Le osservazioni contenute nei Rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta guidano le decisioni a livello di Unione europea ormai da circa due anni.
In questo intervallo di tempo la situazione geopolitica internazionale ha visto perdurare conflitti e generarne di nuovi, con una notevole complicazione a livello globale in termini di rapporti e prospettive di sviluppo socio-economico.
I mercati digitale e cyber stanno vivendo un momento di forte trasformazione per l’introduzione di nuovi strumenti operativi quali le tecnologie di Intelligenza artificiale e le applicazioni di Quantum Computing.
In questo panorama così complesso, con gli equilibri precedentemente raggiunti che si stanno spostando pesantemente per le crisi globali emergenti, prima fra tutte quella energetica, i mercati risentono dell’accelerazione delle tecnologie innovative e delle concomitanti difficoltà ad investire per utilizzarne al meglio le applicazioni.
Indice degli argomenti
Il bilancio di Draghi sull’innovazione tecnologica europea
Già nel 2025, esattamente il 16 settembre, nel suo discorso a Bruxelles, Mario Draghi ha avuto modo di effettuare un primo bilancio sulle previsioni contenute nel Rapporto da lui curato ed emesso soltanto un anno prima.
L’analisi si è rifatta ai tre ambiti presi in particolare considerazione: l’innovazione tecnologica da gestire nelle sue fasi applicative, la decarbonizzazione per aiutare la crescita e la sicurezza economica, ma qui ci riferiremo all’ambito dell’innovazione tecnologica.
Visti i cambiamenti già in corso nel 2025, Draghi ha osservato che per incrementare i mercati più marcatamente collegati ai settori critici presi in considerazione nel Report, anche a motivo della situazione globale che si stava presentando, non si poteva certamente ipotizzare una diversificazione dei mercati relativi in tempi brevi, seppure alcune iniziative intraprese potevano essere considerate positive.
È stato quindi rilevato dall’autore che la Commissione aveva positivamente avviato per esempio progetti specifici per le materie prime critiche ma la capacità di produzione cinese, per esempio, non è neppure lontanamente paragonabile a quella europea, con le conseguenze del caso legate alla potenza che in questo ambito può esprimere.
L’anno scorso, inoltre, Draghi ha riferito che la stima della BCE per il fabbisogno di investimenti annuali per il periodo 2025-2031 avrebbe dovuto essere di circa 1200 miliardi di euro, quindi molti di più degli 800 miliardi di euro del 2024.
Gli altri incrementi di spesa, quali quelli per la difesa, stavano già intervenendo e spostando fondi destinati ad altro, in una situazione che, invece, avrebbe dovuto mirare prioritariamente ad una crescita rapida dell’Europa per mantenere il grado di competitività necessario a garantire un futuro di reale protagonismo.
In questo contesto, alla prima verifica, come detto, l’obiettivo di superare il divario esistente rispetto all’innovazione nelle tecnologie avanzate, appariva molto difficile da raggiungere.
Intelligenza artificiale, dati e reti avanzate
L’evoluzione delle tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale, va considerata, secondo Draghi, in relazione a quattro settori particolari: quello relativo all’archiviazione dei dati, quello che tratta l’elaborazione di grandi quantità di dati tramite metodi di quantum computing, la cybersecurity e infine il settore inerente le varie tipologie di reti avanzate per la trasmissione dei dati stessi.
In alcuni di questi settori a settembre dello scorso anno risultavano progressi avviati, con una previsione di triplicare la capacità dei data center entro sette anni.
Inoltre l’adozione delle tecnologie avanzate mostrava già un’interessante velocità di crescita, ma non tra le PMI, per le quali, le percentuali rimanevano confinate tra il 13% e il 21%.
Interessante risultava anche l’attenzione di Draghi su un settore specifico quale quello della proprietà intellettuale basata sull’IA, che rappresenta un asset strategico per le industrie principali europee; per quel settore non rilevava tuttavia grandi progressi.
Finanziamenti, regolazione e concorrenza per il digitale
Per concludere questa panoramica sulle osservazioni di Draghi, ripetiamo, risalenti al settembre dello scorso anno e cercare di cogliere i segnali di progresso soprattutto nel settore del digitale, conviene fare riferimento al percorso indicato anche per fronteggiare le incertezze o i grandi eventi globali in corso.
