L’Intelligenza Artificiale non si misura soltanto nei chatbot, negli assistenti virtuali o negli strumenti generativi entrati nel dibattito pubblico negli ultimi anni. Una parte meno visibile, ma sempre più rilevante, della sua applicazione riguarda gli impianti industriali, dove algoritmi e sensori vengono utilizzati per leggere il comportamento delle macchine, individuare segnali anomali e ridurre il rischio di interruzioni nei processi produttivi. È in questa direzione che si inserisce SAFE, finanziato attraverso gli Innovation Funds del Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing Big Data e Quantum Computing (ICSC), iniziativa finanziata dall’Unione Europea – NextGenerationEU – e dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 4 Componente 2 che punta a portare capacità di analisi e previsione direttamente vicino agli asset industriali.
SAFE, acronimo di Secure anomaly detection edge AI system for critical environments è promosso dalla Fondazione IFAB e coinvolge partner industriali e accademici quali Bonfiglioli. Il progetto lavora su un tema preciso: verificare come i modelli di Intelligenza Artificiale possano essere impiegati per rilevare e prevedere anomalie nei processi produttivi, elaborando i dati raccolti dai macchinari non solo in cloud, ma anche a livello locale, in prossimità di sensori e dispositivi installati sull’impianto.
Indice degli argomenti
AI industriale e anomaly detection negli impianti
Il caso studio al centro della sperimentazione è un silo utilizzato per la miscelazione e il riscaldamento di biomassa. L’impianto viene monitorato attraverso sensori di vibrazione e temperatura, che raccolgono dati organizzati in serie storiche. Su questa base vengono addestrati modelli di anomaly detection, chiamati a distinguere il funzionamento ordinario della macchina da eventuali scostamenti. L’obiettivo è riconoscere in anticipo segnali che potrebbero anticipare guasti, inefficienze o condizioni operative non ottimali.
La scelta tecnologica più significativa riguarda l’Edge AI. In un’architettura tradizionale, i dati generati da un impianto vengono spesso trasferiti verso piattaforme esterne, dove sono elaborati e restituiti sotto forma di indicazioni operative. SAFE sperimenta invece un modello in cui una parte dell’elaborazione avviene direttamente vicino alla fonte del dato. Questo approccio può ridurre la dipendenza dalla connettività, accorciare i tempi di risposta e consentire una gestione più controllata delle informazioni prodotte dagli asset industriali.
La questione è particolarmente rilevante negli ambienti critici, dove anche pochi minuti di ritardo possono incidere sulla continuità operativa. Portare l’analisi a bordo macchina significa rendere più immediata la lettura dei segnali e, in prospettiva, abilitare interventi più rapidi. Non si tratta soltanto di automatizzare un controllo, ma di costruire un sistema capace di apprendere il comportamento ordinario dell’impianto e di segnalare quando qualcosa si discosta da quel profilo.
Edge AI e modelli su dispositivi a risorse limitate
Sul piano tecnico, una delle sfide principali è l’esecuzione di modelli avanzati su hardware con risorse limitate. SAFE lavora sulla miniaturizzazione delle reti neurali e sull’ottimizzazione dell’inferenza su microcontrollori, cioè su dispositivi di dimensioni ridotte e capacità computazionale contenuta. Il punto da verificare è se algoritmi sufficientemente accurati possano funzionare in modo affidabile anche fuori dai grandi ambienti di calcolo, direttamente nei nodi periferici della produzione.
In questo passaggio emerge un tema spesso sottovalutato nel racconto dell’AI: la qualità dei dati. Nei contesti industriali non basta disporre di un algoritmo performante. Servono sensori calibrati, pipeline di raccolta stabili, dataset validati e procedure in grado di distinguere il rumore dal segnale utile. La previsione di un’anomalia dipende quindi dalla solidità dell’intera filiera del dato, dalla sua acquisizione fino alla sua interpretazione operativa.
Manutenzione predittiva e continuità produttiva
La manutenzione predittiva è il primo campo di applicazione. Riconoscere una deviazione prima che si traduca in un guasto può permettere di programmare gli interventi, limitare i fermi impianto e ridurre le inefficienze. In un sistema produttivo sempre più esposto a pressioni sui costi, tempi di consegna e utilizzo dell’energia, la capacità di anticipare un problema può diventare una leva di gestione industriale, non solo uno strumento tecnico a supporto della manutenzione.
