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Il futuro tecnologico costa troppo: il nodo politico dell’IA e dei servizi



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Internet, IA, auto elettriche e servizi digitali promettono accesso, efficienza e risparmi. Ma in università, sanità e trasporti i costi restano spesso alti. Il punto diventa politico: l’innovazione dovrebbe produrre benefici misurabili per cittadini e utenti finali

Pubblicato il 12 giu 2026

Marco Milani

psicologo, retail investor e studioso di politica



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Non è passato molto tempo da quando Internet e la connessione veloce hanno dato a tutti accesso a nuove opportunità nei campi più diversi. Oggi, in tutti i continenti, veicolare idee e know-how è diventato più facile e molto meno costoso. Sulle piattaforme digitali si può accedere ad articoli, corsi e lezioni specializzate su innumerevoli argomenti, a qualsiasi ora e da qualunque luogo raggiunto da una connessione veloce.

Eppure, sebbene l’accesso alla conoscenza sia aumentato enormemente grazie alle tecnologie digitali, il costo economico per ottenere un’istruzione formale e credenziali riconosciute continua ad aumentare in molte parti del mondo. In Nord America le rette universitarie sono diventate molto più costose, soprattutto nelle istituzioni di livello medio-alto. In Europa il fenomeno è meno marcato, ma il costo della vita per uno studente è sempre più difficile da sostenere.

E molte università, un po’ ovunque, continuano a non offrire opzioni a distanza per numerosi corsi, nonostante la tecnologia sia ormai accessibile praticamente a tutti.

Tecnologia e costo della vita nell’istruzione

Allo stesso tempo, molte università sembrano avere crescenti difficoltà nel riconoscere percorsi precedenti, esperienze professionali, esami sostenuti altrove o competenze acquisite in modo non tradizionale. Questo crea frustrazione soprattutto tra studenti adulti, professionisti e persone con background internazionali o interdisciplinari. In un mondo in cui la conoscenza è sempre più globale e accessibile, i sistemi educativi appaiono ancora troppo legati a strutture burocratiche rigide e a modelli formativi tradizionali.

Un esempio tipico è il fatto che parecchie università non riconoscano esami sostenuti più di tre o cinque anni prima. La conoscenza scade, come lo yogurt, si potrebbe dire. La conseguenza, per il cittadino-consumatore, è spesso un aumento dei costi: la tecnologia migliora, ma il servizio finale diventa più caro senza necessariamente diventare più accessibile.

Intelligenza Artificiale, medicina e servizi più costosi

Le stesse dinamiche si osservano nell’Intelligenza Artificiale applicata alla medicina. Le visite online e l’analisi automatizzata dei dati sono già realtà, ma, per una ragione o per l’altra, i servizi medici costano di più un po’ ovunque e le liste d’attesa tendono ad allungarsi.

È vero che nei paesi economicamente sviluppati l’invecchiamento della popolazione pesa sempre di più sui sistemi sanitari. Tuttavia, gli strumenti di prevenzione che la tecnologia rende oggi disponibili dovrebbero – se utilizzati in modo sistematico – alleggerire parte di questo peso. E invece il decisore politico sembra spesso orientato a proteggere categorie e “sistemi” che hanno potere, mentre l’interesse del paziente-consumatore arriva sempre per ultimo.

Auto elettriche low-cost e interessi costituiti

Un altro esempio è quello dell’automobile. Ciò che si osserva con l’emergere delle auto elettriche cinesi low-cost è che finalmente qualcuno sta producendo, nel 2026, auto progettate davvero con la tecnologia del 2026. Quello che nel 2026 dovrebbe ormai essere la norma è avere vetture da 15-20.000 euro che consumano esclusivamente elettricità e costano all’utente il 30-40% in meno rispetto all’esborso medio attuale. Inoltre, le pratiche di car sharing dovrebbero essere incentivate in modo tale che il costo totale annuo del trasporto per ogni cittadino possa ridursi drasticamente rispetto ai primi anni Duemila.

Eppure questo non accade, perché naturalmente bisogna proteggere gli interessi costituiti: le case automobilistiche tradizionali, i lavoratori del settore e probabilmente anche i produttori di idrocarburi.

Qui non si parla di teorie del complotto, ma semplicemente di efficienza e di potere. La verità è che la funzione di “distruzione creativa” della tecnologia si ferma spesso davanti alla capacità di influenzare la politica e imporre barriere amministrative a persone, professionisti e servizi. Tali barriere vengono spesso giustificate sostenendo che servano a “proteggere i cittadini fruitori di servizi”. Oltre al danno, la beffa, si potrebbe dire.