Venivano allo scopo segnalate tre aree per le quali si ritenevano indispensabili i maggiori interventi: i finanziamenti per le imprese innovative che devono favorire l’adozione delle tecnologie di ultima generazione, la regolamentazione che necessita di urgenti semplificazioni, la creazione di una politica di concorrenza soprattutto nei settori della difesa e dello spazio.
Se ci spostiamo nel corrente anno per qualche considerazione sulle tappe avviate nel percorso citato, si osserva che tra le previsioni del pacchetto Digital Omnibus specificatamente rivolte alla semplificazione che sostenga la crescita, troviamo la proposta della creazione dell’identità commerciale digitale.
Con il lancio, da parte della Commissione europea, nell’ottobre 2025 del Scaleup Europe Fund, è stato attivato un interessante strumento destinato a sostenere aziende di medie dimensioni che intendano perseguire uno sviluppo più rapido guidato da tecnologie avanzate.
L’entrata in funzione del consistente fondo di dotazione, che ha ricevuto la partecipazione della BEI e di diverse fondazioni europee tra le quali la Fondazione Cariplo e la Compagnia di san Paolo, è stata programmata per la primavera del corrente anno.
In un prossimo futuro sarà possibile raccogliere qualche dato che ne verifichi l’incidenza sul rafforzamento di tale tipo di imprese.
Digital Europe e trasformazione digitale dell’Unione europea
Dal sito web di APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, che opera in stretto collegamento con il MUR e intende supportare la partecipazione italiana ai programmi dell’Unione europea per il finanziamento di ricerca e innovazione (R&I), attraverso vari servizi, si coglie anche il riferimento al DIGITAL EUROPE, un programma dell’Unione europea che fornisce finanziamenti a sostegno della trasformazione digitale “dell’economia e delle società europee”.
Con tale Programma, si vuole favorire anche i processi di digitalizzazione, creando una rete di HUB a livello europeo per l’Innovazione Digitale.
Il Programma copre il periodo 2021-2027 ed ha un budget complessivo di 8.2 miliardi di euro.
Gli obiettivi che il Programma in questione si prefigge di raggiungere sono quelli indicati nella DIGITAL DECADE e nel DIGITAL COMPASS 2030.
Gli interventi si inseriscono in vari perimetri specifici tra i quali quello dell’IA, della cybersecurity e delle competenze digitali avanzate e riguardano sia il settore privato che la Pubblica Amministrazione.
Enterprise Europe Network e supporto alle PMI
Il 20 aprile scorso è uscito l’Enterprise Europe Network Impact Report 2022-2025, che sottolinea l’impatto positivo del Network nel supportare le piccole e medie imprese che, nel periodo a riferimento, hanno dovuto fronteggiare necessità crescenti in termini di resilienza, finanziamenti e di espansione del mercato all’interno del Single Market e anche oltre.
L’Enterprise Europe Network, è una rete internazionale creata dalla Commissione europea nel 2008, offre i propri servizi gratuitamente e aiuta le imprese a innovare e crescere su scala internazionale.
Alcuni fra i servizi offerti, che negli ultimi periodi si sono rivelati particolarmente significativi, riguardano fra l’altro la transizione digitale, la ricerca di partner, il mercato unico europeo e la relativa legislazione UE, le questioni di proprietà intellettuale e l’accesso ai bandi europei e nazionali.
EEN Italia supporta le imprese con una presenza in ogni regione con almeno un punto di contatto (come si legge sul sito web) e con iniziative più complesse già in essere in qualche regione in particolare.
Il Report citato mostra le percentuali di imprese che hanno raggiunto, grazie al supporto del network, miglioramenti significativi e misurabili delle prestazioni negli ambiti che rappresentano il core business della loro attività, le proiettano verso un futuro che le rende protagoniste a livello internazionale.
Horizon Europe, ricerca e competitività industriale
A livello di ricerca, il programma HORIZON EUROPE, che fa capo al Consiglio Europeo della Ricerca (ERC-European Research Council), supporta i progetti più avanzati basandosi su tre pilastri: pilastro1: Excellent Science, pilastro 2: Global Challenges and European Industrial Competitiveness e pilastro 3: Innovative Europe.
