moda e sostenibilità

Riciclo tessile, la sfida industriale per trasformare gli scarti in valore



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La filiera moda disperde ogni anno enormi quantità di valore tra discariche, inceneritori e materiali non recuperati. Il riciclo tessile può ridurre l’impatto ambientale, rafforzare l’accesso alle materie prime e aprire nuove opportunità industriali, ma richiede investimenti, tecnologia e regole coordinate

Pubblicato il 9 giu 2026

Eleonora Tieri

Associate Director, Sustainability & Circularity, BCG



rifiuti tessili
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Nel 2024, il mondo ha scartato così tanti vestiti da riempire più di 200 stadi olimpici. Sono risorse già estratte e lavorate che escono dal sistema senza essere riutilizzate. E infatti l’80% dei capi dismessi finisce attualmente in discarica o negli inceneritori, mentre meno dell’1% rientra nel ciclo produttivo.

Ambiente, economia e consumi si intrecciano lungo la stessa filiera, rendendo evidente la necessità di soluzioni industriali e tecnologiche su larga scala.

Rifiuti tessili e filiera moda: il peso della produzione globale

Negli ultimi venticinque anni la spinta dettata dalla crescita economica e da tendenze di consumo che incoraggiano acquisti frequenti ha, infatti, più che raddoppiato la produzione mondiale di fibre generando un sistema che produce rifiuti a un ritmo troppo sostenuto e con un impatto ambientale sempre più difficile da ignorare. L’analisi “Spinning Textile Waste into Value” mette in evidenza dinamiche che stimolano una riflessione sul futuro del settore.

Oggi la filiera tessile, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, è responsabile del 92% delle emissioni di gas serra dell’intero comparto moda. Costruita per sostenere volumi di produzione e vendita crescenti, la filiera si caratterizza per una fase di “fine-vita” del prodotto molto frammentata: i sistemi di raccolta intercettano soprattutto i capi rivendibili, lo smistamento resta in gran parte manuale e orientato alla selezione per il riuso. Il resto dei capi tende a disperdersi o ad arrivare in condizioni che ne rendono difficile il recupero e la disponibilità di materiali adatti al riciclo resta limitata. Solo circa il 7% dei rifiuti tessili globali, oggi può essere utilizzato come input per processi “textile-to-textile”.

A rendere ancora più grave il quadro è il problema dello smaltimento. Bruciare una sola tonnellata di tessuti equivale, in termini di emissioni, a sei voli andata e ritorno tra Londra e New York; conferirla in discarica ne vale addirittura otto.

Riciclo tessile, il valore economico di una riconversione

È evidente quanto sia complicata la strada verso la circolarità, ma prima di introdurre qualche ulteriore elemento di complessità e capire come intercettare una traiettoria più sostenibile, mi sembra utile porre l’accento sul valore potenziale di una riconversione.

Il sistema disperde oggi circa 150 miliardi di dollari l’anno, ma portare il riciclo oltre il 30% significa recuperarne una quota rilevante, superiore ai 50 miliardi, generando circa 180.000 posti di lavoro. Si tratta di un ordine di grandezza tale da incidere sulla struttura economica dell’intero settore e ci troviamo nel momento giusto: in Europa la pressione normativa sta accelerando con l’introduzione della responsabilità estesa del produttore, che obbligherà le aziende a finanziare la raccolta e il riciclo nei mercati in cui operano. In parallelo, la domanda di fibre riciclate è destinata a superare l’offerta entro il 2030. Un quadro che può rappresentare un’opportunità strategica da cogliere per rafforzare la competitività e trasformare lo scarto in risorsa.

Ora che intravediamo l’opportunità, torniamo un attimo alla complessità.

Fibre miste, costi e limiti tecnologici del riciclo

Molti capi combinano fibre naturali e sintetiche, spesso con accessori difficili da separare come bottoni e cerniere, e le tecnologie esistenti gestiscono con maggiore efficienza materiali omogenei, mentre incontrano limiti con composizioni miste.

I materiali riciclati rimangono inoltre, meno competitivi sul piano dei costi: il poliestere riciclato può costare più del doppio rispetto a quello vergine. Le catene di approvvigionamento globali sono state ottimizzate nel tempo per l’utilizzo di materie prime nuove, con effetti diretti sui prezzi e sulla competitività dei materiali riciclati.

Tutti questi elementi contribuiscono a portare l’azione del riciclo su una scala ridotta rispetto ai volumi di produzione generati ogni anno. Le stime però, ci indicano un potenziale percorribile e alcune esperienze già avviate in altri settori, mostrano percorsi simili: il sistema di deposito per le bottiglie in Germania ha raggiunto un tasso di ritorno del 98% grazie a infrastrutture diffuse e regole chiare. Nel settore energetico, il costo dell’energia solare è diminuito dell’89% in dieci anni attraverso investimenti e politiche coordinate.

Economia circolare moda, cinque azioni per cambiare scala

La gestione dei rifiuti tessili incide su più dimensioni. Per le aziende, riguarda l’accesso alle materie prime, i costi e le scelte di investimento. Per l’ambiente, riguarda l’impatto della produzione e dello smaltimento. Per i consumatori, riguarda la disponibilità di prodotti che integrano materiali riciclati.

Ma partendo da queste cinque azioni chiave, l’industria potrebbe intervenire lungo la filiera e avviarsi verso la realizzazione di questa visione:

  1. stimolare la domanda di fibre riciclate, i grandi marchi possono promuovere l’adozione su larga scala, mentre le piccole e medie imprese possono collaborare, condividendo strumenti finanziari per affrontare i costi iniziali della transizione;
  2. aumentare la quantità di rifiuti raccolti, potenziando i sistemi esistenti attraverso iniziative pubbliche e private – in Europa, questo sforzo potrebbe far salire i tassi di raccolta dal 30% al 55% entro il 2033;
  3. migliorare i sistemi di smistamento con tecnologie automatizzate per aumentare capacità e precisione, con un potenziale di incremento della capacità fino al 90%;
  4. investire in infrastrutture capaci di trattare diverse tipologie di fibre per scalare le soluzioni di riciclo in grado di trattare una gamma più ampia di materiali;
  5. infine, sostenere l’innovazione tecnologica: sebbene siano già stati raccolti oltre 250 milioni di dollari per aziende pionieristiche come Circ, Syre e Infinited Fiber, occorrono maggiori investimenti, anche tramite consorzi, per portare queste soluzioni alla scala industriale.

Dallo scarto alla risorsa, la sfida operativa della filiera

Ridurre questa dispersione richiede di intervenire su più livelli insieme: progettazione dei prodotti, qualità della raccolta, capacità industriale, domanda finale. Sono condizioni che difficilmente un singolo attore può governare da solo.

In questo quadro, il riciclo tessile non è più un’estensione delle politiche di sostenibilità, ma una leva che incide su approvvigionamento, costi e posizionamento. La differenza si gioca nella capacità di trattarlo come tale, allineando incentivi, investimenti e modelli operativi.

Una quota rilevante di valore oggi esce dal sistema senza essere recuperata. Possiamo continuare a considerarla una perdita inevitabile oppure iniziare a lavorare per trattenerla.

Le condizioni per farlo stanno emergendo. Il passaggio ora è renderle operative, dentro la filiera.

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Fabio Fontani
Fabio Fontani
2 giorni fa

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