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Data center e territorio, perché la Lombardia disciplina i nuovi insediamenti



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La Legge Regionale Lombardia 11/2026 disciplina l’insediamento dei data center, puntando su rigenerazione urbana, sostenibilità energetica, procedimento unico, misure premiali e governance. Il testo introduce anche criteri urbanistici, disincentivi al consumo di suolo agricolo e strumenti di monitoraggio permanente

Pubblicato il 23 lug 2026

Nicolò Garberi

Associate di CBA Studio legale e tributario

Barbara Orlando

Senior Associate di CBA Studio legale e tributario



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La Legge Regionale della Lombardia n. 11 del 3 giugno 2026, recante “Disposizioni in materia di insediamento di centri dati”, rappresenta un intervento normativo organico e innovativo, volto a disciplinare uno dei settori più strategici e in più rapida crescita dell’economia digitale. In un contesto di crescente domanda di infrastrutture per l’archiviazione e l’elaborazione dei dati, tale legge si pone, infatti, il duplice obiettivo di attrarre investimenti e, al contempo, di governare gli impatti territoriali, ambientali ed energetici di tali insediamenti.

Il cuore della normativa regionale risiede nella chiara volontà di indirizzare lo sviluppo dei c.d. data center verso la sostenibilità.

Data center Lombardia, priorità alle aree dismesse e alla rigenerazione

L’articolo 2, co. 1, lett. a) individua, infatti, una serie di priorità insediative, promuovendo l’insediamento dei nuovi impianti in aree individuate dai comuni come ambiti nei quali avviare processi di rigenerazione urbana e territoriale, nelle aree dismesse, ivi comprese aree di cave e miniere dismesse o non più attive, contaminate, ivi compresi i siti orfani, degradate, inutilizzate e sottoutilizzate, nonché nelle aree potenzialmente contaminate individuate ai sensi della normativa vigente.

Sul piano energetico e ambientale, la legge in esame incentiva l’uso di fonti a impatto carbonico neutrale, il riutilizzo del calore di scarto per il teleriscaldamento e l’adozione di tecnologie di raffreddamento a basso consumo idrico, escludendo prelievi da pubblico acquedotto, da acque superficiali o da acque sotterranee destinate ad uso potabile e da acque superficiali ad uso irriguo, e prelievi da fiumi e laghi tutelati dalla normativa europea e nazionale. Per incentivare gli operatori a seguire queste direttive, l’articolo 3 prevede un sistema di misure premiali, tra cui la riduzione dei termini procedimentali e degli oneri di costruzione, creando un chiaro vantaggio competitivo per i progetti più virtuosi.

Procedimento unico e Sportello regionale per i centri dati

Uno degli aspetti più rilevanti per gli operatori del settore è la disciplina delle procedure autorizzative. In attuazione del quadro normativo nazionale, la legge regionale istituisce un “procedimento unico” per il rilascio delle autorizzazioni, sulla base di quanto previsto dall’art. 8 del D.L. 20 febbraio 2026, n. 21 convertito, con modificazioni, dalla Legge 10 aprile 2026, n. 49. Per i progetti che richiedono un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) di competenza regionale, la Regione Lombardia assume il ruolo di autorità unica, accentrando le funzioni e prevenendo la frammentazione delle competenze a livello sub-provinciale.

La gestione di questo iter è affidata allo “Sportello regionale per i centri dati”, che costituisce un punto di contatto unico pensato per semplificare e accelerare le procedure autorizzative.

Destinazione urbanistica, potenza e consumo di suolo

La legge in esame interviene anche sugli aspetti urbanistici. L’articolo 5 definisce la destinazione d’uso dei centri dati in base alla potenza di connessione richiesta: fino a 5 MW il centro dati è compatibile con le destinazioni d’uso urbanistiche produttiva, terziaria e direzionale; oltre 5 MW il centro dati si qualifica con destinazione d’uso urbanistica produttiva. Ai fini del calcolo del contributo di costruzione, comprensivo degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e del contributo di cui all’articolo 19, comma 1, del D.P.R. 380/2001, nonché per la definizione delle dotazioni territoriali, i centri dati sono ricompresi tra gli insediamenti di carattere produttivo.

Di particolare rilievo è il meccanismo di disincentivo per il consumo di suolo agricolo, che prevede un incremento del contributo di costruzione dovuto pari al 100% per gli insediamenti in aree agricole, e pari al 200% per gli insediamenti in aree protette. Per gli impianti di maggiori dimensioni (con potenza richiesta di connessione superiore a 10 MW), qualificati di “rilevanza sovracomunale”, è introdotta una procedura di valutazione di compatibilità territoriale attraverso una conferenza consultiva di concertazione. Tale meccanismo è finalizzato alla stipula di un accordo di pianificazione sovracomunale per definire le misure perequative e compensative, volte a mitigare gli impatti su ambiente, infrastrutture e comunità locali che travalicano i confini del singolo comune.

Governance permanente e monitoraggio degli insediamenti

La legge in questione non si limita a dettare regole, ma istituisce un’architettura di governance permanente per monitorare l’evoluzione del settore. Viene, infatti, creata una “Cabina di regia” con funzioni di indirizzo e monitoraggio, composta da rappresentanti istituzionali, tecnici e operatori di rete. Questo organismo avrà il compito di analizzare gli impatti cumulativi degli insediamenti e di elaborare proposte di aggiornamento normativo, garantendo un approccio dinamico e adattivo. A ciò si affianca l’obbligo per i Comuni di mappare le aree dismesse idonee agli insediamenti e una clausola valutativa che impegna la Giunta a riferire periodicamente al Consiglio regionale sull’attuazione della legge.

Legge Regionale 11/2026 e sfide della data center economy

In conclusione, la Legge Regionale n. 11/2026 si presenta come un quadro normativo complesso e ambizioso, che tenta di bilanciare la promozione di un settore economico ad alta tecnologia con la necessità imperativa di tutela ambientale e di un governo ordinato del territorio.

Attraverso un mix di incentivi, disincentivi, semplificazioni procedurali e strumenti di governance, la Lombardia si dota di uno strumento pionieristico per affrontare le sfide poste dalla “data center economy” e si conferma tra i territori più avanzati in Europa nella regolamentazione delle infrastrutture digitali, candidandosi a rappresentare un modello di riferimento anche a livello nazionale. L’effettiva efficacia di questa normativa dipenderà in larga misura dalla tempestiva adozione delle delibere attuative e dalla capacità di collaborazione tra i diversi livelli istituzionali coinvolti nella sua applicazione.

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