Horizon Europe valido nel periodo 2021-2027, mette in contatto diverse componenti tra le quali l’Accademia, l’industria, la Pubblica Amministrazione per studiare e costruire soluzioni avanzate, in relazione alle esigenze sociali emergenti e alla esigenza di innovazione che attraversa l’Europa e, in prospettiva, la lancia verso nuovi e più potenti mercati.
All’interno del Programma Horizon Europe, per perseguire gli obiettivi specifici di ciascun pilastro, sono operativi vari strumenti con i quali si veicolano i fondi e si focalizzano gli impegni afferenti ai vari temi presi in considerazione.
Nel pilastro 2, il cui focus riguarda le Global Challenges e la competitività dell’industria europea, si comprendono molti ambiti strategici fra i quali la salute, la cultura per una società inclusiva, il digitale, lo spazio, il clima, l’energia, la bioeconomia, l’alimentare.
Nel pilastro 3 confluiscono gli strumenti denominati European Innovation Council, European Institute of Innovation and Technology e European Innovation Ecosystems.
Attraverso quindi strumenti specifici e coinvolgimenti di molti settori e componenti, Horizon Europe (HE) rappresenta un potente punto strategico, soprattutto per valorizzare la ricerca e sospingere l’innovazione.
HE rimane valido per diversi anni ma ambisce anche ad essere flessibile per intercettare le esigenze emergenti in termini di innovazione tecnologica e necessità industriali e sociali, che talvolta possono svilupparsi anche con molta fretta.
Mario Draghi, nel primo bilancio citato prima, faceva riferimento a Horizon Europe in quanto la competitività di un sistema si esalta solo con grande capacità di visione del futuro incombente e con adeguati investimenti nella ricerca di base e applicativa.
Per il 2026, gli aggiornamenti salienti sul Programma Horizon Europe riguardano la riconferma dei tre pilastri, con particolari attenzioni rivolte al pilastro 2 per le sfide globali in corso e al pilastro 3 per coprire le esigenze dell’innovazione e del settore delle PMI in particolare.
Per il biennio 2026-2027 l’Unione europea ha reso disponibili, attraverso nuove call e individuando argomenti specifici, 14 miliardi di euro per sostenere la ricerca e l’innovazione relative ai propri obiettivi strategici.
Fra questi obiettivi spicca la promozione dell’uso dell’Intelligenza artificiale e assume un ruolo di rilievo l’iniziativa per attrarre talenti mondiali verso l’Europa “Choose Europe”, che si serve di borse di studio e incentivi vari pur di offrire ai ricercatori opportunità di carriere di rilievo in Europa.
Nei programmi di lavoro 2026-2027 trovano spazio semplificazioni amministrative per la gestione e rendicontazione dei progetti europei, aspetto questo non secondario nell’economia del lavoro di ricerca da portare avanti.
Ad aprile 2026 era stata fissata la scadenza di diversi bandi, quindi si auspica che presto i fondi stanziati possano entrare nei circuiti della ricerca e consentire avanzamenti proficui in studi e sperimentazioni.
Bussola della competitività e percorso legislativo europeo
A seguito della pubblicazione del Rapporto Draghi, a gennaio 2025 la Commissione europea ha presentato la BUSSOLA DELLA COMPETITIVITÀ, che come noto, rappresenta una road map per rilanciare la competitività dell’Europa nel prossimo futuro.
È possibile seguire il percorso legislativo dei principali provvedimenti annunciati, che naturalmente in fase di sviluppo si dispiegano poi in diversi atti ufficiali, monitorando i vari passaggi tra gli organi competenti.
Dal sito web https://commission.europa.eu/ si evince pertanto che nel 2025 una prima parte di pacchetti omnibus, è già stata adottata.
Quindi per essi il percorso legislativo si è concluso con la pubblicazione dei provvedimenti in Gazzetta Ufficiale.
Altre iniziative sono invece ancora in fase di proposta, altre ancora sono al momento soltanto pianificate.
