Global Methane Pledge

Emissioni di metano, perché ridurle è decisivo per il clima



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Il metano ha un impatto climatico molto più intenso della CO2 nel breve periodo. Dalle fonti naturali e antropiche al Global Methane Pledge, fino al monitoraggio satellitare, la riduzione delle emissioni diventa una leva centrale per contenere il riscaldamento globale

Pubblicato il 23 giu 2026

Roberto Bonino

Volt Europa



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Alessandro Volta scoprì il metano (formula chimica CH4) nel 1776, studiando le bolle che si formavano nelle paludi di Angera vicino al Lago Maggiore e pubblicò i suoi risultati in un libro intitolato Sull’aria infiammabile delle paludi. L’eredità scientifica di Volta, cui si ispira anche il nome di VoltEuropa, è di grande attualità, soprattutto in ambiti come l’elettricità e lo sviluppo delle batterie, settori cruciali per la rivoluzione energetica in atto.

Il metano gioca un ruolo fondamentale nel riscaldamento globale: è la componente principale del gas naturale e bruciando rilascia anidride carbonica (CO2). Tuttavia è il metano presente nell’atmosfera che ci interessa oggi, poiché costituisce esso stesso un formidabile gas a effetto serra.

Il ciclo del metano nel riscaldamento globale

Il problema non è tanto la quantità di metano disperso, ma il fatto che, prima di degradarsi in CO2 nel giro di alcuni decenni, il metano mostra un potenziale di riscaldamento climatico eccezionalmente alto. In un arco temporale di vent’anni, l’impatto climatico di una data quantità di metano risulta essere ottanta volte più potente rispetto a quello della stessa quantità di CO2.

Esistono varie sorgenti di metano. Volta ha osservato quello che risulta dalla decomposizione di materia organica in ambienti senza ossigeno, che si possono riscontrare non solo nelle paludi, ma anche in terreni allagati, risaie, sedimenti marini e di acqua dolce, discariche nonché nell’apparato digerente dei ruminanti. In tempi geologici, materie organiche intrappolate in profondità possono ulteriormente trasformarsi in idrocarburi e metano a causa di calore e pressione. Il metano può infine essere prodotto dalla combustione incompleta di biomassa e altri materiali organici, ad esempio a causa di incendi di torba, incendi boschivi o della combustione di biocarburanti.

Le principali fonti delle emissioni di metano

Le emissioni dovute direttamente all’attività umana possono essere raggruppate in tre categorie principali: agricoltura, combustibili fossili e rifiuti. Per quel che riguarda l’agricoltura, responsabile del 40% del metano antropogenico, le principali attività coinvolte sono l’allevamento (fermentazione enterica dei ruminanti e la gestione del letame) e la coltivazione del riso. Le emissioni legate ai combustibili fossili rappresentano circa il 35% del metano dovuto all’attività umana e provengono dall’esplorazione, trasporto e utilizzo di carbone, petrolio e gas naturale. In molte strutture, come campi di gas e petrolio, raffinerie e piattaforme offshore, i gas di scarto vengono rilasciati nell’atmosfera (venting) o bruciati (flaring) per motivi di sicurezza generando massicce emissioni di metano. Il metano viene anche emesso nell’estrazione mineraria del carbone, principalmente dai condotti di ventilazione, necessari per prevenire il rischio di esplosioni. Il settore dei rifiuti, che contribuisce a circa il 20% delle emissioni di metano causate da attività umana, comprende quelle provenienti dalle discariche e dal trattamento delle acque reflue. Le emissioni restanti corrispondono in gran parte alla combustione di biomassa – come foreste, savane, praterie, torbiere e scarti agricoli – e dall’uso di biocarburanti in ambito domestico (stufette, caldaie, camini).

Le principali emissioni naturali di metano provengono da aree umide, corsi d’acqua dolce (laghi, stagni e fiumi), fenomeni geologici, fauna selvatica, incendi, scioglimento del permafrost. Queste sorgenti naturali costituiscono meno della metà delle emissioni totali, ma sono anch’esse in parte amplificate dall’attività umana. Ad esempio il metano congelato nel permafrost viene rilasciato a causa del riscaldamento climatico innescando un pericoloso circolo vizioso per il riscaldamento globale.

