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AI nell’istruzione: il confronto tra i modelli nazionali



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Dalla Cina agli Emirati Arabi Uniti, dalla Corea del Sud all’Europa, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella scuola procede con modelli molto diversi. Il confronto mostra che investimenti e tecnologia contano meno della governance, della formazione dei docenti e della capacità di attuazione

Pubblicato il 20 mag 2026

Giulio Lucentini

Dottorando del Piano Nazionale in Teaching and Learning Sciences, curricolo e ricerca educativa. Universita' di Macerata e Sapienza Universita' di Roma



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Dalla Cina che spinge l’educazione all’IA su scala nazionale alla Corea del Sud che ha sospeso un programma da oltre un miliardo di dollari dopo appena quattro mesi, il mondo sta già riscrivendo la scuola attorno all’intelligenza artificiale.

Il confronto tra i modelli nazionali mostra che la differenza non la fa la tecnologia in se’, ma la qualita’ della governance, della formazione docente e della capacita’ di tradurre l’innovazione in politica educativa.

Secondo lo Stanford University AI Index 2025, circa due terzi dei paesi nel mondo offrono gia’ o stanno pianificando percorsi di computer science nel segmento K-12, un dato raddoppiato rispetto al 2019 e indicativo della portata strutturale della trasformazione educativa in corso. L’intelligenza artificiale vi entra in misura crescente, ma con modalita’ e intensita’ molto differenziate da paese a paese. Pianificare e attuare rimangono tuttavia operazioni distinte, e i risultati, nel momento in cui si passa all’implementazione concreta, possono divergere in misura significativa anche all’interno dello stesso paese e in archi temporali molto contenuti.

IA nelle scuole tra investimenti globali e governance educativa

Nel corso del 2025 si e’ consolidata la consapevolezza, tra i governi di ogni orientamento politico e area geografica, che il dibattito sull’opportunita’ di introdurre l’IA nelle scuole sia ormai superato dai fatti: la tecnologia e’ gia’ presente nelle pratiche quotidiane di studenti e docenti, e la questione centrale riguarda le modalita’ con cui governarne l’integrazione. Sullo sfondo si delinea una competizione sugli investimenti di portata inedita: gli USA hanno attirato 109,1 miliardi di dollari di investimenti privati nell’IA nel 2024, la Cina 9,3 miliardi, il Regno Unito 4,5 miliardi.

Vale tuttavia la pena distinguere tra due fenomeni che spesso vengono sovrapposti nel dibattito pubblico: l’entita’ degli investimenti in IA e il grado di integrazione dell’IA nei sistemi educativi nazionali sono variabili che non si muovono necessariamente nella stessa direzione. Gli USA mantengono una posizione dominante sul piano finanziario e della ricerca, ma il loro sistema scolastico figura tra i piu’ frammentati al mondo in materia di governance educativa. Gli Emirati Arabi Uniti, al contrario, destinano all’IA risorse nettamente inferiori, eppure hanno adottato il programma di integrazione scolastica piu’ coerente e universale a livello globale. La variabile decisiva, in questi casi, e’ la capacita’ delle istituzioni di tradurre l’innovazione tecnologica in politica educativa organica.

Chi ha scelto l’obbligo: Cina e Emirati Arabi Uniti

Tra i sistemi educativi nazionali, quello cinese rappresenta il caso di integrazione piu’ estensiva. Nel 2025 la Cina ha impresso una forte accelerazione all’integrazione dell’educazione all’IA nelle scuole primarie e secondarie, definendo linee guida nazionali, obiettivi distinti per livello scolastico e un quadro di regolazione dell’uso dell’IA generativa da parte di studenti e docenti. A maggio 2025 il Ministero dell’Educazione ha diffuso due documenti complementari: uno dedicato al percorso di educazione generale all’IA nella scuola di base e secondaria, l’altro rivolto alla regolazione dell’uso dell’IA generativa in ambito scolastico, con restrizioni specifiche per gli studenti piu’ giovani. La coesistenza di queste due direttrici, una di promozione e una di contenimento, riflette la consapevolezza istituzionale dei rischi insiti in un’adozione non presidiata.