All’inizio del suo attuale mandato, la Commissione europea aveva preannunciato l’introduzione del cosiddetto “28º regime” per supportare lo sviluppo economico nell’ambito del mercato unico grazie a misure unificate a livello continentale e fortemente semplificate.
Circa il 28º regime, il 18 marzo 2026 è stata rilasciata la “COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI; Verso un 28º regime per le società dell’UE.
La Comunicazione risulta di notevole significato in quanto introduce la proposta “EU Inc.”, che offre un set completo di norme societarie volte a sostenere la nascita e la crescita di nuove imprese in Europa per le quali sono contestualmente previste notevoli facilitazioni.
EU Inc. è infatti “una forma societaria europea facoltativa, digitale per definizione, concepita per facilitare l’avvio, il funzionamento e la crescita delle imprese in tutta l’UE, incentivarle a rimanervi e incoraggiare il rientro di quelle che hanno investito altrove”.
Altre forme societarie in linea con il diritto nazionale continueranno naturalmente ad essere ovviamente ammissibili.
Nella Comunicazione è altresì annunciata l’adozione di una raccomandazione che definisca inequivocabilmente cosa sia una impresa innovativa, una start-up innovativa -up e una scale-up innovativa.
Tali definizioni non sono attualmente fissate pertanto potrebbero verificarsi problemi in fase di individuazione di destinatari di investimenti specifici per sostenere l’innovazione, e questa circostanza è assolutamente da evitarsi.
In questo percorso volto a creare un quadro normativo solido per proteggere le imprese anche di dimensioni minori, a maggio 2025, la Commissione aveva adottato la strategia per le start-up e le scale-up, finalizzata a realizzare condizioni idonee a mantenere le proprie sedi in Europa.
Anche la necessità di finanziamenti più rapidi e sicuri è stata presa in considerazione nella Comunicazione della Commissione del 18 marzo scorso, nella quale peraltro vengono richiamati gli strumenti specifici che verranno messi a disposizione, oppure sono in procinto di esserlo, per consentire alle aziende medio-piccole di garantirsi le migliori condizioni operative.
Reti digitali, connettività e semplificazione normativa
Circa altri passaggi nel breve e medio termine, citiamo il Comunicato stampa del 21 gennaio 2026 rilasciato dalla Commissione Europea sul tema della connettività digitale, dal titolo: “L’UE sostiene la connettività digitale con norme più semplici e armonizzate nel regolamento sulle reti digitali”.
In questo comunicato la Commissione dichiara, anche, che la proposta di “regolamento sulle reti digitali” con l’obiettivo di modernizzare, semplificare e armonizzare le norme dell’UE sulle reti di connettività “sarà presentata al Parlamento europeo e al Consiglio per approvazione e sostituirà il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche del 2018.
Entro il primo trimestre del 2026 era prevista l’emissione di un atto legislativo europeo a favore dell’innovazione, ma non risultano altre informazioni o aggiornamenti al riguardo.
Ci sono programmi per restanti trimestri dell’anno in corso ma non si rinvengono ancora calendarizzazioni precise, né per la revisione delle direttive sugli appalti pubblici né per esempio per la revisione del regolamento sulla normazione o per altri atti legislativi.
Sanità digitale, AI e cybersecurity
Una menzione speciale merita il capitolo della salute in questa veloce panoramica sullo stato della competitività e sugli aspetti dell’innovazione tecnologica, con lo sguardo principalmente rivolto agli sviluppi della cybersecurity e dell’Intelligenza artificiale, ormai molto spesso intimamente correlati.
Il Gruppo di Lavoro “Digital Transformation in Sanità” di Anitec-Assinform, ha presentato, nell’ottobre del 2025, a Roma, nel corso di un evento sulla Sanità digitale, il White Paper “Tecnologie e policy per il futuro della Sanità Digitale”.
Nel lavoro viene analizzato lo stato dell’innovazione, per quanto riguarda il digitale, nella sanità italiana.
I temi affrontati risultano organizzati integrando le istanze delle aziende ICT con quelle avanzate da altri attori quali i produttori di dispositivi medici, aziende farmaceutiche e biotech e altri.