Per completare il quadro del bilancio del metano occorre valutare anche i cosiddetti “pozzi”, ovvero i processi naturali che rimuovono questo gas dall’atmosfera. C’è ancora molto da fare per comprendere il dettaglio dei processi implicati, ma il fattore principale è la trasformazione del metano in anidride carbonica, un processo comunque insufficiente per assorbire l’insieme delle emissioni e che lascia dunque un saldo positivo di metano, che continua ad accumularsi nell’atmosfera.

I livelli di metano nell’atmosfera sono attualmente 2,6 volte più alti rispetto all’era preindustriale generando il 30% del riscaldamento globale: solo l’anidride carbonica ha un effetto maggiore.

Come il Global Methane Pledge cerca di ridurre le emissioni

La buona notizia è che ridurre la presenza di metano nell’atmosfera permetterebbe di limitare in tempi relativamente brevi l’aumento della temperatura. Questa prospettiva ha portato al lancio del Global Methane Pledge (GMP) alla Conferenza delle Parti (COP 26) del 2021 a Glasgow. Firmato ormai da 159 paesi, questo sforzo collettivo mira a ridurre le emissioni antropiche globali di CH4 entro il 2030 di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020.

Il GMP finora è riuscito solo a rallentare la crescita delle emissioni di metano: secondo l’UNEP (United Nations Environment Program), le emissioni nel 2030 dovrebbero essere del 10% inferiori a quelle che si sarebbero registrate senza le azioni messe in atto nel quadro del GMP. Un risultato deludente, anche se permetterebbe comunque di evitare fino a 60.000 morti premature e 6,1 milioni di tonnellate di perdite agricole annuali entro il 2030, e fino a 0,06°C di riscaldamento entro il 2050. I più recenti impegni iscritti nei piani NDC (Nationally Determined Contribution) che ogni paese che aderisce all’Accordo di Parigi deve presentare per indicare gli obiettivi nazionali di lotta al cambiamento climatico, dovrebbero invertire la tendenza risultando in una modesta riduzione di emissioni di metano pari all’8%.

Raggiungere gli obiettivi del GMP sarebbe ancora tecnicamente possibile, a condizione di una piena implementazione delle misure tecniche attualmente disponibili. L’UNEP ha identificato 40 azioni di mitigazione possibile nei settori agricolo, energetico e dei rifiuti, come la cattura del gas associato ai pozzi petroliferi o una migliore gestione dell’acqua nella coltivazione del riso. Nella maggior parte dei casi il costo degli interventi sarebbe inferiore a 1.000 dollari per tonnellata di metano ridotto, corrispondente a 36 dollari per tonnellata equivalente di CO2. Molto meno delle centinaia di dollari del costo attuale delle varie tecniche di cattura del carbonio. Secondo l’IEA (International Energy Agency) in molti casi i costi sarebbero addirittura inferiori al valore di mercato del gas che si potrebbe recuperare: un vero paradosso in questo periodo di crisi degli approvvigionamenti in combustibili fossili dovuta alla guerra israelo-americana in Iran e Libano.

Le emissioni di metano in Italia e il ruolo dell’Europa

Secondo un rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a livello italiano il settore dei rifiuti rappresenta quasi il 40% delle emissioni totali di metano nel 2020, mentre il settore agricoltura è responsabile del 45% e il settore energetico contribuisce con il 12% delle emissioni. Questi dati non tengono conto però delle emissioni “importate”, cioè quelle associate a estrazione, stoccaggio e trasporto dei combustibili fossili importati che rappresentano la stragrande maggioranza del consumo nazionale. Gli scenari considerati dall’ISPRA prevedono una riduzione delle emissioni nazionali di metano nel 2030 di circa il 17% rispetto al valore del 2020. Un risultato al di sotto degli obiettivi del GMP, ma comunque superiore alla media mondiale.

La politica italiana si pone in un contesto in cui l’Unione Europea continua a mantenere una posizione di leadership, in particolare rispetto agli USA, che, dopo aver promosso la creazione del GMP sotto la presidenza Biden, vedono ormai il loro impegno nella lotta al cambiamento climatico sfaldarsi a favore delle lobby delle energie fossili. Il Regolamento UE adottato per ridurre aggressivamente le emissioni di metano nel settore energetico ed entrato in vigore il 4 agosto 2024, impone regole stringenti per proibire flaring e venting, non solo alle operazioni in Europa ma anche ai produttori di combustibili fossili importati.