Sul piano infrastrutturale, l’ecosistema digitale cinese dedicato all’istruzione ha raggiunto dimensioni considerevoli. La piattaforma Smart Education of China, valorizzata anche in sede UNESCO con il Premio ICT in Education, ha sostenuto programmi di larga scala per la formazione dei docenti e per la diffusione di corsi digitali: secondo i dati UNESCO, il programma ha raggiunto oltre 10 milioni di insegnanti e messo a disposizione un catalogo che include circa 170.000 corsi e micro-corsi, con una copertura specifica per le aree meno servite del paese. Parallelamente, grandi operatori privati come iFlytek e Squirrel AI hanno consolidato una presenza estesa nel settore educativo, sviluppando rispettivamente strumenti di valutazione automatica dei testi e sistemi di apprendimento adattivo diffusi su larga scala.

Tuttavia, la rapida espansione dell’IA scolastica ha fatto emergere criticita’ rilevanti sul piano della protezione dei dati personali degli studenti, delle disuguaglianze territoriali tra aree urbane e rurali e della tenuta infrastrutturale delle zone meno connesse, dove permangono carenze significative in termini di dotazioni tecnologiche. L’obiettivo dichiarato di ridurre le disuguaglianze educative attraverso l’IA si scontra quindi con condizioni infrastrutturali ancora insufficienti e con un’elevata rotazione dei docenti nelle sedi rurali, fattore che riduce gli incentivi all’investimento in formazione specifica.

Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto la via dell’obbligo, ma con un approccio radicalmente diverso per ordine e metodo. Dal 2025-2026, l’IA e’ materia obbligatoria in tutte le scuole pubbliche, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado: circa 1.000 insegnanti appositamente formati erogano un curriculum che copre fondamenti, algoritmi, etica e applicazioni reali. La materia e’ stata formalizzata per il 2026-2027 con il nome definitivo Artificial Intelligence and Technology. L’annuncio, fatto da Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum il 4 maggio 2025, e’ supportato dalla Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence e dal progetto Falcon LLM. Cio’ che distingue gli UAE dalla Corea del Sud, che ha tentato qualcosa di simile con esiti opposti, e’ la sequenza: prima il curriculum, poi la formazione dei docenti, poi il lancio. Un ordine che sembra ovvio, ma che molti governi ignorano.

Il caso coreano: quando l’implementazione non regge l’ambizione

La Corea del Sud mostra cosa accade quando l’ambizione politica corre piu’ veloce dell’implementazione. L’AI Digital Textbook Promotion Plan (AIDT), lanciato dall’ex presidente Yoon Suk Yeol nel 2023, prevedeva 76 libri di testo digitali alimentati dall’IA per sostituire i manuali tradizionali in matematica, inglese e informatica. La spesa pubblica ha superato 1,2 trilioni di won (circa 850 milioni di dollari), a cui si aggiungono i circa 800 miliardi di won investiti dai publisher privati nello sviluppo dei contenuti, per un totale complessivo che ha superato i 2 trilioni di won, oltre 1,4 miliardi di dollari.

Introdotto nelle scuole a marzo 2025, il programma ha incontrato gia’ nel corso del primo semestre difficolta’ di rilievo: le segnalazioni di imprecisioni nei contenuti si sono moltiplicate rapidamente, e il carico di lavoro per studenti e docenti e’ risultato in molti casi aumentato anziche’ ridotto, in contrasto con le aspettative dichiarate in fase di lancio. Un sondaggio del Korean Teachers & Educational Workers’ Union del dicembre 2024, condotto su 2.626 insegnanti, aveva gia’ rivelato che il 98,5% di loro riteneva la formazione fornita dal ministero insufficiente per il lancio di marzo. Una petizione dei genitori aveva raccolto 56.505 firme. Il sindacato docenti aveva portato in giudizio il Ministro dell’Istruzione.

