cui troviamo organizzazioni criminali africane, dell’est e del nord Europa, le mafie italiane e narcotrafficanti latino americani”. Con un intreccio di business criminali diversi: “I corpi delle prostitute, infatti, possono divenire anche un veicolo per il trasporto degli ovuli di cocaina”, conclude.

Un mondo di sfruttamento e violenza molto lontano da quello delle ragazze che decidono di lavorare col proprio corpo online su piattaforme legali come OnlyFans e godere dei benefici economici che ne traggono.

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