Monitoraggio globale delle emissioni di metano

Una delle problematiche create dal metano è che le emissioni sono puntuali, ed irregolari. Per capire dove e quando il metano viene emesso, e dunque per controllare che gli accordi e le regole fissate a livello internazionale siano rispettati, è necessario un sistema di controllo adatto. È particolarmente importante identificare casi dei “super-emitters”, in genere associati a discariche o all’estrazione di idrocarburi. Ad esempio due giacimenti di combustibili fossili del Turkmenistan hanno rilasciato nel 2022 emissioni di metano equivalenti a 366 milioni di tonnellate di CO₂, una quantità superiore alle emissioni annuali del Regno Unito.

L’Unione europea punta con decisione su controllo e trasparenza nel contrasto alle emissioni di metano. Ha contribuito alla creazione dell’IMEO (Osservatorio Internazionale sulle Emissioni di Metano), e a settembre 2026 metterà in servizio una banca dati per la trasparenza sul metano, contenente, tra l’altro, informazioni comunicate da imprese dell’Unione e da importatori di petrolio greggio, gas naturale e carbone. Grazie al Methane Alert and Response System (MARS), l’IMEO ha monitorato e sostenuto iniziative per la riduzione delle emissioni in quattro continenti. Il sistema si avvale di dati raccolti da oltre 30 satelliti per identificare in tempo reale i principali episodi di emissioni, permettendo a governi e aziende di intervenire. I casi concreti di interventi di mitigazione ottenuti sono consultabili all’indirizzo: https://www.unep.org/topics/energy/methane/mars-case-studies. Nel 2024 è stata inoltre lanciata la piattaforma “An eye on Methane”, che rende pubblici i dati sulle emissioni globali di metano, promuovendo una maggiore consapevolezza e responsabilità.

Conclusioni

In occasione del duecentocinquantesimo anniversario della scoperta del metano, numerosi ricercatori del campo si sono riuniti ad Ispra per una conferenza internazionale sotto l’egida della Commissione Europea, dell’UNEP e altri organismi attivi nel campo del cambiamento climatico. Le conclusioni della conferenza hanno dato luogo a un appello congiunto, la dichiarazione di Angera, per chiedere di accelerare le azioni, approfondire la ricerca, e promuovere un’azione climatica integrata e collaborativa internazionale.

Nel contesto geopolitico odierno, la lotta alle emissioni di metano conferma – come sostenuto da VoltEuropa – che abbiamo bisogno di un’Europa unita per guidare politiche internazionali in grado di trattare problemi complessi e globali e garantire sviluppo, stabilità e prosperità sia per i cittadini europei che per il resto del pianeta.

Bibliografia

Su Alessandro Volta: il sito della Fondazione Alessandro Volta www.alessandrovolta.it

Sul metano nell’atmosfera

Carrington, Damian, and Damian Carrington Environment editor. 2023. Mind-Boggling Methane Emissions from Turkmenistan Revealed. World News. The Guardian, May 9. https://www.theguardian.com/world/2023/may/09/mind-boggling-methane-emissions-from-turkmenistan-revealed.

IEA. Global Methane Tracker 2026. https://www.iea.org/reports/global-methane-tracker-2026.

Saunois, Marielle, Adrien Martinez, Benjamin Poulter, et al. 2025. Global Methane Budget 2000–2020. Earth System Science Data 17 (5): 1873–958. https://doi.org/10.5194/essd-17-1873-2025.

UNEP. Global Methane Status Report. United Nations Environment Programme, 2025. https://doi.org/10.59117/20.500.11822/48921.

Il sito del Global Methane Pledge: https://www.globalmethanepledge.org/

Dichiarazione Di Angera per l’Azione Sul Metano. 2026: . https://www.methane250.org/_files/ugd/e6aed0_1af0fa4de8024a649e70c753a80b0d0b.pdf

Il sito dell’IMEO: https://www.unep.org/topics/energy/methane/international-methane-emissions-observatory

An eye on Methane: https://methanedata.unep.org

Sul Metano in Italia ed in Europa

Caputo, Antonio, Barbara Gonella, Eleonora Di Cristofaro, and Ernesto Taurino. 2022 Il metano nell’Inventario nazionale delle emissioni di gas serra. L’Italia e il Global Methane Pledge. https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/il-metano-nell2019inventario-nazionale-delle-emissioni-di-gas-serra-l2019italia-e-il-global-methane-pledge .

La strategia Europea sul metano: https://energy.ec.europa.eu/topics/carbon-management-and-fossil-fuels/methane-emissions_en

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