Nell’agosto 2025 il Parlamento sudcoreano ha revocato agli AIDT lo status di libri di testo, riclassificandoli come materiali didattici supplementari. Gia’ nella fase iniziale di implementazione, i tassi di adozione effettiva si attestavano attorno al 30% degli istituti, sensibilmente al di sotto delle aspettative di una generalizzazione rapida, e i publisher che avevano investito ingenti risorse nello sviluppo dei contenuti si trovano ora in una situazione di forte incertezza, con contenziosi amministrativi aperti nei confronti del Ministero dell’Istruzione. Il programma era anche il simbolo personale del presidente Yoon, poi messo in stato d’accusa per altri motivi: quando un progetto educativo viene identificato in modo esclusivo con una specifica linea di governo, la sua continuita’ risulta esposta ai cambiamenti di indirizzo politico. E’ una lezione che riguarda tutti i sistemi democratici, incluso l’italiano.

L’Europa divisa: chi avanza e chi aspetta

Il panorama europeo si caratterizza per una marcata eterogeneita’ di approcci: secondo i dati OCSE, all’inizio del 2024 nessun paese membro aveva ancora emanato una regolamentazione specifica sull’uso dell’IA generativa nella scuola, eppure le scelte compiute a livello nazionale producono gia’ traiettorie chiaramente differenziate.

La Finlandia e’ il modello etico di riferimento: il corso online gratuito Elements of AI, sviluppato dall’Universita’ di Helsinki con Reaktor e disponibile in oltre 30 lingue, ha dimostrato che si puo’ alfabetizzare una nazione all’IA senza imporre nulla dall’alto. Circa il 50% delle scuole finlandesi usa la piattaforma ViLLE per analytics in tempo reale sulle prestazioni degli studenti.

L’Estonia ha compiuto un passo ulteriore attivando, in collaborazione con operatori del settore tra cui OpenAI, un programma di accesso a strumenti avanzati di IA per studenti e docenti delle scuole secondarie, all’interno dell’iniziativa AI Leap: nella prima fase, avviata a settembre 2025, sono stati coinvolti circa 20.000 studenti e 3.000 insegnanti delle classi del secondo e terzo anno della scuola secondaria di secondo grado, con l’obiettivo di estendere il programma a 58.000 partecipanti nel 2026. Il riferimento al Tiger Leap degli anni ’90, il programma che aveva connesso a Internet tutte le scuole estoni, non e’ casuale: sottolinea la continuita’ di un approccio nazionale all’innovazione educativa che ha sempre privilegiato la formazione dei docenti come condizione preliminare all’introduzione degli strumenti, scelta che anche in questo caso e’ stata rispettata prima dell’avvio.

La Germania presenta invece un profilo piu’ problematico, riconducibile alle difficolta’ strutturali di un sistema federale in cui la competenza sull’educazione appartiene ai 16 Lander e non al governo centrale. La Conferenza dei Ministri dell’Istruzione (KMK) ha prodotto nel 2024 linee guida di indirizzo, prive tuttavia di carattere vincolante, con il risultato di una pluralita’ di approcci locali privi di coordinamento strategico. L’orientamento verso la supervisione umana e la trasparenza algoritmica e’ condivisibile nei principi, ma la sua applicazione frammentata ne riduce l’efficacia pratica. Il Regno Unito si colloca al di sotto della media europea per grado di integrazione dell’IA nell’istruzione, mentre la Francia occupa una posizione intermedia: era tra i due soli paesi europei ad avere una proposta di regolamentazione specifica sull’IA nelle scuole in attesa di approvazione all’inizio del 2024, ma il percorso di approvazione si e’ prolungato oltre le attese iniziali.