Nel Paper si propongono alcuni importanti interventi nel Sistema Sanitario che dovrebbero intervenire significativamente sulle realtà esistenti quali nuovi modelli di procurement, adozione obbligatoria di standard aperti, formazione e aggiornamento del personale sanitario e creazione di un fondo nazionale stabile per la sanità digitale.
Particolare attenzione è rivolta, per i prevedibili sviluppi futuri, alla telemedicina, al fascicolo sanitario elettronico 2.0 e all’Ecosistema Dati Sanitari”, quali asset più dinamici della trasformazione digitale nell’ambito sanitario.
È presumibile pertanto che l’incentivazione della competitività che sta a cuore all’Unione europea, debba svilupparsi anche nelle aziende operanti nel comparto sanitario e che questo processo si accompagni con passaggi culturali non più rinviabili nel settore.
L’utilizzo delle tecnologie di AI nei processi più avanzati per l’informatizzazione raggiunta, farà il resto, sempre che venga adeguatamente controllata considerata la natura dei dati del settore.
E ciò non potrà avvenire disgiuntamente dalle valutazioni inerenti gli aspetti applicativi di cybersecurity, anche per effetto della direttiva NIS 2.
Dall’Osservatorio sulla Sanità Digitale del Politecnico di Milano, dagli studi prodotti e dai contenuti di eventi tematici, relativamente agli investimenti nell’innovazione, già dagli anni scorsi ma in particolare nel 2025, provenivano segnali di preoccupazione da parte delle aziende sanitarie per diverse e pesanti motivazioni, fra le quali la scarsità di risorse economiche, la carenza di competenze e la scarsa cultura digitale nelle organizzazioni.
L’impatto dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, in particolare della Generative AI, anche se ritenuta generalmente un positivo strumento di aiuto, sembrava già destare ansie e preoccupazioni, specialmente quando si tratta di assumere decisioni cliniche.
Queste risultanze portano a concludere che la regolamentazione dell’AI, e conseguentemente anche certi suoi utilizzi, dovranno pertanto rappresentare una importante evoluzione, rispetto alla curiosità generata al momento del suo ingresso nell’ambito sanitario e all’impennata di certe applicazioni, per garantire che i benefici nell’intero comparto sanitario, superino ampiamente i rischi comunque introdotti.
Non si dimenticano in questa sede i danni provocati dagli attacchi cyber in sanità; anzi, conviene ricordarli perché sia incentivata la prevenzione con tecniche (ancora di intelligenza artificiale) che velocizzino l’identificazione degli autori, che facilitino le correlazioni e siano di aiuto nel ripristino della situazione ex ante, con le implementazioni che accrescano la sicurezza generale dei dati, delle procedure e in qualche caso degli interventi stessi.
Minacce cyber e mercato della sicurezza digitale
Se vogliamo considerare l’avanzamento delle minacce cyber e quindi esprimere qualche considerazione sullo sviluppo del mercato relativo, conviene riferirsi ancora una volta alle conclusioni del Consiglio europeo del 19 marzo scorso.
La situazione globale che viene periodicamente aggiornata nelle Conclusioni, riporta ai conflitti in essere e alle tensioni che anche da essi sono generati, fino a raggiungere oggi limiti inusuali e preoccupanti.
L’intreccio delle tematiche, che appare sempre più evidente anche al legislatore comunitario attento e perspicace, informa lo sviluppo dei comportamenti cyber in presenza di attacchi sempre più complessi e diffusi.
La difesa cyber non può più essere disgiunta da corpose iniziative di costruzione di sistemi sempre più resilienti e le tecnologie legate all’IA, che tanto aiutano gli autori degli attacchi, vanno sempre più utilizzate per combatterli e soprattutto per prevenirli.
Relativamente alla situazione della competitività, nella riunione del 19 marzo 2026 i capi di stato e di governo europei hanno confermato la necessità di rafforzarla, di completare il mercato unico e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione.
Nell’occasione hanno lanciato l’agenda “One Europe, One Market” che comprende le iniziative di cui si è già accennato, quali il 28° regime e la nuova forma societaria.
