I prediction market stanno portando dentro il mercato ciò che per definizione appartiene al futuro: elezioni, eventi economici, crisi internazionali, decisioni pubbliche. La promessa è trasformare le aspettative in prezzi informativi; il problema è capire se questi contratti siano strumenti di conoscenza, scommesse, derivati o nuove forme di alea digitale da regolare.
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Prediction market e monetizzazione del futuro
Shoshana Zuboff, ne Il capitalismo della sorveglianza, ha descritto il “mercato dei comportamenti futuri”, fondato sulla trasformazione dei dati degli utenti in prodotti predittivi. Nei prediction market questa logica viene ampliata e potenziata: il futuro diventa economicamente rilevante, non tramite previsioni comportamentali algoritmiche, ma attraverso contratti collegati all’esito futuro di eventi politici, economici, sportivi o socialmente sensibili.
Contratti binari e prezzi-probabilità
Nella sua forma basilare, il contratto ha struttura binaria: viene liquidato a 1 euro se l’evento si verifica e a zero se l’evento non si verifica. Per esempio, se gli utenti pagano 0,60 euro per acquistare un contratto sulla vittoria di un candidato a un’elezione, quel prezzo viene normalmente letto come una probabilità implicita del 60 per cento attribuita dal mercato a quell’esito.
La promessa del mercato informativo
La piattaforma si presenta così come un mercato informativo, più che come un casinò: il prezzo non sarebbe soltanto il risultato di una o più puntate pro o contro un dato evento, ma il prodotto dell’aggregazione di opinioni, dati, intuizioni e aspettative – la c.d. saggezza della folla.
Questa struttura spiega il crescente interesse per il fenomeno. Secondo una rilevazione del Pew Research Center (basata su dati The Block) il volume mensile combinato globale di Kalshi e Polymarket è passato da meno di 5 miliardi di dollari nel settembre 2025 a circa 24 miliardi nell’aprile 2026.
Tuttavia, questa narrazione non risolve il problema giuridico. La funzione informativa del prezzo è un effetto aggregato del mercato slegato dai profili strettamente contrattuali. Per il singolo utente, l’operazione resta spesso l’assunzione di un rischio economico sull’esito incerto di un evento futuro.
Il nodo giuridico dei prediction market
L’inquadramento giuridico dei prediction market è il vero nodo del problema.
Scommessa, derivato o mercato informativo
Da un lato, essi rivendicano una funzione informativa: il prezzo sintetizza aspettative e conoscenze disperse. Dall’altro, il singolo partecipante rischia denaro sull’esito di un evento futuro. Questa seconda dimensione avvicina il fenomeno alla scommessa, al contratto aleatorio e, in alcuni ordinamenti, agli strumenti finanziari derivati collegati a eventi.
Se il fenomeno viene letto come scommessa, diventa centrale il problema dell’autorizzazione pubblica e della protezione del giocatore. Se viene letto come prodotto finanziario o parafinanziario, assumono rilievo le regole sull’integrità del mercato, sulla trasparenza, sulla manipolazione e sull’uso di informazioni privilegiate. Se, invece, si valorizza la sua funzione di mercato informativo, occorre chiedersi quali regole e garanzie minime debbano presidiare la formazione del prezzo e la circolazione pubblica del segnale probabilistico.
Il caso Polymarket e i mercati digitali dell’alea
Negli Stati Uniti alcune tipologie di contratti su eventi futuri sono state attratte nel perimetro della regolazione dei derivati, pur restando controverso il rapporto con gioco, interesse pubblico e integrità democratica. In Italia, la vicenda Polymarket – prima indicata da fonti di settore tra i domini inibiti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e oggi accessibile solo in modalità limitata per gli utenti italiani – mostra la difficoltà di ricondurre il fenomeno a un regime regolatorio stabile e uniforme.
Fermarsi a una qualificazione meramente nominalistica, però, non aiuta. Per comprendere anche giuridicamente il fenomeno, sembra più utile leggere i prediction market nell’ottica dei mercati digitali dell’alea: strutture nelle quali rischio economico, funzione informativa, speculazione e profili di azzardo tendono a sovrapporsi senza che nessuna categoria, da sola, risulti pienamente sufficiente.
Occorre, dunque, comprendere fino in fondo il fenomeno, per individuare la disciplina concretamente in grado di governare l’offerta di contratti su eventi futuri, soprattutto quando tali eventi riguardano interessi pubblici o beni socialmente sensibili.
Eventi futuri e limiti della negoziabilità
Non tutti i contratti su eventi futuri pongono gli stessi problemi. Un contratto sull’andamento di un dato macroeconomico, sul prezzo di una criptovaluta o sul risultato di una partita sportiva ha una rilevanza diversa rispetto a un contratto sull’esito di una guerra, di un attentato, di una crisi sanitaria, di una decisione giudiziaria o di un’elezione politica.
