La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha usato queste parole per presentare il cosiddetto 28esimo regime: “L’obiettivo finale è creare una nuova struttura societaria davvero europea. La chiameremo EU Inc. e avrà un insieme di regole unico e semplice, che si applicherà senza soluzione di continuità in tutta la nostra Unione. In questo modo le imprese potranno operare tra gli Stati membri molto più facilmente”.
Insomma, gli obiettivi dell’EU Inc. sembrano essere piuttosto chiari nella loro enunciazione e appaiono come ampiamente condivisibili, cercando di incanalare dentro di sé richieste ed esigenze di cui si parla da anni sia a livello di ecosistemi nazionali che europei che riguardano le startup e più in generale il mondo dell’innovazione. Addentrandosi però maggiormente all’interno della proposta presentata dalla Commissione europea oltre a conferme importanti ci sono anche alcuni punti che al momento emergono con minore chiarezza.
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48 ore per costituire una nuova società
Doveroso evidenziare che quanto emerso in queste settimane è una bozza e che quindi il lavoro di limatura e correttivi porterà a dei risultati che ci si augura non siano compromessi al ribasso, ma proposte concrete per migliorare ulteriormente il testo e i suoi contenuti.
Nel frattempo però si possono iniziare a segnalare alcuni punti che sembrano essere saldi e che certamente rappresenterebbero un punto di partenza significativo. Partiamo dall’aspetto legislativo che può sembrare un dettaglio, ma che invece in questo caso rappresenta un elemento di sostanza: come ricorda tra gli altri Wired, la Commissione europea ha scelto la forma del regolamento, quindi regole uguali per tutti i Paesi che le devono adottare così come sono e non recepirle adeguandole al loro contesto normativo, come nel caso di una direttiva.
Insomma, una scelta che sembra puntare a quella unificazione del mercato europeo, per quanto possibile, con lo scopo di evitare che i singoli Paesi all’interno dell’Unione vadano a due velocità diverse quando si tratta di agevolare la creazione di nuove realtà imprenditoriali e innovative.
Costituzione in 48 ore e costi ridotti per le imprese
Altro passaggio importante: la costituzione della società deve essere garantita in 48 ore al costo massimo di 100 euro. La registrazione attraverso la piattaforma comunitaria Bris conferisce direttamente alle autorità le informazioni sulla nuova società. E se un imprenditore vuole aprire filiali in giro per l’Unione non deve ripresentare ogni volta i documenti perché tutto è già presente e rintracciabile sul Bris.
Burocrazia snella, condivisione di informazioni, tempistiche molto ristrette e costi estremamente contenuti. Visto così difficile non concordare con quanto scritto da Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera: “Una sorta di ipotetico, immaginifico ma concreto, Delaware europeo. In grado, almeno potenzialmente, di essere insieme attrattivo e competitivo. Come avviene per le persone giuridiche di tutto il mondo che scelgono, risparmiando su tanti costi, di stabilirsi nello Stato americano. I risparmi previsti con la nuova normativa — per investitori e aziende nei vari adempimenti e nei costi delle transazioni — oscillano tra i 328 e i 440 milioni di euro in dieci anni. E sono solo i risparmi diretti. Non comprendono vantaggi di flessibilità meno facilmente misurabili”.
Rischio di permanenza della frammentazione
Sempre tenendo presente che quella presentata lo scorso marzo è una prima bozza, è giusto mettere comunque in evidenza quelli che sono dei passaggi che in questo momento lasciano qualche perplessità rispetto alla proposta dell’EU Inc..
Alcuni di questi potenziali rischi vengono esplicitati al Corriere della Sera dall’ex premier Enrico Letta, tra i principali sostenitori di un’iniziativa di questo tipo, tanto da inserirla nel suo rapporto per rilanciare la competitività europea: “Non si tratta di cancellare normative esistenti, dunque di attentare alle varie identità nazionali, bensì di offrire alle imprese una via alternativa, opzionale, una sorta di fast track. Ovviamente non mancano le incognite che sono legate alla compatibilità con i trattati — soprattutto sul piano fiscale e quello giuslavoristico — e sulla giurisdizione, ovvero il comportamento delle varie corti”.
Proprio questo affiancamento potrebbe mantenere un’eccessiva frammentazione a livello nazionale, con differenze anche sostanziali tra un Paese e l’altro, andando nella direzione opposta rispetto allo spirito iniziale di EU Inc., ovvero quello di creare un sistema unico e uguale per tutti.
Le critiche al 28esimo regime e la richiesta di una vera EU Inc.
Le critiche più dure sotto questo punto di vista sono arrivate dalla campagna Eu-Inc che in una nota ha sottolineato come “anziché istituire un vero e proprio 28esimo regime, la proposta trapelata sembra rimettere l’interpretazione giuridica ai tribunali nazionali e la registrazione ai registri nazionali. Ciò mina la stessa standardizzazione che la proposta si prefigge di realizzare. Esortiamo la Commissione a portare avanti una vera EU Inc. che sia una forma societaria europea genuinamente centrale e indipendente”.
In particolare vengono richiesti un registro Ue comune, una banca dati in tempo reale e un tribunale centrale per la risoluzione delle controversie.
Il confronto nelle istituzioni europee
Consiglio e Parlamento europeo saranno chiamati a un importante lavoro di negoziazione, è evidente. Sarebbe però ingiusto e miope non considerare il valore della prima bozza dell’EU Inc. che rappresenta comunque un punto di partenza importante e reale su cui lavorare a livello comunitario.
Gli obiettivi da raggiungere sembrano essere abbastanza chiari e definiti nei loro contorni. Sarà importante che al termine del confronto che avverrà all’interno delle istituzioni comunitarie, il regolamento non diventi solo un contenitore pieno solo di visioni irrealizzabili, o peggio ancora un ulteriore ostacolo da superare per chi, in Italia e in tutta Europa, ha ambizioni e idee imprenditoriali.







