Negli ultimi anni il mercato M&A nel settore ICT services dedicato alle imprese e pubbliche amministrazioni ha mostrato un’evoluzione significativa in Italia e in Europa, sostenuta da driver strutturali come la digitalizzazione delle imprese, la frammentazione dell’offerta e il crescente interesse di investitori finanziari e industriali domestici e internazionali. In linea con quanto emerge dai più recenti trend M&A, il settore continua a essere uno dei più dinamici in termini di operazioni, pur in un contesto di maggiore selettività rispetto ai picchi del 2021–2022.
A fronte di trend strutturali, l’avvento dell’intelligenza artificiale ha acceso il dibattito sul possibile impatto della stessa sui modelli tradizionali di software entreprise “SaaS”, che ha causato negli ultimi mesi una significativa correzione dei corsi azionari dei principali player quotati con relativa riduzione dei multipli di trading di settore. Tuttavia, un’analisi più puntuale suggerisce che i fondamentali di business delle aziende e la loro capacità di adattarsi all’AI e di coglierne le opportunità attraverso barriere competitive differenzianti, restano il principale driver di valore nel medio lungo periodo.
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Un mercato M&A ICT services guidato da consolidamento e crescita strutturale
Da dati PoliMi, il mercato IT italiano nel 2025 tocca i €70 miliardi continua a svilupparsi lungo direttrici di consolidamento, con piattaforme sostenute (anche) da fondi di private equity impegnate in strategie di buy-and-build. Le operazioni nel settore IT in Italia sono aumentate del 24%, raggiungendo 229 transazioni, secondo PwC. Questo dato riflette un’evoluzione strutturale del settore: le aziende IT nostrane hanno smesso da tempo di limitarsi a gestire l’infrastruttura tecnologica dei clienti in logica di outsourcing, ma puntano sempre più a costruire piattaforme integrate che combinano, tra l’altro, cloud, dati e intelligenza artificiale.
In questo contesto, l’M&A diventa uno strumento chiave per accelerare la trasformazione. Gli operatori ricorrono alle acquisizioni per completare il proprio stack tecnologico e offrire soluzioni end-to-end, mentre i fornitori di infrastrutture digitali stanno progressivamente integrando verticalmente competenze e servizi. Parallelamente, i fondi di private equity continuano a giocare un ruolo centrale, sostenendo strategie di consolidamento e creazione di piattaforme.
Tra le principali operazioni annunciate nel 2025 con protagonisti attori di capitale privato vi sono l’acquisizione di Digital Value da parte di One Equity Partners, di BV Tech da parte di PX3, di Objectway da parte di Cinven, Lodestar da parte di NB e di Project Informatica da parte di EMK Capital, tutte accomunate dalla logica di rafforzamento di piattaforme integrate e posizionamenti distintivi.
Aggregatori made in Italy e casi d’eccellenza a livello europeo
I cluster di aggregatori sono variegati: se da un lato vi sono grandi piattaforme come Engineering, Lutech, Maticmind e Var Group rappresentano esempi di consolidamento su scala, con forte penetrazione in clienti enterprise e pubblica amministrazione attraverso un portafoglio differenziato di soluzioni software e servizi a valore aggiunto, dall’altro, si trovano operatori di software verticale come Zucchetti, TeamSystem, Dedalus, Namirial e GPI offrono modelli SaaS basati su ricavi ricorrenti con focus su soluzioni proprietarie.
Un segmento particolarmente interessante è peraltro quello del digital trust e document management, spinto da driver regolatori e investimenti pubblici: il mercato italiano dei sistemi di gestione documentale è atteso crescere a oltre €390 milioni nel 2027, trainato tra l’altro dalla compliance normativa e dalla digitalizzazione della PA.
In questo contesto, ai lettori potrebbe interessare particolarmente il percorso di SB Italia (oggi Havant), acquisto da Argos nel 2022 che attraverso un percorso di crescita significativo ha trasformato l’azienda in un operatore leader in Italia nel document management and processing iniziando un programma di espansione in Europa. La società ha sviluppato una suite proprietaria cloud-based che include soluzioni come Docsweb per la gestione documentale e workflow digitali, AgileSign per la firma digitale e componenti di AI-driven document processing, aumentando progressivamente la componente di ricavi ricorrenti e la profondità di integrazione nei clienti, in particolare nei settori regolamentati.
M&A ICT services, a quali prezzi
Dopo la fase espansiva degli anni 2020–2022, i multipli hanno mostrato una fisiologica normalizzazione, in linea con il contesto macro, con un mercato che resta fortemente selettivo. Per dare qualche range indicativo ai lettori:
• IT services tradizionali focalizzati sulla consulenza e implementazione (system integrators): 7–9x EBITDA
• Modelli ibridi e a maggior valore aggiunto con crescente componente software proprietaria: 10–13x EBITDA
• software verticale / SaaS: 13–15x EBITDA o oltre
La variabilità all’interno ai cluster di valutazione deriva da fattori principalmente intrinseci all’azienda: qualità, variabilità e stickiness della clientela, lead e scalabilità tecnologica, proprietà intellettuale e ricorrenza dei ricavi danno naturale accesso a moltiplicatori più elevati.
Questa “valuation ladder” riflette un principio ormai consolidato: il valore è funzione della capacità di un’azienda di posizionarsi in modo critico nei processi del cliente, più che della singola tecnologia adottata.
Il presumibile impatto dell’AI sugli operatori, visto dal mercato dei capitali
Le evidenze di mercato suggeriscono che il vero elemento di difesa del valore resta nella solidità del modello industriale. Le aziende che dispongono di software proprietari difficilmente sostituibili e di una rete commerciale e di assistenza strutturata sono tipicamente in grado di mantenere elevati livelli di retention: la clientela, soprattutto in contesti regolamentati, tende a rimanere legata al provider, anche per la sensibilità dei dati gestiti e per il livello di integrazione nei processi operativi. È il caso, ad esempio, dei sistemi di gestione documentale, degli ERP e dei gestionali verticali, così come delle soluzioni dedicate ai professionisti, dove la continuità del servizio e l’affidabilità restano elementi centrali.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale si configura più come un alleato che come una minaccia: abilita efficienze, migliora la produttività e supporta l’evoluzione dei prodotti esistenti, senza sostituirne il valore sottostante. Il rischio di disintermediazione resta limitato e riguarda principalmente gli operatori che non integrano queste tecnologie nei propri modelli o che non investono nello sviluppo di soluzioni di nuova generazione.
Parallelamente, si osserva una prosecuzione – e in alcuni casi un’accelerazione – della dinamica M&A nel settore, con un interesse crescente anche verso scale-up che stanno applicando con successo l’AI in ambiti specifici, come healthcare e cybersecurity. Tuttavia, soprattutto in quest’ultimo, il livello di attenzione resta elevato, data la natura sempre più critica e sistemica del verticale.
Nel complesso, la correzione osservabile ad oggi sui multipli di trading delle società ICT quotate appare quindi avere una componente più emotiva che strutturale. Nel medio-lungo termine, è plausibile attendersi un riequilibrio rispetto agli eccessi di aspettative degli ultimi anni, più che una revisione radicale dei criteri di valutazione. Il valore continuerà a essere determinato, in larga parte, dalla qualità dei fondamentali e dalla capacità di presidiare in modo stabile e difendibile la relazione con il cliente.