Un’agenzia europea per misurare i benefici della tecnologia

Dovrebbe esistere un’agenzia governativa europea – attenzione: non associazioni professionali o di categoria – incaricata di fare e diffondere un calcolo molto semplice ogni volta che si autorizza l’uso di nuove tecnologie in qualsiasi settore. Questa agenzia dovrebbe chiarire che, se non si osserva un miglioramento evidente del servizio o una riduzione concreta dei costi per l’utente finale, allora quella tecnologia non dovrebbe ricevere corsie preferenziali, incentivi o agevolazioni pubbliche. E se i consumi si riducono? Meglio. Se la tecnologia non riduce i costi per il cittadino (ossia produce deflazione), allora il suo carattere realmente innovativo diventa discutibile.

Certo, tutti sono spaventati dalla riduzione dei posti di lavoro e dal fatto che molti mestieri potranno essere rimpiazzati dall’IA; ma si parla molto meno delle possibilità di riduzione dei costi che l’IA potrebbe rendere possibili. Per esempio, non dover sostenere gli elevati costi associati al possesso di un’automobile, oppure avere percorsi universitari personalizzati che consentano di cambiare carriera o specializzarsi a costi molto bassi.

IA e vantaggi per l’utente finale

E non se ne parla perché, nella realtà, esistono categorie “protette” che usano l’IA per aumentare o preservare i propri vantaggi senza trasferire alcun beneficio all’utente finale. Non si parla solo delle big tech, ma anche di professori universitari, medici e avvocati: categorie che in molti paesi hanno un notevole peso politico e una relativa autonomia dal legislatore.

Le proposte politiche dovrebbero andare all’attacco sull’uso della tecnologia, non subire i ricatti delle varie categorie. E il criterio dovrebbe essere molto semplice: qual è il vantaggio concreto per l’utente finale? Se non se ne vede alcuno, allora niente agevolazioni, niente sussidi, niente riduzioni fiscali.

Le forze politiche dovrebbero proporre misure realmente utili, come ridurre drasticamente i costi di utilizzo e gestione delle automobili incentivando il car sharing e i veicoli a guida autonoma. È davvero così irrealistico pensare di poter dimezzare questi costi nel giro di pochi anni? Invece di spendere 4.000 euro all’anno per mantenere un’auto, perché non puntare a 2.000?

Qualcuno si lamenterà, si venderanno e produrranno meno veicoli, ma ci sarebbe un vantaggio reale, tangibile e misurabile per il cittadino. E proprio questo dovrebbe essere il punto centrale: usare la tecnologia per ridurre concretamente il costo della vita.

Servizi medici online e accesso più rapido

Oppure si potrebbe utilizzare personale medico in altre nazioni – con opportune convenzioni, controlli e standard qualitativi – per consentire a chiunque di ottenere una visita medica online a prezzi accessibili, nel giro di poche ore e a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ovviamente qualcuno griderà allo sfruttamento del basso costo del lavoro in altri paesi.

Ma quando professionisti formati nei nostri paesi emigrano all’estero per guadagnare di più, il cittadino con chi dovrebbe lamentarsi? Perché il principio della libera circolazione dovrebbe valere solo per i movimenti di capitali finanziari? Se la tecnologia rende possibile un accesso più rapido ed economico ai servizi medici, perché il cittadino non dovrebbe beneficiarne?

Percorsi universitari personalizzati e formazione continua

Un altro vantaggio concreto potrebbe essere la creazione di percorsi di laurea o specializzazione personalizzati, il più possibile online e a costi accessibili, che permettano di combinare esperienze in diversi paesi e in diversi settori utilizzando test standardizzati per verificare realmente le competenze.

Una persona potrebbe seguire corsi da università differenti, integrare esperienze lavorative e costruire percorsi interdisciplinari senza essere costretta a ricominciare ogni volta da zero.

Le università griderebbero allo scandalo parlando di “formazione trasformata in supermercato”, ma il cittadino-consumatore risparmierebbe tempo e denaro in modo significativo e sarebbe incentivato a continuare a formarsi a tutte le età. In un’economia in rapido cambiamento, questa flessibilità dovrebbe essere considerata una risorsa strategica, non una minaccia.

Tecnologia, IA e riduzione concreta del costo della vita

Invece quasi tutti i politici parlano soltanto di come proteggersi dall’IA e di come costruire nuove barriere. È ora di cambiare prospettiva, mettere un po’ a tacere gli interessi costituiti e iniziare a incentivare vantaggi veri, tangibili e quantificabili per il cittadino-utente. Senza questa prospettiva, l’intelligenza artificiale rischia di produrre benefici soprattutto per le grandi aziende di servizi, di ridurre l’occupazione in alcuni settori e di creare quindi crescenti disuguaglianze e tensioni sociali.

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