Inoltre viene riconfermato il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali, l’European Business Wallet, la semplificazione burocratica e l’approvazione entro luglio 2026 dei pacchetti Omnibus.
Viene richiesta una modalità di protezione e accompagnamento nella crescita delle PMI mediante l’applicazione del principio della “semplicità sin dalla progettazione”, dell’adozione del miglior modo possibile di legiferare favorendo le valutazioni d’impatto di alta qualità.
Altra richiesta, contenuta nelle Conclusioni, di assoluto rilevo, riguarda la tipologia delle norme che possono essere emesse dalla Commissione, raccomandando di privilegiare i regolamenti alle direttive, evidentemente per la maggiore uniformità di applicazione nei vari stati Membri, che ne deriverebbe.
Cybersecurity, AI e nuova dimensione geopolitica
Considerato il contesto europeo e globale del quale finora sono stati riportati le considerazioni suesposte, prevalentemente relative all’andamento della competitività in senso lato e alle attenzioni riservate allo sviluppo del mercato delle tecnologie innovative in particolare, si desume che la questione della cybersecurity sembra cambiare radicalmente, anzi si sia già radicalmente modificata nelle sue caratteristiche basilari.
Oggi la cybersecurity presenta profili fortemente influenzati soprattutto dall’Intelligenza artificiale e sembra essere già passata da questione meramente tecnica a dimensione di ben altro rilievo, che va ad interessare trasversalmente anche ambiti economici e geopolitici.
Basti pensare infatti alla postura che va assunta relativamente alla sicurezza nazionale; e questo vale non solo per gli Stati europei poiché la protezione delle infrastrutture critiche e strategiche rappresenta un’esigenza davvero globale.
Secondo la piattaforma MarketsandMarkets che si definisce di “intelligence competitiva e ricerca di mercato”, la dimensione del mercato europeo della cybersecurity nel 2026 è stimata in 69,82 miliardi di USD, in crescita rispetto al valore 2025 di 63,12 miliardi di USD, con proiezioni per il 2031 che indicano 115,66 miliardi di USD.
Nel corrente mese di maggio la piattaforma ha pubblicato un report su “IA nel mercato della cybersecurity” nel quale vuole analizzare le opportunità offerte dal mercato, individuare tutti gli aspetti competitivi relativi agli stakeholder esistenti e ai soggetti leader nel mercato, oltre a studiarne i possibili sviluppi competitivi ad ampio raggio.
In Italia il mercato della cybersecurity tocca i 2,78 mld di euro, con un incremento riferito al 2025 del +12% rispetto all’anno precedente; il dato è stato comunicato a febbraio scorso dall’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano.
Nella stessa ricerca dell’Osservatorio risulta che il 71% dei CISO (Chief Information Security Officer) italiani ritiene che l’AI acuisca il rischio cyber.
Conoscenza, formazione e sicurezza degli asset strategici
Concludendo, l’incursione prepotente dell’Intelligenza artificiale nel panorama produttivo locale e globale, unitamente alla mutata filosofia generale di considerare e gestire il rischio informatico, anche secondo lo spirito della NIS 2 in termini di prevenzione e accrescimento della cifra di resilienza, fanno rilevare quanto l’approccio alla “questione cyber”, oggi più che mai, richieda conoscenza, formazione di nuove competenze, investimenti e percorsi di condivisione più ampi possibile.
L’Intelligenza Artificiale richiede di essere gestita e indirizzata con atti chiari e puntuali, per migliorare ognuna delle componenti citate, senza aggiungere complicazioni in sede di applicazione, e tanta strada sembra ancora da fare in questa direzione.
Contestualmente, è indispensabile e urgente potenziare la crescita della sicurezza degli asset strategici per lo sviluppo economico e anche per la qualità della vita di ogni singolo cittadino.
Occorre un impegno particolarmente illuminato e consapevole per raggiungere questi ultimi obiettivi; impegno che a mio avviso va condotto nella consapevolezza di vivere una trasformazione epocale destinata a cambiare molti aspetti di vita delle generazioni future.
La responsabilità è notevole e non può non essere condivisa da chiunque si trovi ad operare, con poteri decisionali a vario titolo nel digitale.















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