Il progetto assume così un significato più ampio per il manifatturiero. Molte imprese dispongono già di macchinari connessi, dati di processo e competenze operative maturate sul campo, ma non sempre possiedono le risorse interne per trasformare queste informazioni in modelli di Intelligenza Artificiale utilizzabili in produzione. SAFE si muove in questo spazio intermedio, dove ricerca, aziende e soggetti dell’innovazione provano a tradurre una tecnologia complessa in soluzioni verificabili su casi d’uso concreti.
La sperimentazione sul silo di biomassa rappresenta quindi un banco di prova, non un punto di arrivo. Le stesse logiche potrebbero essere applicate ad altri impianti e componenti, tra cui motori industriali, riduttori, turbine, pompe, linee di distribuzione e processi agroindustriali. La replicabilità sarà uno degli aspetti decisivi: solo la capacità di adattare il modello a contesti diversi potrà indicare se l’approccio ha potenzialità oltre il singolo caso studio.
AI industriale nei processi esistenti
Per il sistema industriale italiano, il tema non riguarda soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma la capacità di integrarle nei processi esistenti senza interrompere la produzione e senza imporre modelli organizzativi difficili da sostenere. È qui che l’AI industriale si distingue dalle applicazioni più visibili al pubblico: non entra come servizio esterno, ma come infrastruttura distribuita, inserita progressivamente negli impianti e nelle procedure operative.
La prospettiva è quella di una fabbrica in cui una quota crescente di decisioni sia supportata da sistemi capaci di leggere dati in tempo reale e suggerire azioni prima che l’anomalia diventi emergenza. Questo non elimina il ruolo delle competenze tecniche, ma ne cambia il perimetro: gli operatori non sono chiamati solo a reagire a un guasto, ma a interpretare indicazioni predittive e a inserirle nella pianificazione degli interventi.
Resta aperto il nodo dell’affidabilità. Nei sistemi industriali, un falso allarme può generare costi e interruzioni non necessari, mentre una mancata segnalazione può lasciare scoperto l’impianto rispetto a un rischio reale. Per questo la fase di validazione è centrale: i modelli devono essere testati su dati rappresentativi, aggiornati nel tempo e messi alla prova in condizioni operative simili a quelle che incontreranno sul campo.
Sicurezza dei dati e governance locale
C’è poi un aspetto di sicurezza e governance dei dati. Elaborare informazioni vicino alla macchina può ridurre la quantità di dati trasferiti all’esterno e consentire una gestione più granulare dei flussi informativi. In settori dove impianti, ricette produttive, parametri di funzionamento e logiche operative rappresentano un patrimonio competitivo, la possibilità di mantenere una parte dell’analisi in ambiente locale può avere un peso rilevante.
SAFE si colloca anche nel più ampio percorso di digitalizzazione dell’industria, avviato negli ultimi anni con l’adozione di sensori, piattaforme IoT, sistemi di monitoraggio e strumenti di analisi dei dati. L’elemento nuovo è il tentativo di rendere questi sistemi più autonomi nella lettura dei segnali, spostando parte dell’intelligenza dal centro della rete alla periferia, dove il dato viene generato.
La traiettoria è coerente con una domanda crescente di soluzioni che non si limitino a raccogliere informazioni, ma contribuiscano a prendere decisioni operative. Per molte imprese, la vera partita dell’AI non sarà quindi l’introduzione di strumenti generalisti, ma la capacità di incorporare modelli predittivi nei reparti produttivi, nei sistemi di manutenzione e nelle procedure di controllo.
Dal progetto SAFE alla fabbrica predittiva
In questa prospettiva, il progetto non promette una trasformazione immediata, ma indica una direzione concreta: usare l’Intelligenza Artificiale per rendere più leggibili i segnali prodotti dagli impianti e trasformarli in elementi di decisione. Il passaggio dalla sperimentazione all’adozione richiederà misure di accuratezza, sostenibilità economica, integrazione con i sistemi esistenti e capacità di gestione da parte delle imprese.
È su questo terreno che si misurerà l’evoluzione dell’AI industriale. Meno esposta rispetto alle applicazioni generative, ma potenzialmente più incisiva sul funzionamento quotidiano delle fabbriche, questa tecnologia dovrà dimostrare di saper stare dentro vincoli fisici, economici e organizzativi molto stringenti. SAFE prova a farlo partendo da un impianto specifico e da una domanda essenziale per molte aziende: come riconoscere un problema prima che diventi fermo macchina.















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