Quando l’evento tocca interessi fondamentali
In questi casi, oltre alla tutela del singolo utente, viene in rilievo la compatibilità tra la negoziabilità dell’evento e alcuni interessi fondamentali dell’ordinamento: vite umane, sicurezza collettiva, funzionamento democratico, integrità delle istituzioni, amministrazione della giustizia. Non si può affermare automaticamente che ogni contratto su evento futuro sia illecito o incompatibile con i valori dell’ordinamento. Ma neppure si può ritenere che ogni evento sia indifferentemente negoziabile solo perché tecnicamente traducibile in un esito economicamente rilevante.
Occorre, allora, valutare l’oggetto della previsione, gli effetti incentivanti del mercato, il rischio di manipolazione, la possibilità di sfruttamento di informazioni riservate e l’incidenza sul discorso pubblico. Il problema diventa particolarmente serio quando l’esito dipende, anche indirettamente, dal comportamento di soggetti che potrebbero essere tentati di incidere sull’evento o di sfruttare informazioni non pubbliche.
Prezzi pubblici, manipolazioni e abuso informativo
Inoltre, il prezzo-probabilità prodotto da un prediction market può uscire dalla piattaforma e circolare nel dibattito pubblico come indicatore apparentemente neutro. Media, analisti e cittadini possono usare quel prezzo come segnale sintetico delle aspettative collettive.
Se, però, quel prezzo è frutto di manipolazioni, incorpora informazioni riservate o riflette condotte abusive, ciò può ripercuotersi sul modo in cui l’opinione pubblica percepisce la probabilità di un evento. Un mercato che premia chi sa prima degli altri può così diventare terreno privilegiato per l’abuso informativo, soprattutto quando mancano regole chiare e controlli adeguati.
Tra finanza e azzardo nei prediction market
Un ulteriore profilo riguarda il modo in cui l’utente percepisce l’operazione. Nei prediction market l’alea, l’incertezza specifica dell’esito contrattuale, viene presentata con il linguaggio della finanza, della probabilità e della previsione razionale. Questo può attenuare la percezione del rischio: l’utente può non rappresentarsi come giocatore, ma come investitore informato o come partecipante a una forma di intelligenza collettiva.
Il linguaggio della finanza
Viene in rilievo, in particolare, la cornice comunicativa usuale di tali servizi, che tendono a descrivere l’esperienza offerta non come “gioco”, ma come “trading” di “azioni”, “transazioni”, con prezzi basati su domanda e offerta. L’alea viene così resa più sofisticata e culturalmente più accettabile.
Il risultato è che l’azzardo economico può essere percepito come scelta informata, come investimento finanziario, come analisi probabilistica. Proprio per questo, oltre ad informare l’utente che sta assumendo un rischio, occorre interrogarsi anche sul modo in cui la piattaforma costruisce, presenta e rende ripetibile quell’esperienza di rischio.
Dati, rischio e utenti non professionali
Le piattaforme, inoltre, possono raccogliere dati sulle scelte dell’utente, sulla sua propensione al rischio, sulla frequenza delle operazioni e sulle categorie di eventi che suscitano maggiore coinvolgimento. Anche per questa ragione merita di essere indagata l’esigenza di regole sull’ambiente digitale di negoziazione: trasparenza sui meccanismi di formazione del prezzo, limiti di esposizione, presidi contro l’uso di informazioni riservate, controlli sulle categorie di eventi ammissibili e cautele specifiche per gli utenti non professionali.
Quale regolazione per i mercati dell’alea digitale
Le alternative non possono essere soltanto autorizzare o vietare. Una regolazione credibile dovrebbe distinguere tra tipi di eventi, categorie di utenti, soglie di esposizione e rischi sistemici. Un conto è puntare su un certo evento economico; un altro, evidentemente, è farlo sull’esito di una guerra o di una decisione giudiziaria.
Regole su eventi, utenti ed esposizione
Occorrono, quindi, regole capaci di operare su più piani: selezione degli eventi negoziabili, trasparenza dei meccanismi di formazione del prezzo, presidi contro manipolazione e uso di informazioni riservate, limiti di esposizione e cautele specifiche per gli utenti non professionali. La regolazione dovrebbe riguardare non solo il contratto in sé, ma anche l’ambiente digitale nel quale l’alea viene costruita, presentata e resa negoziabile.
Le discipline esistenti e il problema aperto
Si può certo attingere alle regole già esistenti, a patto di un’adeguata ricomposizione sistematica. Il gioco pubblico intercetta l’alea; il diritto finanziario la possibile funzione di investimento e la negoziabilità del contratto; il diritto dei consumatori le esigenze di tutela dell’utente; la disciplina delle piattaforme l’ambiente digitale; la protezione dei dati la profilazione. Ma nessuna di queste prospettive, isolatamente considerata, restituisce l’intero fenomeno.
Resta aperto, in definitiva, un interrogativo: tutto ciò che può avere un prezzo deve diventare mercato? Se così è, occorre stabilire a quali condizioni ciò sia compatibile con la tutela della persona, l’integrità dell’informazione pubblica e i valori fondamentali dell’ordinamento. Il rischio, infatti, non riguarda solo chi perde denaro sulla piattaforma, ma anche chi attribuisce valore predittivo a prezzi formati in mercati opachi, poco vigilati (e poco vigilabili) oltre che sensibili a manipolazioni.









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