IA nelle scuole italiane: norme forti, attuazione ancora fragile

L’Italia dispone oggi di un quadro normativo relativamente avanzato. Le Linee guida per l’introduzione dell’IA nelle scuole, adottate con il DM 166 del 9 agosto 2025, recepiscono in modo organico l’AI Act europeo, la Raccomandazione UNESCO 2021 e la Convenzione del Consiglio d’Europa 2024, articolando principi come la centralita’ della persona, la supervisione umana, la tutela dei dati e l’autonomia cognitiva degli studenti. Il successivo DM 219/2025 e l’Avviso pubblico MIM prot. n. 73226 del 27 marzo 2026 sostengono, anche sul piano finanziario e organizzativo, la costituzione di snodi formativi per la transizione digitale; l’Avviso prevede finanziamenti fino a 50.000 euro per istituzione scolastica, in una logica di accompagnamento alla diffusione delle competenze digitali e dell’IA. Il progetto pilota del MIM, avviato nell’a.s. 2024-25 in 15 scuole di Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia con un assistente virtuale integrato nell’ambiente Google Workspace, sara’ oggetto di monitoraggio e valutazione, anche con il coinvolgimento di INVALSI, e potra’ costituire la base per un’estensione progressiva del modello su scala nazionale. Sul fronte internazionale, l’Italia e’ stata protagonista del summit Next Gen AI a Napoli nell’ottobre 2025, con la partecipazione di 40 paesi e oltre 6.000 tra studenti, docenti e formatori.

Il nodo rimane pero’ la distanza tra i principi e la loro attuazione concreta. Le linee guida contengono le parole deve e devono oltre cinquanta volte, senza fornire scenari d’uso pratici ne’ esempi per eta’ e ordine di scuola. Il documento privilegia la conformita’ normativa rispetto al supporto operativo, e le scuole italiane sono circa 8.000, distribuite su un territorio con disparita’ strutturali profonde. La dispersione scolastica in alcune regioni del Sud raggiunge il 17%, contro una media UE del 9,6%. Il rischio non e’ che l’IA non arrivi nelle scuole italiane: e’ che arrivi in modo disomogeneo, accelerando le stesse disuguaglianze che dovrebbe contribuire a ridurre.

L’esperienza coreana offre in questo senso un termine di confronto particolarmente significativo, non tanto per le sue specificita’ politiche quanto per il principio generale che illustra: l’ambizione di innovare su larga scala, in assenza di una co-progettazione con i docenti, di una fase pilota adeguata e di infrastrutture sufficienti, tende a produrre esiti molto distanti da quelli dichiarati. I modelli che hanno conseguito risultati piu’ solidi, tra cui Finlandia, Estonia, Singapore e UAE, condividono alcune costanti metodologiche: una progressione dalla sperimentazione alla scala, il coinvolgimento attivo dei docenti nelle fasi di progettazione, la priorita’ assegnata all’infrastruttura rispetto al curricolo, e la costruzione di una governance stabile nel tempo, indipendente dai cicli politici. Su questo ultimo punto, l’UNESCO e’ esplicito nell’affermare che qualsiasi agenda sull’IA nell’educazione che non ponga gli insegnanti al centro risulta strutturalmente incompleta: il rischio non e’ che la tecnologia sostituisca la funzione docente, ma che politiche di integrazione mal progettate ne erodano l’autonomia pedagogica, riducendo progressivamente il ruolo degli insegnanti a quello di supervisori di processi decisi altrove. L’integrazione dell’IA nella scuola non e’ piu’ un’ipotesi futura, ma un processo gia’ avviato e destinato a incidere in profondita’ sulle forme dell’insegnamento, dell’apprendimento e della governance educativa. Proprio per questo, la questione decisiva non riguarda se introdurla, ma secondo quali priorita’ pedagogiche, con quale gradualita’, con quale sostegno ai docenti e con quale attenzione alle disuguaglianze che ogni innovazione rischia, se non governata, di amplificare.

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