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Android, cosa cambia se l’UE impone l’apertura dell’AI a Google



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La Commissione europea chiede a Google di aprire le funzioni AI profonde di Android ai concorrenti di Gemini in base al DMA. Se le misure preliminari saranno confermate entro luglio 2026, chatbot e assistenti rivali potranno integrarsi nel sistema con accesso a comandi, contesto e hardware

Pubblicato il 30 apr 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor



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La Commissione europea ha comunicato a Google le misure preliminari per garantire l’interoperabilità dei servizi AI di terze parti con il sistema operativo Android, ai sensi del Digital Markets Act. Una decisione vincolante è attesa entro il 27 luglio 2026.

Il 27 aprile 2026 la Commissione europea ha notificato a Google i risultati preliminari del procedimento di specificazione (case DMA.100220) avviato il 27 gennaio scorso ai sensi del Digital Markets Act. Il documento delinea le misure che Alphabet dovrà adottare per consentire ai servizi AI concorrenti di accedere alle funzionalità chiave di Android attualmente riservate a Gemini. La consultazione pubblica è aperta fino al 13 maggio; la decisione finale, vincolante, arriverà entro il 27 luglio.

L’interoperabilità AI di Android e il vantaggio di Gemini. Le richieste UE

Il nucleo della questione è semplice, quando un utente accende un telefono Android con servizi Google, Gemini è già integrato a livello di sistema. Può inviare email dal client predefinito, ordinare cibo, condividere foto con gli amici, regolare la luminosità dello schermo, controllare app di terze parti. Un utente che installa ChatGPT, Claude o Grok non può fare niente di tutto questo con lo stesso livello di integrazione. Secondo la Commissione, questa asimmetria strutturale viola l’obbligo di interoperabilità previsto dall’articolo 6, paragrafo 7, del DMA, che impone ai gatekeeper di fornire agli sviluppatori terzi un accesso gratuito ed effettivo alle funzionalità hardware e software del sistema operativo.

Le misure proposte dalla Commissione coprono un arco ampio di funzionalità. I servizi AI di terze parti dovranno poter essere attivati a livello di sistema tramite wake word personalizzate o gesti fisici (come la pressione prolungata del tasto home, oggi riservata a Gemini o Circle to Search). Dovranno poter accedere al contesto dello schermo quando l’utente li invoca, ai dati locali delle app per generare suggerimenti proattivi e riepiloghi (una funzionalità che ricorda Magic Cue di Google), dovranno poter controllare autonomamente le app installate e le funzionalità di sistema.

Google dovrà inoltre garantire l’accesso hardware necessario per eseguire modelli locali con elevati livelli di prestazioni, disponibilità e reattività, creare nuove API, offrire assistenza tecnica ai concorrenti e mettere a disposizione tutti questi strumenti gratuitamente. L’obbligo si estende a tutti i dispositivi Android, compresi quelli degli OEM.

La reazione di Google all’UE e il nodo dell’ecosistema aperto


La reazione di Google è stata netta. Clare Kelly, Senior Competition Counsel di Alphabet, ha definito le misure un intervento ingiustificato che sottrarrebbe autonomia ai produttori di dispositivi, imporrebbe l’accesso a hardware sensibile e a permessi di sistema, aumentando inutilmente i costi e minando le protezioni fondamentali in materia di privacy e sicurezza per gli utenti europei.

La posizione di Mountain View è che Android sia già un ecosistema aperto e che i produttori abbiano piena autonomia nell’integrare i servizi AI che preferiscono. La Commissione, tuttavia, non sembra impressionata dall’argomento: se Android è davvero aperto per design, quale danno potrebbe arrecare l’imposizione di apertura?

Interoperabilità AI su Android e condivisione dei dati di ricerca


Il procedimento sull’interoperabilità Android non è isolato. Si affianca a un secondo procedimento di specificazione (DMA.100209), anch’esso aperto il 27 gennaio, che riguarda l’obbligo di Google ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 11, del DMA di condividere con i motori di ricerca rivali e con i provider di chatbot AI i dati anonimizzati di ranking, query, click e visualizzazione di Google Search, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND). Il 16 aprile la Commissione ha già comunicato a Google le sue conclusioni preliminari su questo fronte, con un documento di specificazione di 29 pagine che definisce nel dettaglio quali dati devono fluire, come devono essere anonimizzati, come possono essere prezzati e quale regime di audit li governerà. La consultazione su quei dati di ricerca scade il 1° maggio.

Il precedente Apple e la pressione del DMA

Il caso Google non può essere letto senza il parallelo con Apple. Anche Cupertino ha dovuto fare i conti con il DMA sul terreno dell’AI: aveva inizialmente ritardato il lancio di Apple Intelligence in Europa proprio per preoccupazioni legate all’interoperabilità, sostenendo che le regole europee avrebbero potuto compromettere l’integrità dei prodotti in modi che rischiano la privacy e la sicurezza dei dati degli utenti. Poi ha ceduto progressivamente: con iOS 26.2 ha consentito agli utenti UE di impostare un assistente vocale diverso da Siri come predefinito; con iOS 26.3 ha aperto il pairing di prossimità e l’inoltro delle notifiche ad accessori di terze parti; Bloomberg ha riportato a marzo che con iOS 27 Apple prevede di aprire Siri ai servizi AI rivali, oltre alla partnership esistente con ChatGPT. Lo schema è coerente, entrambi i proprietari di piattaforma sono costretti a trattare gli assistenti AI come un livello contendibile anziché come una funzionalità proprietaria. La differenza strategica è che Apple si sta muovendo preventivamente, per quanto a malincuore, mentre Google sta sostenendo che i requisiti siano superflui.

Interoperabilità AI Android: tempi, sanzioni e posta in gioco

Le tempistiche rendono il caso particolarmente significativo. Google ha completato a marzo 2026 la transizione definitiva da Google Assistant a Gemini su Android mobile, dopo averla rinviata dal 2025. La Commissione ha aperto i procedimenti di specificazione nello stesso mese. Mentre Google completa il processo che fa di Gemini l’esperienza AI predefinita su ogni telefono Android, la Commissione sta simultaneamente definendo i termini in base ai quali i rivali dovranno poter occupare la stessa posizione. Le due traiettorie sono in rotta di collisione, la decisione vincolante è prevista per luglio, mentre il radicamento di Gemini si approfondisce a ogni aggiornamento software.

Le sanzioni e la posta in gioco

Il quadro DMA complessivo aggiunge pressione. La Commissione aveva già accertato nel 2024 la violazione da parte di Google degli obblighi DMA sull’auto-preferenza nella ricerca, ha aperto procedimenti separati di non-conformità sulle regole anti-steering del Play Store.

Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione per la Transizione Pulita, Giusta e Competitiva, ha inquadrato l’intervento in termini di scelta dell’utente e innovazione: “Le misure proposte oggi daranno più scelta agli utenti Android sui servizi AI che utilizzano e integrano nel proprio telefono, compresa la vasta gamma di servizi AI che competono con l’AI di Google.” Henna Virkkunen, vicepresidente per la Sovranità Tecnologica, ha aggiunto che l’interoperabilità è la chiave per sbloccare il pieno potenziale di queste tecnologie. Il segnale politico è chiaro, nella visione della Commissione, l’AI sullo smartphone non è un optional del produttore ma un mercato contendibile.

In caso di mancata conformità, le sanzioni previste dal DMA possono arrivare al 10 percento del fatturato annuo globale, e al 20 percento per i recidivi. Con un fatturato globale di Alphabet superiore ai 350 miliardi di dollari, si tratta di numeri che anche Mountain View è costretta a prendere sul serio. L’esito di questa partita definirà un precedente fondamentale: se l’assistente AI diventerà il prossimo grande lock-in di piattaforma o il primo a essere spezzato prima ancora di consolidarsi.

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